J.M. Barrie: Non sono abbastanza giovane per sapere tutto. Proviamo a tornare giovani con i progetti in cerca di collaboratori del Pennazzi’s blog (Un paio di piedi per tante scarpe):
(…e chissà che il paio giusto non ci porti sulla nostra strada!)
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Sono talmente ecologico da riciclare anche le idee! Mi risponde Goethe: l’uomo intelligente trova ridicolo quasi tutto, quello razionale quasi niente. Chiosa Caparezza: si vive di momenti tristi e divertenti, e non di momenti tristemente divertenti.
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Si domanda Giorgio Gaber: Ma se improvvisamente uno diventa giusto, come si comporta in questo mondo di sbagliati? Gli risponde Ernst Fritz Schumacher: Occorre vivere più semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere. Chiosa H.D. Threau: Ciascono di noi è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno.
Viviamo alla rovescia: non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare. Si scomoda addirittura Giove per darmi risposta, Odissea-Canto 1°: L’uomo chiama destino la propria imbecillità.
La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ricollochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio. Maurizio Pallante
Oltre Italia – Francia c’è tutto un mondo da vivere!
giugno 18, 2008 — Arcano Pennazzi
Dal Diario Azzurro del Miglior Amico dell’uomo Silvano Agosti, che ho “adottato” come mio fraterno Zio, Silvano ha compiuto da qualche settimana settant’anni, e per altri ventinove ci farà compagnia:
Oggi sono stato invitato da alcuni amici a partecipare ad una partita di calcio. Erano circa vent’anni che non giocavo. Mi sono ritrovato a godere una lunga partita, anzi due. La prima l’abbiamo vinta 2 a 1 la seconda 6 a 5.
Io ho giocato un po’ come portiere e un po’ come terzino e sono stato ammirato dalla gentilezza e la soavità con cui le altre dieci persone partecipavano al gioco.
C’era, tra i giocatori, peraltro non più giovanissimi, anche una ragazzetta di forse 17 anni, brava, agile e spericolata che correva qua e là con grande destrezza.
Poi d’incanto il pallone è sparito e io immaginavo di seguire il gioco come se fosse una danza, senza vedere il pallone e allora ho capito per la prima volta che forse le decine di migliaia di tifosi che si recano allo stadio, o i milioni di spettatori che seguono le partite alla televisione, sono inebbriati da questa danza e anche loro, forse il pallone non lo vedono più e si lasciano soggiogare da quel ballo inspiegabile e ordinato che disegnano i giocatori percorrendo in geometrie misteriose il grande rettangolo verde.
Vedere gli adulti che giocano, un miracolo che infrange la feroce obbligatorietà del lavoro. Il gioco come riscatto e come promessa di un tempo in cui tutti potranno avere il privilegio di giocare, non importa a che età. E dal gioco alla creatività il percorso è breve, immaginare un’umanità creativa, oltre che produttiva e il mio sogno preferito.
Forse varrebbe la pena di dare la vita perché i miei simili potessero davvero smettere di credere e adorare entità remote, divinità irraggiungibili e invece potesse ognuno credere e adorare chi ha di fronte a se, chiunque egli sia.
Pensare come questa massa immane di energia potrebbe ridare tensione vitale agli esseri umani, immaginare una umanità intenta a scoprire la propria preziosità.
Scrivo queste cose mentre dalle finestre entrano le urla di gioia e di partecipazione dei tifosi per la vittoria dell’Italia sulla Francia.
Sembrano per poche ore tornare tutti italiani e tutti amici e tutti pazienti di fronte a qualsiasi affronto. In questo gaudio comune per una partita di calcio si esprime la speranza che gli esseri umani possano riconoscersi, un ad uno, come il progetto più perfetto e sofisticato cui sia giunta la natura in migliaia di anni.
Non ci sono più, per alcune ore tifosi di questa o quella squadra, pronti a divorarsi in altre circostanze, sono invece tutti uniti nel vivere in profondità la vittoria dell’Italia.
Dunque esiste la possibilità di ritrovarsi, insieme, a festeggiare la gioia comune di essere vivi, di sentirsi finalmente rispettati dalla società e dal destino.
Questa sera nelle vie di Roma non c’è più dissidio o sospetto nei confronti degli extra comunitari che, nell’ebrezza di una partita vinta, divengono anch’essi esseri umani, degni di essere abbracciati e accomunati nella passione per il calcio.
Domani torneranno le divisioni, gli insulti, le bravate in automobile per suscitare sdegno tra i buoni borghesi, tornerà a vagare negli sguardi di ognuno il sospetto di essere solo sfruttati, qualsiasi sia il lavoro, la certezza furiosa di essere martoriati qualsiasi sia la tassa imposta dallo Stato.
Ma intanto fino a tarda notte, la festa della vittoria rende possibile e reale la fratellanza tra avversari, tra le varie etnie, tra tifoserie altrimenti spietate e senza alcun freno.
Intanto, fino a tarda notte sarà un piacere per me immaginare che un simile tripudio possa un giorno celebrare la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’inizio di un tempo di libertà, capace di consentire a tutti, ma proprio a tutti di beneficiare dei prodotti della terra, del tempo per vivere, e soprattutto della possibilità di scoprire la propria e l’altrui preziosità.
Ingenui e illusi i tifosi, ingenuo e illuso io, ma ambedue godendo il fluire della notte nel turbinio dei clacson che per loro significa la vittoria di una partita di calcio e per me la vittoria della vita sull’esistenza.
Non hai avuto il mondo in eredità da tuo padre, ma in prestito per i tuoi figli! Quindi è ora di scegliere “Altro” perché quello che c’è puo’ essere migliorato cambiando in meglio:
giugno 18, 2008 alle 12:21 pm
sull’argomento…su questa grande, magia consiglio la lettura di :
- “futbol bailando” di alberto garlini
Ciao