J.M. Barrie: Non sono abbastanza giovane per sapere tutto. Proviamo a tornare giovani con i progetti in cerca di collaboratori del Pennazzi's blog (Un paio di piedi per tante scarpe):
Sono talmente ecologico da riciclare anche le idee! Mi risponde Goethe: l'uomo intelligente trova ridicolo quasi tutto, quello razionale quasi niente. Chiosa Caparezza: si vive di momenti tristi e divertenti, e non di momenti tristemente divertenti.
Archivio Post
Si domanda Giorgio Gaber: Ma se improvvisamente uno diventa giusto, come si comporta in questo mondo di sbagliati? Gli risponde Ernst Fritz Schumacher: Occorre vivere più semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere. Chiosa H.D. Threau: Ciascono di noi è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno.
Viviamo alla rovescia: non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare. Si scomoda addirittura Giove per darmi risposta, Odissea-Canto 1°: L'uomo chiama destino la propria imbecillità.
La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ricollochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio. Maurizio Pallante
Teatro, recitare, vivere.
Febbraio 21, 2008 — Arcano Pennazzi
Già che si parlava di teatro, vi regalo qualche appunto, sono esperienze che sto facendo e tornano utili sopra il palco ed anche in giro per strada. Datemi il tempo di trovare un posto e delle persone e poi approfondiamo ed esercitiamo al Nido adulti. Intanto buon assaggio!
Comico
Cos’è l’Attore: Colui che non trasmette il senso ma l’emozione. Chi è l’attore: Colui che trova interesse e risulta interessante. Una volta in scena sono il personaggio, parlo come il personaggio, mi muovo come il personaggio, penso ed agisco come il personaggio. Ma la mia attenzione di attore mi tiene pronto a cogliere gli spunti che accadono “fuori copione”. Ho due modi per approciarmi al personaggio: il corpo, la sua postura ed i suoi movimenti e lo stato d’animo. Lavorare sul corpo è più difficile ma meno dispendioso psicologicamente. È il corpo che suggerisce come dire la battuta: prova a dire “ma che bella giornata” tutto curvo su te stesso; prova a ridirlo dritto in piedi un po’ floscio; e adesso dillo ben dritto colle braccia aperte e i polmoni pieni. Il corpo condiziona il “come” tanto da suggerire il “cosa” dire. Questo è imprescindibile, fondamentale e se l’uomo fosse meno preso dalle sue faccende potrebbe farne tesoro anche nel quotidiano del vivere.Siccome la parola è di forte caratterizzazione ed impatto nel plasmare i tuoi personaggi provali togliendola e fai col corpo ciò che dovresti dire con le parole. Esser credibili in scena: “Son le motivazioni a far grandi gli uomini ed è la convinzione a far la differenza”. Se in scena c’è una piramide che ovviamente non c’è, io attore devo vederla, gradino per gradino, mattone per mattone, fessura per fessura, fino alla punta. Se la vedo per davvero anche il pubblico la vedrà. Ma se io non riesco a figurarmela e non ci credo il messaggio si perderà nell’aria prima di raggiungere la platea.
Come creare situazioni comiche (Corso di teatro comico)
Dall’improvvisazione cogliere spunti che poi vanno smussati, ampliati e limati. Dinamica dell’esercizio di improvvisazione semplice: stabilire solo il “dove”. “Dove” Darsi una collocazione: al bar, in ascensore, in bici, sauna, sotto il mare, giallo…Creare la situazione improvvisando. Chiusa. Dinamica dell’esercizio di improvvisazione avanzato: stabilire “dove”, “cosa”, “chiusa”. “Dove” Darsi una collocazione: al bar, in ascensore, in bici, sauna, sotto il mare, giallo…“Cosa” Creare una situazione improvvisando che abbia ritmo costante e picchi spiazzanti. “Chiusa” Come si prepara la chiusa? Questo è un grande mistero da scoprire…È un grande esercizio d’ascolto, miniera di spunti da cui attingere. È l’esercizio con cui si crea ciò che un momento prima non c’era, non esisteva, e si modella quella che era solo un abbozzo d’idea. Perché venga bene e sia produttivo bisogna disporsi all’ascolto, concedersi al compagno senza smanie prevaricatrici, aver fiducia di seguirlo e lasciarsi portare. Bisogna esser aperti, recettivi e sereni per cogliere gli spunti che vengon lanciati e seguire o rilanciare, controbattere e spiazzare. Bisogna capire i tempi dell’intervento e proporsi proprio nel momento dovuto. È un interazione davvero affascinante, molto zen, molto yin e yang. Gli spunti per fare tutto ciò come al solito vengono tratti dalla realtà, dal quotidiano, ma ciò che fa la differenza è lasciarsi stupire ancora una volta dall’infinito cesto della fantasia. È un gioco tanto semplice quanto difficile, unica chiave “l’ascolto” che poi se ci pensi è anche l’unica componente che fa la differenza in qualsiasi tipo di rapporto.
Lavorare al testo
Scrivere tutto quel che s’è improvvisato per non perderlo. Capirai riprovandolo quel che è di troppo, e lo taglierai, rammenta: lessi is more, lessi s better! Nelle varie prove e riprove non lavorare mai sul testo a memoria. Perché è uno sforzo inutile che non paga ed impoverisce, per lo sforzo che fai a farlo e soprattutto perché ti fa perdere le nuove sfumature che la situazione presente può regalarti. Scopriti nuovo ad ogni prova.
Come affrontare… semplice!!
Il palco… il pubblico… cosa sono? Ci son per davvero? E su quel palco ci sei tu per davvero? Non immedesimarti troppo in te stesso. Se non fa ridere è il personaggio che non funziona non sei tu come persona ad aver fallito, ed così la gran parte delle cose che capitano nella vita comune. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso. Non son solo parole son pensieri ed emozioni. Vivile, credici, divertiti! È solo un gioco! La vita è solo un gioco, affannoso alle volte, ma solo un gioco. Spesso gli uomini chiamano la loro imbecillità: destino. (Giove – Odissea, Canto I). È più ricco chi si scopre di più e chi si lascia cogliere da più emozioni. Chi s’avventura in nuove esperienze e ne fa tesoro per le prossime imprese. Dagli errori si costruiscono le lezioni, dalle sconfitte nascono le vittorie. Non è retorica ma saggezza! Solo che per capire che il fuoco brucia non si può scottare il dito un altro al posto mio… All’inizio dovrai creare “gli occhi dell’amore” ma pian piano diventerà tutto più semplice. Non smettere mai di cercare e di stupirti. Indignati perché nulla è peggio della non curanza, dell’indifferenza della sufficienza.
Non hai avuto il mondo in eredità da tuo padre, ma in prestito per i tuoi figli! Quindi è ora di scegliere "Altro" perché quello che c'è puo' essere migliorato cambiando in meglio: