Meglio il dolce oggi!

Oggi mi sembra che non ce la faccio. La temperatura percepita che percepisco a stento è troppo bassa. L’ombra del Bildenberg e la consapevolezza del signoraggio bancario oltre a mutare il clima mi mettono sotto. Domani mi depilerò ma oggi ho bisogno di un dolce per reggere l’amarezza. Lo metto in condivisione passandovi la ricetta così che anche voi ne possiate godere.
Ricetta de “Il mio Salame di Cioccolato scala 1:1”.
Considerando che solitamente lo si prepara per portarlo dagli ospiti, cioè coloro che vi ospitano, o per gli invitati, ovvero coloro che si invitano, quindi nella propria dimora, nel proprio frigo, per il proprio palato, dopo il soggiogante soggiorno delle arpie, ne restaaa… non ne resta. Non ne resta!? Non ne resta!!
Vi indico dose doppia per realizzarne un paio belli abbondanti, beh questo dipende dalle dimensioni del “salame campione”, ma non anticipiamo trucchi e segreti.
Ingredibbili (ingredienti):
75g Burro60g Zucchero (se avete tendenze eco – bio – equo, che per altro io appoggio in toto, suggerisco Zucchero di canna integrale)
150g Cacao Amaro in polvere
500g di biscotti secchi
250g Amaretti
80g Pinoli
2 Albumi d’uovo
Come si prepara…
Fase Prima: Trituramenti.
Munirsi di marmittone (ciotolone) capiente. Sbriciolarci dentro biscotti, amaretti e pinoli. Nella fase della sbriciolatura è importante che qualche pezzettino di biscotto rimanga un pelimetro (unità di misura coniata da un mio anziano collega. Pelimetro, appunto, punto di congiunzione tra “pelino” e “millimetro”) più grosso in modo da sembrare la parte grassa, quella bianca, dell’insaccato. Mentre gli amaretti devono venir polverizzati tanto da aver la parvenza di acari. Per i pinoli è sufficiente sminuzzarli in 3/4 pezzettini delle dimensioni di ala atrofica di cimice albina.
Fase Seconda: Scioglimenti.
Sciogliere in padella il burro quindi versarci dentro zucchero e cacao. Mescolare sciogliendo i grumi di fruttosio e cacao sino all’ottenimento di una crema scura color pece o guano di pipistrello. (…e non ditemi che non avete mai visto il guano di pipistrello!!)
Fase Terza: Sbattacchiamenti.
Meglio se svolta in concomitanza con la seconda. (Quindi per ovviare al problema di farsi installare da “plastico chirurgo” l’ennesimo paio di braccia, chiedere l’ausilio di moglie, compagna, convivente, ragazza della porta accanto, fattucchiera del piano di sopra, reduce di guerra dell’abbaino ammezzato… insomma qualsiasi bipede munito di almeno un arto superiore. Nel caso del reduce si consiglia di controllare attentamente non solo tramite esame visivo ma assestando pacca sulla spalla in segno di saluto l’amalgama dell’individuo. Se non si dovesse smembrare consideratelo arruolabile. Se si dovesse invece disarticolare chiedetegli se gli vada di passare la scopa, alla gente di una certa età piace comunque rendersi utile, ma impeditegli la sbattacchiatura per due motivi: 1) il legno è molto poroso: rischierebbe quindi di dover sostituire il braccio. 2) servireste una pietanza nella quale cascò un arto altrui!? Okay, trattasi di arpie, ma scaglie di gomito artificiale nell’ impasto potrebbero risultare dure da digerire e l’opinione sul vostro insaccato al cacao ne risentirebbe…). Una volta reperito l’aiutante consegnategli due uova. Comunicategli che deve scindere “al” da “bume”, no c’è qualcosa che non quadra, forse mi confondo… Ah, ecco: non comunicategli di scindere “al” da “bume” perché non vi comprenderà. Sussurrategli piuttosto di separare il tuorlo dall’albume!! Armatelo quindi di forchetta e fategli “sbattere a neve” l’albume. Se non doveste reperire nessuno, fate di necessità virtù e chi fa da se fa per tre…A meno che il vostro puntiglio misto ad uno spirito di fratellanza non vi spinga ad andare a citofonare a qualcuno del palazzo di fronte, ma occhio a non lasciare roba bollente sui fornelli!! Se anche qui non doveste trovare nessuno incominciate a porvi qualche dubbio, che siano atterrati i “visitatori”!? Appoggiate la forchetta, armatevi di mattarello ed organizzate la resistenza!
Fase Quarta: Amalgamenti.
Versare nel marmittone ciò che in origine erano uova. Amalgamare bene  “trito” e “neve” con le proprie mani, il cucchiaione non è consentito, non amalgama abbastanza, ci si deve imbrattare a bestia!! Quindi versare la crema di cacao. Fate molta attenzione a questo punto perché la marmitta diventa più rovente di quella di un Garelli Vip 4 elaborato Polini lanciato in discesa a 180 km/h!! Lasciate perciò raffreddare un pochetto la pece bollente per non ustionarvi le falangi. Squame di pelle, mousse di unghie e pelo falangino carbonizzato potrebbero creare effetti simili alle scaglie di gomito per il nostro apparato digerente…
Fase Quinta: Sagomamenti.
Eccoci giunti alla fase clou, quella del dar una degna forma al nostro insaccato. Quella in cui sfoderare il “salame campione”. Io opero così: sguaino la mazza e la depongo sulla tavola, frattanto il mio assistente corre in cameretta a prendermi il pantografo. Ricalco fedelmente le forme della “creatura” ottenendone copia sulla stagnola, preventivamente stesa sulla tavola. Colgo a due mani l’amalgamato e lo modello a guisa della musa pantografata, rimanendo nei margini previo segnati.
Precauzione: agite in ambiente sterile e rilassante. Accertatevi che nulla di adiacente e imprevisto possa solleticare i vostri ormoni durante la fase di ricalco tramite pantografo: creare i presupposti per un inpennamento dell’ indice di gradimento potrebbe far risultare l’amalgamato insufficiente…
Fase Sesta: Impacchettamenti.
Avvolgere e annodare nel budello di plexiglas.
Fase Settima: Rassodamenti.
Deporlo nel freezer.
Fase Ottima: Servirlo a tavola.
Eccolo in tutto il suo splendore:
Buona degustazione e alla prossima ricetta! 

 

Vuoi mettere…

Vuoi mettere dormire nudi e abbracciati all’amore?
Vuoi mettere giocare coi vestiti e mettersi cose assurde e colorate e divertenti e poi uscire e guardare quelli alla moda come ti guardano strano?!
Vuoi mettere giocare con un micio e farsi rincorrere e graffiare?!
Vuoi mettere dire davanti a una bigotta che i preti sono una brutta razza e vedere la sua faccia che diventa blu ma non ti dice niente perché non ne ha il coraggio?!
Vuoi mettere prendere il resto di 50€ quando ne hai dati 10€ alla cassiera scortese?!
Vuoi mettere ascoltare il racconto della guerra da un anziano e capire da che parte stare?!
Vuoi mettere sentire nuotare un ranocchietto nel pancino e sapere che tra un po’ te lo ritroverai fra le braccia?!
Vuoi mettere il sapore del cioccolato biologico ed etico con una merendina chimica e sintetica?!
Vuoi mettere il profumo del pane nel forno quando passi davanti al fornaio in paese?!
Vuoi mettere ballare senza regole e misure, con la musica che ti balla nel cuore fino a farlo scoppiare!?
Vuoi mettere toglierti le scarpe strette col tacco, buttarle nel cestino e camminare finalmente a piedi nudi?!
…i vuoi mettere della vita sono infiniti, a metterli in fila non basterebbe la vita intera, però ogni tanto bisogna ricordarseli per goderne di più.
Nuvoletta  - Quadri – Editrice “Non c’è ancora“…

DePILiamoci

Pensavi che depilarsi servisse solo ad aver cosce vellutate eh!!?

Ed invece serve a viver meglio!

Senza restare incarniti nella logica dello spreco e del superfluo che richiedono tempo ed energie da togliere al proprio B.I.L. (Benessere Interno Lordo) che anche come suono è senz’altro meglio di P.I.L. (Prodotto Interno Lordo) che sa un pò di cloaca…

Se vuoi capire come dePILarti: www.depiliamoci.it

Se sei curioso e vuoi guardare altri video dePILatori:

http://www.youtube.com/watch?v=-AF13ej-vDg

Buona dePILazione a tutti!!

 

25.04.’08

Il 25.04.’08 è la data del prossimo v-day.
Protagonista?
L’informazione.
Sarà il giorno della liberazione degli italiani dalla disinformazione.
Festeggio l’evento con questo Film Blob che ho montato.
Continua su http://www.youtube.com/ArcanoPennazzi 

Cominciamo dalla fine…

Viaggio nell’utopia di Güssing il paese a emissioni zero.

La città a emissioni zero
Si trova in Austria, sulle colline del Burgerland. E’ la cittadina di Guessing, 4mila abitanti (piu’ 5.000 visitatori ogni anno) e un guru, un ingegnere di due metri, ex giocatore di basket che ha studiato e organizzato un sistema di riciclo e produzione energetica a zero emissioni e tanto guadagno.
A Guessing c’è tutta l’ecologia conosciuta: pannelli solari termici per scaldare l’acqua, pannelli solari fotovoltaici per produrre energia elettrica, biocombustibili per le auto.
Se Al Gore ha auspicato una riduzione del 90% delle emissioni inquinanti entro il 2050, questa città, dal ‘95 a oggi, ha già ridotto la CO2 del 93%. Vaxjo, la città svedese che ha vinto il premio per la Sustainable Community è riuscita a tagliare le emissioni solo del 25% in dieci anni.
Dalla vendita dell’energia elettrica rinnovabile la comunità guadagna 500mila euro all’anno che vengono reinvestiti in nuovi progetti di miglioramento.
Spiega Rheinard Koch, il fautore del progetto: “Certo che e’ un sistema perfetto, ed è per questo che le grandi lobby non lo vogliono. Parliamo di molti soldi, e molti soldi vuol dire molto potere. Se ogni comunita’ facesse come noi, quel potere verrebbe meno”.

Manci alla banana che ti fa bene! Contiene potassio! E non solo…

banano
Ehilà,
 quest’oggi mi preme di dirvi che mi prendono per picchiatello illuso stracciacazzi e mi fanno una pernacchia perché ormai da anni mi rifiuto di mangiare cibo insanguinato ed evito accuratamente di comprare articoli zeppi di sudore e fatica sottopagata.
Lascio il post a Cacao on line il quotidiano delle buone notizie che vi racconta una storia emblematica di quella che è la nostra normalità a tavola.
Non voglio farvi andare il cibo di traverso, desidero sappiate e quindi agiate.
Altromercato, che sicuramente c’è anche nella vostra città, vende delle buonissime banane e acquistandole garantiamo venga pagato il giusto prezzo anche ai produttori, gli operai, i raccoglitori e gli alberi e la foresta. Inoltre la distribuzione delle banane di Ctm Altromercato viene fatta nelle maggiori catene di supermercati.
Ma dobbiamo proprio mangiare tutte le banane che mangiamo? Vogliamo tornare forse oranghi? Non sarebbe un cattivo affare per certi versi…
Compriamo frutta locale e se compriamo frutta che viene da lontano curiamoci che riporti il marchio “fair trade“. La battaglia si fa sui consumi! Perché di una battaglia si tratta per chi vive dalla parte sbagliata del mondo. La battaglia è dura, non possiamo starcene in panciolle. Dobbiamo agire! Dobbiamo vincere la battaglia dei consumi perchè mangiare s’ha da mangiare e allora bisogna farlo meglio! Non costa niente, solo qualche centesimo in più, ma vuoi mettere la soddisfazione di costruire un mondo più umano semplicemente comprando la banana giusta!

 

Carissimi lettori,
nel 2000, tra le mille cose pubblicate nei nostri siti, abbiamo anche inserito un articolo che parlava delle aziende boicottate a livello internazionale a causa di cattivi comportamenti sia in campo ambientale che sociale
(http://www.cacaonline.it/primapagina/multinazionaliboicott.htm).
Tra queste figura la Chiquita Brands International Inc: la compagnia statunitense con sede a Cincinnati, nell’Ohio, specializzata nella produzione e nella distribuzione di banane e altri prodotti di marchi diversi riuniti sotto il brand di Chiquita. L’azienda è leader nella distribuzione delle banane negli Stati Uniti d’America dove è anche tra i maggiori finanziatori dei partiti statunitensi (nel 2002 ha speso 25mila dollari interamente versati al partito Repubblicano). Con 2,3 miliardi di dollari di fatturato e circa 30.000 dipendenti tra permanenti e stagionali (anno 2002, fonte: Guida al Consumo critico) controlla il 25% del mercato mondiale della banana (provenienza Centro America e Ecuador).
Questo articolo e’ stato ripreso, come si usa in rete, anche da altri siti e in questi giorni abbiamo ricevuto da Chiquita Spa Italia una gentile lettera che replica al nostro articolo, ripubblicato da mediterre.net.
Chiquita Italia inizia cosi’ la sua email:
La presente è in riferimento all’elenco delle multinazionali boicottate pubblicato dal sito
http://www.mediterre.net (Fonte http://www.cacaonline.it), nel quale di Chiquita si dice testualmente:
“E’ coinvolta in tutto. Intrighi internazionali, scioperi repressi nel sangue, corruzione, scandali e colpi di stato. Utilizza massicce quantita’ di pesticidi, erbicidi e insetticidi. Approfitta della sua posizione di potere per imporre prezzi molto bassi alle aziende agricole da cui si rifornisce. Nel 1994 il sindacato SITRAP ha denunciato l’esistenza di squadre armate all’interno delle piantagioni in Centro America e in Ecuador.
I lavoratori sono sottopagati, senza alcuna assistenza medica. Le attivita’ sindacali sono represse talvolta con la forza”.
 Per continuare a leggere l’articolo clicca qui.

 

Châlons sur Marne, 1971, inverno.

Caserma della Scuola di Applicazione di Artiglieria.

All’assegnazione mattutina delle corvé, il soldato di seconda classe Tizio (Matricola 14672/1, ben noto ai nostri reparti) si offre sistematicamente volontario per la corvé meno popolare, più ingrata, assegnata spesso a titolo di punizione, vero oltraggio agli onori più temprati: la leggendaria, infamante, innominabile corvé delle latrine. Tutte le mattine. Con lo stesso sorriso. (Interiore.) “Corvé delle latrine?” Fa un passo avanti: “Tizio!” Con la gravita estrema che precede l’assalto, egli afferra lo spazzolone da cui pende lo strofinaccio come se si trattasse dell’insegna della compagnia, e scompare, con gran sollievo della truppa. È un coraggioso: nessuno lo segue. L’intera armata rimane trincerata al sicuro fra le corvé rispettabili. Le ore passano. È dato per perso. È quasi dimenticato. È dimenticato. Ma a fine mattina riappare, battendo i tacchi per il rapporto al maresciallo della compagnia: “Latrine im-peccabili, mio signor maresciallo!” Il maresciallo recupera spazzolone e straccio con negli occhi un interrogativo profondo che non formula mai. (Rispetto umano impedisce.) Il soldato saluta, fa mezzo giro e si ritira, portando con se il suo segreto. Il segreto pesa un bel po’ nella tasca destra della tuta mimetica: 2900 pagine del volume che la Pleiade dedica alle opere complete di Nicolas Gogol’. Un quarto d’ora di strofinaccio per una mattinata di Gogol’… Ogni mattina da due mesi di inverno, comodamente seduto sul trono nella ritirata chiusa a doppia mandata, il soldato Tizio vola ben al di sopra delle contingenze militari. Tutto Gogol’! Dalle nostalgiche Veglie, agli esilaranti Racconti di Pietroburgo, passando per il terribile Tarns Bul’ba, e il riso nero delle Anime morte, senza dimenticare il teatro e la corrispondenza di Gogol’, quell’incredibile Tartufo. Perche Gogol’ è come un Moliere inventato da Tartufo – cosa che il soldato Tizio non avrebbe mai capito se avesse passato ad altri quella corvé. L’esercito ama celebrare i fatti d’armi. Di questo non restano che due alessandrini, incisi molto in alto sulla ghisa di uno sciacquone e che sono da considerarsi fra i più eccelsi della poesia francese: Non mento se dico, sedete, maestrine,che tutto Gogol’ io lessi nelle latrine (Dal canto suo, il vecchio Clemenceau, “il Tigre”, famoso soldato anche lui, era grato a una cronica stitichezza senza la quale, affermava, non avrebbe mai avuto la fortuna di leggere le Memorie di Saint-Simon.)

Daniel Pennac - Come un romanzo – Feltrinelli Editore

Plin Plin

Imbrocchiamola

Uno Spettacolo a tema…

In alto mare

Clicca sull’immagine per leggere la locandina.

Balrog

Clicca sull’immagine per scoprire cos’è Balrog…

 

27 ottobre: Mondadori Day

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Piero Ricca mi fa un cross teso, non posso che incornare in Rete!
SABATO 27 OTTOBRE. Abbiamo deciso questa data per il Mondadori Day.
Dove: davanti alle librerie Mondadori in giro per l’Italia. Dove non ci sono librerie Mondadori, nella piazza principale della città.
Come: con un volantino standard, cartelli, striscioni e megafono
Perché: per informare che il principale gruppo editoriale italiano è passato a Berlusconi grazie a una
sentenza comprata da Previti.
A che ora: dalle ore 15 alle 18,30.
Chi: bastano gruppi di poche persone ben motivate, ognuno con la sua sigla
I permessi: è bene informare via fax almeno tre giorni prima l’ufficio manifestazioni della questura, nel fax va spiegato come s’intende svolgere l’iniziativa, in quanti, con quale orario ecc.
Video: suggerisco di girare un video, anche con interviste ai passanti, per poi procedere a un montaggio complessivo.
Comunicato: chiedo di comunicarmi le adesioni (con città e indirizzo del presidio) via mail entro il 25 ottobre, in modo da inserirle in un comunicato complessivo da inviare alle agenzie di stampa e naturalmente al Tg4.
Media locali: s’intende che ai contatti con i media locali ogni gruppo provvederà per conto proprio.
Noi: Qui Milano Libera sarà davanti alla libreria Mondadori di piazza Duomo
QUI trovate il volantino.
QUI trovate la sentenza della Cassazione.

L’alternativa esiste. Basta sperimentarla!

Dal blog di Marco Boschini

Imbavagliare la Rete

Oggi lascio il post all’operatore Massimo di questo periodo tra I Migliori Amici dell’Uomo: Beppe Grillo, con i suoi post del 19 e 20 ottobre ‘07.
Lui non ha bisogno che io gli faccia pubblicità, ma noi blogger, ancor prima cittadini, e prima ancora esseri umani abbiamo bisogno di difenderci e di farci difendere per non far passare un disegno di legge che vuole tappare le nostre bocche.
Esprimersi è un dovere ancor prima che un diritto di ogni essere umano. Perciò potete scrivere la vostra a Ricardo Franco Levi inviandogli una mail: levi_r@camera.it e…
Aprite un blog. Presto! Fate sentire la Vostra bella voce!
Non dimenticatevi mai che siete dei Capolavori!

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Parte prima

Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe. Per leggere tutto il post clicca qui

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Parte seconda

Il disegno di legge Levi-Prodi per imbavagliare la Rete farà il suo percorso, ma sarà sereno. In caso di dubbi sulle finalità di un sito o di un blog ci penserà l’Autorità per le Comunicazioni. Sentite le parole di questo paraculo prodiano: “Distinguere tra attività editoriale e privata non è semplice. Per questo sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare quali siti o blog siano tenuti all’iscrizione”.
Non solo fanno leggi non previste dal programma di governo, in silenzio, per non essere disturbati. Ma ci prendono anche per il culo. Levi, le do un consiglio: si tolga dalle palle, ma presto, torni alla panchina del parco dove l’ha raccattata il suo amico Prodi. Questa legge va CANCELLATA. Se volete, cari amici dell’Unione, discutetevela tra di voi nel nuovo loft del Partito Democratico, ma non fateci perdere tempo.
Rete 4 abusiva da mandare sul satellite: non pervenuta. Legge sul conflitto di interessi: non pervenuta. Corruzione di giudici per l’acquisto della Mondadori: non pervenuta. Televisione pubblica occupata dai partiti: non pervenuta. Wi Max regalato alle società di telecomunicazioni: non pervenuto. E voi, dipendenti infedeli che avete tradito il vostro elettorato, vi occupate, senza alcun mandato, di mettere sotto controllo la Rete? Ma chi siete? Chi vi autorizza?
Prodi fa sempre l’indiano. Non applica il suo programma per la legge Maroni (legge 30), fa l’indulto, non cambia la legge elettorale, non tocca l’ex-Cirielli e la Pecorella. Il debito pubblico sale come un termometro impazzito. Ma lui non c’entra mai. Un presidente del Consiglio inesistente.
Il prossimo V-day sarà dedicato all’informazione, sto decidendo la data. Chiederemo due cose:
- l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria
- l’abolizione dell’ordine dei giornalisti.
Stay tuned.
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Il Pennello a Jacopo Fo e la parola a me:

Disegno di Jacopo FoI giornali non guadagnano sull’informazione che forniscono, testimoniata dalla vendita delle copie, ma sulla pubblicità degli inserzionisti! Interi scatoloni colmi di quotidiani regalati sui treni, numeri di copie vendute a trenitalia non corrispondenti alle relative fatture…
Allora mi viene un’idea: faccio un giornale! Tanto non è importante avere qualcosa da dire ma trovare chi mi paghi la pubblicità! E il gioco è fatto! Poi posso sparare tutte le cazzate che mi pare! Sempre nel rispetto degli inserzionisti… Bisognerebbe conoscere qualche politico o qualche industriale… Noo, sto diventando populista, il virus si sta impossessando di me… presto la pozione anti popudemagoglunquismo!
Rai Tre, Report, Milena Gabanelli ed il suo Staff, l’inchiesta su

I finanziamenti pubblici all’editoria.

La prima parte dell’inchiesta è andata in onda il 23 aprile 2006 e la seconda il 14 maggio  dello stesso anno.

 

Fiera dell’Altro Mondo!

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Il Nobel

Oggi lascio il post ad un’altra persona che opera tra I Migliori Amici dell’Uomo Marco Boschini, con il suo post del 15 ottobre ‘07:

Al Gore

 Il premio Nobel per la pace è stato assegnato a migliaia di scienziati che lavorano per l’IPCC (organo Onu). Uno degli SCIENZIATI è italiano e ha meno di 40 anni, e anche ad Al Gore, probabilmente perchè loro “megafono” con il riuscito documentario che ha vinto anche un premio Oscar.
La motivazione del comitato per il Nobel per la pace riporta «gli sforzi per costruire e diffondere una conoscenza maggiore sui cambiamenti climatici provocati dall’uomo e per porre le basi per le misure necessarie a contrastare tali cambiamenti».
Opinabile un premio pacifista ad Al Gore per il suo PASSATO: ad esempio i bombardamenti sulla Serbia, ma aver premiato l’IPCC è non solo un premio meritato e indiscutibile, ma che deve spingere ogni persona a fare il proprio dovere, per mitigare il cambiamento climatico in atto. Perchè è già dimostrato che è in atto, con buona pace dei fantasisti che sui media italiani possono parlare in libertà.
Non capire il problema che ci si trova ad affrontare ora e nei prossimi decenni, dove milioni di persone dovranno migrare per la carenza di acqua, è non capire che uno dei pochi Paesi al mondo dove ancora i negazionisti agiscono, è l’Italia. Dove le lobby economiche assolutamente bipartisan agiscono indisturbate, ottenendo utili privati con denaro pubblico nel silenzioassenso dei media.
Commenti impresentabili a questo riconoscimento, ascoltati in Italia su vari media, sono lo specchio fedele di un Paese in declino economico, tecnologico, e ambientale. Un Paese che per “farcela” deve puntare a una ricerca spietata della qualità e dell’efficienza, (nulla è più vantaggioso anche in termini puramente economici) ma ha un grosso problema: una classe politica impresentabile, ben lontana dalla consapevolezza necessaria ad affrontare i problemi, che straparla sull’utilità (falsa) di centrali a carbone e inceneritori.
In Italia si usano ancora gli scaldabagni elettrici invece di pannelli solari per l’acqua calda, dal costo assorbibile in tre anni, poi si guadagna, e di esempi se ne potrebbero fare moltissimi.
Nel “mio” settore: ogni tonnellata di “rifiuti” compostata e riciclata equivale a risparmiare 461 kg di Co2 equivalente in atmosfera, dati di provenienza UE. Il compost in agricoltura, è capace di invertire la desertificazione che il CNR ha denunciato per il suolo italiano, in particolar modo la pianura padana. 35 bottiglie di pet per l’acqua minerale sono 2 litri di petrolio, mentre l’acqua del rubinetto è controllata e di ottima qualità (e non produce scarti così energivori).
Nulla valgono le favole raccontate in proposito dai vari Bersani e Matteoli che infarciscono di sciocchezze i media italiani; media che pubblicano le loro dichiarazioni senza verifica alcuna: sarebbe la par condicio, in un Paese che sembra non toccare mai il fondo.
Roberto Pirani
Rete Nazionale Rifiuti Zero

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Un interessante approfondimento circa il documentario di Al Gore:

Una bella verità! L’unica, quella che detta Madre Natura…

Prestar le dita.

Mesi fa s’erano cominciati due pensieri che qualche giorno fa si son conclusi e son poesie.

Io gli ho prestato solo le dita…

ve le regalo, sperando sian gradite!

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QUANDO…

Quando non avrai bisogno del mio calore sul tuo seno

…allora ci ameremo.

Quando non ci saremo persi l’universo per starci accanto

…allora ci ameremo.

Quando farai l’amore con un altro uomo ed io ne sarò felice

…allora mi avrai amato.

Quando sarò solo cielo e guardando nuvole e nubi mi vedrai

…allora mi amerai.

Quando tornerò ad esser terra e mi seminerai, finalmente cresceranno figli.

Quando… sarà adesso, ci saremo amati.

Se continueremo a bramare possesso resteremo dei poveri mortali,

proprio come gli eroe greci che vivevano per la gloria

senza aver mai avuto la gioia di saper vivere per davvero.

L’uomo non matura, s’aggrappa.

Al lavoro, alla compagna, all’amante, al tempo, alla squadra…

L’uomo così non vive s’avvicina passo dopo passo alla morte.

Tu sei donna regalati la vita non lasciare che queste sian solo parole.

******** 

Te la strappano via con le unghie, affinché i brandelli di carne ancora pulsanti smettano di vibrare.

Perché non c’è realtà più controllabile di chi ne è privo.

La tengono a bada con giochi, con il lavoro,

con una moglie e con un marito, persino coi figli,

con la noia, col tg, con l’auto nuova fiammante, e te la fanno scordare.

LA VOGLIA.

La tua voglia di vivere e amare senza dogmi da rispettare,

cerchi da quadrare, e sbarre da segare.

Ma solo con l’immenso desideriodi farsi prendere e lasciarsi andare.

Due libri e una considerazione…

Vivere senza soldi

Vivere senza soldi – L’esperienza sorprendente di una donna che da undici anni ha eliminato del tutto il denaro dalla propria vita.
Autore: Heidemarie Schwermer
Editore: Editrice AAM Terra Nuova
La “nuova vita” è iniziata nel 1996, quando Heidemarie ha lasciato la sua casa di Dortmund, smesso di fare la psicoterapeuta, cancellato l’assicurazione privata sulla salute e regalato la propria macchina. Ormai sono dieci anni che vive senza soldi, cosa che afferma la fa sentire decisamente “molto più libera e felice” di prima. “Non ho rimorsi e non ho rimpianti”, afferma convinta. Vive in casa di persone, quando queste sono fuori in vacanza, prendendosi in cambio cura degli alloggi; tutto il resto di cui necessita per vivere se lo procura attraverso l’antica arte del baratto. Ovviamente tutto ciò è stato reso possibile grazie ai numerosi contatti intessuti nel tempo, essenziali per una vita “più libera e più ricca”, come la stessa Heidemarie afferma. Anzi, non essendo più “costretta” a lavorare per guadagnarsi da vivere, ha la possibilità di mettere le proprie attitudini personali al servizio degli altri e in questo modo ha arricchito enormemente la qualità e il numero di relazioni è la sua vita. Non ha niente contro il denaro: le dispiace semplicemente vedere il modo in cui al giorno d’oggi esso viene utilizzato e considerato. “Il denaro – afferma – è ormai qualcosa di più di un “semplice valore di scambio”, è diventato un modo per definire il valore di ognuno. Insomma, chi ha tanti soldi viene considerata una persona di valore”. E’ anche per contrastare questo modo di pensare che Heidemarie ha iniziato dieci anni “la sua nuova vita”.
I soldi fanno la felicitàI soldi fanno la felicità – Il manuale del Wellness Finanziario
Autore: Alfio Bardolla
Editore: Sperling & Kupfer
Il primo financial coach italiano insegna come è possibile per chiunque riuscire a vivere di rendita. Ciò che conta al 95% è avere una corretta psicologia del denaro e poi imparare tecniche di investimento alla portata di tutti. “I soldi fanno la felicità” è un libro rivoluzionario per l’Italia, perché definisce un modo nuovo di pensare ai soldi e alla ricchezza. Invece di lavorare per vivere, ti insegna come far lavorare i tuoi soldi per te, anche partendo da redditi minimi. Se non sei ricco è solo perché nessuno te l’ha ancora insegnato. Alfio Bardolla, creando il concetto di “Wellness Finanziario”, ti spiega in questo libro come chiunque, se vuole, può riuscire a vivere di rendita, anche partendo da zero e uscendo dalla trappola dei debiti improduttivi. Un libro non solo di pensiero, ma anche di azione, ricco di consigli e metodi pratici per cominciare oggi stesso il tuo percorso verso il Wellness Finanziario.
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Riprendo la parola:
Due visioni del gioco della vita agli antipodi che sicuramente vi renderanno più Ricchi!
Non mi son sbilanciato su come la vedo io?
Mi ha tolto le parole di bocca un altro della banda de ”I Migliori Amici dell’uomo“…

Essere italiani è un’attenuante!

Oggi lascio il post ad una persona che metto di diritto traI Migliori Amici dell’uomo“. Perché il post che ha scritto sul suo blog è la diretta conseguenza applicata del mio primo post (Inno al qualunquismo…). Scrive il post uno di quelli che ha scavalcato da oltre venticinque anni il gap dell’immobilità di dire come sarebbe bello per costruire colle proprie mani la fattività di un mondo migliore.
Gruppi d'acquisto energie rinnovabili
Mi piace questa nazione.
E mi piace ancor di piu’ pensare che posso andare a far danni in Germania e poi chiedere una riduzione di pena perche’ sono italiano.
Con un bravo avvocato posso dimostrare che in fondo anch’io sono sardo.
Siamo tutti sardi, chi piu’, chi meno.
Anche Veltroni.
Come fa a essere candidabile per la presidenza del nuovo Partito Democratico un sindaco che non ha ridotto la criminalita’ e l’inquinamento e non ha tagliato le spese energetiche e lo spreco (spaventoso) del suo comune?
Puo’ farlo grazie al fatto di essere simpatico e italiano.
Se sei italiano nessun giornalista pretende che tu gli parli di quanto costano i pranzi delle mense, i tram a chilometro, lo smaltimento dell’immondizia a tonnellata. E confrontare questi dati con quelli di una qualsiasi citta’ tedesca sarebbe ingiusto: noi siamo italiani, non si puo’ mica pretendere.
L’efficienza e’ una roba che si succhia con il latte materno… se non ce l’hai, cosa ci vuoi fare? E’ un handicap! Vogliamo prendercela con i disabili?
E non e’ che nel movimento ribelle la situazione sia molto migliore.
Da quando abbiamo fatto partire il gruppo d’acquisto dei pannelli solari fotovoltaici sono in tanti a telefonarci per proporci altre iniziative.
Generalmente idee molto belle e completamente sprovviste di costrutto e fattibilita’.
E’ bello pensare che da domani possiamo smettere di usare l’euro e sostituirlo con il GRILLO, banconota autogestita da un gruppo di precari di Brindisi.
E anche fare una banca indipendente e’ una genialata, possiamo iniziare con 28 euro che ci presta Sandrone di Mirafiori.
E perche’ non realizzare un sito dove 50 milioni di persone possono scambiarsi tutte le informazioni che conoscono, tutti gli oggetti che non usano, tutte le capacita’ professionali e sfottere cosi’ quel furbastro di Montezemolo e tutta la Confcommercio?
Alcuni si stupiscono perche’ il nostro gruppo di acquisto avanza lentamente: “Perche’ non avete ancora costruito i primi 100 impianti?”
Sicuramente non scrivero’ mai un libro su tutte le difficolta’ e gli intoppi che abbiamo incontrato per arrivare, finalmente, alle prime installazioni: sarebbe un romanzo di una noia mortale. Ed e’ difficile rendere l’idea di cosa significhi costruire da zero un sistema di acquisti garantiti, certificati e convenienti.
In Italia esistono proverbi tipo: “La gatta frettolosa fa i gattini ciechi”. Ma sono cose che diciamo per far bella figura con i turisti.
E da noi non si riesce a capire che un grande progetto deve tener conto di un mucchio enorme di varianti, una di queste e’ il tempo.
Abbiamo davanti un anno e 9 mesi per costruire gli impianti finanziati al 100%, poi il finanziamento dello Stato sara’ ridotto.
Perche’ avremmo dovuto scapicollarci col rischio di far danni?
Il nostro obiettivo non e’ arrivare primi, il premio del governo dura comunque 20 anni, a partire dal primo giorno dell’allacciamento all’Enel.
Se avessimo iniziato a costruire impianti dopo 3 mesi, accettando la prima offerta decente che ci veniva fatta, non avremmo ottenuto le condizioni che abbiamo oggi. Sarebbe stato conveniente solo per noi incassare subito e poter pagare chi aveva lavorato alla realizzazione del progetto. Ma tutti quelli che hanno dato vita a questa iniziativa preferiscono tener duro cercare sempre il miglior risultato possibile.
E tra l’altro abbiamo dovuto adattarci ai tempi del mercato, che solo ora si sta attrezzando per affrontare la rivoluzione solare.
Abbiamo dovuto attendere che la situazione maturasse e che i prezzi cominciassero a scendere.
E stiamo formando persone che ci affianchino nel gestire questa macchina, via via che la si inventa.
Oggi possiamo finalmente mostrare qual e’ l’offerta che abbiamo costruito per i nostri associati. Un’offerta confermata da iter contrattuali che si stanno concludendo, non da ipotesi sulla carta. Sono due cose diverse.
Quello che faremo nel prossimo mese e’ confezionare la nostra offerta sulla base dei primi impianti andati a buon fine. E per la soddisfazione di chi fin dal primo giorno ci ha attaccato, accusandoci di ogni infamia, faremo anche un po’ di comparazioni.
(A questo proposito chiediamo a tutti coloro che sono in possesso di preventivi definitivi per un impianto di pannelli solari fotovoltaici di inviarcene copia o via mail a alcatrazecotech@gmail.com o a Merci Dolci Srl Frazione Santa Cristina 06020 Scritto Gubbio Perugia.)
Troppo spesso in Italia grandi progetti sono affondati di fronte alla difficolta’ di concretizzare.
Il movimento ecopacifista, come il governo\1, risente di una mancanza di cultura dell’impresa. Si crede che le buone idee bastino.
Sotto sotto siamo tutti cattolici, per noi l’importante e’ agire senza peccato, fare il bene. Se poi non funziona e non riusciamo a combinare niente diamo la colpa al Diavolo che ci ha messo i bastoni tra le ruote: “Io non ho colpe, non ho peccato”.
I calvinisti invece credono che saper far tesoro delle opportunita’ sia un dovere di fronte a Dio. Non e’ sufficiente fare qualche cosa di buono. Bisogna anche che la buona azione dia buoni frutti.
Ma per arrivare a questo dobbiamo costruire un progetto ben studiato e poi faticosamente trasformare le parole in accordi firmati, in lavori realizzati, in oggetti reali. E facendolo ti accorgi che il tuo piano era solo un appunto di viaggio e che tutto richiede ore di dialogo solo per capirsi, e che poi dopo gli accordi verbali tocca arrivare alla firma dei contratti e poi tocca vedere se la controparte e’ in grado di mantener fede agli impegni presi.
E allora emergono nuovi criteri per valutare le persone. E iniziamo a usare parole che nel movimento ecopacifista sono difficili da pronunciare: professionalita’, affidabilita’, onore.
Onore. Una parola che abbiamo lasciato in mano della mafia.
Dobbiamo riprendercela.
Ci sono i pacifisti, gli incazzati con il sistema, i ribelli. Solo alcuni di questi sono professionisti e uomini d’onore.
Banalita’ per chiunque abbia esperienza di impresa.
IMPRESA: per la sinistra e’ un’altra brutta parola.
Ma cambiare in meglio il mondo non e’ un’impresa?
Qui tocca rendersi conto che solo se sapremo sviluppare questa capacita’ di costruire l’alternativa concretamente, potremo cambiare la situazione.
Voti ogni volta che fai la spesa. Ma se il prodotto che vuoi votare non esiste cosa fai? Voti per il nemico? No, te lo devi fare da te.
La situazione del movimento italiano rasenta l’assurdo: 300mila persone hanno fatto la fila per firmare al Vaffanculo Day.
Mi spiegate perche’ non si riesce a metterne insieme 50mila che comprino l’auto portata da Grillo davanti ai cancelli di Mirafiori? (Quella che fa 100 chilometri con 3 litri di benzina).
Potremmo farlo a partire da domani mattina, volendo.
Non serve convincere nessuno, ne’ sacrificare le domeniche per distribuire volantini ecologici alle casalinghe. Basterebbe che un decimo di quelli che sono gia’ convinti e straconvinti iniziassero a concretizzare le loro idee e a commissionare tutti assieme a qualche fabbrica l’auto che desiderano…
Le manifestazioni di piazza possono molto ma hanno solo la capacita’ di smuovere gli animi e i pensieri.
Poi bisogna costruire.
In Danimarca, all’inizio degli anni ottanta un gruppo comunista lancio’ una campagna per diffondere le fonti di energia rinnovabile. Poi realizzarono uno studio che coinvolse centinaia di danesi che, muniti di misuratori del vento, determinarono in un anno di rilevazioni quali fossero i siti piu’ idonei alla costruzione di mulini eolici.
E poi, con 500 volontari che si alternarono per 6 mesi, costruirono un mulino alto 20 metri, con 30 metri di fondamenta. E i volontari frequentarono tutti un corso per imparare come lavorare.
Impressionante. Loro hanno l’handicap di essere calvinisti e di aver conosciuto il movimento cooperativo fin dagli inizi dell’800…
E durante il nazismo il re riusci’ a organizzare in una sola notte la fuga via mare, in Svezia, di tutti gli ebrei. Che erano circa 10mila…
E ci riusci’.
Immaginatevi cosa ha voluto dire prelevare diecimila persone a casa loro e farle espatriare sotto il naso delle truppe naziste, senza che un solo danese facesse la spia…
Sono i miracoli dell’azione concreta, della capacita’ di organizzarsi e di progettare.
Miracoli da professionisti e da uomini e donne d’onore.
Da questo punto di vista noi vorremmo diventare un po’ danesi.
Per questo ci siamo messi al lavoro su questo progetto dei gruppi di acquisto.
Per questo stiamo da mesi formando installatori, progettisti e informatori ecotecnologici.
Per questo Alcatraz in questi giorni sta funzionando come una Universita’ ecotecnologica e del benessere.
Stiamo tentando di costruire il nuovo. Ed e’ cosi’ difficile che ci sono momenti in cui ci sentiamo inadatti.
Perche’ e’ proprio maledettamente difficile documentarsi, capire, capirsi, collaborare, avere fiducia, insistere.
Ma questa e’ l’unica strada, non ne conosciamo un’altra.
In queste prime settimane di laboratori ad Alcatraz abbiamo misurato la difficolta’ che si incontra a organizzare un gruppo di lavoro.
Anche questa e’ una grande scommessa.
Abbiamo ottenuto grandi risultati riuscendo in queste settimane a organizzare da zero assemblee di paese sul fotovoltaico, riprese e montaggi video di lezioni e attivita’ (che abbiamo pubblicato in rete http://www.jacopofo.com/alcatrazlab). Abbiamo costruito mobili, realizzato dipinti, portato fuori dal bosco tonnellate di legna, spazzato, lavato piatti e sgorgato wc.
Abbiamo realizzato massaggi, resoconti delle attivita’, discussioni (http://www.jacopofo.com/alcatrazlab).
Alla Marcia della Pace di Assisi il gruppo dei laboratori ha dipinto di rosso migliaia di nasi e abbracciato  migliaia di persone dando vita a una performance dell’ormai mondiale movimento degli ABBRACCI GRATIS!
Ma anche qui e’ stata una sfida continua, ognuno di noi ha dovuto capire dove sbagliava a comunicare, come si poteva collaborare, come essere tolleranti e come mettere insieme idee e procedure mentali diverse.
Anche in questo caso la posta in gioco e’ alta: verificare se e’ possibile formare in un tempo relativamente corto una capacita’ di autoimpresa.
Offrire la possibilita’ di assimilare una metodologia di lavoro basata sulla filosofia dei piccoli passi e dei risultati minimi ma immediati.
Nei prossimi mesi vedremo se questo esperimento portera’ alla nascita di un gruppo di imprese individuali indipendenti ma collegate in rete tra loro.
E vedremo se la pubblicazione sul web dei materiali prodotti da questa esperienza sapra’ sollecitare interesse e altri esperimenti.
Intanto, abbiamo ottenuto gia’ parecchi piccoli risultati. Soprattutto quello di vedere Alcatraz come sarebbe nei nostri sogni migliori: un operoso centro dove decine di persone collaborano creando progetti e poi concretizzandoli.
Dopo l’amore e la nascita dei figli non c’e’ nulla di piu’ emozionante che vedere un gruppo di esseri umani che cercano di realizzare qualche cosa di buono insieme. Qualche cosa di buono che ti dia anche la soddisfazione di funzionare e produrre buoni frutti e gratificazione personale.
E’ talmente bello che sono convinto che prima o poi diventera’ anche di moda.
Intanto se avete tempo passate ad Alcatraz a dare un’occhiata. C’e’ una gran bell’aria.
Jacopo Fo

Inno al qualunquismo di un giovane populista

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È passato un mese dal V-day e tutti i media hanno sviscerato il problema del “Vaffanculo” facendo le pulci alla morale e rasando i peli alle intenzioni e al “cosa avrà in mente sto giullare uscito di senno!!?”

600.000 persone in piazza senza uno straccio di pubblicità su tv e giornali proprio non se le aspettavano… e siccome non hanno ancora capito cos’è successo ho deciso di scendere in campo per spiegarglielo.
C’è un Movimento che si sta organizzando ed è anche dentro di te! È l’impulso che ferve nello sdegno e alimenta la rivolta perché non ce la fa più a sopportare e inghiottire rospi amari. Ha già visto guerre e anni di piombo ed è solo con la pace ed il rispetto che veicolerà la sua Rivoluzione.
Rena e ApoC’erano i giovani in piazza, senza bandiere, solo con la loro faccia.
C’erano i giovani in piazza a firmare, a domandare una politica giusta, una politica che non è un mestiere ma un servizio che i dipendenti offrono ai cittadini. Perché chi opera un mestiere intrinsecamente tutela se stesso e siamo arrivati alle degenerazioni delle caste… Chi offre un servizio bada alla cosa comune ed al suo bene e quindi anche a se stesso.
C’erano i giovani in piazza a chiedere un lavoro, un futuro, una casa, spazio!
C’erano i giovani in piazza che volevano divertirsi, ballare, muoversi, partecipare; far politica senza parlare politichese.
 I giovani hanno bisogno di far festa!
C’erano i giovani in piazza che non vogliono rinunciare a vivere per seguire il sogno sbagliato del dio denaro e della continua crescita economica che fa a cazzotti coi ritmi biologici del pianeta e dell’uomo stesso.
C’erano i giovani in piazza che il fanatismo è da tutt’altra parte! Non un disordine, non uno scontro, eravamo 600.000 ed abbiamo anche impilato i rifiuti vicino ai cassonetti strabordanti di mondezza.
C’erano i giovani in piazza che vogliono un impegno, creare una nuova economia fatta di necessità e non di spreco, di decrescita e decostruzione, di saggezza contadina, buon senso e tecnologia utile, non pubblicità a raffica e un telefonino nuovo al mese.
Andrino e ApoC’erano i giovani in piazza che vogliono tornare ad abitare città vivibili nelle quali si possa camminare e respirare.
C’erano i giovani in piazza che stanno capendo la strada alternativa, forse quella giusta! Quella che parte dalla consociazione degli acquisti e passa per l’utilizzo e non dal possesso; dalla condivisione e non dalla proprietà privata, dall’open suorce e non dal monopolio, dal creative commons e non dai diritti d’autore. E non parlateci per favore di comunismo e regime rosso, non alzate barriere perché è più conveniente non ascoltare. Noi trentenni siamo una generazione affetta da scomunismo e sfascismo, ci definite la generazione senza sogni ed ideali ma non vi rendete conto che ce li avete fatti crollare tutti. Scomodatevi dalle vostre poltrone e dateci una mano a guardare indietro la storia per non ripeterne gli errori così che non abbracceremo ciecamente un ideale, ma guarderemo in faccia la realtà e la sistemeremo.
C’erano i giovani in piazza a pretendere che circoli più informazione e conoscenza e meno denaro, perché chi vende sa tutto e chi compra non sa nulla.
C’erano i giovani in piazza che cercano un modello, una novità, un’alternativa, qualcosa a cui lavorare insieme e prestare il proprio impegno e le proprie idee.
C’erano i giovani in piazza che a settanta anni lo sono ancora!
C’era la rete in piazza, la maglia che unisce chi sta al gioco e respinge chi non ci sta, chi non è credibile e non si mette in gioco.
C’era la gratuità di internet in piazza e quello che può creare senza bisogno di denaro.
L’economia dovrà fare i conti con la gratuità e la reciprocità e finalmente il Pil smetterà d’arrogarsi il diritto di misurare il finto benessere di questo mondo suicida. E forse finalmente al centro della vita tornerà l’uomo e non il capitale.
C’erano i giovani in piazza che “Un piccolo gruppo di cittadini, coscienti ed impegnati può cambiare il mondo, non ne dubitate. Nient’altro, a dire il vero, ha mai potuto farlo”. Margaret Mead
C’erano i giovani in piazza per creare un’economia che non sia spostare un anno più in giù e un anno più in su il marchio sulle scarpe e le maniglie sulle portiere delle auto per continuare a venderne un altro paio, un nuovo modello. Perché un sistema simile toglie risorse alla ricerca, drizza “l’intelletto” con una pillola blu, ma non migliora la vita perché servono pazienti da curare e clienti da inc…are.
C’erano i giovani in piazza che non faranno privatizzare l’acqua anche se industria e sistema produttivo stanno lavorando affinché ci si debba comprare anche l’aria per respirare.
Perché cinquanta litri d’acqua pro-capite al giorno sono un diritto, privatizzarla è da farabutti, pubblicizzare quella in bottiglia  è da faine e andarla a comprare nelle bottiglie di plastica è da uomini dello scorso secolo che si sobbarcano il peso delle bottiglie come i nostri nonni che andavano al pozzo… Beiamoci ogni volta che apriamo il rubinetto e se proprio non è buona basta installare un filtro
C’erano i giovani in piazza che stanno riscoprendo la vera funzione del denaro: essere un motore sociale che stimola a fare. Peccato che il più delle volte sia per produrre merci che non son beni e presto diventano rifiuti.
C’erano i giovani in piazza che l’energia è sole, acqua e vento, rispetto e tecnologia!
Quanto lavoro in Italia e non in Cina per rendere efficiente e a basso impatto ambientale il nostro sistema energetico e rifondare l’economia interna!
Renderci indipendenti da petrolio, e monopolio smettendo di far guerre. Gino Strada è un Santo, noi però possiamo far qualcosa a monte! Ma trattati internazionali ed economia globale con tutta probabilità son più importanti di vite umane…
C’erano i giovani in piazza che dove cresce l’erba c’è cibo e vita. Quanto verde, quanti giardini, quanti potenziali orti per autosostentamento e autoproduzione abbandonati in giro o ancor peggio vengono cementificati e asfaltati. Se vogliamo fare un investimento compriamo un bosco e lasciamolo vivere!
C’erano i giovani in piazza che quando il popolo possiede la conoscenza per produrre pane ed energia non ha più paura e finalmente può dedicarsi al suo benessere, all’arte. Finalmente può slegarsi dall’inganno che la felicità si acquisisca comprando.
C’erano i giovani in piazza che la precarietà ed il bisogno, la paura, tengono in piedi il sistema dello spreco e dell’abuso. La paura è il primo fatturato mondiale! Armi, guerre, droga e farmaci lo tengono ritto in piedi.
C’erano i giovani in piazza che la moneta è del popolo e non delle banche, che si arrogano il signoraggio sui nostri soldi e contro i nostri diritti.
C’erano i giovani in piazza che “Sono un essere umano porca puttana…
C’erano i giovani in piazza che dopo un paio di secoli dalla rivoluzione industriale e sessanta anni di capitalismo e liberismo spinti, col pianeta sul baratro, forse è ora di cambiar rotta…
C’erano i giovani in piazza che desiderano costruire una vita sociale che li renda felici, una vita che non sia fuga ma ricerca, una politica che non sia parlare ma fare, votiamo ogni volta che facciamo la spesa!
C’erano i giovani in piazza che né sinistra né destra. Basta con il rimpallarsi la palla che scotta per tenersi una comoda sedia sotto il culo, basta col dire cazzate al cervello rettiliano, che spinto dalla paura compra.
Foto VaffanculoC’erano i giovani in piazza che “rivendico il diritto alla cazzata” come disse Ugo Tognazzi ed un Vaffanculo non è violenza ma semplice ed estrema sintesi!
C’erano i giovani in piazza che prima di tutto bisogna tappare i buchi perché le nostre case sono un colmo di inefficienza e dispersione di calore ed energia. Sono trent’ anni che gettiamo soldi a secchiate da tetti, muri e finestre coibentati poco e male. Spendiamo soldi e inquiniamo per disperdere il calore in giardino.
C’erano i giovani in piazza che il bipartitismo di Licio Gelli, le trame atlantiche e gli anni di piombo e le brigate rosse non torneranno! E al governo non c’andrà chi ha soldi e informazione: Truffolo (numero di tessera 1816 fascicolo 0625 della loggia massonica Propaganda Due), ma il terzo partito non costituito: noi! E la nostra capacità d’inventarlo!
C’erano i giovani in piazza che hanno memoria e si ricordano degli amici e degli amici degli amici e di come funziona tra amici, perché è bello essere amici!
C’erano i giovani in piazza che l’economia non è spostare camion vuoti, perché carburanti e manodopera creano denaro contro ogni logica, non solo ambientale e salutare.
C’erano i giovani in piazza che la sicurezza stradale non è tenere i fari accesi anche di giorno solo perché lo stato ha un’accisa sui carburanti e senza dirlo impone un’altra tassa così che i veicoli consumino circa il 3% in più di benzina. Sicurezza non è forse smettere di produrre e pubblicizzare automobili che abbattano il muro del suono?
C’erano i giovani in piazza che ci hanno smembrato la realtà, in perfetto stile yankee, non esiste più un corpo, uno spazio, l’insieme ma tanti piccoli pezzi e non siamo più uomini ma pedine: impiegati, madri, elettricisti, attori, imprenditori e ci diamo contro l’un l’altro per difendere i nostri diritti che alle volte son vacui privilegi. Non c’è qualcosa di perverso in tutto questo?
IgnorateciC’erano i giovani in piazza pronti a coccolare gli accademici urlanti a squarcia gola dalle finestre che non tengono conto del fine del progresso tecnologico: migliorare la vita dell’uomo. Questa rivoluzione è alla nostra portata, è un nostro diritto; cantava Fabrizio De André “A un dio fatti il culo non credere mai”.
C’erano i giovani in piazza che due passi indietro e rimboccarsi le maniche sono necessari perché viviamo in un pianeta con dei limiti e non nell’universo infinito. Se cinesi, indiani e brasiliani cominciano a pulirsi i deretani con la carta igienica, dopo domani l’Amazzonia servirà per pulire tutti i culi sul pianeta e non per far respirare Gaia.
Cosa voglio dire!!? Che dobbiamo tornare indietro e pulirci con foglie di fico? La risposta a questo problema non è nel colonialismo: ¾ di mondo sottomesso, relegato a servire ¼ di mondo ricco.
C’erano i giovani in piazza che a scuola si può studiare sui pc: programmi ministeriali via internet e basta libri, basta carta, basta zaini pesanti, scogliosi, ipercifosi ed iperlordosi. Ma come questa è una mazzata al nostro sistema economico! Abbiamo bisogno di star male e farci curare per muovere l’economia. Non è folle tutto questo? È la realtà in cui viviamo.
C’erano i giovani in piazza che vogliono creare ed esportare un modello di vita davvero felice, sostenibile. Un modello per i paesi in via di sviluppo che non sia di facciata e non consti in una parabola per guardare le partite su sky…
C’erano i giovani in piazza che non si vogliono incastrare in un mestiere perché sono a credito di una vita, contrariamente a questa società che si fonda sul debito.
C’erano i giovani in piazza che pian piano abbandonano il sogno sbagliato perché ricco e privilegiato vogliono diventarlo sia l’imprenditore che il politico ed il malavitoso.
C’erano i giovani in piazza che non è sfracassando le palle di sermoni che si convincono le persone a fare scelte diverse, più consapevoli, bensì col sorriso, mostrando che “less is more, less is better” e si vive meglio!
C’erano i giovani in piazza diventati il cambiamento che vogliono vedere.
PalcoC’era un comico in piazza, un demagogo, un antipolitico, un populista, uno pieno di soldi, uno che da qualche tempo s’è ricordato d’esser un uomo, una persona che s’è sgualcita i testicoli ed ha deciso di fare qualcosa per questo paese ripartendo dal basso. Mettendo la faccia per quello in sui crede.
Se non ce la faremo sarà purtroppo solo colpa nostra e non di Beppe Grillo. Perché impegno ed idee per creare la nostra democrazia diretta ce li dobbiamo mettere noi, è la nostra capacità di collaborazione che farà la differenza.
Il prossimo V-day sarà quello dell’informazione. Libera, non coperta e tutelata da gruppi di potere, le informazioni ci sono, basta cercarle, c’è la rete e la sua etica, chi bara perde credibilità sotto gli occhi di tutti.
Non salgo sul carro dei vincitori, cerco il mio posto per collaborare alla Rivoluzione che desideriamo: piena di buon senso, serenità e tecnologia utile!
C’eravamo, abbiamo cominciato ad esserci e ci saremo! È stato troppo bello per non rifarlo… Alla prossima festa!