40 ore - Cittadini - Le sotto squadre

Foto d’annata per i Cittadini, era l’edizione del 2003…

Pigiando sulla foto si aprono le sotto squadre di quest’ anno.

Enjoy the 40 ore!

40 ore di sport

Cittadini, Forestieri, RockeR e Punker di ogni dove,

 tra qualche giorno la vostra scompaginata compagine del cuore sarà impegnata come di buona costumanza da sette anni a questa parte alla 40 ore di sport a Laveno Mombello.

Rendiamo grazie al Nazzareno scalzo e a tutte le sue concubine con l’avventurosa lettura del libello fotografico “Qualche cittadino volò sul nido dei RockeR”. Il libello trovasi dentro la foto sotto stante:

Scaricate gente, scaricate!

Divertitevi gente, ridete gente, godete!

 

Poi Silvio si ruppe i coglioni e disse: “Ma vaffanculo!”

 

Poi Silvio si ruppe i coglioni e disse: “Ma vaffanculo!” E telefono’ a Bruno Vespa e gli disse: “Bruno, voglio venire in trasmissione.”
E il buon Bruno, che non sa mai dire di no, rispose: “Certamente Presidente!”.
E Silvio Tv, ando’ da Bruno Cronaca Nera.
Le agenzie di stampa avevano previsto che il Presidente Cavaliere avrebbe detto qualche cosa di sensazionale e milioni di italiani erano assiepati davanti alla tv.
E Silvio arrivo’. E molti bisbigliarono subito sul fatto che era particolarmente raggiante.
Altri si diedero di gomito perche’ oltre a Silvio e ai suo 8 body gard entrarono anche 12 ragazze di una bellezza fulminante.
E qualcuno disse: “Certo che in fatto di gusti non lo batte nessuno!”
Bruno Doppialingua fece portare altre poltroncine perche’ Silvio Ammazzasentenze voleva che tutte le ragazze partecipassero al talk show.
E Bruno l’Al Qaeda dell’audience, si accorse di avere un’erezione pazzesca all’idea della verticalizzazione tosta dell’indice d’ascolto e anche di qualche cos’altro che si prospettava con tutte quelle gnocche superlative a portata di telecamere. E disse ai cameraman di indugiare sulle zone d’ombra, particolareggiare sulle dita dei piedi, avvolte nelle strisce dorate e argentate dei sandali estivi. Disse: “Tuffatevi teleobbiettivamente nelle scollature come se ci aveste appena smarrito l’anima, zummate sulla curva delle caviglie e sul buio tra il collo e i capelli fluenti, nutriti con balsami orientali dal prezzo stratosferico, scivolate sulle lunghe braccia, stupitevi nell’incavo dei gomiti, celebrate i ginocchi, perdetevi sull’ombra del capezzolo sotto i tessuti avari di fili!”
Leggi il seguito di questo post »

Un pazzo!! Ma che piacere…

Si sa che chi si loda s’imbroda, ma un pò di autostima non fa di certo male anzi! Oggi ho così bisogno di stimarmi, al punto che mi va di condividere col globo i complimenti giuntimi da un folle:

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Salve Arcano mi chiamo G. e ti dico solo che tu sei un GRANDE - VERAMENTE UN GRANDE!!! Complimenti!

Ti scrivo per chiederti qual è il titolo e l’autore della colonna sonora del tuo video tributo all’immenso Stefano Baldini naturalmente non quella dell’inizio video bensì quella che lo accompagna fino al traguardo.

Rispondimi quanto prima perchè voglio mettere quella canzone sul mio ipod e allenarmi pensando a quelle immagini e alle parole stupende che tu ci hai messo… “PERCHE’ NON SI PUO’ CORRERE PIU’ VELOCE DI UNO SCHELETRO CHE PASSEGGIA, PERCHE’ NESSUNO PUO’ REGGERE IL PASSO CHI STA MORENDO MENTRE VOLA…”

Grazie infinite Arcano e complimenti ancora per tutto.

PS 1: Guardo quel cazzo di video perlomeno una volta al giorno, mi ha stregato, è la mia ispirazione.

PS 2: Se ritorno alla maratona di NYC pure quest’anno e ci torni pure tu, se ti vedo ti vengo a salutare e mi raccomando allenati e non dimenticare questa mail.

Ciao Ciao.

G.

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Ah, comunque se siete curiosi anche voi, il gruppo si chiama “Savatage”, l’album è “Dead winter Dead”, è la canzone s’intitola “Not what you see”.

MA COME HA I CAPELLI IL NIPOTE DELLA CONTESSA!!?

Un paio di giorni e si debutta a teatro col “Mistero dell’assassino misterioso“.

I ragguagli del cosa, del dove, e del quando, li trovate qui dentro.

Io devo ancora trovare come porta i capelli Harry, il mio personaggio…

Ripesco nei ricordi, voi che mi consigliate?

 

135 cm

 

Piscitiello

 

Nino Tammacarro

 

Paggio Fernando

 

Jetzuia

 

Furino

 

Padre Ralfo

 

Pastore afgano (il quadrupede proprio, non un bipede)

 

Jack Sparrow

 

Power Ranger verde

 

Papà Baobab

 

 

Veronica: La giornalista scovacazzate!

http://it.youtube.com/watch?v=X7vPecuxZu8&feature=email

 

Lascio per intero il post all’amica Debora Mancini, ohps Veronica, la giornalista scovacazzate!

 

“Veronica, detta la scovacazzate, è una giornalista speciale. Lavora all’ufficio P.A.N.S.A. *: quando arriva una notizia scomoda ha il compito di scovare subito una notizia antagonista, ovvero una cazzata talmente assurda da rubare la scena al fatto del giorno. Veronica sogna il sesto piano: ma quando si tocca il fondo…basterà salire qualche scalino per potersi rialzare?”

* P.A.N.S.A. (Privata Agenzia Notizie Strane e Antagoniste)

CARTA DI IDENTITA’ DI VERONICA
Nome: Veronica
Cognome: Nessuno lo sa, ormai è per tutti “la scovacazzate”
Anni: “37, come da lancio di agenzia”;
Sesso: “Donna, come da comunicato stampa”;
Professione: giornalista antagonista (!)
Curriculum: Laurea cum laude in Filosofia, Master in giornalismo, Master in teorie e tecniche della narrazione
Dice di se stessa: “Sono un genio, vorrei vedere come farebbero senza di me!”;
Dicono di lei: “Un elemento prezioso che assicura con la sua competenza professionale e il suo spirito critico il giusto pluralismo alla nostra redazione! Scusi, non ricordo di chi mi aveva chiesto, però…com’era il nome?” (Direttore Editoriale);
La sua frase famosa: “Faccio un casino!”

 

Autostima, Visita Ispettiva, Cabaret. Ho ucciso la madre senza accorgermene… cazzo!

http://www.youtube.com/watch?v=bu6dlKKwBVc
Sabato, sabato si ha tempo per vivere e cercare d’organizzarsi. Stamattina ho fatto il pane con la pasta madre fatta da noi Vaniglia che ha già quattro mesi. Alcuni vecchi panificatori anno delle “madri”, paste madri, vecchie duecento anni. Poi farò un video per spiegarvi cos’è sta cosa che si tiene viva, la pasta acida, e si mangia e fa bene oltre che far risparmiare. Più arzilla di un criceto e più longeva di una testuggine. Una delle iniziative del “mio” blog sarà quella di creare una sezione in cui promuovere l’Autoproduzione, far vedere, spiegare e capire come si fa, per far circolare la cultura del saper fare con le proprie mani, con la propria esperienza e con la propria fantasia. Perché quello che manca al cittadino oltre ad uno spazio vivibile e condivisibile, è proprio l’aver perso l’attitudine e l’abitudine al fare. O meglio si fa qualsiasi cosa ma per guadagnare denaro ma non per crescere come individui, persone, anime, pezzi di ossa, muscoli, liquido e aria fatti di spirito oltre che materia. Ma vi siete mai accorti che naso e orecchie continuano a crescere? Guardate la faccia di una persona anziana, sono le uniche parti della donna e dell’uomo che non smettono mai di crescere! Forse perché son curiose. Curiose di sentire e d’annusare. Allora gli adulti devono prenderle ad esempio perché studiano, fanno sport e giocano da bambini, nell’adolescenza e fino la prima giovinezza ma poi smettono, non afferrando che smettendo cessano d’imparare e diventano vecchi. E l’allungamento del naso e delle orecchie è la manifestazione fisica della primordiale gioia di scoprire, curiosare, sentire, annusare. Non si smette mai di crescere, ricordatevelo! Io adesso me lo segno sul taccuino, così me lo ricordo anche domani!
Poi dal laboratorio dell’autoproduzione scriverò, scriveremo se v’andrà di collaborare, un libro, dal titolo: “Autoproduzione - Nessuno farà per te quel che nemmeno tu vuoi fare”. Ovvero l’uso intelligente della tecnologia e dell’antico buon senso contadino: dal pesto alla genovese, alla corrente elettrica. Dalla felicità passando per internet, alla produzione domestica di birra. Dalla coltivazione di marijuana che sconfigge le mafie, alla costruzione di mobilia e suppellettili. Dal farsi un libro, al girare un film. Dall’incidere un Lp, al portare in scena uno spettacolo teatrale. Dalla coltivazione sinergica di un orto che così diventa quasi autosufficiente alla preparazion di detergenti per l’igiene intima e la casa. Ricette, consigli e motivazioni per cui cimentarsi con le proprie mani in prima persona e non rimaner solo spettatori e acquirenti. Come modificare l’economia partendo dai propri reali consumi e dalle proprie capacità. Creando una rete di scambio che faccia circolare sapere e conoscenza al posto dei soldi. E porti all’estinzione dei ricchi, categoria sociale inferiore ed inutile che non sapendo far nulla se non impartire ordini e rubar vite in cambio di qualche soldo, si auto annientò come i Dodo de “L’era glaciale”. La riscopertà della felicità, se no anche quella ci sembra di poterla comprare.
Prima però devo finire un paio di raccolte di poesie e Glauco Besozzi. Poi apro la mia libreria on line e sarete finalmente liberi di pagare la mia arte, il mio estro ed il mio impegno. Venderò i libri in tre formati… Cazzo vi sto regalando la mia idea… mi dovrete pagare salassi! Poi ci saranno sorprese fantastiche, alcune opere le comprerete recapitandomi una caro… Cazzo vi sto regalando la mia idea… non mi dovrete pagare salassi, come per il GAS si passerà diretti dal consumatore, lettore, al produttore, scrittore, senza intermediari, rincari, spreco di carta, lo sapete che nel prezzo di copertina di quel che leggiamo è già computata la parte di libri che verranno stampati ma non verranno venduti e andranno al macero? Filiera corta! Diretta, sarà la bontà, qualità di quello che scrivo, a tenermi vivo.
Ma non era sabato? Dove sono finito? Mi sono perso, troppe cose per la testa, calma e gesso.
Sì era sabato e poi sono andato al parco a giocare con Papo, che ha preso in prestito i giochi di tutti i bimbi che incontravamo, per la serie l’erba del vicino è sempre più buona! Poi siamo tornati a casa e da bravi ometti ci siamo fatti la pappa mentre Morbidezze, si è presa un paio d’ore di permesso dal lavoro non retribuito più importante del mondo ma considerato poca cosa nella moderna società perché non fa crescere il PIL. Qual’è!!? Essere Mamma!
Oggi è sabato ma voglio parlarvi di martedì. Ci siete ancora? Che post lunghi che scrivo… Martedì ho passato tutta la giornata lavorativa con l’ispettore dell’Iso 9001 per la visita ispettiva annuale. Tutto bene, e voglio anche vedere mi son smazzato scartoffie per tre settimane per mettere tutto in ordine. La sera avevo l’esordio al cabaret. Lo sapevo da una settimana perché avevo preso accordi la settimana precedente. Appena finita la visita sono schizzato a casa, e alle 18.00 dopo averlo cambiato una trentina di volte nell’arco delle ultime ventiquattro ore, ho finito di scrivere il pezzo che avrei portato in scena verso le 22.00, inizio dello spettacolo Democomica al Cicco Simonetta. Il pezzo per le 22.00 io non l’avrei mai imparato, sono l’antitesi in carne ed ossa di Pico della Mirandola, sicché mi son detto: “Tutto ciò che non uccide fortifica! Tu, caro mio stasera farai una fragorosa figura di merda e andrà bene così!” Forse voi non sapete che io ho una paura fottuta del palco, anni fa feci un rocambolesco provino per Zelig che mi ha lasciato un imprinting altro che negativo, drammatico! E così ho fatto, sono uscito di casa tranquillo, conscio e contento d’andarmi a fare azzannare dallo squalo almeno un sogno, quello primordiale, fare il comico, me lo levo dalle palle. Sono uscito coi capelli che doveveno essere quelli di un sessantenne perché portavo in scena un Maestro Siculo Aikidoka sulla sessantina, ma m’è finita la bomboletta a metà delle meches e sembravo il quinto dei Kiss vestito da Geisha. Mi sono messo un cappello e travestito da persona apparentemente normale e sono andato al locale. Ho salutato con garbo esercente, aventori, direttore artistico, comici e mi son messo quieto dietro il pianoforte a cambiarmi. Applausi! Comincia lo spettacolo, risate, sono il quarto in scaletta. S’affaccia come un moccioso in punta di piedi che non arriva alla finestra la tachicardia. La controllo. Comici, risate divertimento, applausi, frizzi, lazzi, tra poco a me, cazzo son cazzi! Rafael suona il suo pezzo, Germano fa il suo monologo, sale Veronica, l’adrenalina dà una botta al mio cuore che si comprime contro la gabbia toracica, cazzo, non ce la faccio, getto la spugna, mi butto per terra, chiameranno un’ambulanza. Respiro, è passato, stessa identica sensazione di quando in moto tiri una “chioda” e ti vedi passare ad un millimetro dalle orecchie che si son fatte piccole picole, il pneumatico del camion che t’avrebbe asfaltato. Ma perché il mio sogno primordiale ha il potere di trasformarsi in una supposta dalle proporzioni esagerate? Perché la mega supposta vuol proprio fendere le mie terga? Perché la supposta è proprio in mano alla signora Luisa che si muove decisa verso me dicendo “arrivo, presto, finisco presto e di solito non adopero vasella”?
Veronica è un battutista che mi spappola le reni dal ridere, comincia, il fragore delle risate mi impone di tappare forte le orecchie, la tromba di Eustacchi s’ingoia per intero la prima falange dei miei pollici. Cerco la concentrazione per ricordare almeno i tre punti cardine per cominciare il mio pezzo e non brancolare completamente nel buio. Applauso sentitissimo per Veronica che lascia il proscenio e mi passa davanti ma io ormai non ci vedo più. Sono all’angolo pesto come Balboa al quindicesimo round dopo che Apollo Creed gli ha spalmato sugli zigomi marmellata di epistassi e mulinellato sugli occhi pesci siluro. La paura mi farebbe invocare Adriana prima ancora di metter piede sul ring ma da dentro mi si palesa il vecchio Mickey che prima ancora di batter becco mi gira il collo con uno schiaffone. Fisso dritto ed intenso il vuoto, non sono più io, non sono qui, sono solo un contenitore che porta in scena uno spassosissimo Maestro Siculo Aikidoka, per altro un uomo vero in carne ed ossa, uno di quei capolavori di originalità che la quotidianità è così generosa da regalarci. Fisso il vuoto e non bado nemmeno più a non entrare nel campo visivo di qualche spettatore, non ho più paura. Che “La paura abbia bussato alla mia porta, il coraggio sia andato ad aprire, e non abbia trovato nessuno?” Il pubblico rumoreggia timidamente, comincia ridere, batte le mani, Rafael e Germano mi aiutano alzandomi battute che riesco a schiacciare il faccia al pubblico, non piangono, ridono! Entro ed esco dal personaggio perché mi sto divertendo, se mi diverto, diverto. Non ricordo niente, mi lascio andare, improvviso tutto, mi asciugo mani e faccia sul canovaccio che quelli che la sanno lunga chiamerebbero la valigia dell’attore, l’ingombrante bagaglio di minchiate che mi porto appresso da una vita e finalmente stasera posso aprire. Dopo un po’ finisce, mi preparo anche la chiusa e la dico che sembra pensata.
Da fuori sarò anche sembrato un carciofo, ma sono riuscito a fare quello di cui avevo bisogno, lanciarmi senza paracadute, per il resto c’è tempo, talento e tecnica, ma se stai appoggiato al palo a guardare gli altri che giocano, hai voglia a pensare che un giorno anche tu… sì quando avrò una protesi all’anca verrò a provare se ero capace… Mi fanno i complimenti, mi sembrano sinceri, sto bene, mi scorre l’idraulico liquido nell’intestino perché mi sento come se avessi digerito un incudine. Mi risiedo tranquillo, occhiolini da parte degli altri comici, “bravo, è andata bene!”. Il pezzo dopo il mio mi alzo per andare a fare pipì e passando tra il pubblico per andare in bagno mi battono pacche e mi fanno i complimenti. Saranno veri o si sono accorti che ho rischiato l’infarto?
Boh, quasi quasi ci ritorno…
Era martedì, oggi è sabato, poi c’è stato mercoledì, giovedì, venerdì, il lavoro… cosa c’è che non va nel mio lavoro? Cosa c’è che non va del lavoro, direi meglio! Il fatto che non esista il minimo principio creativo, quello che invece c’è nell’ arte non è detto che il cabaret sia arte. A Zelig c’è pochissima arte, c’è grande bravura, preparazione, matematica, risate, ma l’arte è un altra cosa. E’ quella roba informe e spontanea che fa il bimbo mentre gioca, e perdonatemi la presunzione, non vi siete persi niente a non vedermi nel mio esordio, vi siete risparmiati un carciofo in maschera che sparava cazzate e faceva versacci, ma un pizzico di quella cosa che forse non è arte, ma slancio, leggerezza, follia mi ha preso per mano e mi ha fatto proprio un bel viaggio. Non c’erano luci, mostrine e paillettes, mondo visione, c’era una luce soffusa, la gente giusta per riempire il locale che è molto piccolo e puzza di palco, di ring, di palestra dove si suda. E’ durato sette o otto minuti, non di più, un viaggio che sognavo da quando avevo sedici anni, mezza vita fa. Ci voleva tanto!!? Evidentemente sì!
Una per volta, con calma, perché crescendo impari ad apprezzare e gestire il tempo, faccio tutte le cose che voglio fare. Prima di tutte, avere il tempo per vivere, avere il tempo per farle. Ma oggi è sabato, Papo sta male da qualche ora, nella sua infinita saggezza di bimbo quando sta male non si turba troppo, si mette quieto e lascia fare al suo corpo quello che deve, quello che sa. Non ha masticato il tacchino, nella sua infinita minchionaggine di bimbo, e lo sta rimettendo intero, che impressione quando è uscita l’ala con piume e motoread elica…
Poi di punto in bianco senza dargli niente, solo qualche cucchiaino di tisana al finocchio, s’è ripreso alla grande. Ha scolato pian piano il finocchio e mangiato il brodino vegetale. Poi ha mangiato qualche pezzetto di pane, cazzo la madre! Non ho tenuto via un pezzetto, ho ucciso la madre senza accorgermene… cazzo!

Abbattiamo la cultura del dolore, cambiamo i nomi alle vie!

Clicca sull’immagine per ingrandirla!

Qualche giorno fa mio fratello doveva andare in un posto a fare una cosa, cercando l’indirizzo ha letto che era in via 11 settembre. Restandoci un po’ male perché il nome della via gli riportava alla memoria una catastrofe ancora viva negli occhi, si chiedeva come mai i nomi di molte vie e molte ricorrenze sono per lo più funeree, meste, di morti ammazzati? Ci siam detti “Cazzo! perché le strade hanno ’sti nomi che ti metton tristezza solo a pensarli?”, e allora abbiamo pensato di fare una petizione per cambiare i nomi alle strade, o integrare al nome corrente un nome, un evento, un pensiero felice! Allegro! Entusiasmante! Inni alla Vita, poesie!

Come si fa a sottoscrivere una petizione? Se lo sai informami! E fai circolare il messaggio!

Il lavoro di integrazione alla targa stradale col nome della via potrebbe impegnare socialmente tramite i comuni gli anziani, i centri per i disabili, le scuole, i disoccupati? Si potrebbero ottenere dei buoni da spendere con la banca del tempo. Le nuove targhe integrative saranno di materiali bio compatibili: legno di riciclo, plastica di riciclo, vetro di riciclo, alluminio di riciclo. L’attività potrebbe innescare una serie di comportamenti virtuosi anche più seri, sensati e importanti, ma anche il buon umore ed il ridere hanno la loro importanza! 

Ma ve l’immaginate passare dalla cultura della croce e del dolore a quella della gioia e della condivisione, perché Gesù era un compagnone mica uno sfigato! Il primo grande hippie! Il padre di tutti i comunisti! Rispetto per Gesù! Era un gran bel tipeto cui va tutta la mia stima! Si parla troppo di Gesù e si fa poco di quel che diceva. Il nero, il grigio ed il blu scuro non si addicono a Gesù, son convinto che lui avrebbe condiviso il “mio” pensiero che le belle signorine vestite con abiti colorati fanno splendere più forte il sole. E il sole ha tanta più forza quanta più gliene regaliamo. Ma non ve lo ricordate che alle nozze di Cana moltiplicò vino e pesce? Per cosa se non per far festa?

Ma è finito in croce Gesù perché diceva d’essere il figlio di Dio, e non si può essere figli di Dio, non si può dirlo apertamente che Dio è in tutte le cose. Gesù è finito in croce, e da lì s’è capovolto il mondo… anzi l’antico testamento era ancora peggio! Il dio punitore, il peccato, il non fare, non dire, non toccare, non… non, non! Evvai con la cultura della strumentalizzazione di Cristo, del dolore, delle crociate, del Re, del Papa, della morte.

Poi vai a leggere qualcosa fuori dal coro e t’accorgi che:

104. Essi Gli dissero: “Vieni con noi a pregare e a digiunare!”

Gesù rispose: “Che cosa ho fatto di male e in cosa ho peccato?”

Dal vangelo di San Tommaso Apostolo.

105. Gesù ha detto: “Colui che conosce il PADRE e la MADRE, chi potrà mai chiamarlo “figlio di puttana?”

6. I suoi discepoli lo interrogarono e gli chiesero: “Vuoi tu che digiuniamo, in che modo pregheremo, come faremo l’elemosina e quali regole seguiremo riguardo ai cibi?”

Gesù rispose: “Non dite sciocchezze e ciò che non vi sentite di fare, non lo fate, perché tutto si svela di fronte al Cielo. Non vi è nulla di nascosto che, in verità, non venga alla luce, alla lunga non possa apparire”.

Secondo Mario Pincherie, H.C. Puech e Jean Doresse, questo sarebbe uno dei Vangeli più antichi, redatto intorno al 50 d.C., vedi “Il quinto vangelo” a cura di Mario Pincherie, Ed. Filefo, Ancona.

L’arte, la scorreggia e qualche sassolino…

 http://www.youtube.com/watch?v=XViMqg5PQWY&feature=related

…per la terza volta confermovi ed ho una serie infinita di testimoni ed un vissuto alle spalle che parla per me, dicente a voce chiara, forte e ben distinta che “sì, son proprio tutto scemo!” L’approcio al teatro e alla scrittura son solo una veicolazione dell’immenso patrimonio di deficienza sviluppato dalle sinapsi encefaliche datemi in permuta. Tento di veicolare perché qua nel mondo di fuori, di quelli che fanno affari, studiano, verticalizzano e massimizzano i profitti, dicono che i talenti vanno fatti fruttare. Ma io in cuor mio e colle punte delle dite battenti su questi cubettini intrisi di corrente vi dico che vedo fruttare solo merda. Forzature. Mica arte! E messo a verticalizzare faccio una cazzo di fatica… “Contestualizza stronzo!” Così mi dico, ma ammé mica mi piace far tutta sta cazzo di fatica! Alla democrazia  preferisco una dittatura che mi lasci libero di fare quel cazzo che voglio quando minchia ne ho bisogno, ma forse sarebbe stucchevole. Nel mentre scorreggio, spernacchio e sputo. Mi gratto il culo quando serve e se mi fate girare le minchie vi mando pure affanculo! L’arte sta nell’estemporaneità della scorreggia. L’arte sta nel verso inconsueto e incomprensibile per chi va solo dritto. Il resto son cataloghi da sfogliare per scegliere come comporre il pezzo. Che cazzo vengo a fare a teatro? È più divertente vivere!

 

Scusate lettori telamatici, non c’è contesto, e senza contesto non si capisce una mazza… ve lo spiego brevemente. Quel che avete letto poc’anzi, era una risposta ai miei compagni del teatro. Era un tentativo di uscire dal terreno protetto della finzione, teatro, dove si può dire qualsiasi cosa passi per la testa, copione. Il tentativo di portare lo spazio protetto del teatro nella vita. La semplice rivendicazione dell’arte. Quello che faccio tutti i giorni su questo spazio fatto di micro cip e fibre. Che per alcuni non è arte solo perché non remunerata, per il mio concetto e la mia ricerca di arte invece è proprio Arte perché NON remunerata! Perché libera di dire quello che vuole, quello che deve. Comunque non turbatevi, ancora poco e potrete pagarmi!

L’Arte

L’arte sta nel piacere della cazzata.

Nell’abbandono del cervello razionale all’istinto.

E se ci metti cervello e studi,

poi devi tagliare e tagliare,

togliere e denudarti di tutto il nozionismo inutile

per tornare all’istinto, al primordio,

allo stupefacente, allo spontaneo,

al semplice ed immediato.

L’arte non va capita.

L’arte va lasciata andare.

L’arte va lasciata stare.

L’arte non va imparata e nemmeno incanalata,

quella è merce, l’arte si perde.

L’arte, l’arte…

è un percorso per conoscersi o per perdersi

ed io, me la sono giocata a carte.

Arcano Pennazzi - L’Arte - Editrice “non c’è ancora”…

Le parole dei Piccoli…

http://www.youtube.com/watch?v=2Lic34X7L0Q

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Le parole del Piccolo

sono una scoperta,

un esperimento,

un affascinante tormento.

Per i grandi son solo convenzioni

e non fan ridere se non pronunciate da comici, coglioni e minchioni.

E non fan ridere se non son volgari

o se non portano a concludere buoni affari.

Le parole del Piccolo son le parole di tutti i piccoli,

di ognuno contengono la singolare diversità

che ogni capolavoro umano ha in sé.

Fino a quando una merendina e poi un paio di scarpe

non omologheranno a pensare e a dire tutti le stesse cose,

quelle delle regole di mercato.

Le parole ti salvano dall’impaccio,

le parole son qualcosa in più e qualcosa in meno di uno straccio.

Le parole sono magia.

Rispetto alle parole, al silenzio ed alle ore.

Arcano Pennazzi - Mi cascano Poesie che non trattengo - Editrice “non c’è ancora”…

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Lunedì 1 ottobre ’07 uno dei primi discorsi verbali tra Morbidezze e Papo:

Papo: “Mamma”

Morbidezze: “Sì amore?”

Papo: “Un mimo mmh”

Morbidezze: “Cosa amore?”

Papo: “Mamma!”

Morbidezze: “Sì gioia?”

Papo: “Mi mi mi uhu”

Morbidezze: “Amore non capisco…”

Papo: “Mamma!”

Morbidezze: ”Dimmi amore!”

Papo: “A mi mi oh ne na”

Morbidezze: “Gioia ma che dici!?”

Papo: “Mamma!!”

Morbidezze: “Sulla prima ci siamo, ma la seconda qual è!?”

Papo: “brum brum cacca!”

Dialogo molto divertente che mi ha fatto crepare dal ridere! J

Senza pennello gli vien meglio!

E se vi dicessi che questo ritratto è stato disegnato col pisello?

No, non che sia un disegno del ca… proprio che è stato usato il pene come pennello.

Per la categoria “Rivendico il diritto alla cazzata” vi presento il pittore Tim Patch, nome d’arte Pricasso.

Cliccando sul ritratto entrate nella sua galleria d’arte e potete approfondire i rudimenti della sua tecnica.

Gioco giocoso giocondo in giro per il mondo…

…casca la terra, tutti giù per terra!

E per le Feste proprio non poteva mancare un mirabolante gioco giocoso giocondo. Cliccate sull’immagine del mappamondo e dilettatevi!

Ringraziamo in coro l’amico Naoto che ce l’ha spedito.

“Grazie Farouk!”

Presepe Precario

Clicca sull’ immagine stessa per godertela pregna di tutta la sua forza evocativa, per vederla più grande…

Copiai ed incollai dopo essere andato a pesca nel sito amico Virgolaz.

La Plaza

 
Contestualizzare, dovrei contestualizzare. Dovreste sapere chi sono e come sono Zio Paolo, Zazzà, che Krikkio si chiama Kikkio, ma a Zio Paolo dopo quattro mesi proprio non riesce di dire Kikkio e Kikkio è diventato per tutti Krikkio. Dovrei raccontarvi che Soma è Soma perché si chiama Somaschini e che il passo da Soma a mulo da Soma per quanto corre e quanto trebbia gli avversari è breve. Che Orifizio è… non avete tutto sto tempo da dedicarmi, ed in fondo non è nemmeno poi così importante. E’ importante invece che io abbia passato una bella serata in compagnia di amici, che i miei pensieri siano stati lieti, che il mio corpo si sia rimesso in moto, che la serenità abbia ispirato il mio lato migliore, quello che mi porta a sparar cazzate che danno sollievo. Che abbia riscoperto l’importanza di trovare equilibrio, che è anche fare spensierate cazzate. Scaricare, distrarsi, distogliere sguardo e pensieri per tornare sul pezzo con più forza perché al puzzle se ci stai troppo sopra finisce che non trovi più i pezzi.
Buon divertimento!
I pagellamenti, che scrivo da turista che passa una serata diversa in compagnia di amici giocando a palla contro avversari inoffensivi tra i freddi ghiacci presso Bresso:
Fabiette - dal 0 al 10 - inoperoso. Difficile valutarlo. Nella seconda metà fa dei gran bei lanci che vengono sistematicamente sprecati. Il ragazzo, è risaputo, ha un bel piede sinistro, i nostri avanti, podalmente, son meno belli, e si vede e si sente. Gli appioppo un appunto, appunto: visto che i compagni latitano nel venirsi a prender palla incitali tu a farlo.
Orifizio - 7 - Tenace, perentorio, tignoso, contenitivo. D’ispirazione per la nuova linea di panciere di Intimissimi. Riparte spesso bene qualche volta no. Questo campionato e questa squadra li sente suoi e si vede e si sente, bravo! 7 più!
Mulo da Soma - 6.5 - Anticipa e riparte che è un piacere vederlo, pare un facocero a caccia. Nel primo tempo, avendo la squadra un suo perché, si sveste da mulo da soma e propone, lancia, dialoga. Molto meglio di altre volte! Bravo, testa alta, sempre. Se ti s’abbassa, la testa, rallenta.
Flp - 7 - Calma olimpica, possesso palla, torna, spinge, perlustra, freseggia, tira, forte, gol! Pesasse 10 kg in meno lo proporrei alla mia dama come compagno! Trino, Zio Paolo e Giovanni GIOVANNI lo aiutano a riprender fiato evitandogli il polmone di inox.
Potzy - 7 - Fulcro, se lo si mette in condizione di giocare, questo fa vincere. Se ci si adopera contro, diventa un gran macello, perché il ragazzo fa già fatica ad avere un rapporto coerente con se stesso dentro la sua stessa testa. Esposto ai venti, ai cambiamenti di clima, al ciclo delle stagioni ed al cambio d’umore perde lo spirito e diventa una mina vagante. No, non pericolosa, semplicemente implode e non s’esprime. Stategli vicino!
Frassica - 7 - Fulcro, lasciategli fare quel che cazzo gli pare e vincerete. Se esagera, entrategli in scivolata da dietro voi compagni medesimi suoi che siete proprio voi!
Pennazzi - 7 - Si spoglia della sua arte pallonara che ormai non coltiva più da un paio d’anni, e panza a prescindere si vede, prestandosi ai compagni come sponda. Less is more, less is better!
Krikkio - 6 - Mettetelo in fascia. E pure a Tomeo. Oppure ditegli di osservare come fa la punta il Pennazzi e di copiare tale e uguale. Ma il ragazzo non ha piede fino, è equino, deve correre lanciato. E per dio e la madonna, fatelo correre! Il resto che fa, proprio non poteva non farlo e gli riesce pure bene!
Trino - 5 - Il ragazzo mi ispira una grande simpatia, non compatimento, mi è proprio simpatico con quel suo fare un pò così… forse non sarebbe manco scarso, ma soffre avversari, campo, compagni e freddo. Abbracciatelo di più!
Coach Giovanni GIOVANNI - 6+ - Imponiti e proponiti. Parla, grida, suggerisci, non assistere da spettatore. Mi spertico: guarda Zazzà, che è il folle che sbraita dagli spalti e poi guarda Zio Paolo. Ecco: somma, dividi per 2 e quel che ne esce è l’allenatore perfetto che devi essere.
Coach Zio Paolo - Pre e Post partita da 10. Quando dice a Krikkio, con fidanzata di Krikkio affianco a Krikkio che forse lei non lo soddisfa a pieno, ed ecco che lui si fa le seghe ed è per questo che lui gioca un pò a cazzo, è puro spettacolo! Durante la gara, come al solito, assente.
Tifose Bucchine - 10 - I loro adoni per la freddicità di alto tasso sotto gli zeri centigradi patiti nel sopra e sotto pelle le avrebbero dovute amare per almeno tre quarti d’ora. Così è stato?
Tifosi Bucchini - 10 - Ganja, Ganja, Ganja…
Capo Ultrà della curva che è solo lui, ex coach Zazzà - dall’ 8 al 4 - Primo tempo da normale essere umano con due gambe, due braccia, una testa e due spalle, ma essendo Zazzà, Zazzà, gli regaliamo un bell’ 8. Nella seconda metà vedendo Krikkio in difficoltà, l’idea di lasciarlo tranquillo non lo sfiora e comincia ad adoperarsi come radio comando della macchinina elettrica Krikkio. “Avanti, indietro, corri, stoppa, tira, testa, largo, dritto, stretto…” Krikkio confuso ma tenace esegue alla lettera e quando mette doppie frecce, fa partire tergicristallo, testacoda con freno a mano e derapa lungo avrei voluto che Moira Orfei lo vedesse per scritturarlo. Ditegli che per la prossima provi a provarci con la telepatia!
P.S. Conferma: Aveva proprio ragione Giovanni Acunzo: “Quello lungo e quello coi baffi non capiscono un gazzo!”

Padre di Jimmie…

http://www.youtube.com/watch?v=bStknqMwo-c
Come avete sicuramente inteso quella dei RockeR era una goliardata nata tra amici che nella mia fantasia vanta di diventare una gag da trasmissione comica. Poi come spesso accade, la realtà supera la fantasia ed eccomi scoprire che il personaggio comico che avevo delineato nella mia immaginazione o qualcosa di molto simile esiste già in carne ed ossa. E’ quello del video, che te lo dico a fare…
Forse vi starete domandando ma dove sta andando a parare questo? Aveva cominciato a farci i sermoni con l’ecologia, la sostenibilità, il riciclo… e da un paio di giorni spara solo grosse cazzate su sti RockeR.
Sto continuando ad andare avanti per la mia strada! Spesso le cose si capiscono meglio per paradossi. Ed i RockeR sono proprio il mezzo che mi serve per veicolare i messaggi di sostenibilità e felicità vera. Sì mi sto asservendo a un’ideologia, sto facendo il servo, né l’artista, né il poeta. Ma vale la pena correre il rischio d’essere semplicemente uomini perché è della causa di tutti che sto parlando.
Ciò che fa più breccia nel portare un cambiamento sono le emozioni. La risata è contagiosa e ridere oltre ad essere uno dei più grandi piaceri della vita è anche una delle prassi più potenti per vivere bene.
Ridete, divertitevi, state in compagnia e  se c’è qualcuno che ha particolare cura e rispetto per l’ambiente non pensiate che voglia insegnarvi a vivere. Domandategli una cortesia: ma tu cosa fai di diverso da me? Se parte con discorsi strampalati reputatelo tranquillamente un rompi coglioni ma se vi parlerà di dettagli, di fare meno, di togliere anziché aggiungere, dategli ascolto perché forse riuscirà a farvi capire che la differenza sta nei piccoli gesti, nel masticare anziché fagogitare.
RockeR never die!

Sei quel che sei non perché lo fai quanto più perché lo sai.

Se lo sei e non lo sai per sempre lo farai.

Se lo sai e lo fai facilmente lo ci sei.

Se lo sei quando vuoi per sempre lo saprai.

Se ci stai e lo fai indiscutibilmente lo sarai.

Se mentre lo sei e non lo fai sei cosciente che lo sai,

non importa se lo fai perché è certo che lo sei.

 

il Nonalogo dei RockeR

Motto RockeR 
Chiudo la parentesi dedicata al “Rock & Rolla Baby so far alone in the Sky with some were over the rainbow tonight” con il Codice Morale dei RockeR che ne traccia il profilo spirituale.
il Nonalogo dei RockeR:

01. Non ringraziare mai, appena ti è possibile manda Affanculo !! Se hai il palato tanto intasato da non riuscire a proferir parola rutta, se ruttare non ti è dolce, non perché faresti cadere il tuo bolo nel piatto di chi hai di rimpetto ma perché un simile spreco ti turba, scorreggia. Se vuoi essere plateale inclinati su un fianco e pettina colla riga di lato il commensale che ti sta in parte, se invece vuoi meglio gustar l’aroma, rimani colle chiappe adese alla seduta in modo che la nube corra lungo la schiena e arrivata all’altezza del muso soffiala sulla tavola ripartendola per bene sui piatti dei fortunati tuoi compari.

02. Per dimostrare il tuo valore, durante il pasto non sollevare il cranio più di 10 cm dal piatto, e se ti è possibile non usare le mani. Se al tuo posto trovi delle posate informati con garbo su chi le abbia lì appoggiate, quindi malmenalo senza ritenuta d’acconto.

03. Mangia un limone intero con noccioli e buccia, spirito e tazza ti ringrazieranno.

04. Mangia carne, possibilmente cruda, e bevi birra, possibilmente Bavaria o Raffo.

05. Sputa a fiocco, ciambella e yo-yo, fa come meglio credi ma sigilla il globo col tuo marchio.

06. Ogni mattina appena sveglio estraiti dalla nasca un minatore, non stare a denudarlo tutto, quanto meno rimuovigli scarpe antinfortunistiche, piccone, torcia ed elmetto, che contundono, poi lanciatelo sulla lingua e strofinatelo sul palato, ti darà più energia di una bevuta di uovo crudo e di un morso di lievito di birra, per non parlare del sapore.

06 Bis. Snaricia tappando alternativamente gli sfinteri nasali, se possibile sulla manica dei passanti, se proprio non ti riesce beccagli almeno la borsa.

07. Prima di coricarti piscia controvento, scalzo ed in bermuda, son concessi anche i sanculotti, bada che il folto pelo delle gambe sia ben arricciato, se così non fosse prima bigodinalo, quando le goccioline sono ben salde sulla setola puoi finalmente sbatterti nella branda, se disponi di una gonza ed è già lunga sul materasso falle sentire l’umido, l’inebriamento ti garantirà una chiavata memorabile.

08. Caga dove capita, il mondo ha bisogno di ricordare quanta merda c’è in giro. Se sei davvero duro pulisciti con in dorso d’uno scoglio. Se non scorgi scogli nelle vicinanze, parti a piedi seduta stante per un viaggio alla volta di esso; così, scalzo, su due piedi ed il deretano sozzo, la tua vita avrà un implemento onirico che le sirene arrivato ammar (al mare) ti concederanno le loro grazie senza battere ciglio e coda. La leggenda dei Rocker narra di un giovane Rocker che in una vacanza Greca si dedicò a questa gaudente prassi e accoppiosi multiple volte con tutte le figlie di Tritone.

09. Siccome siamo veramente duri, alle prove di resistenza “Jur Brinnell” scassammo tutte le apparecchiature, contro tendenza e figli di Bucchina, il decalogo non è decalogo ma Nonalogo.

RockeR, RockeR, RockeR

http://www.youtube.com/watch?v=_QYXixtrKG4
Oggi per la categoria “Le cazzate innoque ti migliorano la vita” vi presento i RockeR, furono Marauettola, nonché Sfiati Pressanti.
Sostanzialmente e senza mezzi termini sono tre deficienti che al grido: “Se lo sei non serve che lo sai” sono annoverati nel tempio del Rock tra le più oltraggiose band Heavy Metal di sempre.
Ne cominciamo la conoscenza con una ballata lenta che ha strappato i cuori a un’intera generazione di giovani in jeans.

Rivendico il diritto alla cazzata!

…no comment.

Meglio il dolce oggi!

Oggi mi sembra che non ce la faccio. La temperatura percepita che percepisco a stento è troppo bassa. L’ombra del Bildenberg e la consapevolezza del signoraggio bancario oltre a mutare il clima mi mettono sotto. Domani mi depilerò ma oggi ho bisogno di un dolce per reggere l’amarezza. Lo metto in condivisione passandovi la ricetta così che anche voi ne possiate godere.
Ricetta de “Il mio Salame di Cioccolato scala 1:1”.
Considerando che solitamente lo si prepara per portarlo dagli ospiti, cioè coloro che vi ospitano, o per gli invitati, ovvero coloro che si invitano, quindi nella propria dimora, nel proprio frigo, per il proprio palato, dopo il soggiogante soggiorno delle arpie, ne restaaa… non ne resta. Non ne resta!? Non ne resta!!
Vi indico dose doppia per realizzarne un paio belli abbondanti, beh questo dipende dalle dimensioni del “salame campione”, ma non anticipiamo trucchi e segreti.
Ingredibbili (ingredienti):
75g Burro60g Zucchero (se avete tendenze eco – bio – equo, che per altro io appoggio in toto, suggerisco Zucchero di canna integrale)
150g Cacao Amaro in polvere
500g di biscotti secchi
250g Amaretti
80g Pinoli
2 Albumi d’uovo
Come si prepara…
Fase Prima: Trituramenti.
Munirsi di marmittone (ciotolone) capiente. Sbriciolarci dentro biscotti, amaretti e pinoli. Nella fase della sbriciolatura è importante che qualche pezzettino di biscotto rimanga un pelimetro (unità di misura coniata da un mio anziano collega. Pelimetro, appunto, punto di congiunzione tra “pelino” e “millimetro”) più grosso in modo da sembrare la parte grassa, quella bianca, dell’insaccato. Mentre gli amaretti devono venir polverizzati tanto da aver la parvenza di acari. Per i pinoli è sufficiente sminuzzarli in 3/4 pezzettini delle dimensioni di ala atrofica di cimice albina.
Fase Seconda: Scioglimenti.
Sciogliere in padella il burro quindi versarci dentro zucchero e cacao. Mescolare sciogliendo i grumi di fruttosio e cacao sino all’ottenimento di una crema scura color pece o guano di pipistrello. (…e non ditemi che non avete mai visto il guano di pipistrello!!)
Fase Terza: Sbattacchiamenti.
Meglio se svolta in concomitanza con la seconda. (Quindi per ovviare al problema di farsi installare da “plastico chirurgo” l’ennesimo paio di braccia, chiedere l’ausilio di moglie, compagna, convivente, ragazza della porta accanto, fattucchiera del piano di sopra, reduce di guerra dell’abbaino ammezzato… insomma qualsiasi bipede munito di almeno un arto superiore. Nel caso del reduce si consiglia di controllare attentamente non solo tramite esame visivo ma assestando pacca sulla spalla in segno di saluto l’amalgama dell’individuo. Se non si dovesse smembrare consideratelo arruolabile. Se si dovesse invece disarticolare chiedetegli se gli vada di passare la scopa, alla gente di una certa età piace comunque rendersi utile, ma impeditegli la sbattacchiatura per due motivi: 1) il legno è molto poroso: rischierebbe quindi di dover sostituire il braccio. 2) servireste una pietanza nella quale cascò un arto altrui!? Okay, trattasi di arpie, ma scaglie di gomito artificiale nell’ impasto potrebbero risultare dure da digerire e l’opinione sul vostro insaccato al cacao ne risentirebbe…). Una volta reperito l’aiutante consegnategli due uova. Comunicategli che deve scindere “al” da “bume”, no c’è qualcosa che non quadra, forse mi confondo… Ah, ecco: non comunicategli di scindere “al” da “bume” perché non vi comprenderà. Sussurrategli piuttosto di separare il tuorlo dall’albume!! Armatelo quindi di forchetta e fategli “sbattere a neve” l’albume. Se non doveste reperire nessuno, fate di necessità virtù e chi fa da se fa per tre…A meno che il vostro puntiglio misto ad uno spirito di fratellanza non vi spinga ad andare a citofonare a qualcuno del palazzo di fronte, ma occhio a non lasciare roba bollente sui fornelli!! Se anche qui non doveste trovare nessuno incominciate a porvi qualche dubbio, che siano atterrati i “visitatori”!? Appoggiate la forchetta, armatevi di mattarello ed organizzate la resistenza!
Fase Quarta: Amalgamenti.
Versare nel marmittone ciò che in origine erano uova. Amalgamare bene  “trito” e “neve” con le proprie mani, il cucchiaione non è consentito, non amalgama abbastanza, ci si deve imbrattare a bestia!! Quindi versare la crema di cacao. Fate molta attenzione a questo punto perché la marmitta diventa più rovente di quella di un Garelli Vip 4 elaborato Polini lanciato in discesa a 180 km/h!! Lasciate perciò raffreddare un pochetto la pece bollente per non ustionarvi le falangi. Squame di pelle, mousse di unghie e pelo falangino carbonizzato potrebbero creare effetti simili alle scaglie di gomito per il nostro apparato digerente…
Fase Quinta: Sagomamenti.
Eccoci giunti alla fase clou, quella del dar una degna forma al nostro insaccato. Quella in cui sfoderare il “salame campione”. Io opero così: sguaino la mazza e la depongo sulla tavola, frattanto il mio assistente corre in cameretta a prendermi il pantografo. Ricalco fedelmente le forme della “creatura” ottenendone copia sulla stagnola, preventivamente stesa sulla tavola. Colgo a due mani l’amalgamato e lo modello a guisa della musa pantografata, rimanendo nei margini previo segnati.
Precauzione: agite in ambiente sterile e rilassante. Accertatevi che nulla di adiacente e imprevisto possa solleticare i vostri ormoni durante la fase di ricalco tramite pantografo: creare i presupposti per un inpennamento dell’ indice di gradimento potrebbe far risultare l’amalgamato insufficiente…
Fase Sesta: Impacchettamenti.
Avvolgere e annodare nel budello di plexiglas.
Fase Settima: Rassodamenti.