










http://www.youtube.com/watch?v=XViMqg5PQWY&feature=related
…per la terza volta confermovi ed ho una serie infinita di testimoni ed un vissuto alle spalle che parla per me, dicente a voce chiara, forte e ben distinta che “sì, son proprio tutto scemo!” L’approcio al teatro e alla scrittura son solo una veicolazione dell’immenso patrimonio di deficienza sviluppato dalle sinapsi encefaliche datemi in permuta. Tento di veicolare perché qua nel mondo di fuori, di quelli che fanno affari, studiano, verticalizzano e massimizzano i profitti, dicono che i talenti vanno fatti fruttare. Ma io in cuor mio e colle punte delle dite battenti su questi cubettini intrisi di corrente vi dico che vedo fruttare solo merda. Forzature. Mica arte! E messo a verticalizzare faccio una cazzo di fatica… “Contestualizza stronzo!” Così mi dico, ma ammé mica mi piace far tutta sta cazzo di fatica! Alla democrazia preferisco una dittatura che mi lasci libero di fare quel cazzo che voglio quando minchia ne ho bisogno, ma forse sarebbe stucchevole. Nel mentre scorreggio, spernacchio e sputo. Mi gratto il culo quando serve e se mi fate girare le minchie vi mando pure affanculo! L’arte sta nell’estemporaneità della scorreggia. L’arte sta nel verso inconsueto e incomprensibile per chi va solo dritto. Il resto son cataloghi da sfogliare per scegliere come comporre il pezzo. Che cazzo vengo a fare a teatro? È più divertente vivere!
Scusate lettori telamatici, non c’è contesto, e senza contesto non si capisce una mazza… ve lo spiego brevemente. Quel che avete letto poc’anzi, era una risposta ai miei compagni del teatro. Era un tentativo di uscire dal terreno protetto della finzione, teatro, dove si può dire qualsiasi cosa passi per la testa, copione. Il tentativo di portare lo spazio protetto del teatro nella vita. La semplice rivendicazione dell’arte. Quello che faccio tutti i giorni su questo spazio fatto di micro cip e fibre. Che per alcuni non è arte solo perché non remunerata, per il mio concetto e la mia ricerca di arte invece è proprio Arte perché NON remunerata! Perché libera di dire quello che vuole, quello che deve. Comunque non turbatevi, ancora poco e potrete pagarmi!
L’Arte
L’arte sta nel piacere della cazzata.
Nell’abbandono del cervello razionale all’istinto.
E se ci metti cervello e studi,
poi devi tagliare e tagliare,
togliere e denudarti di tutto il nozionismo inutile
per tornare all’istinto, al primordio,
allo stupefacente, allo spontaneo,
al semplice ed immediato.
L’arte non va capita.
L’arte va lasciata andare.
L’arte va lasciata stare.
L’arte non va imparata e nemmeno incanalata,
quella è merce, l’arte si perde.
L’arte, l’arte…
è un percorso per conoscersi o per perdersi
ed io, me la sono giocata a carte.
Arcano Pennazzi - L’Arte - Editrice “non c’è ancora”…
http://www.youtube.com/watch?v=2Lic34X7L0Q
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Le parole del Piccolo
sono una scoperta,
un esperimento,
un affascinante tormento.
Per i grandi son solo convenzioni
e non fan ridere se non pronunciate da comici, coglioni e minchioni.
E non fan ridere se non son volgari
o se non portano a concludere buoni affari.
Le parole del Piccolo son le parole di tutti i piccoli,
di ognuno contengono la singolare diversità
che ogni capolavoro umano ha in sé.
Fino a quando una merendina e poi un paio di scarpe
non omologheranno a pensare e a dire tutti le stesse cose,
quelle delle regole di mercato.
Le parole ti salvano dall’impaccio,
le parole son qualcosa in più e qualcosa in meno di uno straccio.
Le parole sono magia.
Rispetto alle parole, al silenzio ed alle ore.
Arcano Pennazzi - Mi cascano Poesie che non trattengo - Editrice “non c’è ancora”…
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Lunedì 1 ottobre ’07 uno dei primi discorsi verbali tra Morbidezze e Papo:
Papo: “Mamma”
Morbidezze: “Sì amore?”
Papo: “Un mimo mmh”
Morbidezze: “Cosa amore?”
Papo: “Mamma!”
Morbidezze: “Sì gioia?”
Papo: “Mi mi mi uhu”
Morbidezze: “Amore non capisco…”
Papo: “Mamma!”
Morbidezze: ”Dimmi amore!”
Papo: “A mi mi oh ne na”
Morbidezze: “Gioia ma che dici!?”
Papo: “Mamma!!”
Morbidezze: “Sulla prima ci siamo, ma la seconda qual è!?”
Papo: “brum brum cacca!”
Dialogo molto divertente che mi ha fatto crepare dal ridere! J
Clicca sull’ immagine stessa per godertela pregna di tutta la sua forza evocativa, per vederla più grande…
Copiai ed incollai dopo essere andato a pesca nel sito amico Virgolaz.
Sei quel che sei non perché lo fai quanto più perché lo sai.
Se lo sei e non lo sai per sempre lo farai.
Se lo sai e lo fai facilmente lo ci sei.
Se lo sei quando vuoi per sempre lo saprai.
Se ci stai e lo fai indiscutibilmente lo sarai.
Se mentre lo sei e non lo fai sei cosciente che lo sai,
non importa se lo fai perché è certo che lo sei.
01. Non ringraziare mai, appena ti è possibile manda Affanculo !! Se hai il palato tanto intasato da non riuscire a proferir parola rutta, se ruttare non ti è dolce, non perché faresti cadere il tuo bolo nel piatto di chi hai di rimpetto ma perché un simile spreco ti turba, scorreggia. Se vuoi essere plateale inclinati su un fianco e pettina colla riga di lato il commensale che ti sta in parte, se invece vuoi meglio gustar l’aroma, rimani colle chiappe adese alla seduta in modo che la nube corra lungo la schiena e arrivata all’altezza del muso soffiala sulla tavola ripartendola per bene sui piatti dei fortunati tuoi compari.
02. Per dimostrare il tuo valore, durante il pasto non sollevare il cranio più di 10 cm dal piatto, e se ti è possibile non usare le mani. Se al tuo posto trovi delle posate informati con garbo su chi le abbia lì appoggiate, quindi malmenalo senza ritenuta d’acconto.
03. Mangia un limone intero con noccioli e buccia, spirito e tazza ti ringrazieranno.
04. Mangia carne, possibilmente cruda, e bevi birra, possibilmente Bavaria o Raffo.
05. Sputa a fiocco, ciambella e yo-yo, fa come meglio credi ma sigilla il globo col tuo marchio.
06. Ogni mattina appena sveglio estraiti dalla nasca un minatore, non stare a denudarlo tutto, quanto meno rimuovigli scarpe antinfortunistiche, piccone, torcia ed elmetto, che contundono, poi lanciatelo sulla lingua e strofinatelo sul palato, ti darà più energia di una bevuta di uovo crudo e di un morso di lievito di birra, per non parlare del sapore.
06 Bis. Snaricia tappando alternativamente gli sfinteri nasali, se possibile sulla manica dei passanti, se proprio non ti riesce beccagli almeno la borsa.
07. Prima di coricarti piscia controvento, scalzo ed in bermuda, son concessi anche i sanculotti, bada che il folto pelo delle gambe sia ben arricciato, se così non fosse prima bigodinalo, quando le goccioline sono ben salde sulla setola puoi finalmente sbatterti nella branda, se disponi di una gonza ed è già lunga sul materasso falle sentire l’umido, l’inebriamento ti garantirà una chiavata memorabile.
08. Caga dove capita, il mondo ha bisogno di ricordare quanta merda c’è in giro. Se sei davvero duro pulisciti con in dorso d’uno scoglio. Se non scorgi scogli nelle vicinanze, parti a piedi seduta stante per un viaggio alla volta di esso; così, scalzo, su due piedi ed il deretano sozzo, la tua vita avrà un implemento onirico che le sirene arrivato ammar (al mare) ti concederanno le loro grazie senza battere ciglio e coda. La leggenda dei Rocker narra di un giovane Rocker che in una vacanza Greca si dedicò a questa gaudente prassi e accoppiosi multiple volte con tutte le figlie di Tritone.
09. Siccome siamo veramente duri, alle prove di resistenza “Jur Brinnell” scassammo tutte le apparecchiature, contro tendenza e figli di Bucchina, il decalogo non è decalogo ma Nonalogo.