Disintossicarsi dal consumismo, anche l’arte è figlia della decrescita!

Intervista con Maurizio Pallante di Davide Pelanda
Tratta da Megachip

«Siamo tossicodipendenti della crescita e del consumo, siamo stati colonizzati nel nostro immaginario, abbiamo subito l’economicizzazione del nostro spirito: e i nuovi profeti ci colpevolizzano se non siamo sufficientemente calcolatori. Ma i drogati, si sa, sono vittime con la tendenza a continuare ad assumere la droga e non a curarsi. Sono le multinazionali come la Nestlé o la Total che finanziano i modi per impedire che noi, drogati del consumo, possiamo curarci». E’ l’“eretico”, il francese Serge Latouche, padre della decrescita che parla. E c’è chi condivide anche in Italia.

«Penso che Latouche abbia completamente ragione, dice Maurizio Pallante, presidente del Movimento per la Decrescita Felice in Italia (www.decrescitafelice.it) e che attualmente svolge un’attività di ricerca e divulgazione scientifica sui rapporti tra ecologia, tecnologia e economia. Anzi molte delle cose che lui ha detto sono di una importanza fondamentale. In particolare l’esigenza di porre la decrescita a fine dell’attività economica e produttiva è un concetto che rompe con uno dei fondamenti delle società industriali avanzate. E’ un concetto che non viene accettato perchè non viene fondamentalmente compreso.

Ho letto una critica che fa Piero Bianucci all’ultimo libro di Latouche in cui dice, in un esempio iniziale, che i bambini crescono e gli alberi crescono. Però non ha l’onestà intellettuale di dire che gli adulti non crescono più e che gli alberi, da un certo punto in avanti, non crescono più. Non è che la crescita è un fattore di qualità, lo può essere in certe condizioni. Mentre invece l’unica crescita che prosegue senza limitazioni è quella tumorale».

Ma che senso ha allora parlare di descrescita? E’ utopia? Va contro il Progresso?
«Bisogna saper distinguere che cosa significa realmente progresso e che cosa ci hanno fatto credere che esso significhi. Se come progresso si intende la capacità di accrescere in continuazione la quantità di oggetti materiali e di merci che consumiamo, allora questo è un falso progresso, come diceva già Pasolini. Se invece per progresso si intende un miglioramento delle condizioni di vita generalizzato e tendente ad allargarsi per tutta l’umanità non è possibile proseguire con questo modello: occorre saper distinguere tra i beni (cioè degli oggetti) ed i servizi che rispondono alle esigenze reali degli esseri umani e le merci che invece rispondono all’esigenza del Prodotto Interno Lordo ed all’esigenza di farlo crescere sempre più. I due valori non omogenei. Si può avere un aumento della produzione di merci e una riduzione della qualità della vita».

Ovunque sentiamo parlare di Pil, Prodotto Interno Lordo che dobbiamo far crescere per migliorare la nostra qualità di vita. E’ vera allora l’equazione più soldi=più ricchezza= più benessere?
«No, non mi risulta. Assolutamente. Perchè questo concetto non distingue tra l’idea di bene e l’idea di merce. I beni sono degli oggetti, dei servizi, che migliorano le condizioni di vita degli esseri umani, le merci sono degli oggetti e dei servizi che vengono scambiati con denaro. Il Prodotto interno lordo misura la quantità delle merci ma non verifica se le merci sono dei beni o meno. La capacità di distinguere tra i beni e le merci è fondamentale. Esistono delle merci che non sono beni ed esistono dei beni che non sono merci.

Due esempi: una casa malcostruita per essere riscaldata ha bisogno di 20 litri di gasolio al metro quadrato all’anno. Essa fa crescere il Pil più di una casa ben costruita che ne ha bisogno solo di 7 litri o addirittura meno. Tutta l’energia in più, che nel caso nel rapporto tra una casa da 20 e una casa da 7 litri è di due terzi, è una merce che fa crescere il Pil ma non è un bene perchè si disperde a causa della cattiva coibentazione dell’edificio. Abbiamo quindi una crescita del Prodotto Interno Lordo ma un peggioramento delle condizioni di vita: una casa che consuma 20 litri manda in atmosfera i due terzi di CO2 in più rispetto allo stesso edificio ben costruito.

Esistono anche beni che non sono merci e che non fanno crescere il Pil. Pensiamo ai beni, oggetti e servizi autoprodotti donati per amore: non vengono scambiati per denaro, non fanno crescere il Pil ma soddisfano delle esigenze umane in maniera molto migliore rispetto alle merci equivalenti».

Noi, consumatori grassi e tristi che sperperiamo ovunque; voi fedeli alla Decrescita ed al ritorno alle antiche abitudini contadine di un tempo, forse bucolica, felici e contenti. E’ così? Come si può fare affinchè anche i ricchi e sfrenati consumisti siano felici e non tristi?
«Questa cosa non è affatto bucolica, a parte che non c’è niente di negativo vivere in un ambiente sano, naturale. Ma se in questa maniera si pensa di ridicolizzare una aspirazione di un ritorno ad un passato mitico, siamo veramente fuori strada. La decrescita è felice perchè la riduzione della produzione del consumo di merci che non sono beni è un fattore che porta felicità. Essa richiede però più tecnologie rispetto ad una società basata sullo spreco delle risorse. In una casa che consuma 7 litri di gasolio per metro quadro, come dicevo in precedenza, si sta meglio fisicamente in quanto, non disperdendo il calore, le pareti sono calde e il nostro corpo è molto sensibile a quel calore più ancora di quanto non sia sensibile al calore dell’aria della stanza. Ci vogliono dunque tecnologie più avanzate che ci consentano di costruire case che consumano di meno, che ci facciano stare meglio, ci facciano essere più felici e contribuiscano a ridurre l’effetto serra. Esse quindi diventano un fattore, per quanto piccolo che sia, di miglioramento del benessere collettivo».

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Sarebbe interessante approfondire perché il “popolo” non capisce la Decrescita. Che poi non la capisce solo perché ha davanti agli occhi il sogno di diventare ricco, perché il mondo è una grande terra di conquista e non un regalo da rispettare. Un giorno approfondiamo, e comunque di certo essere poveri è sconveniente, il ricco può scegliere, il povero obbedisce.

Intanto permettimi di dirti che “l’arte” è frutto della decrescita. E già che ci sono ti regalo anche una poesia, figlia dell’arte, spero, frutto della decrescita, appunto!

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Parte con un raccontino strampalato:

…per la terza volta confermovi ed ho una serie infinita di testimoni ed un vissuto alle spalle che parla per me, dicente a voce chiara, forte e ben distinta che “sì, son proprio tutto scemo!” L’approcio al teatro e alla scrittura son solo una veicolazione dell’immenso patrimonio di deficienza sviluppato dalle sinapsi encefaliche datemi in permuta. Tento di veicolare perché qua nel mondo di fuori, di quelli che fanno affari, studiano, verticalizzano e massimizzano i profitti, dicono che i talenti vanno fatti fruttare. Ma io in cuor mio e colle punte delle dite battenti su questi cubettini intrisi di corrente vi dico che vedo fruttare solo merda. Forzature. Mica arte! E messo a verticalizzare faccio una cazzo di fatica… “Contestualizza stronzo!” Così mi dico, ma ammé mica mi piace far tutta sta cazzo di fatica! Alla democrazia preferisco una dittatura che mi lasci libero di fare quel cazzo che voglio quando minchia ne ho bisogno, ma forse sarebbe stucchevole. Nel mentre scorreggio, spernacchio e sputo. Mi gratto il culo quando serve e se mi fate girare le minchie vi mando pure affanculo! L’arte sta nell’estemporaneità della scorreggia. L’arte sta nel verso inconsueto e incomprensibile per chi va solo dritto. Il resto son cataloghi da sfogliare per scegliere come comporre il pezzo. Che cazzo vengo a fare a teatro? È più divertente vivere!

Scusate lettori telematici, non c’è contesto, e senza contesto non si capisce una mazza… ve lo spiego brevemente. Quel che avete letto poc’anzi, era una risposta ai miei compagni del teatro. Era un tentativo di uscire dal terreno protetto della finzione, teatro, dove si può dire qualsiasi cosa passi per la testa, copione. Il tentativo di portare lo spazio protetto del teatro nella vita. La semplice rivendicazione dell’arte. Quello che faccio tutti i giorni su questo spazio fatto di micro cip e fibre. Che per alcuni non è arte solo perché non remunerata, per il mio concetto e la mia ricerca di arte invece è proprio Arte perché NON remunerata! Perché libera di dire quello che vuole, quello che deve. Comunque non turbatevi, ancora poco e potrete pagarmi!

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L’Arte

 

L’arte sta nel piacere della cazzata.

Nell’abbandono del cervello razionale all’istinto.

E se ci metti cervello e studi,

poi devi tagliare e tagliare,

togliere e denudarti di tutto il nozionismo inutile

per tornare all’istinto, al primordio,

allo stupefacente, allo spontaneo,

al semplice ed immediato.

L’arte non va capita.

L’arte va lasciata andare.

L’arte va lasciata stare.

L’arte non va imparata e nemmeno incanalata,

quella è merce, l’arte si perde.

L’arte, l’arte…

è un percorso per conoscersi o per perdersi

ed io, me la sono giocata a carte.

 

Arcano Pennazzi – L’Arte – Editrice “non c’è ancora”… tra poco c’è!

 

Anno zero, tra sintesi e poesia, c’ho preso gusto!

Ecco il riepilogo della puntata dello scorso giovedì:

 

Napoli, Chiaiano,

manganello in mano.

Emergenza,

rifiuti,

Mussolini, la nipote…

Cognome pesante,

labbra ancor di più:

“Più silicone per tutti!”

Di Pietro, Belpietro

uno serve, l’altro usa.

Inceneritore sì, inceneritore no,

fate come volete, ma non a casa mia!

Rifiuto, segnale d’allarme di un’economia che non funziona,

che genera e non si rigenera,

che si fonda sullo spreco, l’inutile e la mazzetta…

“Più lavoro per tutti!”

Come più lavoro?

L’esubero di rifiuto non è già più allarme?

“Per tutti lavoro”, che è diverso…

Meno tasse, il governo promette…

il manganello mantiene!

Raccolta differenziata,

“Sì ma quando?”

Domani!

Iervolino e Bassolino,

il finale è già scritto,

un po’ come Totò e Peppino,

…a tarallucci e vino!

Risate amare di una vecchia Napoli che muore.

 

“Vedi Napoli e poi muori…”

 

I Complimenti e l’autostima…

Mi serve, ci serve, un po’ di autostima perché nel nostro modello cultural-comportamentale, qualcuno direbbe semplicemente: nella realtà, il modo per farsi i complimenti è quello che vi ho raccontato nel secondo video, tratto dal mio primo sforzetto letterario “I Piedi Parlano”. Però cosa può succedere a fondare i propri talenti sulla sicurezza di credere in sè stessi… il primo video lo racconta con un sorriso.

Ah, approposito di sforzetti letterari, ci siamo quasi… Nel giro di un mese sarà aperta e attiva la mia casa editrice on line, che ne dite, come nome, di “Editrice non c’è ancora… Ora c’è!”?

 

Un pazzo!! Ma che piacere…

Si sa che chi si loda s’imbroda, ma un pò di autostima non fa di certo male anzi! Oggi ho così bisogno di stimarmi, al punto che mi va di condividere col globo i complimenti giuntimi da un folle:

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Salve Arcano mi chiamo G. e ti dico solo che tu sei un GRANDE - VERAMENTE UN GRANDE!!! Complimenti!

Ti scrivo per chiederti qual è il titolo e l’autore della colonna sonora del tuo video tributo all’immenso Stefano Baldini naturalmente non quella dell’inizio video bensì quella che lo accompagna fino al traguardo.

Rispondimi quanto prima perchè voglio mettere quella canzone sul mio ipod e allenarmi pensando a quelle immagini e alle parole stupende che tu ci hai messo… “PERCHE’ NON SI PUO’ CORRERE PIU’ VELOCE DI UNO SCHELETRO CHE PASSEGGIA, PERCHE’ NESSUNO PUO’ REGGERE IL PASSO CHI STA MORENDO MENTRE VOLA…”

Grazie infinite Arcano e complimenti ancora per tutto.

PS 1: Guardo quel cazzo di video perlomeno una volta al giorno, mi ha stregato, è la mia ispirazione.

PS 2: Se ritorno alla maratona di NYC pure quest’anno e ci torni pure tu, se ti vedo ti vengo a salutare e mi raccomando allenati e non dimenticare questa mail.

Ciao Ciao.

G.

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Ah, comunque se siete curiosi anche voi, il gruppo si chiama “Savatage”, l’album è “Dead winter Dead”, è la canzone s’intitola “Not what you see”.

GengisGas non perdona!

Solito in uso, la lista della spesa è dentro l’immagine qui sopra.

Allora l’incontro per il 9 giugno è fissato! Ci vediamo in libreria da Lara alle 21.00. Come vanno le ricerche dei fornitori? State dandovi da fare?

Intanto siamo riusciti a chiudere l’ordine delle coppette lunari con un successone! 15 nuove Wonder Woman vagano per il mondo, 15 nuove portatrici sane del virus benevolo!

Ah, come se non bastasse, abbiamo anche un blog nuovo di zecca dedicato alle nostre bio - equo - etico - gas - avventure:

http://galassiapaderno.wordpress.com/

 

Decrescita o impoverimento?

di Marco Cedolin

La stima dell’indicatore dei consumi di Confcommercio (Icc) resa nota oggi mette in evidenza un calo dei consumi dello 0,7% nel primo trimestre del 2008, mentre lo scorso mese di marzo registra un -1,7% rispetto al marzo 2007. I risultati di un’indagine condotta dal Dipartimento di sociologia economica dell’Università di Messina, pubblicati su Repubblica, raccontano di “un’inflazione reale” più che raddoppiata nel corso degli ultimi 4 anni.

Come conseguenza di una situazione sempre più drammatica, in questa Italia che anziché rialzarsi, secondo i dettami degli spot elettorali, sta affossandosi sempre più sulle ginocchia, le famiglie italiane in crescente difficoltà stanno cambiando le proprie abitudini. Ripiegano per i propri acquisti sui negozi cinesi (soprattutto per quanto concerne l’abbigliamento) e scelgono prodotti di scarsa qualità, fanno scorte alimentari seguendo le offerte promozionali dei discount e coltivano il pezzo di terreno ricevuto in eredità dal nonno per avere frutta e verdura di buona qualità a basso costo.

Molte volte quando scrivo o parlo di decrescita, qualcuno di fronte al progressivo impoverimento delle famiglie italiane sottolinea che la decrescita è già in atto e non si tratta in fondo di una gran bella cosa. Confondere l’impoverimento con la decrescita è un atteggiamento abbastanza comune e tutto sommato comprensibile per chi non abbia approfondito l’argomento ma rischia di creare una confusione di fondo in grado di far perdere ogni coordinata.

L’impoverimento e la decrescita non hanno nulla in comune, anche se una delle tante risultanti di entrambe le situazioni può essere costituita dal ritornare a coltivare l’orticello ereditato dal nonno, pratica comunque virtuosa in sé a prescindere dalle motivazioni che hanno indotto la scelta.

L’impoverimento è una situazione imposta dalla congiuntura economica che determina un decadimento del benessere individuale. L’impoverito è costretto ad acquistare merci a basso costo di qualità scadente, importate da paesi a migliaia di km di distanza. L’impoverito deve basare la propria alimentazione sulle offerte promozionali dei discount, a fronte di viaggi in auto alla ricerca della promozione più alettante e di prodotti che spesso arrivano da molto lontano, dalle dubbie qualità sia sotto l’aspetto organolettico sia dal punto di vista nutrizionale. L’impoverito è costretto ad operare delle rinunce che mettono a repentaglio il suo benessere e la qualità della sua vita, solamente al fine di ottenere un risparmio monetario che possa permettergli di sopravvivere.

La decrescita (a prescindere dal fatto che si tratti di quella teorizzata da Serge Latouche o di quella “felice” praticata da Maurizio Pallante) non mira a diminuire il benessere delle persone, ma al contrario si propone di migliorarlo ed accrescere la qualità di vita dell’individuo.

La decrescita non passa attraverso l’impoverimento, tenta semplicemente di ridurre la dipendenza delle persone dall’economia rendendole più libere ed autosufficienti senza deprivarle assolutamente del loro benessere.

La decrescita pretende la ristrutturazione degli edifici in funzione del loro rendimento energetico, creando in questo modo posti di lavoro e risparmi dei consumi. La decrescita persegue il miglioramento della rete di distribuzione dell’energia, un miglioramento in grado di creare occupazione e taglio degli sprechi energetici. La decrescita privilegia la filiera corta ed i prodotti locali in un’ottica di ridotta movimentazione delle merci, risparmio economico e miglioramento della qualità degli stessi. La decrescita non mira a ridurre il potere di acquisto dei salari ma al contrario intende integrarlo attraverso l’autoproduzione, lo scambio ed il dono che permettono di ridurre il numero di beni dei quali è necessario l’acquisto sotto forma di merci. La decrescita si oppone alla società globalizzata dove persone sempre più povere sono costrette ad acquistare merci sempre più povere (il cui costo è determinato in larga parte dal loro trasporto inquinante per migliaia di km) e propone una società a misura d’uomo dove sia possibile riscoprire il senso della comunità, ricostruire rapporti conviviali, privilegiare la qualità alla quantità ed al gigantismo. La decrescita vuole ridare un senso al lavoro interpretandolo come valorizzazione delle qualità dell’individuo, del suo estro e della sua creatività finalizzato a “creare” qualcosa di utile, in netta contrapposizione con lo svilimento attuale del mondo del lavoro, costituito in larga parte da pratiche ripetitive e meccaniche di scarsa utilità (i call center rappresentano un esempio su tutti) in grado di produrre solo alienazione e salari insufficienti a garantire una sopravvivenza dignitosa.

L’impoverimento rappresenta semplicemente il futuro di un modello di sviluppo basato sulla crescita infinita dei consumi che nel momento in cui i consumi cessano di crescere inizia a creare esclusione sociale e precarietà, esattamente il contrario della decrescita che si muove per evitare che tutto ciò accada.

Le fiabe, la play, i ftalati e noi bimbi…

Ero a pesca nella rete, ed ho trovato due pesciolini, uno tanto buonino, ed uno proprio cattivello. Quello buono è una di quelle cose semplici e gratuite che però richiede tempo e voglia, quello cattivello muove migliaia di milioni di soldoni con lo strizzar d’occhio della pubblicità e l’invidia che io e gli altri bimbi ci facciamo a restare indietro con un gioco più vecchio di quello dei nostri amici.

Ora, io non voglio tornare all’età della pietra, perché sai quanto si stava scomodi, e che freddo, e che caldo e che paura, e che fatica… vorrei solo capire perché non si riescono a muovere grandi capitali senza lasciar cacche puzzolenti in giro per la strada? Perché se ci metti sopra il piede, ok che la fortuna può baciarti, ma se non ti bacia resti cornuto, mazziato e colle scarpe piene di merdina.

Sono un bimbo un po’ qualunquista che cerca spegazioni, ma fa una fatica a trovarle, voi grandi siete sempre di corsa… se sei un grande e sai darmi una spiegazione, io ti ascolto ed imparo volentieri!

Senti un po’ qui:

Leggete fiabe ai bambini! Si è saputo che leggere ad alta voce fiabe ai bambini aiuta nello sviluppo del linguaggio. Ora arriva la prova scientifica, da uno studio pubblicato sugli Archives of Disease in Childhood, condotto dal pediatra Barry Zuckerman della Boston University School of Medicine.
La stimolazione linguistica nei primi anni di vita del bambino è fondamentale, li aiuta ad andare meglio a scuola e a sviluppare un’arte del linguaggio.
Il racconto del genitore è poi un mezzo fortissimo di scambio emotivo.
E vissero tutti felici e contenti…

Genitori, vi riconsiglio anche di leggere “Come un romanzo” del signor Daniel Pennac, il mio papà dice che si impara moltissimo da questo piccolo e semplice libretto!

Genitori vi consiglio anche di regalare Nintendo Wii, Sony PlayStation 3 Elite e Microsoft Xbox 360: sono le tre console per videogiochi messe sotto accusa da Greenpeace. Mica vorrete lasciare quelli di green peace con le mani in mano…

Le tre grandi case produttrici erano state introdotte all’interno della storica ecoguida dei prodotti elettronici realizzata dall’associazione ambientalista, con la promessa che avrebbero eliminato le sostanze tossiche dai loro prodotti.

Una promessa disattesa, se è vero ciò che è emerso dallo studio Playing dirty.

PVC, ftalati, berillio e ritardanti di fiamma a base di bromo sono infatti le sostanze tossiche presenti secondo livelli molto alti in tutti i prodotti in questione.

I ftalati sono sostanze tossiche usate per rendere flessibile il PVC e proibite in giocattoli e articoli per bambini venduti nell’Ue.

Tra quelli identificati nelle console c’è il DEPH (ftalato di bis 2-etilesile), classificato come tossico per la riproduzione, data la capacità di interferire nello sviluppo sessuale dei mammiferi, in particolare i maschi.

L’altro flatato è il DiNP (ftalato di diisononile), identificato nella Xbox, e vietato solo in quei giocattoli e articoli per bambini destinati a essere introdotti in bocca.

Ecco di seguito, invece, i fattori positivi emersi dallo studio:

- Nintendo Wii: non sono state riscontrate leghe di berillio nei contatti elettrici ed è stato osservato un uso limitato di PVC e ftalati

- Playstation PS3 di Sony: contiene circuiti stampati “privi di bromo”

- XBox 360 di Microsoft: impiega meno ritardanti di fiamma delle concorrenti nelle custodie

Nel complesso poco, se si considera quanta moneta sonante entra ogni anno nelle tasche dei tre colossi. Considerate che in Italia, nel 2007, sono state vendute 5 console al minuto, con un incremento del 48% rispetto all’anno precedente.

Fate un po’ i vostri conti…

Playing dirty Per maggiori informazioni leggi Greenpeace

Cose da grandi, vado a farmi leggere una storiella…

 

Come dire…

…l’unione fa la forza!

Altro che Homo Homini Lupus…

E ho detto tutto…

Che lo Sforzo sia con noi!

 

Improvvisazioni all’Arco del Re

Sopra la locandina ufficiale.

Ditemi ora se non è meglio quella ufficiosa:

Ah, ah, ah, sono aperte le votazioni!

Ué, mi raccomando per domenica non mancate!

 

Regali ai bimbi e auguri sconnessi…

 

Giornata di regali l’odierna, da apprendista papà provetto mi regalo tre preziosi concetti estrapolati qua e là dal quotidiano:

 

1° Riempire i bambini di regali è diseducativo perchè li induce a chiedere sempre di più e a valutare l’affetto dei genitori in base alla quantificazione materiale dei beni ricevuti, i regali superflui inducono nei piccoli sempre nuovi bisogni falsati ed avulsi dalla realtà.

Allora per i compleanni e i natali abbiamo pensato al gioco di impacchettare a Papo dei giochini che ha già. E vediamo che faccia fa? Comincia proprio adesso, a due anni, a capire cosa sono giochi e regali. Non gli interessa il valore, ciò che interessa gli adulti, lo colpisce la sorpresa, la novità, ciò che lo spiazza. Per lui è gioco un cucchiaio che diventa microfono, e canta in playback “Oh, Diana” di Celentano, sono gioco le sue gambette flessibili come molle, la sua voce che scopre parole e parolacce, la vita è un gioco ed un bimbo è un’incredibile artista! Recita, canta, suona, balla, dipinge, vive nel meraviglioso mondo della FANTASIA!

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2° Siamo scimmie Anna… guarda Tommy e Papo crescono imitando quello che vedono. E’ per questo che devono avere dei buoni modelli. Da buona scimmia quale sono ho scritto esattamente come ho pensato avrebbe fatto Morbidezze. E’ anche un esercizio di scrittura: scrivere un pezzo di un libro che piace e poi andare avanti inventando. Andando avanti si crea un proprio stile. E se c’è, vien fuori il talento. Nella vita facciamo più o meno la stessa cosa: osservando prima i nostri genitori, poi gli amici, il cinema, la tv e quel che leggiamo, creiamo, più o meno consapevolmente, la nostra personalità. Rimangono le contaminazioni ed è interessante considerare quanto c’è in noi di noi stessi, quanto abbiamo approfondito e quanto siamo cresciuti, e quanto invece c’è dell’educazione e degli esempi che a 20, 30, 50, 80 anni non abbiamo ancora metabolizzato e continuiamo a fare proprio così come ci son caduti dentro o come ci hanno “inculcato”. E il talento? Se nessuno te ne parlerà mai resterà per sempre quella meravigliosa intuizione che sprizza tra la testa ed il cuore quando avrai da risolvere faccende che testa e cuore da sole non riescono a risolvere. Educare alla libertà, fornire i mezzi per crescere e non solo per ubbidire, questo è un bell’impegno per noi giovani genitori! Sulla forma del naso, le dimensioni del pisello, ed il colore dei capelli ha già compiuto il suo miracolo la natura levandoci dall’impaccio di scegliere se s’abbinasse meglio il verde col rosa o il blu col marrone. Metti che non sceglievamo colori abbastanza trendy!!? Su quello che sarà il nostro futuro possiamo metterci un po’ del nostro tatto. Come al mio solito son ricascato nel baratro di spiegarvi le barzellette, scusate! Come son noioso…

Grandi leccate a tutte!!

Arcacchio

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3° chiudo con una poesia di K. Gibran (Grazie a Massi che me l’ha fatta conoscere):

“I vostri figli non sono vostri.

Sono i figli e le figlie della fame

che la vita ha di sé stessa.

Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi,

e non vi appartengono, benché viviate insieme.

Potete amarli,

ma non potete costringerli a pensare come voi,

poiché essi hanno i loro pensieri.

Potete custodire i loro corpi,

ma non le loro anime,

poiché abitano in dimore future

che neppure in sogno voi potete visitare.

Proverete a imitarli,

ma non cercate di renderli simili a voi.

Voi siete gli archi da cui i figli,

le vostre frecce vivono,

vengono scoccate lontano.

In gioia siate tesi nelle mani dell’Arciere.”

Il Profeta

Sono io o è lui!!?

Oggi il “mio” Piccolo Papo compie due anni, e proprio mi va di fargli anche un piccolo regalo telematico:

Ma il piccolo Signor Cubetti è quello sopra o quello sotto!!?

E quest’altri due!!?

La risposta, inquivocabile, è in basso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pigiamino e divano anni ‘70 non lascian scampo ai dubbi!

 

Anno zero, tra giornalismo e poesia il concentrato della scorsa puntata

Un minimo di benessere

La decenza

l’immigrato,

il migrante,

non è una roba di qualità,

ma la manodopera serve!

Poi via e a letto,

non farti vedere fino a domattina,

e appena sveglio, svelto a lavoro,

ad onorare la libertà di emanciparti.

Domanda l’intervistatore:

“Ma disturbano? Rompono? Creano disordine?”

La risposta copincollata su tutte le bocche sdegnate dei cittadini italiani:

“No, sono stranieri,

guardi che facce,

prima o poi qualcosa capita,

cosa facciamo!!?

Aspettiamo il morto per fare qualcosa?

La casa mi si svaluta,

e a casa nostra comandiamo noi!”

Ed anche il Maruchen, l’immigrato siciliano che ha passato lo stesso calvario trent’anni fa è solidale:

“Viva la lega!”

Anche lui si è adeguato.

Sudore, sangue, insulti, discriminazione, tutto è passato, un nuovo incubo più a sud è arrivato…

L’unica speranza è capire che più a sud del sud c’è il nord.

 

Marco Travaglio e Schifani

…visto che tutti continuano a parlarne di quel che ha detto Travaglio una setimana fa a “Che tempo che fa”, ma nessuno riporta quel che Travaglio ha detto… Così almeno abbiamo cognizione di causa.

 

GengisGas alla riscossa!

Solito in uso, la lista della spesa è dentro l’immagine qui sospa.

Urge organizzare prossimo incontro dei Gassosi per scegliere fornitori e modalità di tutte le ricerche che abbiamo in sospeso. State dandovi da fare? Quando ci vediamo? Quanto tempo ci occorre per le ricerche? Rifacciamo di lunedì che è la serata più tranquilla? Che ne dite di lunedì 9 giugno?

 

La voce fuori dal coro che ovviamente, manco a dirlo, non abbiamo visto in tv…

zio Silvio, ma questo giustizialista mi sembra uscito di senno!

Cosa dice!!? E davanti a tutta quella gente…

 

Gli applausi veri…

Vi ho detto che col laboratorio teatrale che mi dà asilo stavamo preparando uno spettacolo, e che poi siamo andati in scena e che la critica è stata anche positiva. Quel che non vi ho detto è che c’era un tizio in sala, piccolo piccolo, seduto sicuramente in disparte. Silenzioso, attento, meticoloso. Dopo qualche giorno s’è fatto sentire quel tipetto, a m’ha detto così:

“…stronzo sei pure tu, due volte, perché invece aspetti il giudizio degli altri prima ancora di farti un’opinione tua su quello che fai. E lo aspetti, non lo chiedi. E ti aspetti pure che sia buono, di incoraggiamento. Se vuoi una pacca sulla spalla leggiti l’articolo di Panizza. Se vuoi i complimenti, posso dirti che come attore amatoriale te la sei cavata alla grande. Se vuoi un giudizio come attore professionista, beh, sei stato poco più che presentabile. Gli altri vogliono fare gli attori amatoriali, quindi hanno raggiunto l’obiettivo, anche se possono migliorare (e non poco). Tu vuoi fare il professionista, quindi sei a malapena alle prime armi. Datti da fare, le pacche sulle spalle non servono a un cazzo, gli applausi veri li prenderai tra trent’anni. Giusto per la cronaca, gli applausi veri sono quelli che arrivano perché chi ascolta capisce quello che vuoi dire e ne riconosce il valore. Quelli che hai preso domenica sono perché li hai divertiti. Senza nulla togliere alla dignità di entrambi i mestieri, c’è una differenza di sostanza e spessore tra il comico e il giullare che non dovresti trascurare”.

Testa bassa e sotto a ”lavorare” con orgoglio e umiltà. Presto, torniamo in scena, non mancate!

Volete sapere chi è quell’ometto!!? Per ora facciamo che lui è Miky ed io il suo Balboa. Lo stallone italiano… Ah, aha, ah :-)!

 

La smommessa è stata vinta!

E se lo dice quel gran pezzo di critico del Panizza, avete che di essere orgogliosi!

Ma chi è quel pirla di Andrea Pilotta!!? E Pennazzi che parla sempre dov’era?

Pigia sulla foto per leggere la recensione dello spettacolo.

 

Lo zio Silvio cresce all’infinito ma c’è chi gli ricorda che non è possibile e siamo già al collasso

COMUNICATO STAMPA DEL MOVIMENTO PER LA DECRESCITA FELICE

Berlusconi sbaglia. Non c’è più spazio per crescere.

Apprendiamo dai mezzi d’informazione che “crescita” è la parola chiave del discorso con il quale Silvio Berlusconi ha chiesto alla Camera la fiducia al suo quarto governo.

Al Presidente del Consiglio vogliamo ricordare che sono già cresciuti a dismisura gli indicatori ambientali e sociali che suggeriscono, invece, un deciso cambio di rotta nella direzione di una riduzione drastica dei consumi.
Sono cresciuti i rifiuti urbani del 12% negli ultimi 5 anni fino a raggiungere i 32 milioni di tonnellate/anno nel 2006.
È cresciuta la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera fino alle 390 parti per milione - negli ultimi 650.000 anni non aveva mai superato le 300 parti per milione.
Allo stesso tempo crescono le temperature medie del pianeta e i fenomeni climatici estremi crescono in numero e intensità.
È cresciuto il livello di inquinamento delle nostre città e il numero di persone, soprattutto bambini, che si ammalano a causa della cattiva qualità dell’aria.
È cresciuta la percentuale di terreni agricoli desertificati a causa dell’agricoltura chimica e intensiva, fino al 27%, un terzo del totale.
È cresciuta l’impronta ecologica degli italiani: oggi consumiamo 2 volte e mezza le risorse naturali che un territorio grande quanto l’Italia sarebbe capace di produrre.
È cresciuto il prezzo del petrolio, fino a superare i 120 dollari al barile.
È cresciuta la disoccupazione e la precarietà del lavoro contemporaneamente alla crescita della globalizzazione dei mercati e dell’economia.
È cresciuta la disoccupazione anche in seguito all’introduzione di impianti altamente automatizzati come gli inceneritori di rifiuti - l’inceneritore di Brescia occupa una decina di persone a fronte di un investimento di 350 milioni di euro, il centro di riciclo di Vedelago (TV), ne occupa 64!

E’ impossibile crescere ancora senza compromettere definitivamente la qualità della nostra vita: non c’è più lo spazio fisico per proporre, come si fa da decenni, una crescita infinita e senza limiti.
C’è, invece, lo spazio per migliorare il nostro benessere attraverso una drastica riduzione dei nostri consumi, che in gran parte sono sprechi.
Per produrre e consumare energia elettrica, sprechiamo la metà dei combustibili fossili che importiamo. Il 40% dei nostri rifiuti sono imballaggi che sprecano plastica, vetro, carta, metalli. Le nostre case sprecano oltre il 70% dell’energia usata per il riscaldamento.
Crescere ancora significherebbe soprattutto far crescere ancora questi ed altri sprechi.
Ridurre i consumi significherebbe, invece, creare nuove occasioni di lavoro nell’industria della riduzione dei rifiuti, del riciclaggio, dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili di energia, ma significherebbe anche migliorare la qualità dell’aria, dell’acqua, del territorio e, in definitiva, della vita.

La qualità della nostra vita non dipende da quante merci riusciamo a consumare. Al contrario, ridurre l’invadenza delle merci e dei consumi nella nostra vita è l’unico modo per migliorarne la qualità: siamo giunti a un tale livello di spreco che qualsiasi attività umana può essere fatta con minore impiego di risorse naturali, minori scarti e minore inquinamento.
Si tratta di una riflessione che il proponiamo all’intera classe politica italiana per sollecitare un cambiamento
epocale di cultura e mentalità oggi più che mai necessario.

Il Movimento per la Decrescita Felice

Carlo Franceschelli
Segreteria organizzativa
Associazione Movimento per la Decrescita Felice
Via Fantinoli 50
00047 Marino (Rm)
Orario segreteria lun-ven 9-12
Tel. 0693896741/Fax 04220247164/Cell. 3408325385
Email segreteria@decrescitafelice.it
Sito web http://www.decrescitafelice.it
indirizzo skype: SegreteriaMDF

 

Berlusconi: Discorso Programmatico

Grazie a Byoblu che in quanto cittadini italiani, ci ricorda che è un dovere ascoltare, diffondere, formulare le opportune riflessioni e, soprattuto, ricordare.

13 MAGGIO 2008: 30 anni dalla legge Basaglia

CINEMA E FOLLIA. INTERVISTA CON SILVANO AGOSTI AMICO DI BASAGLIA E AUTORE DI NUMEROSE OPERE DEDICATE ALLE PERSONE MALATE DI MENTE, TRA CUI “ LA SECONDA OMBRA” ISPIRATO PROPRIO A BASAGLIA

Chi era l’uomo Basaglia, come lo hai conosciuto?
‘’Era una persona serena e, come i fiumi e come la vita, incapace di fermarsi. Era una persona estremamente gradevole da frequentare e si leggevano sul suo volto solo tutte le ammaccature della mediocrità circostante, dell’ambiente, della cultura italiana con quella sua ottusità programmatica, con la sua indifferenza pachidermica , con la sua ipocrita volontà di innovare conservando sempre tutto persino le carte stracce, gli stracci, il passato, con le sue lotterie, i suoi campi di calcio pieni di poveri Cristi. Aveva sul volto soltanto queste tracce, ma per il resto era sicuramente un bambino cresciuto’’.

Un oblio dovuto più alla personalità di Basaglia o alla realtà esterna?
‘’Ho voluto far riemerge dall’oblio il nome di Franco Basaglia. Un oblio dovuto al fatto che questa attuale cultura, la cui ferocia è senza pari non gradisce tutto ciò che si riferisce alla vita. Ciò che è vitale è fastidioso per un territorio economico e quindi Basaglia appartenendo in modo totale alla vita va dimenticato”.

Basaglia non era in fondo un po’ utopista?
‘’Prima di tutto il progetto di Basaglia non era un’utopia perché in parte si è realizzato. Cioè che 148.000 persone che vivevano legate ai letti con le camice di forza e venivano picchiate sistematicamente tutti i giorni, subivano l’elettroshock e morivano a grappoli oggi non sono più recluse’’.

Fino a pochi anni fa era aperto, per fare un esempio, il manicomio di Agrigento un posto terribile, come è stato documentato…
‘’Adesso non esiste più, perché qualsiasi manicomio è fuorilegge. L’originaria legge 180 che poi è stata assimilata dalla riforma sanitaria è in vigore da molti anni ma molti ancora non sanno che non è più possibile come allora che una persona venga presa portata in manicomio e tenuta lì per trent’anni. Ti possono tenere due settimane massimo poi devono dare una diagnosi e farti uscire. Ci sono i cosiddetti Cim, day hospital, quelle ASL che hanno questo compito di ricevere queste persone in zone che si chiamano ‘’di riabilitazione’’ che vengono esaminate, curate, aiutate ma non c’è più la reclusione. Ci sono dei residui di manicomi, qua e là, spesso per i cosiddetti ‘’cronici’’ che sono in genere delle persone molto anziane per cui fra un po’ di tempo questi saranno morti tutti per cui i manicomi saranno completamente vuoti.’’

Il problema è che una volta usciti dai manicomi questi malati si sono ritrovati spesso nel nucleo famigliare d’origine creando talora degli effettivi problemi.
‘’Per prima cosa direi che è la famiglia stessa che molto spesso ha condotto sull’orlo della follia queste persone…”

Tu consideri dunque la follia come un supporto sociale diciamo ‘successivo’ in una persona, non un’anomalia originaria ed innata…
‘’Intanto il numero delle persone che possono essere soggette a delle reali anomalie mentali è talmente esiguo che si risolverebbe con un solo ospedale in tutt’ Italia… Il problema è che negli ex-manicomi ogni malato rendeva ogni giorno l’equivalente di cento euro di oggi, e quindi venivano reclutate il più possibile malati, gente disoccupata, alcolizzati…tutti i manicomi erano stracolmi. Ogni manicomio poteva contenere, mille, duemila talvolta anche più ricoverati…sa basta fare duemila ricoveri per cento euro fa duecento mila euro al giorno. Li liquidavano con una fetta di mortadella e due savoiardi, ed ecco fatto, duecentomila euro al giorno! Era un business.

E’ cambiata la tua idea di malattia mentale dai tempi di ‘’Matti da slegare’’?
‘’Io non credo che la malattia mentale sia diversa dal raffreddore, o dalla peritonite. La malattia mentale ha la dignità di qualsiasi altra malattia, certo ci può essere una follia squallida ed una ricca, saggia. Ma, invece, quando la malattia diventa un mercato probabilmente è molto importante che ci siano milioni di persone che prendono l’influenza e allora magari le case farmaceutiche studiano un virus dell’influenza che mettono forse in qualche cibo in modo che così hanno un mercato, capisce… perché dopo potranno produrre il vaccino contro l’influenza. Siccome io non mi fido per niente di questi regimi che in questo momento governano il mondo, immagino che possano fare qualsiasi cosa pur di creare dei mercati e a suo tempo anche la malattia mentale è stata un mercato perché in un centro urbano tutta la città viveva economicamente sul manicomio… duemila persone a cui dar da mangiare, per esempio i negozianti facevano affari d’oro…

Cosa è cambiato nella società rispetto al rapporto con la malattia mentale dai tempi di “Matti da slegare” (’75) a “La seconda ombra” (2000)?
“La situazione è molto cambiata. Ai quei tempi il rapporto con la malattia mentale praticamente non esisteva. Oggi esiste una cultura diversa, il rapporto c’è anche se c’è il terrore di guardare se stessi di tanti- l’assurdità di tanti comportamenti e situazioni della propria vita scoprirsi un po’ insani di mente, dallo stress semicronico alla frequente e triste audodistruttività della propria vita quotidiana. E’ chiaro allora che la persona con un disturbo mentale può venire allontanata ‘da sé’, anche solo come idea, non dico ricerca; o stigmatizzato, isolato, come forma di autodifesa, scarico, rimozione. E’ un confronto con sé stessi, prima che con una persona che possono risultare difficili e problematici anche se spesso vitali”.

Perché si è parlato molto di questo film ma lo si è visto poco? Perché non ci sono come all’estero delle sale pubbliche anche per un cinema come il suo?
‘’Io amo molto l’idea di rappresentare sempre di più la vergogna di questa cultura. Mi piace molto l’idea di andare avanti a creare delle opere e di lasciar pure che questa società non ne fruisca così come si lascia sbagliare un figlio. Probabilmente gli aggregati sociali hanno bisogno di trascurare gli aspetti forse più importanti che sono la creatività e la poesia e quindi io ho fatto un film come espressione massima della mia vitalità sicuro che se non è adesso sarà tra cinquant’anni tra duecento anni, sicuro che sto dialogando con una parte vitale dell’umanità. Che poi i regimi attuali si frappongono fra la mia voce e l’ascolto di questa parte vitale dell’umanità questo non è problema mia però io sono sicuro che il mio dire, il mio rappresentare , le mie immagini arriveranno allo sguardo di milioni di persone non so quando e non so neanche come, però lo sento. Questo non mi emozione di più di quanto quell’albero lì sappia ogni giorno milioni di persone lo vedono, non è che per questo lui si esalta, dice tanto peggio per chi non mi guarda. Quindi non è che io mi esalto al pensiero che milioni di persone possano vedere i miei films , lo trovo assolutamente naturale, semmai mi sconcerta il fatto che milioni di persone oggi non possano vedere i miei films , grazie anche a dei guardiani molto ferrei del regime’’

Che cosa è stato il ‘dopo Basaglia’?
‘’Esattamente quello che è un set quando si sono spente le luci. Una volta sparita la luce Basaglia il set della psichiatria è altrettanto malinconico di qualsiasi set quando vengono spente le luci . Per questo io uso il sole, perché il sole non si può spegnere, allora il mio set rimane sempre illuminato.’’

Quindi diciamo l’evoluzione dell’idea di Basaglia a che punto è arrivata..?
“E’ molto meglio accorgersi che questa società è contro l’essere umano e cercare di costruire un’altra società dove il pensiero di Basaglia sia non solo normale ma ovvio .’’

UMBERTO RONDI