E adesso un pò di meritato riposo differenziato…

Ci risentiamo a settembre!

Buone cose, felici pensieri e divertitevi!

Signoraggio Bancario, perché non parlarne?

Avete risposte? Parliamone!

Perché se è vero che si tratta della più grande truffa perpetrata hai danni dell’umanità Beppe Grillo e Marco Travaglio non ne parlano?

Pigia qui per guardare lo spettacolo di Beppe Grillo nel quale parlava di Signoraggio Bancario.

Forse il problema sta nel fatto che gli enti e le istituzioni così come sono vanno bene ma è lo stravolgimento ai fini di lucro che se ne fa a renderle così vulnerabili? Qualsiasi ente e qualsiasi istituzione è pensato e fatto dagli uomini, forse sono loro a dover cambiare… Un Luciano Rispoli d’annata mi direbbe “Ma che belle parole!”.

 

Signoraggio Bancario (4)

…il reale potere politico non sta nel parlamento!!?

Mi alzo, ti alzi, ci alziamo ogni mattina per sfamarci ed emanciparci tramite il lavoro. Ma quali sono le logiche che ci costringono a lavorare? La spada di damocle del debito, schiava di un organizzazione sociale che ci vuole servi, servi del potere. Che sia di destra o di sinistra…

 

Signoraggio Bancario (3)

Per capire meglio di cosa stiamo parlando consiglio la lettura del libro Euroschiavi.

Signoraggio Bancario (2)

Perché il Signoraggio viene riconosciuto solo da alcune destre estremiste?

Vi invito a visitare questa pagina:

http://it.youtube.com/user/eugeniobenetazzo

ricca di informazioni e consigli.

Signoraggio Bancario (1)

Quella del signoraggio bancario è una questione che vorrei capire una volta per tutte. Questione della quale finalmente si comincia a parlare con più proseliti e tranquillità.

Continua a leggere gli altri post sull’argomento nella categoria Signoraggio Bancario. 

MOVIMENTO DELLA TRANSIZIONE

Zompettando nel blog di Jacopo Fo ho trovato un nuovo movimento che spero si fonda e trovi il modo di “fare rete” con l’associazione de ”I comuni virtuosi“, col “Movimento della decrescita felice” e con le idee concrete che sto portando avanti col blog riguardo il GAS e il libro sull’autoproduzione.

Un altro movimento che nasce dal basso, dalla gente e per la gente, che si aggiunge a tutti questi di cui vi parlavo qualche mese fa. Un turbine di idee e ideali, un altro movimento di orientamento di sinistra che mi auguro non cada nel nulla, e non alimenti la dispersività che c’è a sinistra. La sinistra ha una vasta casistica di “cose” dell’uomo e per l’uomo da mettere a posto, la destra ha poteri forti da far rispettare, per questo la destra quaglia e la sinistra brancola…

Non esitate a scrivermi, parliamo, discutiamo, costruiamo insieme il mondo che vogliamo!

*** 

Ecco il movimento dei comuni che si danno strumenti concreti per affrontare l’emergenza. IL MOVIMENTO DELLA TRANSIZIONE.
E’ partita dall’Inghilterra l’esperienza concreta della creazione di nuove forme di economia locale.
Un movimento che si pone innanzi tutto il problema di organizzare l’autodifesa economica, energetica e alimentare contro la crisi del sistema petrolio.
E’ necessario che anche in Italia il Movimento metta al primo posto la TRANSIZIONE dal sistema del petrolio al sistema del buon senso. In diversi Paesi industrializzati in molti hanno gia’ fatto questa scelta. Centinaia di piccoli comuni stanno gia’ convertendo la loro economia. In Italia si parla soprattutto di organizzare cortei.

Perche’ abbiamo bisogno subito di un movimento che organizzi la transizione.
Un anno fa il petrolio stava a 70 dollari al barile, oggi il prezzo del petrolio si aggira intorno ai 140 dollari: e’ raddoppiato. Le derrate alimentari sono aumentate del 12-14%.
Sul mercato dei future gia’ si scommette sul prezzo del petrolio a 200 dollari a barile entro la fine del 2008. e’ importante comprendere che la nostra economia, il nostro stesso sistema sociale, non può reggere un prezzo del petrolio a 140 dollari e tantomeno a 200 dollari al barile. L’effetto di questo aumento del petrolio non si e’ ancora visto perche’ il mondo e’ pieno di merci prodotte quando il petrolio era a 18, a 30, a 70 dollari al barile.
Se a questi fatti aggiungiamo la crisi finanziaria e l’aumento dell’inquinamento e del consumo di petrolio in Cina, India, Indonesia e altri paesi emergenti nei prossimi mesi, abbiamo un quadro esplosivo. La crisi economica che, salvo miracoli, dovremo affrontare entro l’inizio del 2009 rischia di mettere in ginocchio l’economia e di colpire brutalmente i lavoratori.
Ascolto il Letta di sinistra su La7 che parla della crisi imminente e non dice nulla di praticamente utile: l’inflazione concordata, sulla quale si muoveranno gli adeguamenti all’inflazione degli stipendi e’ troppo bassa rispetto all’inflazione reale. Parole sante ma affrontiamo un’inondazione con una racchetta da tennis e un secchiello.
In Inghilterra invece e’ nato un movimento che cerca di combinare qualche cosa di concreto per ammonticchiare sacchetti di sabbia cosi’ da rafforzare gli argini dell’economia del popolo contro l’inondazione. L’obiettivo dichiarato e’ quello di creare un ammortizzatore contro una crisi che potrebbe essere violenta come quella del 1929.

Che cosa realizza in concreto il Movimento della TRANSIZIONE.
L’idea essenziale da cui parte questo movimento e’ che le comunita’ locali hanno una grande potenzialita’ di cambiamento: e’ possibile razionalizzando le economie locali in modo da creare benessere.
Questo movimento non ha nella sua agenda l’organizzazione di proteste di piazza, ne’ lo sviluppo di una semplice mobilitazione di opinione. Questo movimento ORGANIZZA LA TRANSIZIONE DI PICCOLE COMUNITA’ su scala comunale o di quartiere. E la cosa incredibile e’ che dopo appena due anni dall’inizio del Movimento sono gia’ centinaia le comunita’ che hanno iniziato la loro TRANSIZIONE.
La strategia della transizione si basa su 5 linee di azione che ogni singola comunita’ mette in pratica adattandole alla sua particolare situazione (che mille fiori fioriscano!).

1- La rilocalizzazione delle risorse fondamentali della comunita’ (cibo, energia, edilizia, sanita’, oggetti d’uso primario).
Si tratta di analizzare le ricchezze della propria comunita’ e costruire un piano di transizione che miri al massimo dell’autonomia. Ad esempio a Totnes, ridente citta’ del sud ovest dell’Inghilterra, sull’estuario del Dart, dove da decenni si sono piazzate alcune comunita’ ecologiste, si e’ riusciti a coinvolgere buona parte della popolazione in un’impresa colossale. Si sono sviluppati orti familiari su terreni pubblici e privati, sono stati piantati un gran numero di alberi fruttiferi (noci, castagni) nei parchi pubblici e nei viali, i balconi delle case sono diventati orti pensili, si sono sviluppate fattorie collettive nelle campagne intorno alla citta’, i contadini, gli artigiani e le piccole imprese sono state incoraggiate a produrre tenendo conto dei consumi locali più che dell’esportazione. Oggi circa il 60% del cibo che si consuma in citta’ e’ ormai prodotto localmente. E contadini, artigiani e imprenditori si sono resi conto di quanto sia vantaggioso sviluppare prodotti che possono essere venduti direttamente sul posto senza dover essere gravati dei costi dei sistemi di distribuzione e trasporto a lungo raggio. Si passa direttamente dal produttore al consumatore saltando gli intermediari e smettendo di bruciare carburanti fossili.
La rilocalizzazione prevede poi di intraprendere una serie di iniziative che valorizzino la ricchezza di merci e di prodotti sul territorio. Le nostre comunita’ sono piene di ricchezze lasciate ammuffire. La semplice organizzazione di mercati dell’usato e del baratto permette di reperire quantita’ enormi di tutti i beni primari. Abbiamo vestiti, forchette, frullatori, scarpe, mobili, lenzuola, pentole e cacciaviti sufficienti per i nostri bisogni per i prossimi 100 anni almeno. Per decenni la societa’ dei consumi ci ha indotto a comprare il superfluo e ad ammassarlo in armadi, cantine e soffitte. Tiriamoli fuori.
Analogo effetto di EMERSIONE DELLA RICCHEZZA lo avrebbe l’organizzazione di piccole imprese che si dedichino alla riparazione in loco degli elettrodomestici e al riciclo di moltissime merci che attualmente ci limitiamo a buttare via, magari solo perche’ hanno un graffio. Chi come me e’ appassionato a fare il giro dei cassonetti e a caricarsi in macchina poltrone e tavolini, ha idea del ben di Dio che la gente butta via insensatamente.
Rilocalizzare la produzione e’ un’azione essenziale nel processo di transizione dall’economia del petrolio all’economia verde. Solo se i beni di prima necessita’ saranno disponibili abbondantemente sul territorio eviteremo che la popolazione possa risentire oltremodo della crisi.

2- La ricostruzione di un florido sistema economico locale (chi gode dei soldi che guadagni?)
La ricchezza delle comunita’ si misura con due criteri: quanti beni autoproduce e come gestisce la propria ricchezza finanziaria.
Consociazione degli acquisti.
Innanzi tutto la semplice consociazione degli acquisti di beni e servizi può incrementare la ricchezza dei cittadini. Comprare tutti insieme cibo e beni essenziali vuol dire risparmiare. Comprare collettivamente auto vuol dire poi poter scegliere di organizzare a livello locale la conversione di auto a benzina in auto elettriche o alimentate dal gas prodotto localmente con biodigestori o gassificatori di scarti vegetali secchi. Comprare insieme telefonia può portare a creare reti wimax locali…
Investire localmente!
Una quota enorme del risparmio delle famiglie e degli utili delle imprese locali viene oggi investito in titoli di stato, fondi investimento o azioni di imprese lontane centinaia o migliaia di chilometri dal luogo dove viviamo.
La prima azione su questo fronte e’ quella di utilizzare il denaro degli abitanti di un comune per arricchire il luogo dove vivono. Investiamo i soldi qui, dove vediamo che uso ne viene fatto e possiamo essere più sicuri di non cadere nella rete dei furbi.
Ad esempio, possiamo creare un sistema nel quale i risparmi dei cittadini vadano a finanziare la costruzione o l’acquisto di case che verranno riscattate dagli inquilini tramite una rata di poco superiore a quella di un semplice affitto. In questo modo i nostri soldi sappiamo esattamente dove sono e a cosa servono. E aiutando tutti i miei concittadini ad avere una casa di proprieta’ do una mano a rendere più florida la mia comunita’, più sicure le economie familiari, meno probabile l’esplodere della violenza legata alla disperazione economica.
Oppure posso investire nello sviluppo di una rete di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che renda autosufficiente il territorio. E ancora posso investire nel miglioramento delle case dal punto di vista del risparmio energetico: isolamento dei tetti, tripli vetri, muri coibentati. Oppure posso ottenere di far risparmiare a tutti somme enormi con il teleriscaldamento (ogni abitazione ha un contatore del calore consumato e paga solo quello). E ancora, consociando i consumi e la produzione di elettricita’, posso creare un sistema nel quale ogni famiglia possa vedere quanto costa l’energia elettrica nelle varie ore del giorno sul mercato nazionale. In questo modo posso vendere l’energia autoprodotta nelle ore nelle quali costa di più e consumarla quando vale di meno. E posso anche dotare le singole case di elettrodomestici intelligenti che entrano in funzione quando l’energia costa meno (la lavapiatti si mette a lavorare di notte per conto suo, dopo aver controllato le quotazioni di mercato).
Un altro aspetto essenziale della creazione di economie locali solide e’ la creazione di monete locali.
Le monete locali permettono di creare meccanismi di doppio prezzo: se spendi denaro locale hai uno sconto sulle merci.
Il sistema del denaro locale può inoltre agire in sinergia con il sistema delle Banche del Tempo, grazie alle quali si può pagare un bene o un servizio tramite ore lavoro che diventano moneta locale che compra altre ore di lavoro. Cosi’ il pasticcere paga le lezioni di matematica per il figlio realizzando una torta per una persona che dipinge la casa di una persona che ripara la lavatrice al professore di matematica.
La potenzialita’ delle banche del tempo e’ stata ampiamente dimostrata durante la crisi economica argentina. Milioni di persone organizzarono la loro economia su queste basi.

3- La riqualificazione delle persone (quante cose sai fare che sono utili alla tua comunita’?)
Si tratta di realizzare un’analisi dei bisogni della comunita’ che potrebbero essere soddisfatti in modo autonomo e vedere in quali settori converrebbe avere più artigiani e professionisti. Quindi bisogna organizzare la formazione di queste professionalita’ riqualificando disoccupati e persone che al momento sono costrette ad andare a cercare lavoro altrove.
Una seconda iniziativa dovrebbe incentrarsi sulla valutazione di quali merci e servizi potrebbero essere prodotti localmente ed esportati nelle immediate vicinanze. Nel caso dei servizi che possono essere offerti via internet questo fattore della distanza diventa irrilevante. Sollecitare e sostenere la creativita’ della gente in questa direzione potrebbe essere una fonte di ricchezza e solidita’ per la comunita’. Oggi in Italia molti servizi non esistono proprio. Ad esempio, sarebbe utile per tutti se esistessero, come accade nei paesi anglofoni, imprese che forniscono informazioni di tutti i tipi a pagamento. Potrebbero poi nascere societa’ che offrano un servizio di assistenza legale, finanziaria, edilizia, culinaria, scolastica e valutazioni sulla qualita’ dei prodotti e i loro prezzi. In Italia esistono associazioni benemerite come Altro Consumo che informano sulla qualita’ dei prodotti ma non esiste un numero di telefono al quale posso chiamare mentre sto comprando un cellulare per avere consigli immediati senza dovermi andare a studiare tutto in rete (c’e’ un problema di interfaccia utente-servizio).
Ci sono decine di professioni che oggi si possono esercitare sul web: grafico, web master, correttore di bozze, insegnante, psicologo, scrittore commerciale, ricercatore, segretario. Ma intraprendere queste attivita’ non e’ possibile per i molti italiani che non hanno dimestichezza con la rete. Costituire portali dei Comuni che aiutano i cittadini a proporre in rete le proprie competenze professionali potrebbe sviluppare la soddisfazione di molti e la solidita’ economica della comunita’.
Si tratta solo di piccoli esempi di quel che si potrebbe fare nel settore del telelavoro che oggi nel mondo impegna milioni di persone mentre in Italia e’ solo agli albori.

4- La riduzione del fabbisogno energetico e l’uso attento delle risorse.
Razionalizzare la produzione e il riciclaggio dei rifiuti. Ad esempio, organizzando che nei negozi siano disponibili prodotti sfusi e alla spina.
La gestione razionale dell’immondizia e’ in molte citta’, anche grandi, una fonte di guadagno. Alimenta imprese che si dedicano al riciclaggio e permette di produrre energia elettrica e calore dal gas.  Questa soluzione sfrutta l’esistenza di meravigliosi batteri che si mangiano con volutta’ il pattume biologico e gli escrementi umani e animali all’interno di grandi silos. I batteri dopo aver mangiato scoreggiano in modo selvaggio e le loro scoregge, adeguatamente filtrate, diventano gas combustibile che alimenta generatori di corrente. Il calore che viene prodotto in questo processo serve poi per alimentare sistemi di teleriscaldamento. Esistono ormai migliaia di digestori di biogas realizzati in tutto il mondo. In Italia pochissimi.
Razionalizzazione dei consumi energetici: organizzare il risparmio energetico casa per casa (abbiamo gia’ accennato all’autoproduzione di energia e all’isolamento termico) e’ una fonte enorme di denaro risparmiato e migliora la qualita’ della vita e dell’aria. E da’ un maggiore confort: ad esempio, siamo abituati ad aprire l’acqua calda per farci la doccia e poi dobbiamo brigare per aprire al punto giusto anche la fredda per evitare di scottarci perche’ i sistemi domestici di produzione di acqua calda alimentati a gas o elettricita’ non permettono una regolazione efficiente della temperatura dell’acqua in uscita. I sistemi di teleriscaldamento e di produzione di acqua calda con pannelli solari termici invece permettono di avere acqua calda esattamente alla temperatura che si preferisce.
Un altro settore riguarda la costruzione di servizi di condivisione e consociazione. Mille famiglie che oggi possiedono mille lavatrici potrebbero risparmiare un pozzo di soldi creando centri dove si può lavare, asciugare e stirare collettivamente. Otterrebbero tecnologie più efficienti e veloci a costi dimezzati. Vestiti e biancheria più pulita a minor prezzo e più rapidamente. In tutto il nord Europa la maggioranza delle famiglie usa da decenni lavanderie di caseggiato o di strada.
Ma affrontare la programmazione ecologica del territorio di una comunita’ permette anche un’analisi dettagliata delle risorse disponibili, delle aree da bonificare, delle zone da convertire a bosco, a culture alimentari ed energetiche (biomasse) in modo che i cittadini ottengano un ambiente migliore dal punto di vista della salute, del benessere, dello svago e dell’autosufficienza.

5- Ma l’effetto combinato di tutte queste iniziative e di altre che la fantasia popolare sapra’ elaborare, va oltre i singoli risultati. Mettere in pratica queste misure sociali ed economiche non crea solo benessere. Innesca anche una rivoluzione culturale. Come dice Cristiano Bottone, uno degli alfieri del movimento della transizione in Italia, quello che cerchiamo e’: “Una rivoluzione che nasce dal basso, un percorso in cui la comunita’ individua e attua le soluzioni che ritiene più efficaci e progetta il proprio futuro partendo da piccoli gruppi di cittadini”.

Costruiamo in Italia il movimento della Transizione!
L’Italia, che verra’ colpita da una crisi economica ancor più grave che altrove grazie al dominio di una casta di politici irresponsabili, ha urgente bisogno che si sviluppi un movimento di comunita’ che inizino a realizzare un percorso di transizione verso l’economia verde.
L’organizzazione di un simile movimento pone problemi ben differenti dall’organizzazione di un comitato locale di difesa dell’ambiente o per l’organizzazione di attivita’ politiche o culturali.
La cosa che mi piace in particolare del Movimento per la Transizione e’ che gli inglesi lo hanno organizzato come una vera e propria impresa che forma quadri in grado di replicare le esperienze consolidate e idearne altre. La formazione tecnica e’ indispensabile per poter affrontare i problemi complessi che i 5 punti del programma della Transizione prevedono. Rendere più autosufficiente, razionale, solidale ed efficiente una comunita’ non e’ una questione che si affronta con le tradizionali chiacchiere da sede politica.
Bisogna avere capacita’ di comunicare, organizzare, progettare strutture economiche che poi stiano in piedi.
Vogliamo quindi muoverci in due direzioni: un convegno nazionale che permetta l’incontro di tutti coloro che in Italia si stanno interessando alla Transizione e un primo corso per OPERATORI DELLA TRANSIZIONE.

Convegno a Alcatraz (26-28 settembre). In questo convegno vorremmo confrontarci con le comunita’ locali che hanno gia’ intrapreso percorsi analoghi (comuni Virtuosi, gruppi di gestione di monete locali, gruppi di acquisto, Gas, eccetera) e con singoli che vogliono dar vita a esperienze simili.

Si trattera’ non di un semplice dibattito ma di un incontro di formazione nel quale i singoli gruppi porteranno l’esperienza pratica realizzata fornendo le chiavi tecniche per replicarla.

Dal venerdi’ alle ore 21,30 alla domenica alle ore 16. Il costo e’ di euro 250 in sistemazione base (camera a più letti).

Corso per Operatori della Transizione
Il 18/19 ottobre stiamo invece organizzando il primo Training per la Transizione in territorio italiano. Un corso riservato a sole 22 persone. Il corso verra’ tenuto da formatori provenienti dal Transition Network inglese e sara’ in lingua inglese. Lo scopo e’ di formare dal punto di vista tecnico e organizzativo coloro che hanno intenzione di dar vita a iniziative locali di Transizione. Si svolgera’ presso la Libera Universita’ di Alcatraz. 
Il costo, dal venerdi’ alle ore 21,30 alla domenica alle ore 16 e’ di euro 376 in sistemazione base (camera a più letti).

Jacopo Fo

PER APPROFONDIRE:

Visita il blog di Cristiano Bottone sulla Transizione
http://ioelatransizione.wordpress.com/

Video sulla transizione
http://ioelatransizione.wordpress.com/filmati/

Cos’e’ la transizione
http://ioelatransizione.wordpress.com/cose-la-transizione/

Ascanio Celestini – I principi dell’economia

Ah, i nostri nonni…

La Rivoluzione che ci spetta e c’aspetta passa da: un uso razionale della tecnologia volto alla felicità di uomo e ambiente e non sottomissione di ambiente all’ uomo e uomo a profitto, e ad antica saggezza contadina.

Se hai un secchio che perde, cosa fai? Ti fermi il giusto tempo che ti occorre per ripararlo o alzi sempre più forte il getto dell’acqua per tentare di continuare a riempirlo?

 

Condividiamo un futuro solare! (3)

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Con questo post  chiudo il discorso: “Condividiamo un futuro solare!”

Pigia qui per leggere la prima e la seconda parte, e qui dentro invece per raccogliere tutte le informazioni riguardo il gruppo d’acquisto organizzato dalla Libera Università di Alcatraz.

***

Stavo dicendo che questo post chiude un discorso, discorso cominciato più di un anno fa col gruppo d’acquisto organizzato da Jacopo Fo e la Libera Università di Alcatraz e portato addirittura in prima serata da Santoro ad Anno Zero, schiaccia qui per vedere la puntata.

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Ed ecco finalmente il mio articolo mai pubblicato riguardatante appunto quella puntata:

Oggi mi preme domandarvi una cosa, avete visto ieri sera “Anno Zero” la trasmissione di Santoro? Qualcuno sicuramente sì perché filo sinistrorso, altri sicuramente no perché filo destrorsi. Certo il senso d’appartenenza è bramato dal nostro cervello rettiliano, abbiamo bisogno di sentirci parte di un gruppo, vestire uno stemma, riconoscerci in un etichetta ma quando capiamo che destra e sinistra non esistono più ed esistono solo poteri economici e convenienze che li muovono e fanno leva proprio sul nostro cervellino? Quando capiamo che sono quegli stessi marchi a comprarci e non viceversa perché fanno leva proprio sulla nostra necessità d’esser conformisti? Non siamo ormai culturalmente pronti? È tanto difficile capire che ogni volta che si compra qualcosa si vota per il prodotto che s’è acquistato? Chi non merita d’esser acquistato non lo si acquista, semplice e lineare!

Scusate, torno a Santoro, il suo limite ieri sera è stato quello d’essere filo sinistrorso, o forse solo quello d’esser giornalista che per professione, ed un po’ per vizio, resta legato alle parole, al dibattito, e poco all’azione. Anzi si perde il fatto proprio sotto il naso. Ma forse son troppo ingenuo io e lui, Santoro, un navigato uomo del mestiere che proprio nel momento dell’impalatura mediatica salva l’ospite pesante, Rutelli, dall’essere trafitto da parte a parte da un compostissimo Jacopo Fo.

Faccio qualche passo indietro per spiegarvi l’accaduto. Purtroppo preso da altre faccende mi sintonizzo che son quasi le 22.00 quindi la prima mezz’ora abbondante di programma non la vedo. Oh, chi l’ha vista nel caso fosse successo qualcosa degno di nota m’aggiorni!

Parte un servizio su un trivellone che ha martoriato abusivamente il fiume Po, si passa sulle alpi dove ghiacciai che dovrebbero esser tali sono già sciolti e più similmente sembrano laghi, quelli che sono rimasti perché tanti non ci sono proprio più… Una voce fuori campo, l’acqua, se la prende con l’uomo e la sua non curanza. Insomma si parla d’ambiente, il discorso del momento.

In studio, parola a Rutelli. Discorso zeppo di numeri e nozioni direttamente tratto dal manuale del bravo politico. Un piccolo neo che sfugge ai più, anzi è proprio il concetto che fa la differenza, è su questo che ci giochiamo la partita! La chiusa del discorso di Rutelli è che ai cittadini viene richiesta attenzione e qualche sacrificio nel rispetto dell’ambiente.

Parola a Sgarbi, lo capirebbe anche un ciclope miope e bendato che è lì per caso e non ne sa una mazza. L’arte della paraculaggine di cui è maestro farcita con qualche idillio verbale denso di “figa” e pregno di “cazzo” lo fa uscire dall’imbarazzo di una scena muta tipicamente scolastica. Dice anche una cosa sensata, retorica ma sensata: alla base del problema c’è che da noi in Italia non c’è la cultura dell’ambiente ma quella del gossip che imperversa. Io correggerei il tiro: la base del problema è che da noi è così difficile vivere, tirare a campare, che dopo un’intera giornata di lavoro alienante il più delle persone ha solo voglia di staccare la spina ed il metodo ricreativo del nostro sistema economico è farci fare e leggere grandissime cazzate.

Parola a Dario Fo, discorso da grande vecchio, nel senso più positivo del termine, che sa benissimo ma non vuole e non può credere che per il mero, banale e becero lucro stiamo distruggendo il pianeta.

Dai adesso parla Jacopo Fo, io lo conosco e mi ci sento amico, adesso gliele canta! Pubblicità.

Ritorno in studio, dopo qualche consiglio per gli acquisti, consiglio per gli acquisti!!? Ma ne avevamo bisogno d’essere consigliati per acquistare? Dai che Jacopo gliele canta! Da capo parola a Rutelli. Mi vien da dir “Tessuti cavernosi (se dicessi cazzo mi eleverei al livello di Sgarbi e proprio non me ne sento degno), ma questo il manuale del politico provetto lo sa proprio a menadito!”. Passatina veloce da Sgarbi che racconta dell’abominio dei cazzi eolici, suppostone infilate su per il culo dell’arte e della bellezza. Ribatte veloce Rutelli, la camera stacca sul labiale di Marco Travaglio che coglie lo strafalcione del leader della Margherita. “Mulini a pale” ripete. Ma nemmeno “Pannello solare termico” gli riesce di dire tanto bene, pannelli solari per l’acqua calda va benissimo, l’importante è il concetto. E sembra esserci. Parola nuovamente a Dario che tutto il dolore che ha dentro per la scelleratezza di sto mondo proprio non riesce a tenerlo a freno.

Dai ora tocca a Jacopo e gliele canta. Nuovi consigli per gli acquisti: fate molta spesa, comprate tutto! Soprattutto quel che non vi serve, perché l’economia così gira! Lavorate, lavorate, lavorate e poi venite in crociera da noi! È così difficile fare uno più uno e capire che i ritmi di produzione di merci inutili sono una delle maggiori cause della situazione ambientale al collaso? Meglio non pensarci! Pubblicità!

Da capo in studio, non pensavo che Jacopo Fo riuscisse a stare così calmo e zitto per così tanto tempo, sarà una reminescenza delle lezioni di Kendo che lo rende impassibile. Mi stupisce l’imperturbabilità perché per quel poco che lo conosco credo di sapere che al contrario di Dario il suo impegno ed i suoi sforzi per preservare un mondo migliore nascono da una violenta incazzatura. Ha proprio il fuoco del giovane rivoluzionario che gli brucia ancora dentro. Quel sano fuoco per cui io che sono ancora giovane non m’arrendo ad accettare che le cose malfunzionino così e non si possa far niente per cambiarle. Quello stesso fuoco che però erge muri senza che me ne renda conto e blocca il dialogo, la propensione all’ascolto dei miei interlocutori. La passione è il motore che muove tutto! Va coltivata, plasmata, canalizzata e non sprecata pian piano sto imparando…

Interventi qua e là e finalmente la parola passa a Jacopo. “Conto energia” sono le parole magiche! Lo Stato finanzia chi installa “Pannelli solari Fotovoltaici” per la produzione di corrente elettrica. Sgomento, non dura che qualche istante. Rutelli ci si tuffa a pesce e non si rende conto della cazzata che sta per dire che suona più o meno così “Oh, e allora vedi non è vero che non facciamo niente!”. Sgarbi si esalta! “Cazzo, cazzo, figa, cazzo, figata ’sta storia malata del sole che fa corrente!” Rutelli parlamentare al governo dice “Oh, e allora vedi non è vero che non facciamo niente!” Rutelli, Rutelli ma tu dov’eri che l’avete fatta voi ’sta legge!!? Rutelli che hai dato sfoggio della tua arte oratoria per dar fiato alle trombe e soffriggere l’aria e quello che dovresti sapere lo ignori così bellamente!!? Un altro piccolo sacrificio richiesto ai cittadini Rutelli!!? Cazzo Rutelli!!? Che figura di merda Rutelli… Purtroppo Santoro non mi legge nel pensiero e non dice niente di tutto ciò a Rutelli ma passa oltre.

***

E’ passato più di un anno e non ho mai finito di scrivere ‘sto articolo, quando le cose passano, passano… Ci tenevo a finirlo perché volevo regalarlo a Jacopo Fo. Spesso vorrei parlargli, a Jacopo Fo, ma molto più spesso mi capita di leggerlo, e leggendolo trovo le risposte che andavo cercando:

 

“Passeggiando sulla spiaggia di Santo Janni, a Formia guardo la gente che fa il bagno felice, le ragazze che corrono con le loro forme esplosive e i costumi all’ultima moda e si tuffano in un’acqua cosparsa di spazzatura. E mi chiedo: perché?

Mi sento diverso. Ma in realtà capisco che anch’io, in altro modo ho fatto per anni azioni altrettanto distruttive verso me stesso e il mio piacere. Anch’io non sono innocente. Ho peccato contro il mio piacere.

Io faccio parte della razza dei maledetti che negli ultimi 30 anni ha compiuto un peccato capitale di superbia e lo ha amaramente scontato: volevamo convincere quelli che dormivano lungo la ferrovia che si sbagliavano.

La pretesa di poter fare proseliti, insegnare la Verità è una Grande Cazzata.

Mi pento (oh sì, quanto mi pento!!!!).

Si tratta di un errore per due motivi:

1) Pensare di riuscire a convincere qualcuno con parole, discorsi, volantini, comizi, cortei, libri, ecc. è un tentativo vano. Le persone cambiano idea in seguito a esperienze complesse e prolungate. Le idee, i modi di pensare, sono la proiezione dell’esperienza. Partire dalla critica delle idee non ha senso. Il movimento giovanile degli anni settanta nasceva dalle minigonne, dai capelli lunghi, dalle feste a base di rock&roll, i discorsi ideologici sono arrivati dopo e hanno segnato la fine della spinta rivoluzionaria…

2) Cercare di convincere gli altri è una gran rottura di palle. Fai il missionario e non è divertente. Inoltre la gente (giustamente) ti odia perché sei presuntuoso, arrogante, supponente, invadente e autoritario come tutti coloro che vogliono imporre la loro verità.

3) L’unico modo di agire positivamente è quello di cercare di migliorare la qualità della TUA vita. Impegnarti per vivere TU esperienze esaltanti e soddisfacenti. Questo migliorerà la TUA vita, i tuoi rapporti con gli altri, la tua fiducia e le tue capacità. E, forse, qualcuno vedendo che ti diverti da matti a ballare questa nuova musica avrà voglia di vedere come ci si sente a dimenare il bacino facendo movimenti da idiota. E se scopre che è veramente eccellente magari ci piglia gusto e non gli sembrerà più una figata pazzesca andare a combattere in Vietnam.”

 

Cosa capisco? Che la vita è mancanza assoluta d’equilibrio: ogni grande impresa è figlia di un grande squilibrio, non è l’ideale che comanda ma la realtà! L’ideale va plasmato in base alla realtà dei fatti. Come hanno fallito tutte le dittature così ha fallito anche il capitalismo. O cominciamo a decrescere e tappare i buchi o ci verrà imposto ancora un regime. Il vento soffia, e si porta dall’America una crisi economico finanziaria che quella del ’29 gli fa un baffo.

 

Quando la capiamo che continuare a parlare serve a molto poco perlopiù a farci belli col nostro nozionismo esasperato? Quando ci liberiamo dalla sindrome del diniego e cominciamo ad agire? La Rivoluzione energetica è cominciata!!

 

Condividiamo un futuro Solare! (2)

http://www.byoblu.com/energia/

Ciao Claudio,
 è da un pezzo che voglio scriverti, ma ho troppe cose da dirti e idee confuse, oggi ne hai per lo più aggiunta un’altra… quindi non mi resta che prender la palla di rimbalzo e rimandartela forte indietro.
Ma vendi energia? Puoi farmi un preventivo più dettagliato?
Sei al corrente del Gruppo d’acquisto di pannelli fotovoltaici di Jacopo Fo? Scriverò un post in questi giorni e c’appiccicherò il tuo video con il link al gruppo d’acquisto di Fo. Se anche tu li commerci meterò anche il tuo link, così chi meglio produce e meglio tratta il cliente, fa l’affare! (Sono un tifoso delle ecotecnologie e spesso ne parlo, ma sai che il silicio è quotato in borsa ed di proprietà e quindi appannaggio delle sette sorelle vero? Comunque anche in un ottica di decrescita, il fotovoltaico è ottimo, però prima vanno tappati i buchi delle dispersioni delle nostre case fatto col culo, e perdonami i buchi!).
Sterzo verso quel che volevo dirti da tempo, apprezzo molto i tuoi lavori ed anche i miei (Bukowski e la puzza dei propri stronzi docet…) e pure quelli di qualche altro “pazzo” telematico. Pensi realisticamente che ce la faremo a creare sulla rete una vera alternativa alla tv ed alla carta stampata? Non dovremmo trovare un modo più organico di fare rete restando però liberi di dire e postare quel che desideriamo?
Europa 7 resterà ai box per altri lustri, e alternative che si confacciano alla mia etica e alla mia morale, che poi è quella di una persona “normale” e onesta non ne vedo, e impegnarsi perché il sogno di fare qualcosa di bello e artistico, sfoci nel venire stipendiati dal duopolio raiset è proprio una magra consolazione…
Cosa ne pensi di una sorta di consociazione tra blogger? Come si può organizzarla?
Apprezzo Beppe Grillo e Jacopo Fo e chiunque si impegni socialmente ma di contro praticano una sorta di sfuttamento consapevole, nei confronti dei tanti che si impegnano, collaborano e spesso hanno un lavoro precario.
Io nel mio piccolo, siccome scrivo e bramo la mia indipendenza, sto lavorando all’apertura della mia casa editrice on-line. Vedremo cosa succede…
Perdonami per averti investito, fai pure con calma!
Dice il saggio: “Troppa carne al fuoco, cuoci, cuoci, non cuoce un gazzo!”
Che riportato da un vegetariano fa un certo effetto…