Cose…

cose

Mettendo insieme una raccolta di miei versi mi è capitata sott’occhio questa poesia dall’incontenibile attualità. Quando la scrissi un paio d’anni fa non pensavo né a quelle rosse, né a quelle bianche, tantomeno al rimpasto di italia, forza, libertà e popolo… semplicemente mi tuffavo nel piacere e nel trambusto di farle.
Cambiano il nome alle cose. Danno nuovi significati alle cose. E se le cose cambiano e non ce ne  rendiamo conto crediamo di farne una ed invece ne facciamo un’altra. E su questo l’armata del Male dispiega le sue forze più subdole.
Questi brevi versi sono un omaggio a tutte quelle cose che riusciremo a fare conservandole così, intatte, come sono.

Cose

Capitiam per caso
a volte siam robe
altre, volte, siam spose
altre, volte.
Cose, solo cose
per mani laboriose
per teste pensose
mai pose
forse rose.
Grazie un’altra dose
mi son perso, troppe cose…
Arcano Pennazzi - Mi cascano Poesie che non trattengo – Editrice “non c’è ancora…

Qui Milano libera

http://www.youtube.com/watch?v=p8_SjvXKBL0&eurl=http://www.pieroricca.org/2007/12/08/bruno-vespa/

Piero Ricca. Piero Ricca è mio amico! Piero Ricca non lo conosco ma è mio Amico, anzi uno de “I Migliori Amici dell’uomo“! Piero Ricca ha quattro paia di testicoli fumanti e da cittadino libero qual’è si sfila dal ruolo di suddito e coltiva il vizio d’andare a domandare al potente di turno “Perché?”. Piero Ricca esiste solo perché esiste la rete e per ora è libera. Piero Ricca è il giornalista che ogni giornalista dovrebbe essere: libero, informato sui fatti e concreto. Piero Ricca ha solo un difetto, urla. Ma per farsi sentire spesso non rimane altro che alzar la voce…

A lui la parola:

Da anni cerco di incoraggiare Bruno Vespa a fare i conti con la parte oscura di se stesso. A esaminare la propria onestà intellettuale. A recuperare dignità professionale. La questione dell’informazione serva è secondaria rispetto al caso umano. Sono tenace, ma è una missione quasi impossibile. L’uomo di punta dell’informazione partitica continua disperatamente ad ammassare poterucolo e dollaroni e si sente aggredito da chi gli ricorda la vera funzione del giornalismo. “Non sono un arrivista, sono un arrivato”, mi disse una volta. E non ha torto. Ormai è un pilone del Palazzo, un pezzo della nomenclatura, un frammento del caso Italia. Che è il caso di una democrazia in stato terminale, dominata da clan d’affari e di partito, puntellata da giornalisti su misura. Che carriera, il dottor Vespa. Dentro la Rai ormai è un’azienda nell’azienda, vi si è infeudato con budget e contratto da sceicco (senza contare i numerosi extra), il privilegio di tre-quattro conduzioni alla settimane, la fila di politicanti in attesa fuori dalla porta. Che arte insuperata, nel suo genere. Confeziona abitini sartoriali per gli ospiti di grido. Esclude voci, notizie, temi che gli stanno sul gozzo. Gestisce il flusso di comunicazione in modo funzionale agli interessi padronali. La regola aurea è questa: i fatti sono al servizio delle opinioni e la selezione delle opinioni è gestita immedesimandosi, secondo i rapporti di forza, nei desideri di chi comanda. Il resto è intrattenimento. Ogni anno il dottor Vespa… per continuare a leggere l’articolo e visitare il blog di Piero, clicca qui.