J.M. Barrie: Non sono abbastanza giovane per sapere tutto. Proviamo a tornare giovani con i progetti in cerca di collaboratori del Pennazzi’s blog (Un paio di piedi per tante scarpe):
(…e chissà che il paio giusto non ci porti sulla nostra strada!)
a
Sono talmente ecologico da riciclare anche le idee! Mi risponde Goethe: l’uomo intelligente trova ridicolo quasi tutto, quello razionale quasi niente. Chiosa Caparezza: si vive di momenti tristi e divertenti, e non di momenti tristemente divertenti.
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Si domanda Giorgio Gaber: Ma se improvvisamente uno diventa giusto, come si comporta in questo mondo di sbagliati? Gli risponde Ernst Fritz Schumacher: Occorre vivere più semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere. Chiosa H.D. Threau: Ciascono di noi è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno.
Viviamo alla rovescia: non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare. Si scomoda addirittura Giove per darmi risposta, Odissea-Canto 1°: L’uomo chiama destino la propria imbecillità.
La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ricollochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio. Maurizio Pallante
Meglio il dolce oggi!
Ottobre 31, 2007 — Arcano Pennazzi
Oggi mi sembra che non ce la faccio. La temperatura percepita che percepisco a stento è troppo bassa. L’ombra del Bildenberg e la consapevolezza del signoraggio bancario oltre a mutare il clima mi mettono sotto. Domani mi depilerò ma oggi ho bisogno di un dolce per reggere l’amarezza. Lo metto in condivisione passandovi la ricetta così che anche voi ne possiate godere.
Ricetta de “Il mio Salame di Cioccolato scala 1:1”.
Considerando che solitamente lo si prepara per portarlo dagli ospiti, cioè coloro che vi ospitano, o per gli invitati, ovvero coloro che si invitano, quindi nella propria dimora, nel proprio frigo, per il proprio palato, dopo il soggiogante soggiorno delle arpie, ne restaaa… non ne resta. Non ne resta!? Non ne resta!!
Vi indico dose doppia per realizzarne un paio belli abbondanti, beh questo dipende dalle dimensioni del “salame campione”, ma non anticipiamo trucchi e segreti.
Ingredibbili (ingredienti):
75g Burro60g Zucchero (se avete tendenze eco – bio – equo, che per altro io appoggio in toto, suggerisco Zucchero di canna integrale)
150g Cacao Amaro in polvere
500g di biscotti secchi
250g Amaretti
80g Pinoli
2 Albumi d’uovo
Come si prepara…
Fase Prima: Trituramenti.
Munirsi di marmittone (ciotolone) capiente. Sbriciolarci dentro biscotti, amaretti e pinoli. Nella fase della sbriciolatura è importante che qualche pezzettino di biscotto rimanga un pelimetro (unità di misura coniata da un mio anziano collega. Pelimetro, appunto, punto di congiunzione tra “pelino” e “millimetro”) più grosso in modo da sembrare la parte grassa, quella bianca, dell’insaccato. Mentre gli amaretti devono venir polverizzati tanto da aver la parvenza di acari. Per i pinoli è sufficiente sminuzzarli in 3/4 pezzettini delle dimensioni di ala atrofica di cimice albina.
Fase Seconda: Scioglimenti.
Sciogliere in padella il burro quindi versarci dentro zucchero e cacao. Mescolare sciogliendo i grumi di fruttosio e cacao sino all’ottenimento di una crema scura color pece o guano di pipistrello. (…e non ditemi che non avete mai visto il guano di pipistrello!!)
Fase Terza: Sbattacchiamenti.
Meglio se svolta in concomitanza con la seconda. (Quindi per ovviare al problema di farsi installare da “plastico chirurgo” l’ennesimo paio di braccia, chiedere l’ausilio di moglie, compagna, convivente, ragazza della porta accanto, fattucchiera del piano di sopra, reduce di guerra dell’abbaino ammezzato… insomma qualsiasi bipede munito di almeno un arto superiore. Nel caso del reduce si consiglia di controllare attentamente non solo tramite esame visivo ma assestando pacca sulla spalla in segno di saluto l’amalgama dell’individuo. Se non si dovesse smembrare consideratelo arruolabile. Se si dovesse invece disarticolare chiedetegli se gli vada di passare la scopa, alla gente di una certa età piace comunque rendersi utile, ma impeditegli la sbattacchiatura per due motivi: 1) il legno è molto poroso: rischierebbe quindi di dover sostituire il braccio. 2) servireste una pietanza nella quale cascò un arto altrui!? Okay, trattasi di arpie, ma scaglie di gomito artificiale nell’ impasto potrebbero risultare dure da digerire e l’opinione sul vostro insaccato al cacao ne risentirebbe…). Una volta reperito l’aiutante consegnategli due uova. Comunicategli che deve scindere “al” da “bume”, no c’è qualcosa che non quadra, forse mi confondo… Ah, ecco: non comunicategli di scindere “al” da “bume” perché non vi comprenderà. Sussurrategli piuttosto di separare il tuorlo dall’albume!! Armatelo quindi di forchetta e fategli “sbattere a neve” l’albume. Se non doveste reperire nessuno, fate di necessità virtù e chi fa da se fa per tre…A meno che il vostro puntiglio misto ad uno spirito di fratellanza non vi spinga ad andare a citofonare a qualcuno del palazzo di fronte, ma occhio a non lasciare roba bollente sui fornelli!! Se anche qui non doveste trovare nessuno incominciate a porvi qualche dubbio, che siano atterrati i “visitatori”!? Appoggiate la forchetta, armatevi di mattarello ed organizzate la resistenza!
Fase Quarta: Amalgamenti.
Versare nel marmittone ciò che in origine erano uova. Amalgamare bene“trito” e “neve” con le proprie mani, il cucchiaione non è consentito, non amalgama abbastanza, ci si deve imbrattare a bestia!! Quindi versare la crema di cacao. Fate molta attenzione a questo punto perché la marmitta diventa più rovente di quella di un Garelli Vip 4 elaborato Polini lanciato in discesa a 180 km/h!! Lasciate perciò raffreddare un pochetto la pece bollente per non ustionarvi le falangi. Squame di pelle, mousse di unghie e pelo falangino carbonizzato potrebbero creare effetti simili alle scaglie di gomito per il nostro apparato digerente…
Fase Quinta: Sagomamenti.
Eccoci giunti alla fase clou, quella del dar una degna forma al nostro insaccato. Quella in cui sfoderare il “salame campione”. Io opero così: sguaino la mazza e la depongo sulla tavola, frattanto il mio assistente corre in cameretta a prendermi il pantografo. Ricalco fedelmente le forme della “creatura” ottenendone copia sulla stagnola, preventivamente stesa sulla tavola. Colgo a due mani l’amalgamato e lo modello a guisa della musa pantografata, rimanendo nei margini previo segnati.
Precauzione: agite in ambiente sterile e rilassante. Accertatevi che nulla di adiacente e imprevisto possa solleticare i vostri ormoni durante la fase di ricalco tramite pantografo: creare i presupposti per un inpennamento dell’ indice di gradimento potrebbe far risultare l’amalgamato insufficiente…
Non hai avuto il mondo in eredità da tuo padre, ma in prestito per i tuoi figli! Quindi è ora di scegliere “Altro” perché quello che c’è puo’ essere migliorato cambiando in meglio: