J.M. Barrie: Non sono abbastanza giovane per sapere tutto. Proviamo a tornare giovani con i progetti in cerca di collaboratori del Pennazzi’s blog (Un paio di piedi per tante scarpe):
(…e chissà che il paio giusto non ci porti sulla nostra strada!)
a
Sono talmente ecologico da riciclare anche le idee! Mi risponde Goethe: l’uomo intelligente trova ridicolo quasi tutto, quello razionale quasi niente. Chiosa Caparezza: si vive di momenti tristi e divertenti, e non di momenti tristemente divertenti.
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Si domanda Giorgio Gaber: Ma se improvvisamente uno diventa giusto, come si comporta in questo mondo di sbagliati? Gli risponde Ernst Fritz Schumacher: Occorre vivere più semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere. Chiosa H.D. Threau: Ciascono di noi è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno.
Viviamo alla rovescia: non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare. Si scomoda addirittura Giove per darmi risposta, Odissea-Canto 1°: L’uomo chiama destino la propria imbecillità.
La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ricollochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio. Maurizio Pallante
Cose…
Dicembre 11, 2007 — Arcano Pennazzi
Mettendo insieme una raccolta di miei versi mi è capitata sott’occhio questa poesia dall’incontenibile attualità. Quando la scrissi un paio d’anni fa non pensavo né a quelle rosse, né a quelle bianche, tantomeno al rimpasto di italia, forza, libertà e popolo… semplicemente mi tuffavo nel piacere e nel trambusto di farle.
Cambiano il nome alle cose. Danno nuovi significati alle cose. E se le cose cambiano e non ce ne rendiamo conto crediamo di farne una ed invece ne facciamo un’altra. E su questo l’armata del Male dispiega le sue forze più subdole.
Questi brevi versi sono un omaggio a tutte quelle cose che riusciremo a fare conservandole così, intatte, come sono.
Cose
Capitiam per caso
a volte siam robe
altre, volte, siam spose
altre, volte.
Cose, solo cose
per mani laboriose
per teste pensose
mai pose
forse rose.
Grazie un’altra dose
mi son perso, troppe cose…
Arcano Pennazzi - Mi cascano Poesie che non trattengo – Editrice “non c’è ancora…“
Non hai avuto il mondo in eredità da tuo padre, ma in prestito per i tuoi figli! Quindi è ora di scegliere “Altro” perché quello che c’è puo’ essere migliorato cambiando in meglio: