J.M. Barrie: Non sono abbastanza giovane per sapere tutto. Proviamo a tornare giovani con i progetti in cerca di collaboratori del Pennazzi’s blog (Un paio di piedi per tante scarpe):
(…e chissà che il paio giusto non ci porti sulla nostra strada!)
a
Sono talmente ecologico da riciclare anche le idee! Mi risponde Goethe: l’uomo intelligente trova ridicolo quasi tutto, quello razionale quasi niente. Chiosa Caparezza: si vive di momenti tristi e divertenti, e non di momenti tristemente divertenti.
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Si domanda Giorgio Gaber: Ma se improvvisamente uno diventa giusto, come si comporta in questo mondo di sbagliati? Gli risponde Ernst Fritz Schumacher: Occorre vivere più semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere. Chiosa H.D. Threau: Ciascono di noi è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno.
Viviamo alla rovescia: non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare. Si scomoda addirittura Giove per darmi risposta, Odissea-Canto 1°: L’uomo chiama destino la propria imbecillità.
La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ricollochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio. Maurizio Pallante
…basta cambiare ottica, ve la ricordate quella famosa canzone di Franco Battiato che faceva così: “…il senso del possesso che fu pre Alessandrino…” bisogna ripensare le logiche della proprietà privata… della cosa comune… il concetto di stato e di confine. Tranquilli, i comunisti non esistono più! I fascisti di questi tempi si stanno dando un gran da fare, ma creare la rete e tappare i buchi delle nostre dispersioni energetiche è al di sopra di ogni ideologia, è l’unico modo che abbiamo per costruire un mondo di pace.
Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credervi assolti
siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le “pantere”
ci mordevano il sedere
lasciandoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c’eravate.
E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le “verità” della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
Storia di un impiegato (1973) è il sesto album registrato in studio di Fabrizio De André. Il primo brano, Canzone del Maggio, è liberamente tratta da un canto del maggio francese del 1968 di Dominique Grange, il cui titolo è Chacun de vous est concerné. Quando De André si mise in contatto con lei per pubblicare il pezzo, la cantante francese glielo regalò non chiedendo i diritti d’autore. Va però notata la grande differenza anche nella musica tra il brano di De André e la versione originale. Della “Canzone del Maggio” esiste una versione dal testo molto più duro e accusativo, presentata a volte dal vivo dal cantante genovese; di questa versione esiste una registrazione non ufficiale, in quanto fu sottoposta a censura.
Il video che hai appena visto è stato girato dagli eroici amici di Qui Lecco Libera. L’articolo che segue è di Jacopo Fo.
Ogni volta che sento parlare Tremonti mi viene in mente l’imitazione di Corrado Guzzanti, con lui che dice: “Povvca puttana, povvca puttana!” e non riesce a far tornare i conti.
Da un po’ di giorni Tremonti ulula che i conti non gli tornano a livello mondiale. Modestamente, alcune cime dell’economia come me e’ da tempo che si sono accorti che qualche cosa non funziona. E proprio non capisco come sia riuscito a battere insigni economisti, io che non ho ancora capito le equazioni di primo grado e non sono laureato neanche in storia del mio ombelico.
La crisi economica e’ da mo’ che e’ qualche cosa di grosso. Grosso come diciotto transatlantici messi uno sull’altro tipo pila di transatlantici in mezzo a Piazza Duomo a Milano. Cioe’, una cosa che, non vedenti esclusi, si dovrebbe scorgere a occhio nudo.
Devo dire però che se Tremonti e’ lento, la sinistra italiana, da Waterloo al Movimento, passando per l’Arcobaleno (cimitero della gioventù), e’ mentalmente paralizzata.
Di fronte alla crisi ormai in avanzato stato di deflagrazione, le reazioni sono a livello “girino morto”. Il massimo che si sente dire e’ che il governo Berlusconi dovrebbe diminuire le tasse sui salari. Grande idea. Se tutto va bene riusciremo a ottenere una defiscalizzazione di quanto? 300 euro all’anno? Fantastico.
Ma questo liberera’ dall’assillo di arrivare a fine mese per quei 20 milioni di italiani che la crisi sta impoverendo? No. 300 euro all’anno spostano poco. Inoltre questi 300 euro andranno ai dipendenti in regola che sono la fascia media dei lavoratori. Quelli che stanno peggio, chi lavora in nero, i disoccupati, i pensionati, non vedranno una lira.
E pensare che la sinistra (tutta) potrebbe cogliere l’occasione di compiere azioni che veramente sono in grado di incidere sul livello di vita delle fasce più colpite dalla crisi economica mondiale e, in particolare, dal tracollo del sistema Italia.
Esistono gia’ esperienze (rare) che hanno dimostrato che si può ottenere un corposo miglioramento del tenore di vita di chi e’ in difficolta’. Esistono ormai centinaia di gruppi di acquisto e banche del tempo, che funzionano bene e (come dimostrano i dati raccolti dai Bilanci di Giustizia, http://www.bilancidigiustizia.it/, gruppo d’acquisto di ispirazione cattolica) fanno risparmiare ai partecipanti un intero stipendio all’anno. Esistono cooperative per l’autocostruzione delle case. Queste esperienze trasformano il denaro speso per l’affitto in una forma di risparmio: con gli stessi soldi che pagavi per la pigione ti paghi la proprieta’ della casa che abiti. Parliamo della differenza tra spendere 4-5 mila euro all’anno per l’affitto e mettere da parte questi stessi soldi.
Esistono gruppi che ottengono vantaggi sostanziosi comprando collettivamente anche auto e elettrodomestici, contratti assicurativi e bancari. Gruppi che consociano il proprio risparmio. Altri utilizzano forme di gestione avanzata dei risparmi attraverso sistemi innovativi come il prestito diretto sostenuto da Beppe Grillo (http://www.zopa.it/ZopaWeb/) che attualmente remunera al 7,2% il denaro prestato.
Esistono poi gruppi che organizzano mercatini dell’usato e del baratto che permettono di comprare senza spendere denaro ma liberandosi di tutto quel che non ti serve.
Ci sono esperienze di scambio di vestiti per bambini, carrozzine eccetera. Gruppi che insegnano a non buttare denaro per i detersivi industriali, producendone da soli di migliori, e gruppi che insegnano a risolvere meglio, spendendo meno, decine di problemi.
Potremmo avere contratti collettivi per affittare auto (car sharing) e lavatrici invece di comprarle pagando magari in funzione dell’uso che se ne fa: esperienze del genere esistono gia’ anche in Italia ma sono poco diffuse.
E poi esistono migliaia di esperienze di persone che hanno ridotto del 60% le loro spese per riscaldamento, acqua, energia elettrica migliorando al contempo il confort della loro abitazione. E sono migliaia le famiglie che stanno installando pannelli fotovoltaici e smetteranno tra poco di pagare l’energia elettrica (http://www.jacopofo.com/pannelli-solari).
Ma forme di economia alternativa possono anche offrirti vacanze di sogno a prezzi stracciati. Con http://www.servas.org/, un’associazione internazionale (vedi storia e consigli su http://www.utopie.it/nonviolenza/servas.htm) che organizza lo scambio di case. Lo scambio avviene in modo circolare: tu presti la tua casa a Milano a uno che presta la sua casa a Praga a un altro che presta la sua casa a Londra a un altro che ti presta la sua casa a Ibiza. E puoi anche far precipitare i costi dei tuoi viaggi utilizzando servizi per la condivisione delle automobili, trovando un passaggio per la tua meta in cambio di un contributo per il carburante (http://www.viavai.com/autostop/) poi ci sono siti tramite i quali i pendolari possono condividere le spese quotidiane per andare al lavoro (http://www.autostop.it/).
Ma se improvvisamente Bertinotti vedesse la Madonna (che adora la razionalizzazione e la consociazione dei consumi) e Veltroni diventasse buddista (che Budda era un fan delle coop) cosa potrebbe succedere?
Ad esempio, le Coop potrebbero vendere generi primari non rapidamente deperibili (pasta, conserve, olio, pagliette, biancheria, eccetera) con consegne a scatoloni per le famiglie di uno stesso palazzo che fanno ordinazioni collettive.
E potresti investire i tuoi soldi nella banca della Coop e avere interessi altissimi in alimenti o altri prodotti invece che in denaro (la Coop potrebbe darti interessi doppi in merce).
Ma l’elenco delle forme di risparmio e consociazione in realta’ sarebbe interminabile se si usasse un po’ di creativita’ spinti dal desiderio di non farsi più fregare dal consumismo obbligatorio e sprecone.
Molti disoccupati potrebbero specializzarsi nella riparazione di piccoli elettrodomestici.
Oggi le ditte produttrici impediscono che questo avvenga, ad esempio utilizzando viti che richiedono cacciaviti particolari che non sono in commercio.
Cosi’ quando il frullatore si rompe lo butti perche’ spedirlo alla ditta produttrice per una riparazione costerebbe più di un frullatore nuovo.
Se qualche cosa di simile succedesse su larga scala ci troveremmo a ottenere realmente un risparmio per le famiglie che supererebbe i 3 stipendi mensili all’anno. E oltretutto avremmo un gradevole intensificarsi dei rapporti umani.
I gruppi di acquisto non sono solo un modo per risparmiare ottenendo prodotti e servizi di qualita’ superiore e con maggiori garanzie. Perche’ poi finisce che il contadino che vende la frutta al gruppo di acquisto invita tutti a una festa in fattoria, si canta, si balla, i bambini giocano nel verde tutti assieme e si divertono da pazzi e tu conosci nuove persone, nascono amicizie, amori, collaborazioni, eccetera. Migliora la qualita’ della vita e lo stile di vita cambia in meglio. Tutta roba che abbassa il PIL ma alza l’allegria.
Di fronte a un tracollo economico probabilissimo, la sinistra dovrebbe iniziare ad ammonticchiare i sacchi di sabbia della consociazione dei consumi per alzare gli argini contro i disastri della globalizzazione degli speculatori che colpiranno il popolo.
Ma, ahime’, il massimo che possiamo aspettarci nei prossimi mesi e’ qualche corteo di protesta contro il cavaliere mascherato. D’altra parte se non c’avevamo i progressisti catatonici non ci trovavamo col Berlusconi tre. Tocca farsene una ragione. Il Barbarossa era peggio.
State quindi certi che nessuno tra quelli che potrebbero muoversi fattivamente, coinvolgendo centinaia di migliaia di persone, fara’ di più di qualche timido passetto (se lo fara’).
La buona notizia e’ che se il lavoro faticoso non sei capace di farlo tu, alla fine lo fa la storia.
Se fra sei mesi la situazione sara’ come penso, vedrete che la gente non aspettera’ le proposte della sinistra. Lo si e’ gia’ visto in Argentina.
Quando il sistema economico e’ saltato e la gente si e’ trovata con l’acqua alla gola, da un giorno all’altro i gruppi di acquisto, le banche del tempo e i mercati del baratto sono diventati lo strumento che faceva mangiare milioni di argentini.
Folle enormi di persone si ritrovavano nelle piazze e potevi pagare un taglio di capelli (li’ in piazza, su una panchina) con uova, una lezione di matematica con i calzoni di papa’ e la riparazione del tubo del lavandino con una torta o una lezione di tango sulla pubblica via. E c’erano gli operai che mandavano avanti le fabbriche fallite in autogestione, dopo averle occupate, che andavano a barattare in piazza i loro prodotti e i contadini che venivano da fuori citta’ che scambiavano cipolle con gasolio per i trattori.
Certo, se partivamo a farlo 30 anni fa era meglio. Ma che ci vuoi fare… Comunque noi italiani siamo lenti ma quando ci svegliamo andiamo di corsa. Guarda cos’e’ successo con i telefonini. Eravamo gli ultimi in Europa e adesso ne abbiamo poco meno dei Finlandesi (che ne hanno 3 a testa, uno lo usano per depilarsi o farsi la barba).
PS
Ho scritto che i gruppi di acquisto, le banche del tempo e i mercati del baratto non fanno crescere il Pil. Il che e’ vero ma relativamente. Il Pil (Prodotto interno lordo) e’ la somma di tutti i soldi che sono stati spesi in una nazione. Quindi se scambio un calzino con un lecca lecca non faccio crescere il Pil perche’ non c’e’ scambio di denaro.
Ma se vogliamo essere pignoli, gli strumenti della razionalizzazione dei consumi hanno indirettamente effetti positivi sull’economia e quindi anche sul Pil.
Tanto per fare un esempio, la famiglia che oggi non riesce a risparmiare nulla potrebbe, con un bilancio arricchito dall’abbattimento dei costi, risparmiare e investire in fondi etici dedicati alle fonti di energia rinnovabile (che offrono ottimi tassi intorno al 6% annuo e livelli di rischio nulli) e quindi finanziare uno sviluppo in questa direzione che a sua volta diminuirebbe la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero, quindi agirebbe da una parte sulla Bilancia dei pagamenti con l’estero e dall’altra sul costo energetico dei prodotti italiani e quindi renderebbe più competitivi i nostri prodotti portando a un rafforzamento delle esportazioni e infine a un aumento del Pil. Quindi se e’ vero che direttamente la razionalizzazione e la consociazione dei consumi non fa alzare il Pil e’ anche vero che libera risorse. Se diminuisco dell’80% i miei consumi energetici creando un sistema di quartiere di teleriscaldamento, ho più denaro per acquistare prodotti e servizi.
I combustibili fossili sono un prodotto che genera una filiera di vantaggi molto corta: guadagnano i petrolieri che usano il denaro ottenuto per speculare in borsa. Solo una piccola quota del denaro rientra in circolo nell’economia produttiva. Ben diversa e’ la lunghezza della ricaduta di prodotti come patate, scarpe, musica che generano ricchezza che viene reinvestita maggiormente nella produzione e meno nella speculazione.
Ho scritto questo post due mesi e mezzo fa, quando il governo Berlusconi era tornato alla carica da una manciata di giorni. Non l’ho mai pubblicato però. Forse perché non mi sentivo pronto, non c’era un vero motivo, anche se zio conflitto d’interessi Silvio al governo, ma anche all’opposizione, è sempre un buon motivo per dissentire! Non volevo rischiare di sembrare presuntuoso, non per quel che avrebbe combinato zio Immunità Silvio, ma per tutta la carne che ho al fuoco, che detto da uno che non la mangia… ma il momento finalmente è arrivato, questo post è la risposta ad “Arcano Pennazzi for President”. Messaggio che è stato il riconoscimento e la ricompensa di dieci mesi di impegno e divertimento in rete.
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Veltrusconi, zio Silvio, l’arcobaleno e la caduta della sinistra permettendo, sto attraversando un periodo molto felice. La creatività compulsiva che mi muove da tre decenni ha trovato la rotta. Le mille idee stanno finalmente diventando fatti. E’ stato un periodo di fuoco perché con la mia dolce compagna stiamo aprendo la nostra libreria on line, “Sebastiano Spinetti” il primo romanzo di quel gran bell pezzo di figliola della mia inquilina è finito, sto scrivendo le “mie cazzate” qui nel blog, sto finendo di scrivere Glauco Besozzi (il primo giallo ocra della nostra collana), stiamo finendo di mettere insieme un paio di raccolte di poesie, sto aggiornando “I Piedi Parlano storia di un gioco che non c’è più“, abbiamo finalmente portato in scena con gli amici della compagnia teatrale “Il mistero dell’assassino misterioso”, abbiamo anche replicato al Franco Parenti e poi ci siamo tuffati a capofitto in un testo di Pinter “Un leggero fastidio“. Il martedì sera c’era il cabaret, stiamo ampliando il GengisGas, stiamo vedendo di organizzare incontri di autoproduzione, stiamo continuando a confrontandoci coi ragazzi del progetto Ecovillaggio, lavoro 8 ore al giorno, ho una favolosa compagna e un incredibile figlio, a fine dicembre arriva Pesciolino e ne siamo quattro!
Stiamo conoscendo e diventando amici di un sacco di persone interessanti piene di voglia! Mi diverto insomma e non ho più tempo se non per dormire, sta notte e le prossime salto…
Una cosa per volta, pian piano, senza ansia, guarda dritto l’orizzonte, non piegare la schiena e cammina. Spesso però le troppe cose mi si mescolano tutt’assieme nella testa e finisco per scrivere gli appunti sulle gengive del mio piccolo mentre inforno il cellulare che suona e spiego al frullatore i benefici di un economia che anziché la crescita economica ha come fine la sostenibilità. La vita è un paradosso: quando sei piccolo ed hai davanti a te tutto il tempo per viverla sei impaziente e non puoi aspettare un minuto, quando diventi vecchio e davanti non hai che qualche scampolo di partita hai tutta la pazienza del creato.
Imparo pian piano a diventare un contenitore con tanti sportelli, e a seconda di quel che ho da fare, devo aprire lo sportello giusto. Anche se spesso preso dalla foga apro e sbatto tutti i cassetti insieme tipo Herbie, il maggiolino tutto matto. Come se non bastasse lo zio Silvio ha vinto le elezioni, e c’è da “rimboccarsi le mani” e fare un sacco d’amore e una caterva di azioni concrete e divertenti per riportare un po’ di civiltà nel bel paese, (ndr. ti ricordo che questo messagio è antecedente a tutte le leggi canaglia). Credo non parlerò più di politica come ho fatto in quest’ultime settime perché non sarà più di mio interesse parlarne per il momento. Penso che la miglior politica sia fare, creare spazi di felicità condivisibile, ognuno dei progetti che sto portando avanti ne è colmo. Quindi farò politica semplicemente facendo. Con la piccola, libera, laboriosità quotidiana, che giorno per giorno costruisce la montagna. Sarebbe bello, parlando di rivoluzione a nord delle sopracciglia, che tutti gli abitanti dello stivale prendessero l’abitudine di fare e smettessero di delegare, di cercare l’appoggio, la raccomandazione, la spinta, la poltrona.
Se leggi la colonna di sinistra di questo blog riesco a darti stimoli? Mi riprometto di completare i “Progetti del blog in cerca di collaboratori” al più presto! Non ero candidato alle elezioni quindi me la sono presa comoda… Caspita, altro lavoro che devo fare al più presto… troppo lavoro!
“Rilassati!”
Questo non è lavoro, non è salariato, non è remunerato, questo è impegno, passione, crescita, vita!
“Osteria che parolone…”
Non che per forza lavorare ed essere pagati sia un male, anzi fare qualcosa di buono, farlo bene ed essere pagati bene è una gran bella cosa! Ma fare solo per essere pagati non è triste? E non è ancora più triste fare consapevolmente lavori che creano dolore e sfruttamento ad altre persone e ambiente? La gran parte degli impieghi multinazionali intendo. Ma non voglio partire per la tangente… anche se poi è parte del discorso che sto facendo, solo che la nostra coscienza fa una fatica boia a fare 1+1.
Beh, una risposta a quel che è successo, ai seggi, comunque la cerco. Non mi sembra normale, anzi lo è fin troppo: la classe dominante che gestisce l’economia e la produttività del paese è la stessa che lo governa. Vedremo se il PIL s’inpenna…
So che è dentro di me tutto quel che mi serve, ma non posso cibarmi solo di me stesso. Io mi basto ma intorno no, intorno si continua a delegare, a comprare intrattenimento dal governo e dal partito azienda, quando quel che ci manca non è il divertimento e il sogno del “Grande fratello” ma la felicità. Serena, duraturatura, interessante, laboriosa. E siamo però in recessione e “l’incubo Argentina” s’avvicina minaccioso.
“Cosa?”
Parlavo del mio concetto di felicità… Continuiamo a comprare per ammazzare la noia e divertirci, per riprenderci il maltolto, il tempo per vivere. Seneca diceva che l’unica ricchezza è il tempo. Il tempo per vivere. Il tempo non ha prezzo.
In città non si sa più fare, ci si specializza a curare un dettaglio, in città si è soli in loculi abitativi, ma è finalmente estate e si esce. Le macchine e la tecnologia invece che migliorare la vita tolgono lavoro, manodopera, piccoli gruppi di potere diventano sempre più ricchi, e grandi fette della società si impoveriscono sempre di più, basterebbe ridistribuire la ricchezza, e lavorare part-time tutti, e poi lasciarsi il tempo per vivere. Sogni… utopie… una coalizione di saggi a guidare il popolo, un’ efficentissima ludica anarchia, invece che legiferare sull’immensa stronzaggine umana…
Forse ritorno, adesso ho solo voglia e bisogno di riposare e stare con la “mia” famigliola.
Una struttura sociale organizzata per sfamarci, ammalarci e curarci in nome della crescita economica, del PIL. Una struttura sociale così schiava dell’economia da relegarci al mutismo e all’omertà pur di farci guadagnare il necessario per vivere. E’ il progresso, lo sviluppo. Ha un paladino nello stivale questa deformazione dell’essere e del sentire, il suo Premier e le sue idee, l’opposizione e le sue idee, il Veltrusconismo. Il loro popolo è lo specchio di quel che dicono, di quel che sognano, di quello cui ambiscono: la CRESCITA. E Matrix non è un film di fantascienza ma è il mondo in cui viviamo perché niente è come sembra.
Il problema dov’è? Chi è? Cos’è? Sono le multinazionali? Il Bildenberg? Il colonialismo? Le banche? Il signoraggio bancario? Il petrolio? Le mafie? La co2? La P2? Il global warming? Le massonerie? Le società segrete?
Se non vi siete persi battete un colpo, qui ci sono un paio d’orecchie che hanno voglia di capire!
L’unica cosa che realizzo è che: “Bisogna diventare ignifughi alle cazzate!” perché il problema sta nella paura, nei modi di inculcarla, perpretrarla e curarla. E l’unica soluzione possibile è creare una vera rete di socialità. Ripensare l’uomo ed i problemi che le sue debolezze creano.
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Sul sito web di Repubblica, in un ottimo articolo a firma Paolo Berizzi, vengono resi noti gli sconcertanti sviluppi di un’indagine partita nel 2006 e portata avanti dalla guardia di finanza di Cremona grazie a quelle intercettazioni che giornalmente vengono messe sotto accusa quasi si trattasse del più grande problema che affligge questo disgraziato Paese.
Nonostante in Italia le frodi alimentari siano ormai all’ordine del giorno e cambiare il cartellino dei prodotti scaduti all’interno degli ipermercati stia diventando quasi una consuetudine, le dinamiche della truffa da parte che di quelli che Berizzi definisce giustamente “banditi della tavola” sono tali da riuscire a turbare profondamente non solo le persone deboli di stomaco.
L’impresa criminale che faceva capo a 4 aziende con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen in Germania, tutte riconducibili all’imprenditore siciliano Domenico Russo, ed era punto di riferimento per marchi come Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del latte di Firenze, Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi ed altre multinazionali europee, operava anche grazie alla connivenza delle Asl di competenza riciclando con l’ausilio di molta creatività gli scarti di formaggio avariato che avrebbero dovuto essere smaltiti.
Tali scarti, spesse volte forniti proprio dai grandi marchi di cui sopra, consistevano in formaggio avariato e putrefatto all’interno del quale si poteva trovare di tutto: vermi, escrementi di topi, pezzi di ferro, residui di plastica tritata, muffe ed inchiostro. Il materiale marcescente e maleodorante anziché venire smaltito subiva tutta una serie di lavorazioni che lo portavano a tornare sugli scaffali di discount ed ipermercati (spesso attraverso quegli stessi marchi che lo avevano venduto come rifiuto) sotto forma di sottilette, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, gorgonzola ed altre specialità casearie che venivano vendute come prodotti genuini ai consumatori.
La truffa nell’ambito della quale il gruppo Lactalis Italia che controlla Galbani sembra avere pesantissime responsabilità, non ha coinvolto solo l’Italia ma si è sviluppata a livello europeo, arrivando a produrre la lavorazione di oltre 11.000 tonnellate di formaggio avariato a fronte di un business economico di enormi proporzioni. Decine risultano essere le persone indagate e denunciate per un’attività criminale che oltre a produrre profondo disgusto ha determinato pesantissimi rischi per la salute pubblica.
Come ultima nota disarmante in questa scioccante vicenda va sottolineato il fatto che gli impiegati e gli operai delle ditte incriminate hanno verbalizzato di essere a conoscenza della situazione ma si sono guardati bene dal renderla pubblica, molto probabilmente per non rischiare di mettere a repentaglio il proprio posto di lavoro.
Riesce difficile chiamare “progresso” la costruzione di una società all’interno della quale si corre il rischio di mangiare inconsapevolmente poltiglia marcescente per compiacere le multinazionali e ci si trova “costretti” a diventare complici di una banda criminale che avvelena i nostri simili per “mantenere” uno stipendio che ci consenta di sopravvivere un gradino sopra la soglia di povertà. Così come riesce difficile concepire un progresso che rischia di toglierci ogni dignità, anestetizzando la nostra natura umana e trasformandoci in ingranaggi della macchina di produzione e tubi digerenti di un consumo che tende a farsi sempre più escrementizio.
Vorrei ringraziare proprio voi, solo voi e non altri, per l’interesse che avete mostrato alle mie “minchie teatrali” negli scorsi spettacoli e per questo che abbiamo portato in scena venerdì scorso. Non so bene che toni m’usciranno scrivendovi adesso ‘sta cosa che sto scrivendovi, vorrei tanto fosse un messaggio leggero, serafico e complimentoso nei vostri confronti che m’avete sostenuto e incoraggiato! “…Gazzo sono Bravo!!”
Sta volta la prova è stata per davvero una prova, altro che il nipote della Contessa… che poi m’assomigliava anche… personaggio che ebbi modo di farcire con le boiate che sperimento da anni. Sta volta è stata una vera e propria prova da attore, dovevo dare spessore e verità ad un personaggio che non parla e si muove pochissimo. Un fiammiferaio, un barbone, uno scapestrato, un senza tetto, un… quello che sono riuscito a farvi arrivare.
Il testo portato in scena è un radiodramma scritto dal premio Nobel Harold Pinter nel ‘59 dal titolo “Un leggero fastidio”. Situazione: un marito e una moglie borghesi, fieri della loro posizione sociale, fanno colazione in giardino, quando ad un certo punto il marito vede nella stradina sul retro il fiammiferaio. Cosa ci fa lì quell’uomo? Non passa nessuno da quella strada, a chi dovrà vendere quei fiammiferi? Perché è lì? C’è qualcosa di pretestuoso in quell’uomo… Il marito invita la moglie a farlo entrare in casa per chiarire la faccenda. Il fiammiferaio entra. Il marito tenta di metterlo a suo agio e poi gli si scatena contro. Ma tutto scivola addosso a quest’uomo misterioso che ha scelto di vivere con altre regole, senza regole. Il marito esce dalla stanza provato. La moglie gli dice che proverà lei a fare chiarezza con il tizio. Lei lo riconosce subito, forse sono già due mesi che l’ha riconosciuto, da quando il fiammiferaio si è appostato fuori dalla loro finestra sull’uscio. Il fiammiferaio è quella bestia che anni prima l’ha violentata, ma lei l’ha già fatto scagionare una volta per un‘ accusa di bracconaggio. La moglie è pronta a consumare la sua vendetta… il resto è il gusto che non sto a togliere ai futuri spettatori! Mi racomando acqua in bocca anche voi! Ho già detto troppo io…
Il video che apre questo post c’azzecca poco col mio fiammiferaio, ma fa parte della ricerca del mio personaggio, come ne fa parte ’sta cosa che mi venne da scrivere qualche tempo fa. Rileggendola non so se sia bella o brutta, forse è patetica, probabilmente non mi piace, ma ha il piccolo potere, per me almeno, di smuove quella cosa nella pancia che mi mette a disagio e crea quel fuoco sommesso che mi aiuta in scena.
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Stupro
Ricordo solo una voce roca: “Muori troia!”
Il mio fiato spezzato.
Il mio vestito strappato.
“Adesso te lo faccio vedere io un cazzo!
Succhia! Taci! Godi! Ansima! Prendimi puttana!”
Poi uno schiaffo e una lama puntata nella gola:
“Ora ti do io quel che meriti”.
Sola compagna la paura fottuta, di quella che blocca le gambe,
di quella che nemmeno una lacrima, neanche un goccia sul mio viso che cade e appassisce.
“oh, oh, oh, oh” mugugni animaleschi.
“Lasciami ti prego lasciami, perché io!?
Cosa t’ho fatto!? Dio!!” le mie uniche parole.
“Stai zitta merda, ti piace fottere, e fotti, fottiti, fottimi”.
Una mano preme sul mio seno che quasi me lo strappa
e non ha volto quest’incresciosa storia senza faccia.
Amplesso, suo, sputo, mio,
un calcio e un complesso,
solo un rumore nell’orecchio,
quello di una zip che solleva incredulità e disprezzo.
Che prezzo ha camminar una sera da sola per strada?
Quello di chi mai più doveva sbocciare,
e rinasco in un pianto di figlia che è gioia ascoltare “Mamma”.
*********
Nemmeno questa centra in pieno il personaggio però… Voi che c’avete capito? Gentilissimo pubblico,se vi va di andare oltre al “Ma che bello!” ho una manciata di domande da duttarvi lì: “Chi è Edward? E il Fiammiferaio?Qual’è il rapporto che li lega? Flora è l’unica idealista, ma esce veramente vincente dalla storia?” Domande alle quali non siete tenuti a rispondere nel dettaglio le ho buttate lì per farvi sfrugugliare uno sull’altro i pensieri… Caldo permettendo la storia vi ha interessato? Incuriosito? Preso? Tenuto sulla seggiola per vedere dove andava a parare? Come andava a finire? Ci sono state parti noiose o “zone morte”? I personaggi erano veri? Credibili?
Il vostro invito a teatro aveva un piccolo compito, un piacevole pegno da pagare, dirci come andava e muoverci critiche e consigli, vi sto servendo il conto… spero vi vada di pagarlo!
Oh, mi riraccomando, non svelate troppo della trama, è un lavoro in corso che con la prossima stagione teatrale vogliamo portare in giro per teatri…
Tranquilli, non sono diventato megalomane. Jacopo Fo nel suo blog mi ha dedicato un articolo, un’altra piccola soddisfazione di questa “mia” cyber avventura. Eccovi l’articolo:
Oggi vorrei parlarvi del blog di Arcano Pennazzi che da tempo gestisce un suo spazio molto interessante e divertente. E’ pieno di articoli, video, audio, immagini sui temi della pace, l’ecologia e la cooperazione tra gli uman, e certamente potrai trovarci ragionamenti e segnalazioni insoliti. Inoltre Arcano è un amico e una persona squisita e scambiare idee con lui l’ho sempre trovato interessante e stimolante. Ed è anche sposato con una ragazza simpaticissima e insieme hanno prodotto un grufolino meraviglioso.
Cittadini, Forestieri, RockeR e Punker di ogni dove,
tra qualche giorno la vostra scompaginata compagine del cuore sarà impegnata come di buona costumanza da sette anni a questa parte alla 40 ore di sport a Laveno Mombello.
Rendiamo grazie al Nazzareno scalzo e a tutte le sue concubine con l’avventurosa lettura del libello fotografico “Qualche cittadino volò sul nido dei RockeR”. Il libello trovasi dentro la foto sotto stante:
Ecco i prodotti della settimana. Ricordo che nel mese di agosto non verranno preparate cassette per i GAS; si potrà fare la spesa allo spaccio aziendale nei giorni di apertura. Per ulteriori info scrivete direttamente a Azienda Agricola Corbari Antonio: az.corbari@tiscali.it
L’incaricata al ritiro della spesa per la settimana è Silvia vero?
Al Corbari servono sempre le cassette, quindi Silvia dicci per cortesia quando vai da Lara a ritirare il fondo cassa in modo che noi altri si portino le cassette in libreria poco prima e con la caparra tu possa ritira anche le stesse.
Poi Silvio si ruppe i coglioni e disse: “Ma vaffanculo!” E telefono’ a Bruno Vespa e gli disse: “Bruno, voglio venire in trasmissione.”
E il buon Bruno, che non sa mai dire di no, rispose: “Certamente Presidente!”.
E Silvio Tv, ando’ da Bruno Cronaca Nera.
Le agenzie di stampa avevano previsto che il Presidente Cavaliere avrebbe detto qualche cosa di sensazionale e milioni di italiani erano assiepati davanti alla tv.
E Silvio arrivo’. E molti bisbigliarono subito sul fatto che era particolarmente raggiante.
Altri si diedero di gomito perche’ oltre a Silvio e ai suo 8 body gard entrarono anche 12 ragazze di una bellezza fulminante.
E qualcuno disse: “Certo che in fatto di gusti non lo batte nessuno!”
Bruno Doppialingua fece portare altre poltroncine perche’ Silvio Ammazzasentenze voleva che tutte le ragazze partecipassero al talk show.
E Bruno l’Al Qaeda dell’audience, si accorse di avere un’erezione pazzesca all’idea della verticalizzazione tosta dell’indice d’ascolto e anche di qualche cos’altro che si prospettava con tutte quelle gnocche superlative a portata di telecamere. E disse ai cameraman di indugiare sulle zone d’ombra, particolareggiare sulle dita dei piedi, avvolte nelle strisce dorate e argentate dei sandali estivi. Disse: “Tuffatevi teleobbiettivamente nelle scollature come se ci aveste appena smarrito l’anima, zummate sulla curva delle caviglie e sul buio tra il collo e i capelli fluenti, nutriti con balsami orientali dal prezzo stratosferico, scivolate sulle lunghe braccia, stupitevi nell’incavo dei gomiti, celebrate i ginocchi, perdetevi sull’ombra del capezzolo sotto i tessuti avari di fili!” Leggi il seguito di questo post »
Sapere produce potenza, ignorare produce potere. Non esiste potere al mondo che prima o poi non soccomba alla potenza. I governanti per poter governare in modo tanto sciagurato sono costretti a sostenere una ignoranza dotta delle vere dinamiche del mondo.
Pur essendone a conoscenza sono costretti a ignorare che nove decimi dell’umanità vive sequestrata nell’ergastolo lavorativo, ovvero trascorre otto decimi del giorno per procurarsi il necessario.
I governanti devono sistematicamente ignorare che ogni giorno muoiono di fame 35.000 bambini.
Devono fingere che l’attuale metodo di gestione del mondo sia il solo possibile e per rendere credibile una tale assurdità, seminano guerre, malattie e malessere in tutto il globo terrestre.
Ma accade che i poeti, come diceva Pasolini, “sanno”.
Sanno che vivere sereni e felici costa pochissimo. Sanno che con meno della metà del denaro sperperato ogni anno in questo Paese per pagare le prostitute, la droga e le armi, si potrebbe offrire un pranzo gratuito a tutti gli italiani e procurare a ognuno un’abitazione.
E li immaginate voi gli esseri umani senza l’incubo del mutuo, senza l’incubo del lavoro e senza l’incubo del procurarsi il cibo?
Sanno, i poeti, che all’essere umano occorre veramente poco per poter godere la vita: una casa, del buon cibo, molti amici, molti e rari amori, l’accesso alle opere d’arte, pittoriche, letterarie, musicali e cinematografiche, la possibilità ogni tanto di esplorare il mondo…
Un qualsiasi Stato dovrebbe davvero infiammarsi per la vergogna nel constatare di non riuscire a procurare l’indispensabile ai suoi cittadini…
Anzi mi piacerebbe che ogni essere umano avesse come estremo ideale proprio questo massimo di semplicità: un’abitazione, del buon cibo, molti amici, molti e rari amori, l’accesso alle opere d’arte, pittoriche, letterarie, musicali e cinematografiche, la possibilità ogni tanto di esplorare il mondo…
Tutto questo i poeti lo sanno e non perdono occasione per comunicarlo a tutti.
Silvano Agosti
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Appello a tutti i poeti e non: “E quando minchia cominciamo a fare qualcosa!!?” O fare qualcosa ha insita in sé una radice fascista?
Analogie inquietanti. Per un tipetto così simpatico che vuol sembrar più giovane, più alto, più capellone, più vincente…
Per capire cos’era la P2 consiglio la lettura di “Trame Atlantiche” di Sergio Flamigni KAOS Edizioni. Un libro da studiare a scuola per capire la storia recente che ha attraversato e sta manifestandosi nel nostro paese e non solo.
Un ringraziamento ed un incoraggiamento a Byoblu che ha messo insieme con grande maestria il video.
Scanzonato, leggero, divertente e irriverente per arrivare al fulcro del problema senza scotennare la min… L’avranno già detto not? E allora che ve lo dico affare!!? Grande Rino! Attulissimo nei concetti e nella forma: Maestro! Ed è pure una delle canzoni preferite di Papo!
Non hai avuto il mondo in eredità da tuo padre, ma in prestito per i tuoi figli! Quindi è ora di scegliere “Altro” perché quello che c’è puo’ essere migliorato cambiando in meglio: