Autostima, Visita Ispettiva, Cabaret. Ho ucciso la madre senza accorgermene… cazzo!

http://www.youtube.com/watch?v=bu6dlKKwBVc
Sabato, sabato si ha tempo per vivere e cercare d’organizzarsi. Stamattina ho fatto il pane con la pasta madre fatta da noi Vaniglia che ha già quattro mesi. Alcuni vecchi panificatori anno delle “madri”, paste madri, vecchie duecento anni. Poi farò un video per spiegarvi cos’è sta cosa che si tiene viva, la pasta acida, e si mangia e fa bene oltre che far risparmiare. Più arzilla di un criceto e più longeva di una testuggine. Una delle iniziative del “mio” blog sarà quella di creare una sezione in cui promuovere l’Autoproduzione, far vedere, spiegare e capire come si fa, per far circolare la cultura del saper fare con le proprie mani, con la propria esperienza e con la propria fantasia. Perché quello che manca al cittadino oltre ad uno spazio vivibile e condivisibile, è proprio l’aver perso l’attitudine e l’abitudine al fare. O meglio si fa qualsiasi cosa ma per guadagnare denaro ma non per crescere come individui, persone, anime, pezzi di ossa, muscoli, liquido e aria fatti di spirito oltre che materia. Ma vi siete mai accorti che naso e orecchie continuano a crescere? Guardate la faccia di una persona anziana, sono le uniche parti della donna e dell’uomo che non smettono mai di crescere! Forse perché son curiose. Curiose di sentire e d’annusare. Allora gli adulti devono prenderle ad esempio perché studiano, fanno sport e giocano da bambini, nell’adolescenza e fino la prima giovinezza ma poi smettono, non afferrando che smettendo cessano d’imparare e diventano vecchi. E l’allungamento del naso e delle orecchie è la manifestazione fisica della primordiale gioia di scoprire, curiosare, sentire, annusare. Non si smette mai di crescere, ricordatevelo! Io adesso me lo segno sul taccuino, così me lo ricordo anche domani!
Poi dal laboratorio dell’autoproduzione scriverò, scriveremo se v’andrà di collaborare, un libro, dal titolo: “Autoproduzione - Nessuno farà per te quel che nemmeno tu vuoi fare”. Ovvero l’uso intelligente della tecnologia e dell’antico buon senso contadino: dal pesto alla genovese, alla corrente elettrica. Dalla felicità passando per internet, alla produzione domestica di birra. Dalla coltivazione di marijuana che sconfigge le mafie, alla costruzione di mobilia e suppellettili. Dal farsi un libro, al girare un film. Dall’incidere un Lp, al portare in scena uno spettacolo teatrale. Dalla coltivazione sinergica di un orto che così diventa quasi autosufficiente alla preparazion di detergenti per l’igiene intima e la casa. Ricette, consigli e motivazioni per cui cimentarsi con le proprie mani in prima persona e non rimaner solo spettatori e acquirenti. Come modificare l’economia partendo dai propri reali consumi e dalle proprie capacità. Creando una rete di scambio che faccia circolare sapere e conoscenza al posto dei soldi. E porti all’estinzione dei ricchi, categoria sociale inferiore ed inutile che non sapendo far nulla se non impartire ordini e rubar vite in cambio di qualche soldo, si auto annientò come i Dodo de “L’era glaciale”. La riscopertà della felicità, se no anche quella ci sembra di poterla comprare.
Prima però devo finire un paio di raccolte di poesie e Glauco Besozzi. Poi apro la mia libreria on line e sarete finalmente liberi di pagare la mia arte, il mio estro ed il mio impegno. Venderò i libri in tre formati… Cazzo vi sto regalando la mia idea… mi dovrete pagare salassi! Poi ci saranno sorprese fantastiche, alcune opere le comprerete recapitandomi una caro… Cazzo vi sto regalando la mia idea… non mi dovrete pagare salassi, come per il GAS si passerà diretti dal consumatore, lettore, al produttore, scrittore, senza intermediari, rincari, spreco di carta, lo sapete che nel prezzo di copertina di quel che leggiamo è già computata la parte di libri che verranno stampati ma non verranno venduti e andranno al macero? Filiera corta! Diretta, sarà la bontà, qualità di quello che scrivo, a tenermi vivo.
Ma non era sabato? Dove sono finito? Mi sono perso, troppe cose per la testa, calma e gesso.
Sì era sabato e poi sono andato al parco a giocare con Papo, che ha preso in prestito i giochi di tutti i bimbi che incontravamo, per la serie l’erba del vicino è sempre più buona! Poi siamo tornati a casa e da bravi ometti ci siamo fatti la pappa mentre Morbidezze, si è presa un paio d’ore di permesso dal lavoro non retribuito più importante del mondo ma considerato poca cosa nella moderna società perché non fa crescere il PIL. Qual’è!!? Essere Mamma!
Oggi è sabato ma voglio parlarvi di martedì. Ci siete ancora? Che post lunghi che scrivo… Martedì ho passato tutta la giornata lavorativa con l’ispettore dell’Iso 9001 per la visita ispettiva annuale. Tutto bene, e voglio anche vedere mi son smazzato scartoffie per tre settimane per mettere tutto in ordine. La sera avevo l’esordio al cabaret. Lo sapevo da una settimana perché avevo preso accordi la settimana precedente. Appena finita la visita sono schizzato a casa, e alle 18.00 dopo averlo cambiato una trentina di volte nell’arco delle ultime ventiquattro ore, ho finito di scrivere il pezzo che avrei portato in scena verso le 22.00, inizio dello spettacolo Democomica al Cicco Simonetta. Il pezzo per le 22.00 io non l’avrei mai imparato, sono l’antitesi in carne ed ossa di Pico della Mirandola, sicché mi son detto: “Tutto ciò che non uccide fortifica! Tu, caro mio stasera farai una fragorosa figura di merda e andrà bene così!” Forse voi non sapete che io ho una paura fottuta del palco, anni fa feci un rocambolesco provino per Zelig che mi ha lasciato un imprinting altro che negativo, drammatico! E così ho fatto, sono uscito di casa tranquillo, conscio e contento d’andarmi a fare azzannare dallo squalo almeno un sogno, quello primordiale, fare il comico, me lo levo dalle palle. Sono uscito coi capelli che doveveno essere quelli di un sessantenne perché portavo in scena un Maestro Siculo Aikidoka sulla sessantina, ma m’è finita la bomboletta a metà delle meches e sembravo il quinto dei Kiss vestito da Geisha. Mi sono messo un cappello e travestito da persona apparentemente normale e sono andato al locale. Ho salutato con garbo esercente, aventori, direttore artistico, comici e mi son messo quieto dietro il pianoforte a cambiarmi. Applausi! Comincia lo spettacolo, risate, sono il quarto in scaletta. S’affaccia come un moccioso in punta di piedi che non arriva alla finestra la tachicardia. La controllo. Comici, risate divertimento, applausi, frizzi, lazzi, tra poco a me, cazzo son cazzi! Rafael suona il suo pezzo, Germano fa il suo monologo, sale Veronica, l’adrenalina dà una botta al mio cuore che si comprime contro la gabbia toracica, cazzo, non ce la faccio, getto la spugna, mi butto per terra, chiameranno un’ambulanza. Respiro, è passato, stessa identica sensazione di quando in moto tiri una “chioda” e ti vedi passare ad un millimetro dalle orecchie che si son fatte piccole picole, il pneumatico del camion che t’avrebbe asfaltato. Ma perché il mio sogno primordiale ha il potere di trasformarsi in una supposta dalle proporzioni esagerate? Perché la mega supposta vuol proprio fendere le mie terga? Perché la supposta è proprio in mano alla signora Luisa che si muove decisa verso me dicendo “arrivo, presto, finisco presto e di solito non adopero vasella”?
Veronica è un battutista che mi spappola le reni dal ridere, comincia, il fragore delle risate mi impone di tappare forte le orecchie, la tromba di Eustacchi s’ingoia per intero la prima falange dei miei pollici. Cerco la concentrazione per ricordare almeno i tre punti cardine per cominciare il mio pezzo e non brancolare completamente nel buio. Applauso sentitissimo per Veronica che lascia il proscenio e mi passa davanti ma io ormai non ci vedo più. Sono all’angolo pesto come Balboa al quindicesimo round dopo che Apollo Creed gli ha spalmato sugli zigomi marmellata di epistassi e mulinellato sugli occhi pesci siluro. La paura mi farebbe invocare Adriana prima ancora di metter piede sul ring ma da dentro mi si palesa il vecchio Mickey che prima ancora di batter becco mi gira il collo con uno schiaffone. Fisso dritto ed intenso il vuoto, non sono più io, non sono qui, sono solo un contenitore che porta in scena uno spassosissimo Maestro Siculo Aikidoka, per altro un uomo vero in carne ed ossa, uno di quei capolavori di originalità che la quotidianità è così generosa da regalarci. Fisso il vuoto e non bado nemmeno più a non entrare nel campo visivo di qualche spettatore, non ho più paura. Che “La paura abbia bussato alla mia porta, il coraggio sia andato ad aprire, e non abbia trovato nessuno?” Il pubblico rumoreggia timidamente, comincia ridere, batte le mani, Rafael e Germano mi aiutano alzandomi battute che riesco a schiacciare il faccia al pubblico, non piangono, ridono! Entro ed esco dal personaggio perché mi sto divertendo, se mi diverto, diverto. Non ricordo niente, mi lascio andare, improvviso tutto, mi asciugo mani e faccia sul canovaccio che quelli che la sanno lunga chiamerebbero la valigia dell’attore, l’ingombrante bagaglio di minchiate che mi porto appresso da una vita e finalmente stasera posso aprire. Dopo un po’ finisce, mi preparo anche la chiusa e la dico che sembra pensata.
Da fuori sarò anche sembrato un carciofo, ma sono riuscito a fare quello di cui avevo bisogno, lanciarmi senza paracadute, per il resto c’è tempo, talento e tecnica, ma se stai appoggiato al palo a guardare gli altri che giocano, hai voglia a pensare che un giorno anche tu… sì quando avrò una protesi all’anca verrò a provare se ero capace… Mi fanno i complimenti, mi sembrano sinceri, sto bene, mi scorre l’idraulico liquido nell’intestino perché mi sento come se avessi digerito un incudine. Mi risiedo tranquillo, occhiolini da parte degli altri comici, “bravo, è andata bene!”. Il pezzo dopo il mio mi alzo per andare a fare pipì e passando tra il pubblico per andare in bagno mi battono pacche e mi fanno i complimenti. Saranno veri o si sono accorti che ho rischiato l’infarto?
Boh, quasi quasi ci ritorno…
Era martedì, oggi è sabato, poi c’è stato mercoledì, giovedì, venerdì, il lavoro… cosa c’è che non va nel mio lavoro? Cosa c’è che non va del lavoro, direi meglio! Il fatto che non esista il minimo principio creativo, quello che invece c’è nell’ arte non è detto che il cabaret sia arte. A Zelig c’è pochissima arte, c’è grande bravura, preparazione, matematica, risate, ma l’arte è un altra cosa. E’ quella roba informe e spontanea che fa il bimbo mentre gioca, e perdonatemi la presunzione, non vi siete persi niente a non vedermi nel mio esordio, vi siete risparmiati un carciofo in maschera che sparava cazzate e faceva versacci, ma un pizzico di quella cosa che forse non è arte, ma slancio, leggerezza, follia mi ha preso per mano e mi ha fatto proprio un bel viaggio. Non c’erano luci, mostrine e paillettes, mondo visione, c’era una luce soffusa, la gente giusta per riempire il locale che è molto piccolo e puzza di palco, di ring, di palestra dove si suda. E’ durato sette o otto minuti, non di più, un viaggio che sognavo da quando avevo sedici anni, mezza vita fa. Ci voleva tanto!!? Evidentemente sì!
Una per volta, con calma, perché crescendo impari ad apprezzare e gestire il tempo, faccio tutte le cose che voglio fare. Prima di tutte, avere il tempo per vivere, avere il tempo per farle. Ma oggi è sabato, Papo sta male da qualche ora, nella sua infinita saggezza di bimbo quando sta male non si turba troppo, si mette quieto e lascia fare al suo corpo quello che deve, quello che sa. Non ha masticato il tacchino, nella sua infinita minchionaggine di bimbo, e lo sta rimettendo intero, che impressione quando è uscita l’ala con piume e motoread elica…
Poi di punto in bianco senza dargli niente, solo qualche cucchiaino di tisana al finocchio, s’è ripreso alla grande. Ha scolato pian piano il finocchio e mangiato il brodino vegetale. Poi ha mangiato qualche pezzetto di pane, cazzo la madre! Non ho tenuto via un pezzetto, ho ucciso la madre senza accorgermene… cazzo!

Spacciam frutta e verdura a tutto GAS!

Per gli amici che vogliono aderire alla spesa biologica consociata, cliccare sull’immagine per visualizzare il listino della frutta e della verdura fresca disponibile questa settimana.

Sabato mattina andrò insieme a Frankye a prendere le cassette per tutti, così avrò modo di vedere il posto direttamente coi miei occhi. Per farsi un’ idea riguardo il produttore cliccate qui.

Verticalizziamo, funziona così:
il lunedì Corbari inoltra il listino a Marco, colui che si occupa dei contatti, Marco lo gira a tutti. Entro il mercoledì alle 13 bisogna mandare l’ordine a Marco che riunisce il tutto e manda listone a Corbari. Frankye di solito comunica a tutti via email quando pensa di andare a ritirare la spesa e quindi da quando si può ritirare e pagare. Per fare in modo che Frankye non debba anticipare tutti i soldi ogni volta si è deciso di dargli una “cassa” di 20 euro a testa in modo che possa usare quelli per pagare e poi quando si ritira si paga la cifra della cassetta, in questo modo i 20 euro ci sono sempre. E’ stato previsto poi una sorta di contributo di 1 euro a persona ogni volta che si ordina, che serve a Frankye per coprire le spese, ovviamente rimane 1 euro anche se uno ordina quattro cassette invece che una…

Bene, tutto chiaro?

Adesso facciamo l’ordine, lo stesso va fatto non rimandando l’allegato compilato, ma scrivendo una semplice risposta a questo post scrivendo “Ordine Pinco Pallo” e la lista di quel che desiderate prendere, è più comodo sia per me che per Marco, così ci giriamo i messaggi copia-incollandoli. Siccome Marco spedisce a Corbari alle 13.00, direi che il tempo limite per scrivere a me sono le 12.00 di mercoledì 02.04.

Guarda l’ordine di Nicoletta in risposta a questo post per capire come fare se non ti fosse tutto chiaro.

Tango

Scusate il disturbo…

…ma i miei amici della Compagnia Teatrale PALCOBALENO, anche quest’anno, sono in scena!

Se Papo, il comandante dei Vaniglia, è d’accordo, noi si va a gustarceli!

Che una valanga di merda vi sommerga ragazzi!

E occhio a Papo se saremo in platea perché è di bocca buona, ha solo ventidue mesi ma ha già applaudito dal vivo, ed in alcuni casi è stato co-protagonista, senza far la scimmia ma nel suo semplice ruolo di artista in quanto bambino, di Jacopo Fo, Silvano Agosti, Stefano Benni, Umberto Petrini e Beppe Grillo.

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Clicca sull’ immagine per leggere la locandina.

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Auguri di Buon compleanno a tutti!

http://www.youtube.com/watch?v=D_wCc_YI7Kw

L’Amico Albero che vive, ed intanto scrive libri e gira film, ha compiuto 70 anni.  Vi giro il suo breve racconto della prima parte di viaggio nel vivere, perché possa, se lo vorrete, contaminare anche il vostro.

Mi scappano poesie e battute, ormai lo sapete, questa è quella che m’è scappata per l’Amico Albero di anni 70:

Uovo, perché pieno in tutto il suo tessuto

Pianta, perché vera e ancorata nelle sue radici

Mare, perché orizzonte di se stesso

Uomo, perché onesto con se stesso

Eterno, perché sincero

Di passaggio, perché resti

Coraggio perché alberghi, un po’ in me e un po’ in te

E la Kirghisia viva nei nostri gesti.

Auguri Silvano!

DIARIO AZZURRO n.229 del 25.03.2008 di SILVANO AGOSTI

Vivere o esistere?

Sarei grato a me stesso se riuscissi a comunicare i dati elementari di una vita serena. Molti mi chiedono un pensiero sul fatto che per la prima volta il giorno del mio compleanno coincide con la Pasqua.
Effettivamente a Pasqua, il 23 Marzo 2008, ho compiuto 70 anni. E’ un “evento meraviglioso” in quanto sono riuscito a viverli tutti, questi anni, mettendo al primo posto il bisogno di libertà e di vita per avvertire la creatività pulsare insieme al mio cuore.
Così il 23 marzo di ogni anno compio non soltanto l’età raggiunta, ma simultaneamente tutte le età che ho attraversato nella vita.
Così ogni giornata è un intero percorso di vita, dal risveglio del mattino al sonno benefico della sera.
Ogni giorno, di ora in ora, affiorano tutte le età trascorse e “miracolo” perfino le età che verranno e che mi restano da vivere.
Ci sono momenti in cui emerge l’età dell’infanzia o dell’ado-lescenza e della maturità e infine dell’età estrema, quella in cui, assopirsi nell’eternità, diviene non solo un desiderio benefico ma addirittura un diritto.
Come è possibile tutto ciò in una realtà apparentemente così oppressiva e feroce come quella descritta dai telegiornali di tutto il mondo?
Semplicemente coltivando il senso della preziosità estrema di ogni essere umano e quindi di ognuno e conseguentemente estendendo sempre più la coscienza della propria preziosità.
Se qualcuno mi chiedesse di raccontare la fiaba meravigliosa della mia vita forse, in poche parole, direi così.
C’era una volta (e per fortuna c’è ancora) un bimbo che, come tutti i bimbi della terra, giocava dalla mattina alla sera. Gli adulti erano distratti dalla follia della guerra e non potevano occuparsi di lui. Poiché le scuole per via della guerra non c’erano, il bimbo ha potuto continuare a giocare indisturbato e nessuno più è riuscito a convincerlo che possa esistere gioco più straordinario del semplice vivere. Crescendo quel bimbo ha esplorato il mondo, senza denaro ma sempre con la voglia di giocare alla vita. Da allora non ha mai smesso di giocare dedicando al lavoro, qualsiasi attività facesse, non più di tre ore al giorno.
Il gioco della vita comprende il gioco della creatività, il gioco dell’amore, il gioco dell’amicizia, il gioco della coscienza sociale,
il gioco del pensiero. Ecco perché il gioco permanente è il segreto della mia vita e la vita è il semplice segreto dei miei giochi.
Tutto il resto è solo “esistenza”.

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Quando me ne sono andato di casa a 17 anni il primo pensiero che mi ha offerto la libertà è stato questo:
Voglio imparare a vivere in modo tale che se tutti vivessero come me la terra sarebbe finalmente un paradiso.
Domenica ho compiuto gli anni e, in sede inesorabile di bilanci, ho scoperto che affettivamente da molti anni la vita mi offre una calda serenità permanente, proprio quella che sembra mancare ai miei simili.
Allora forse ho imparato a vivere. Ma come fare per comunicarlo a tutti quelli che incontro?
Poi ho pensato che se così facessi sarebbe un vero e proprio disastro in quanto solo tacendo ed essendo si può comunicare veramente.
Allora mi ha invaso una grande gioia e ho pensato
Quanto era straordinaria la certezza che porto in me sulla possibilità di “vivere”, anche e perfino in una società di morte come l’attuale.
Ho scoperto che gli esseri umani hanno bisogno di poche cose per essere felici. Una casa da abitare, un buon cibo da mangiare, un lavoro contratto nel tempo
(non più di tre ore al giorno) tanti amici, buoni libri da leggere, amichevoli praterie da attraversare.
Per ottenere tutto ciò basterebbe metà del denaro che viene speso per le medicine usate per curare le malattie prodotte dallo sconforto di non avere né casa, né amici, né cibo gradevole e gratuito.
Nella mia scelta di libertà mi sono subito regalato una casa, ovvero , dopo essermi procurato un sacco a pelo, ho scelto il mondo come abitazione e me la dormivo beatamente, ovunque arrivassi facendo l’autostop.
Poco a poco mi sono abituato talmente bene, considerando il mondo come la sola legittima abitazione che, dopo molti anni, quando ho potuto trovare una casa fatta di muri, finestre e porte, mi è capitato di non riuscire a vivere se non lasciando la porta di ingresso permanentemente aperta. La chiudo solo quando a tarda sera chiudo gli occhi e appena mi alzo, al mattino, la schiudo.

GESU’ AMAVA LE DONNE E NON ERA BIONDO

Te la ricordi la petizione per sciogliere nell’acido ALLEGRIA la cultura del dolore?

Ecco, questo è un gran bel libro a tema, pieno di fonti e menzioni inedite per la cultura vigente. Clicca sull’immagine per leggerne un estratto.

Il primo miracolo di Gesù fu trasformare l’acqua in vino alle nozze di Cana. Che cosa poteva fare di più perché fosse chiaro che il suo era un messaggio di gioia? La scoperta di alcuni antichi testi, nascosti in vasi sigillati seppelliti nella sabbia, è la conferma che la storia di Gesù è stata vergognosamente falsificata!

L’ultima Tentazione di Cristo

Te la ricordi la petizione per sciogliere nell’acido ALLEGRIA la cultura del dolore?

Ecco, questo è un filmone a tema. Clicca sull’immagine per saperne di più.

Beppe Grillo, PIL, Robert Kennedy e Signoraggio bancario

http://www.youtube.com/watch?v=CJJ9rzReXso

Dal blog di Beppe Grillo: Quarant’anni fa, Robert Kennedy tenne un discorso sulla reale ricchezza delle Nazioni e sul PIL. Tre mesi dopo fu assassinato.
Cos’è il PIL, il Prodotto Interno Lordo? Il misuratore della crescita della società? La trasformazione in denaro, un concetto astratto, della nostra salute, del nostro tempo, dell’ambiente? Nessuno ha mai calcolato il COSTO del PIL. I danni dei capannoni vuoti, delle merci inutili, dei camion che girano vuoti come insetti impazziti, della distruzione del pianeta. Nessuno ha mai stimato il valore del tempo perduto per le code, per gli anni sprecati a lavorare per produrre oggetti inutili. Per gli anni buttati per comprare oggetti inutili creati dalla pubblicità. Il tempo, la Terra, la vita, la famiglia (gli unici importanti) sono concetti troppo semplici per il PIL. Un mostro che divora il mondo. Lo mangia e lo accumula. Lo digerisce e lo trasforma in nulla. L’equazione PIL = ricchezza è un incantesimo. I prodotti inutili non diventano utili perché qualcuno li compra.

“Solo quando l’ultimo fiume sarà prosciugato
quando l’ultimo albero sarà abbattuto
quando l’ultimo animale sarà ucciso
solo allora capirete che il denaro non si mangia.”
Profezia Creek.

Discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas:
Continua qui…

La mia risposta a questo post:

BIL, benessere interno lordo. Passare dal PIL al BIL, comincia muoversi qualcosa Beppe. Movimenti per portare al centro della vita l’uomo e non il capitale. Lo sai meglio di me Beppe, la Decrescita Felice l’hai letta anche tu. E l’economia alla Bubka la conosci meglio di me. Non è la destra, non è la sinistra, non è il bildenberg, non è il signoraggio bancario per cui continuano a romperti le palle. E’ sempre e solo lo stesso modo di muovere la massa. Appoggio quel che propone il blog perché nasce dal basso e opera per chi sta in basso. Non controlla ma organizza, unisce e crea rete. Ma tutt’intorno è ancora tutto incagliato tra propietà privata e stato. E l’unico sogno è mettere in cascina, ognuno la sua, il più possibile. Cazzo, ohps, tessuti cavernosi se son retorico, ma è proprio e solo tutto lì il trucco. Nella divisione in famiglie, che diventano ordini e caste. Il problema siamo noi il nostro immaginario colonizzato di cazzate. E’ impensabile che una mamma faccia la mamma solo perché non fa PIL, deve far carriera, ostia! E via a confessarsi e far la comunione, cosa dice il prete, ancora e sempre la solita cosa del perdono, della reciprocità, della parsimonia, della povertà. E che esperienza prova nella sua vita il prete? Rinuncia, non è un modello emulabile, nessuno vuole rinunciare. Non è positivo rinunciare. Vogliamo vivere! Ed è proprio tutto qui l’inghippo della decrescita. on è rinununcia è scelta! Scelta di risparmiarsi un monte di cazzate inutili per vivere meglio! Per dedicarsi a ciò che aumenta e migliora il valore della vita. Non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare, ci resta solo il petrolio per tornare a vivere, la sua fine e il ritorno alla natura, l’uso intelligente della tecnologia ed il buon senso contadino. Ci siamo quasi, o lo capiamo o sarà sempre e solo guerra. O lo capiamo noi dal basso e invertiamo la rotta o i Kennedy, i Gandhi, i King e i Lincoln continueranno a morire. Erigere Felicità questo è quel che dobbiamo fare!

Arcano Pennazzi

Abbattiamo la cultura del dolore, cambiamo i nomi alle vie!

Clicca sull’immagine per ingrandirla!

Qualche giorno fa mio fratello doveva andare in un posto a fare una cosa, cercando l’indirizzo ha letto che era in via 11 settembre. Restandoci un po’ male perché il nome della via gli riportava alla memoria una catastrofe ancora viva negli occhi, si chiedeva come mai i nomi di molte vie e molte ricorrenze sono per lo più funeree, meste, di morti ammazzati? Ci siam detti “Cazzo! perché le strade hanno ’sti nomi che ti metton tristezza solo a pensarli?”, e allora abbiamo pensato di fare una petizione per cambiare i nomi alle strade, o integrare al nome corrente un nome, un evento, un pensiero felice! Allegro! Entusiasmante! Inni alla Vita, poesie!

Come si fa a sottoscrivere una petizione? Se lo sai informami! E fai circolare il messaggio!

Il lavoro di integrazione alla targa stradale col nome della via potrebbe impegnare socialmente tramite i comuni gli anziani, i centri per i disabili, le scuole, i disoccupati? Si potrebbero ottenere dei buoni da spendere con la banca del tempo. Le nuove targhe integrative saranno di materiali bio compatibili: legno di riciclo, plastica di riciclo, vetro di riciclo, alluminio di riciclo. L’attività potrebbe innescare una serie di comportamenti virtuosi anche più seri, sensati e importanti, ma anche il buon umore ed il ridere hanno la loro importanza! 

Ma ve l’immaginate passare dalla cultura della croce e del dolore a quella della gioia e della condivisione, perché Gesù era un compagnone mica uno sfigato! Il primo grande hippie! Il padre di tutti i comunisti! Rispetto per Gesù! Era un gran bel tipeto cui va tutta la mia stima! Si parla troppo di Gesù e si fa poco di quel che diceva. Il nero, il grigio ed il blu scuro non si addicono a Gesù, son convinto che lui avrebbe condiviso il “mio” pensiero che le belle signorine vestite con abiti colorati fanno splendere più forte il sole. E il sole ha tanta più forza quanta più gliene regaliamo. Ma non ve lo ricordate che alle nozze di Cana moltiplicò vino e pesce? Per cosa se non per far festa?

Ma è finito in croce Gesù perché diceva d’essere il figlio di Dio, e non si può essere figli di Dio, non si può dirlo apertamente che Dio è in tutte le cose. Gesù è finito in croce, e da lì s’è capovolto il mondo… anzi l’antico testamento era ancora peggio! Il dio punitore, il peccato, il non fare, non dire, non toccare, non… non, non! Evvai con la cultura della strumentalizzazione di Cristo, del dolore, delle crociate, del Re, del Papa, della morte.

Poi vai a leggere qualcosa fuori dal coro e t’accorgi che:

104. Essi Gli dissero: “Vieni con noi a pregare e a digiunare!”

Gesù rispose: “Che cosa ho fatto di male e in cosa ho peccato?”

Dal vangelo di San Tommaso Apostolo.

105. Gesù ha detto: “Colui che conosce il PADRE e la MADRE, chi potrà mai chiamarlo “figlio di puttana?”

6. I suoi discepoli lo interrogarono e gli chiesero: “Vuoi tu che digiuniamo, in che modo pregheremo, come faremo l’elemosina e quali regole seguiremo riguardo ai cibi?”

Gesù rispose: “Non dite sciocchezze e ciò che non vi sentite di fare, non lo fate, perché tutto si svela di fronte al Cielo. Non vi è nulla di nascosto che, in verità, non venga alla luce, alla lunga non possa apparire”.

Secondo Mario Pincherie, H.C. Puech e Jean Doresse, questo sarebbe uno dei Vangeli più antichi, redatto intorno al 50 d.C., vedi “Il quinto vangelo” a cura di Mario Pincherie, Ed. Filefo, Ancona.

Buon lunedì dell’Angelo Cristiano a tutte le anime Sante

http://www.youtube.com/watch?v=UzgwF1bTDcQ

La canzone “Padre nostro” è degli “Oro”.

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Da “Il semplice oblio” di Silvano Agosti. Inizia qui.

 

La fiaba dolce del bimbo confortato dal bue e dall’asino, figlio di povera gente, che poco a poco scala la montagna dei secoli fino a divenire Dio in persona, troverebbe qui, nella realtà, fuori dal territoriomisterioso della fede, solo riscontri miseri e deludenti.

Ma non è questoilsenso del mio viaggio. Nulla di questo che vedo mi delude, perché a qualsiasi sentimento religioso preferisco anteporre e tener vivo in me il senso del mistero.

Il mistero che veste e rende prezioso qualsiasi essere, anche il più abbietto, il mistero che nobilita e veste ogni cosa.

Chi ama il mistero vuole soltanto che rimanga isondabile e incomprensibile, incomparabile e indecifrabile, immenso.

Davvero lo sento pulsare ininterrottamente in ogni cosa, il mistero ora che, da solo, vago nel mondo.

Sospetto avesse ragione il monaco greco quando, pocoprima che mi congedassi da lui, alzando la mano destra con l’indice puntato verso l’alto ha detto “Ricordati, le religioni sono forse solo un modo per togliere all’uomo la responsabilità di essere divino”.

Ora avverto in tutta la sua vastità il sentimento d’amore che mi lega al mondo, che m’impedirà di valutare gli esseri umani solo per il comportamento o solo per la loro esteiorità.

Ho compiuto da poco ventun anni, proprio davanti al monte Olimpo e, ora, di fronte al sepolcro attribuito a Cristo, avverto tutta la gracilità del pensiero ebraico occidentale rispetto alla vastità del pensiero greco.

Nella disumanizzazione della divinità, il monoteismo giudaico-cristiano, proprio come Maometto nell’Islam, ha fissato per sempre la sottomissione degli uomini a Dio e conseguentemente dello sciavo al padrone.

La manovra è perfetta. Sottomettiamo il genere umano a Dio e mettiamo il potere (sia pur religioso) a rappresentare dio sulla terra, così, chi crederà in dio sarà di sua volontà sottomesso al potere (sia purreligioso).

Ulisse, spesso vincendo, osava sfidare dei e semidei, il cristiano tutt’al più puo’ trasgredire, peccando nella solitudine e nella vergogna, per poi andare dal sacerdote a chiedere perdono.

All’origine nella figura del Cristo, geniale nomade del pensiero umano, si celebrava la divinazione dell’uomo, tuttavia questa divinazione di un uomo qualsiasi, non nobile, non ricco, non potente, poteva risultare pericolosa, inadatta a legittimare ogni forma di potere dell’uomo sull’uomo.

Era dunque fondamentale capovolgere tutto, interpretando la vicenda di Cristo, non come la divinazione dell’uomo, ma come l’umanizzazione del Dio.

Così, un umile contadino di Nazareth, coi suoi messaggi di riscatto e liberazione per tutti i sotomessi, viene mandato in esilio sul trono della regalità divina, fino a diventare il simbolo dell’Autorià assoluta, e anche oggi, in tempi ormai repubblicani, per la salvezza degli uomini il Cristo-Dio rimane un monarca assoluto.

“Padre nostro che sei nei cieli, venga il tuo regno…”

“Caro Geù Cristo, ti hanno fatto risorgere e diventare Dio, pur di non allontanare il tuo esempio dagli uomini.”

Che fare?

Il solo gesto che mi trovo a desiderare di compiere è infilare nella fessura tra il coperchio e il sepolcro di Cristo, una fotografia di mio padre con questo scritto.

“Caro ppà,

 quello che hai scoperto suli esseri umani, cioé che il loro destino si preordina a loro insaputa durante la gravidanza, è presumibilmente vero e spiega la loro rassegnata sottomissione a chi li opprime.

Tutti sembrano infatti accettare di vivere una vita che non è la loro e che, come tu sostieni, si trovano non a scegliere ma a subire.

A parte Cristo e pochi altri, che ome lui hanno pagato la loro diversità con la vita, nessuno è mai sfuggito al tuo “teorema”.

Anch’io, come loro, voglio sfuggire a un destino preordinato, succeda quel che suceda, e così sia.

Tuttavia, diversamente da Gesù, Gandhi, Luther King, Socrate e pochi altri, non voglio in alcun modo pagare con la vita la scelta di essere me stesso.

L’ultima fotografia che ti rappresenta la metto nel sepolcro di Cristo e spero che questo gesto mi tolga dalla mente l’ossessione di volerti trovare a ogni costo.

Voglio dirti, comunque, caro papà, che qui, davanti al sepolcro più famoso di tutti i tempi, simbolicamente vuoto, ho incominciato a intuire che il tuo allontanamento da me e dalla mamma non sia stato poi tanto arbitrario. Tuo figlio.”

Buona Pasqua Cristiana a tutte le anime Sante

http://www.youtube.com/watch?v=CKtCkOzZIn8

La canzone “Believe” è dei “Savatage”.

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Il viaggio è scoperta, vi regalo questa lettura piena di scoperte, a tema con la ricorrenza odierna.

Da “Il semplice oblio” di Silvano Agosti.

Micro contestualizzazione: il giovane protagonista diciassettenne è partito di casa alla ricerca del padre che anni prima senza dire nulla lasciò il figlio e la moglie alla loro storia, al loro destino. Dopo aver vagato per mezza Europa arriva in medio oriente.

 

Damasco

A Damasco incontro nelle strade solo cavalli, cammelli e automobili, quasi tutte “Mercedes”. Ogni tanto s’intravede qualche europeo, vestito all’occidentale che tra tutti questi barracani e abiti avvolgenti, sembra nudo.

Tutti i greci oltre i vent’anni hanno i baffi, tutti gli arabi oltre i trent’anni hanno la barba e tengono in mano una coroncina gialla, che fanno roteare in giri lenti e sgranano come fosse un rosario.

Un sacerdote comboniano m’invita a pranzo presso la sua congregazione.

Insalata fresca e costolette di pecora alla brace. Un pranzo vero e proprio.

Mi chiede mille “perché” e si stupisce della mia caparbietà nella ricerca del padre.

“Forse è più importante che trovi te stesso, più che continuare a cercare qualcuno che neppure ti vuole.

Più che una necessità la tua, si direbbe quasi una vendetta.

Lo vuoi scovare per dimostrare che tu,come figlio, vali molto più di lui come padre.

Forse se lo lasci in pace, prima o poi sarà lui a cercarti.”

“Lo dice anche mia madre, ma ormai sono nove ani che mio padre tace e si nasconde.”

Il padre comboniano è molto intelligente, parla sette lingue tra cui l’arabo e alcuni dialetti. Ha tradotto le poesie di un poeta analfabeta, di Damasco, che gli ha detteto i suoi versi a memoria.

“Qui l’ombra è una seconda luce

che sdoppia tutto ciò che vedo,

così l’ombra di una rosa

è una rosa più leggera.”

Mi porta a visitare una basilica completamente immersa nell’acqua.

Giriamo il perimetro delle mura afrescate muovendoci su una barca. Sul fondo s’intravedonoi mosaici del pavimento ingigantiti dallo spessore dell’acqua. In un silenzio di secoli il fruscìo della barca sembra un sussurro musicale, portato dal vento.

“Perché l’acqua è rossa?”

E’ frutto di una leggenda.

I turchi avevano assediato Damasco e interrotto ogni possibilità di rifornimento. La città era allo stremo, nell’attesa disperata dell’esrcito egiziano in marcia per portare soccorso agli assediati.

Un bambino di nove anni, per dissetare la sorellina che piangeva con le labbra riarse dalla sete, si era fatto un taglio nella mano e le aveva offerto il suo sangue.

La bambina si era quietata, ma il sangue continuava a sgorgare dalla mano del fratell e il bambino, impaurito, era entrato nella basilica per pregare dio che fermasse il sangue.

E proprio in risposta alla preghiera, la basilica si era riempita di acqua che, mischiandosi col sangue del ragazzo, si era tinta di rosso.

Tutta la città assediata aveva potuto finalmente dissetarsi e resistere all’assedio dei turchi, fino all’arrivo degli eserciti egiziani.

Da allora, dopo oltre sette secoli, nella basilica l’acqua sgorga ancora di color rosso per ricordare la leggenda.

Poi il sacerdote mi porta a visitare la Moschea degli Ommayadi, dove c’è la tomba di Giovanni Battista, il profeta che Erode ha fatto decapitare il cambio di una notte d’amore con la piccola Salomé.

Dopo la danza dei sette veli, la tredicenne si presenta nuda a Erode e la sua bellezza è così splendente che il re le chiede che dono vuole per accettare di darsi a lui. Qualsiasi cosa.

“La testa del Battista”suggerisce la madre.

Il padre comboniano racconta la storia nei minimi particolari.

La testa del profeta fu portata, come si sa, a Salomé su un vassoio d’argento.

Per volontà della piccola danzatrice, la testa viene messa nella camera da letto regale, perché il santo venga costretto ad assistere alla notte d’amore di Salomé con il re Erode.

Ma ecco il miracolo: a causa di un incontenibile sdegno e pur di non assistere all’amplesso d’amore tra il re e la bambina, la testa, attraverso la finestra, rotola via dalla stanza da letto in Gerusalemme e se ne va a Damasco.

“E’ arrivata proprio qui, vedi? Nel cenotafio detto appunto di San Giovanni Battista” mormora il sacerdote “dove è stata sepolta e da allora giace in pace.”

“Quanto dista Damasco da Gerusalemme?”

“Più di trecento chilometri.”

Guardavo la tomba del profeta e cercavo di immaginare il tragitto che la testa aveva compiuto rotolando tra le vie, i campi, i fiumi, le vaste zone desertiche, fino a fermarsi misteriosamente qui a Damasco, in questo spazio consacrato.

La moschea era stata edificata verso il sesto secolo sulle fondamenta di un tempio cristiano, che a sua volta era stato costruito sulle strutture di un tempio dedicato a Giove.

Da Giove a Gesù, da Gesù ad Allah. Onde e riflussi nel vasto mare della fede.

Dal minaretto di Oayt bey una voce lamentosa canta le preghiere della sera e dell’altro minaretto, detto “della Sposa” un’altra voce ancor più lamentosa risponde a intervalli di silenzio.

E dal terzo detto “minareto bianco” o “di Gesù” uno strumento simile a un flauto intona una musica flessuosa, leggera come una brezza matutina.

In questo viaggio mi sento trascinato da una mano invisibile, verso una meta precisa, che tuttavia non conosco.

L’idea di trovare mio padre mi possiede ancora, anche se il mondo, man mano che mi si rivela, tende a sbiadire i sentimenti relativi, per dar vita a emozioni più vaste.

Ora sono attratto dal mondo arabo, con la sua cultura così particolare e inaccessibile.

Ieri ho viaggiato per la prima volta su un dromedario.

Dalla periferia di Damasco fino alla grande strada che conduce in Giordania.

La prima sensazione era che l’animale soffrisse a causa del mio peso, ma il cammelliere, che parla un francese perfetto perché ha studiato a Parigi, mi ha spiegato che il dromedario può caricare senza fatica fino a tre quintali e che portare me è come per una donna tenere in braccio un neonato.

Il cammelliere dice che in Giordania posso mangiare qualiasi cosa mi offrano, ma non devo bere acqua, mai, solo “ciai”, solo thé.

Il “ciai” è un thé nerastro piuttosto aspro e va bevuto in piccolissime quantità, perché è molto eccitante.

Il cammelliere sostiene che è meglio se dormo sui camion o comunque non per terra, per via degli scorpioni giganti.

Gli ho detto che ho visto un saco di gente dormire per terra, tranquilla.

“Per noi è diverso, l’odore del nostro corpo, tiene lontani gli scorpioni, ma tu sei burro e miele, se dormi per terra gli scorpioni ti mangiano in un boccone.”

Ha fatto una gran risata e mi ha aiutato a scendere dal dromedario.

In due giorni sono arrivato a Gerusalemme.

Il centro del mondo occidentale.

La città è divisa in due parti, araba ed ebrea.

Alcuni muratori italiani stanno restaurando la moschea di Omar. M’invitano a mangiare una pastasciutta.

Hanno fatto arrivare pasta e formaggio in aereo dall’Italia.

La moschea ha la upola ricoperta d’oro zecchino.

Il sole, quando cala a picco, sembra incendiarla.

Ora cammino nel Sinedrio, un cortile, piuttosto comune, dove si dice Pilato abbia decretato la sorte di Cristo.

Proprio lì in quell’angolo della loggiail burocrate Pilato si è lavato le mani, consegnando un innocente ai carnefici.

La “folla”, anche se riempiva questo cortile, non poteva comunque superare una trentina di persone.

Dunque il destino di Gesù Cristo e di tutto l’Occidente è stato determinato dall’aggressività sfrenata di poche decine di esseri umani, probabilmente prezzolati.

E ancor più sconcertante appare il fatto che dal Sinedrio al Golgota, la pendenza della strada è quasi inesistente e misura solo poche centinaia di metri.

E poi nella basilica il santo sepolcro, si trova a qualche a qualche metro dal buco della croce.

In una grotta la superficie del sepolcro è divisa in molti quadrati, ognuno dei quali ospita una diversa professione religiosa, formando così vari altari.

Insomma, un luogo di fede.

ede purissima, in quanto nessuno dei luoghi “sacri” corrisponde minimamente alle descrizioni dei testi e comunque nessuno di essi esprime una qualche solennità.

La fiaba dolce del bimbo confortato dal bue e dall’asino, figlio di povera gente, che poco a poco scala la montagna dei secoli fino a divenire Dio in persona, troverebbe qui, nella realtà, fuori dal territorio misterioso della fede, solo…

A DOMANI, BUONA PASQUA! E NON MOLESTATE TROPPO GLI AGNELLI… LE UOVA SI’, QUELLE DICONO CADREBBERO UGUALMENTE DALLA GALLINA.

Perché non è il sogno di tutti!!?

Realtà, immaginazione, incantesimi, razionalità, utopia, poi m’addormento e sogno. E l’altra notte ho fatto un sogno che somigliava a questo:

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Sogno o son desto? Dal blog di Marco Boschini.

Stamattina ho fatto un sogno. Mi ero da poco trasferito in una grande città del nord, piena di auto, e inquinamento, capannoni e cemento. La prima cosa che mi aveva colpito era stata la difficoltà nel trovare casa, considerando le centinaia di gru che svettavano sui tetti delle case e degli altrettanti cantieri aperti. Ma come, mi sono chiesto, con tutta questa apparente disponibilità di alloggi e di edifici da occupare perché si continua a costruire, occupando e inaridendo suolo all’infinito?

Non appena ottenuta la residenza, mi sono ritrovato nel bel mezzo delle elezioni amministrative per incoronare il nuovo sindaco. Mi sono letto i programmi, ho raccolto qualche volantino dai banchetti incrociati alle fermate dell’autobus, ho pure visitato i blog elettorali delle liste in campo. E devo dire che il quadro di insieme mi ha un po’ impressionato, in negativo. Le stesse parole e concetti, con qualche leggera sfumatura giusto per distinguere destre e sinistre, una totale e indiscutibile accondiscendenza per sua maestà Sviluppo e la consorte Crescita.

In mezzo a questa carovana di politica da avanspettacolo ho partecipato alla festa finale del Partito dei Clown, al cui centro del programma c’era la qualità della vita delle persone, insomma lo star bene. La festa consisteva in una grande folla di clown che si abbracciavano, con il candidato sindaco e gli altri in lista che, accompagnati dai/dalle rispettive/i consorti, spendevano il comizio conclusivo in un lungo bacio collettivo. La cosa assurda, ma in fondo siamo dentro a un sogno, è che hanno vinto le elezioni.

Il primo giorno da sindaco il nuovo sindaco ha organizzato una festa per tutti i dipendenti pubblici, in cui oltre a mangiare insieme ha raccontato il nuovo spirito al governo della città: prima di essere dipendenti e amministratori siamo persone, quindi d’ora in poi le persone hanno la priorità sulla targhetta appiccicata all’ufficio. Cominciamo a venire al lavoro insieme, al mattino, così eliminiamo un po’ di smog e traffico dalle strade e impariamo a conoscerci, e se qualche giorno non riusciamo a venire al lavoro o abbiamo la testa altrove i sindacati non servono, basta dirlo e qualcun altro mi sostituirà. Ovviamente il nuovo clima di fiducia e rispetto creatosi ha raddoppiato l’efficienza e la produttività degli uffici comunali a favore dei dipendenti stessi e dell’intera cittadinanza.

Poi l’amministrazione ha cambiato il regolamento edilizio del Comune, inserendo l’obbligo della certificazione energetica delle case, imponendo l’installazione dei pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua, incentivando il recupero dell’acqua piovana e la coibentazione degli edifici, le tecnologie ecologiche e l’abbattimento degli sprechi. In più ha lavorato splendidamente per il recupero degli edifici inutilizzati e ha abbellito la città, arricchendola di colori e spazi aperti, piste ciclabili e verde.

Il passo successivo è stato quello di “fare le pulizie in casa“, e ha commissionato un piano di ristrutturazione energetica degli edifici pubblici e della pubblica illuminazione, questo ha consentito alla città un taglio significativo delle emissioni di Co2 in atmosfera e di risparmiare milioni di euro sulla bolletta energetica del Comune.

Hanno poi lavorato sui rifiuti, introducendo il sistema di raccolta differenziata porta a porta arrivando a differenziarne oltre l’80 per cento. Al tempo stesso hanno avviato corsi di formazione e informazione per ridurre la produzione dei rifiuti alla fonte, regalando a tutti i residenti uno stock di borse per la spesa ecologiche, incentivando l’acquisto dei pannolini riutilizzabili, promuovendo mercatini dell’usato e del baratto in ogni quartiere della città e attivando un progetto nelle stazioni ecologiche del posto, in cui i cittadini tramite una “carta di credito dei rifiuti” acquisiscono crediti conferendo oggetti che non ritengono più di utilizzare.

Alla stazione ecologica un gruppo di ragazzi di una cooperativa sociale recuperano e riparano gli oggetti (biciclette, computer, mobili, giocattoli, vestiti, ecc.) e li rimettono in circolazione, allungandogli la vita. Lo stesso cittadino, a sua volta, può spendere i propri crediti portandosi a casa cose di suo gradimento.

Questo nuovo approccio ha permesso e favorito la nascita di decine di gruppi di acquisto solidale, di banche del tempo, di associazioni locali che hanno ridato slancio e ali ad un’idea di Comunità diversa, collettiva. Insieme, siamo stati travolti da un’ondata di buon senso e ottimismo che ha portato noi cittadini a seguire l’esempio virtuoso del comune, sperimentando nuovi stili di vita.

Negli anni i progetti sono proseguiti con grande entusiasmo. Sono nati i condomini sostenibili nell’edilizia residenziale pubblica, a scuola dirigenti scolastici illuminati hanno messo “guardiani della luce” in tutte le aule, abbattendo così il 60 per cento dei consumi energetici, il Comune ha introdotto gli acquisti verdi nella pubblica amministrazione e da allora si beve solo caffè del commercio equo e solidale, alle mense scolastiche è tutta roba biologica e comunque locale, i detersivi per le pulizie sono ecologici e la carta negli uffici è ovviamente riciclata.

I cittadini si sono messi a comprare i pannelli solari e per farlo non devono perdere la testa su internet alla ricerca infinita della ditta giusta: si rivolgono all’ufficio ambiente del comune che gli fornisce ditta, sconto del 50 per cento e nome dell’idraulico certificato, oltre alla banca sotto casa pronta a finanziarti il piccolo investimento che hai deciso di fare.

I bambini hanno riconquistato la città, che non è più delle automobili. Girano liberi e indisturbati con le loro biciclette e a scuola ci vanno da soli, con il piedibus. Gli unici mezzi che girano per strada sono i pulmini ecologici del comune e i taxi collettivi. Le sole auto private autorizzate a muoversi sono quelle di una ditta del posto che ha attivato il car-sharing e il car-pooling, a vantaggio di quelli che proprio non riescono a conciliare gli orari con il trasporto pubblico, in questi anni potenziato per davvero.

Poi è suonata la sveglia e ho fatto colazione. Mi sono subito reso conto che mi piacerebbe vivere in un posto così, e che le cose che si sono andate a incastrare nel mio sogno in realtà non sono fantasie, accadono davvero, sparse in decine di territori e amministrazioni locali. Io dico che il sogno vero sarebbe provare a metterle in fila tutte, queste straordinarie esperienze, e tentare di sperimentarle in un unica realtà.

C’è un qualche sindaco disposto a fare da cavia? Telefonateci, sognate insieme a noi…

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Poi mi sono svegliato e ho guardato fuori dalla finestra, grigio. E nella finestra del pc ho trovato due mappe questa è quella degli inceneritori, abito a non più di 6 o 7 km in linea d’aria dall’inceneritore di Pero.

E questa è quella dove “Il popolo della libertà” vuol piazzare le centrali nucleari:

Mi domando nella mia infinita ingenuità, ma Report, loro, l’anno visto?

Mi domando nella mia infinità ingenuità: ma dove vogliono arrivare? Ma cosa vogliono fare? Ma chi sono? Ma dove sono? Ho intorno gente così? Davvero!!?

Oggi ho un po’ perso tutta la forza, il grigio fa male. I “miei” progetti reggono, il Tibet è esportabile ovunque! Le forze economiche sono più potenti e subdole di quelle occulte, e si palesano, cazzo se si palesano! Prendono forma col sogno di far diventare ricco pure me, anche te, e tutti dietro a inseguire il sogno sbagliato…

E’ meglio che mi riaddormenti, domani sicuramente avro’ fatto un altro sogno ed avrò tutta la voglia, il coraggio e la combattività per realizzarlo.

Tibet, giochi olimpici e informazione…

http://www.youtube.com/watch?v=6iK1F_E9VFE

 

Proposta dal blog del Migliore Amico dell’uomo Beppe Grillo:

L’Italia non deve partecipare alle Olimpiadi di Pechino. I Giochi Olimpici sono bagnati del sangue dei tibetani. A Lhasa sono morte almeno 100 persone, alcune bruciate vive. Protestavano nell’anniversario della sanguinosa repressione cinese del 1959.
Il buddismo non è una religione di conquista, non ha causato stragi secolari come le religioni monoteiste. Il buddista può essere ucciso, ma non uccide. Continua qui…

 

Vaglielo a dire Beppe a chi è da una vita che suda, lotta, lavora, s’allena, vince, perde, s’infortuna, crede, sogna, guadagna, vive. L’ecologia, l’etica prima di tutto dovrebbero essere nei nostri pensieri, nel nostro cuore, dovremmo centrigugarci, fare RESET, e ripensare da capo a quel che facciamo e perché. Finché il talento viene coltivato per fare merce non invertiremo mai la rotta. Ma ne parliamo un’altra volta perché è un discorso lungo…

 

Se vuoi soppesare quanto la nostra stampa, italiana intendo, stia dedicandosi all’argomento Tibet, dai un occhio qui.

 

Dal Diario Azzurro del Migliore Amico dell’uomo Silvano Agosti:

Un nuovo ed orrendo genocidio sta avvenendo in Tibet in questi giorni.
I mezzi di informazione non sanno, o non vogliono sapere, o hanno paura disbilanciarsi, quello che sta accadendo realmente a Lhasa ed in tutto il Tibet. Quando parlano di circa 80 morti, o se citano le fonti cinesi parlano di 10 morti (!), non hanno idea di quanto siano lontani dalla realta’. Ora noi siamo a Kathmandu, Nepal; ieri, domenica 16 marzo, un nostro amico Tibetano e’ riuscito a parlare con suo fratello a Lhasa. Il fratello gli ha detto di aver assistito personalmente ad uno dei tanti massacri: UNA FOLLA DI CIRCA 300-400 TIBETANI E’ STATA CIRCONDATA DALL’ESERCITO IN UN’AREA DIETRO IL POTALA ( L’ANTICA RESIDENZA DEL DALAI LAMA A LHASA), E LUI LI HA VISTI MASSACRARE TUTTI A MITRAGLIATE!!!
Se questo e’ un episodio, (che non sapremo mai dai media), quanti altri ne stanno accadendo in tutto il Tibet?
Cio’ che viene riferito dai media e’ solo una frazione della realta’, e’ sempre cosi.
In Tibet si sta nuovamente consumando il tentativo di far tacere per sempre un popolo innocente, un popolo che non ha altro scopo che coltivare il proprio intento spirituale.
Una cultura unicamente devota alla Saggezza, a che ritiene la Compassione il potere piu’ grande e definitivo.
Tutto cio’ e’ percepito dal governo cinese, nella loro follia di potere e dominio, nella loro ottusita’ cieca e senza senso, come una grande minaccia.
Per questo non hanno esitato, e non esiteranno, a farli tacere e distruggerli in ogni modo.
Vi prego di aiutare il Tibet con ogni mezzo, e di far sapere con tutto lo sforzo possibile da ognuno di noi, cio’ che sta realmente accadendo.

Kathmandu’, 17 marzo.

Aronica Gabriele ( Videha).

 

— ALTRA FONTE —-

La situazione in Tibet è grave nonostante la protesta dei monaci sia stata pacifica! I Lama chiedono di far girare questo messaggio fra tutti i buddhisti e sostenitori perchè vengano recitati mille mantra ‘OM MANI PEME HUNG’ (pronuncia tibetana di Om Mani Padme Hum).

 

Tibet, devo dire la mia? Preferisco farla!

http://www.youtube.com/watch?v=bzi-4OG6QsE

 

Questo video in Cina non verrà mai visto, l’accesso a YouTube in Cina è bloccato per evitare che i cittadini cinesi sappiano cosa succede a Lhasa. Ho un amico d’infanzia che sta a Pechino per lavoro. Quotidianamente gli spedisco i post di quello che scrivo qui nel blog e sistematicamente non riesce ad aprire le pagine internet che gli invio. Continuo imperterrito attendendo che un giorno mi risponda “Oh, Andre, è arrivato il tuo post!”.

Uno + uno fa due: le dittature non possono sopravvivere senza il controllo dell’informazione. Vado avanti a scoprire l’acqua calda? Ma sì dai, bere acqua calda stimola le funzioni epatiche, e allora mi domando: dove sono ONU, NATO, USA, UE, CEE e i loro giornalisti? Non siamo ancora pronti per esportare il nostro modello democratico? Cosa diavolo sto dicendo!!? Se solo pensiamo d’esportarlo scoppia il terzo conflitto mondiale e hai voglia a non mangiare carne per risolvere il problema ambientale… La Cina fa paura! Domina l’economia globale…

Stai tranquillo, non sono del tutto uscito di cotenna, non voglio che Yankees o Crociati sellino i cavalli, brandiscano spade e pistole e vadano a combattere in Tibet, ma che si faccia qualcosa per uno degli ultimi popoli che vive pacificamente sulla sua terra è un dovere morale di ogni cittadino del mondo. Ed ecco che qui le mie piccole azioni quotidiane entrano in campo con molta più forza rispetto a qualsiasi cazzata o concetto elevatissimo possa scrivere io nel “mio” blog e qualsiasi giornalista sul suo giornale o sulla sua televisione. Quello che compro, quello che mangio, quello che leggo, quello che sogno, quello che dico, come educo “mio” figlio, sono la realtà tangibile e il cambiamento che libera prima di tutti me stesso e la “mia” famigliola dalla dipendenza di questo stato di cose, non collaboro a quel che succede dall’altra parte del mondo, GUERRE, perché non ne dipendo, perché sono autonomo energeticamente, intellettualmente, emotivamente, alimentarmente… Mi vien fuori anche oggi un post lungo, non voglio diventare noioso, vorrei m’ascoltassi. Guardassi l’etichetta quando compri qualcosa, se è tutto made in Cina, e costa poco, e ne compri un altro, e un altro e un altro ancora, non sei tu che compri quello che compri ma è il comprare che compra te. E allora fermati un momento, realizza che questa non è la soluzione, questo è il rifugio al valore che non riesci a dare alla tua vita e cerca una fuga, uno sfogo: comprare, ingollare, ingoiare.  E col cibo è uguale. Siamo occidentali, ci siamo sviluppati SNATURANDO. Asservendo la natura, e la nostra stessa natura umana, all’egoismo, al MIO, cercando soluzioni altrove, non guardandoci mai dentro, cercando premi ed appagazioni, e abbiamo girato sotto sopra il mondo. Logica conseguenza di tutto ciò è che un popolo pacifico che non crea profitto, ma vive felice nella sua terra coltivandola e coltivandosi venga estirpato come così come l’ultimo piccolo fiore del giardino.

Sbaglio anch’io, mica sono un tibetano io! Sono un Coglione, ho molto rispetto per la parola coglione non preoccuparti per la mia autostima, martedì prossimo esordisco al cabaret. Sono stanco quando torno da lavoro, pensa che ieri sera mi sono stravaccato sul divano e ho guardato l’inizio di ”Sorvegliato speciale” su rete quattro che non è ancora sul satellite, ignorando il MIO tesoro la mia PICCOLA famigliola. Ed è così, per guadagnare il necessario per vivere spendiamo tutto il nostro miglior tempo, teniamo in piedi questa economia che crea rifiuto e non funziona, e poi stanchi, stufi, persi, cerchiamo appagazione per quello che ci siamo tolti, che abbiamo perso, la cosa più importante: IL TEMPO PER VIVERE. E il circolo vizioso cui siamo consociati continua a triturare tutto cancellando BIO DIVERSITA’, unica immensa forza del sistema terra che ci ospita.

Voglio di meno, voglio meglio!

Spesso non ci riesco ma cerco di costruire e costruirò PICCOLI SPAZI DI FELICITA’  condivisibile e di VIVERLA. Ci vuole un’altra testa che costruisca un’altra vita!

 

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