Fabrizio De André - Canzone del Maggio

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credervi assolti
siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le “pantere”
ci mordevano il sedere
lasciandoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c’eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le “verità” della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

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Da Wikipedia:

Storia di un impiegato (1973) è il sesto album registrato in studio di Fabrizio De André. Il primo brano, Canzone del Maggio, è liberamente tratta da un canto del maggio francese del 1968 di Dominique Grange, il cui titolo è Chacun de vous est concerné. Quando De André si mise in contatto con lei per pubblicare il pezzo, la cantante francese glielo regalò non chiedendo i diritti d’autore. Va però notata la grande differenza anche nella musica tra il brano di De André e la versione originale. Della “Canzone del Maggio” esiste una versione dal testo molto più duro e accusativo, presentata a volte dal vivo dal cantante genovese; di questa versione esiste una registrazione non ufficiale, in quanto fu sottoposta a censura.

 

 

Respira!

…devo dir qualcosa?

Sto zitto e godo!

Ah, grazie a Frassica che me l’ha segnalato e ad Aquila senza nido che lo ha realizzato!

Rino non passa mai di moda!

Scanzonato, leggero, divertente e irriverente per arrivare al fulcro del problema senza scotennare la min… L’avranno già detto not? E allora che ve lo dico affare!!? Grande Rino! Attulissimo nei concetti e nella forma: Maestro! Ed è pure una delle canzoni preferite di Papo!

 

Adriano e Giuseppe, uno la canta l’altro gliela risponde…

http://it.youtube.com/watch?v=scv-IicVI0I

 

http://www.beppegrillo.it/2008/03/2001_odissea_ne.html

Anno 2000: i Comuni possono spendere i soldi delle licenze edilizie SOLO a fronte di investimenti.
Anno 2001, ottobre: i Comuni sono autorizzati a spendere i soldi delle licenze edilizie per fare quello che gli pare, grazie al nuovo Testo Unico sull’edilizia.
Arriva il boom edilizio.
Anno 2000: 159.000 abitazioni costruite.
Anno 2007: 298.000 abitazioni costruite e 38.000 ampliamenti di abitazioni.
Le licenze raddoppiano in 7 anni, il territorio italiano viene cementificato da palazzine, nano grattacieli, hangar, seconde, terze, quarte ville, parcheggi, garage. I Comuni raddoppiano gli incassi senza alcun obbligo di destinazione d’uso. Hanno la licenza di uccidere il territorio.
Il territorio comunale, lo dice la parola stessa, è patrimonio “comune” dei cittadini che lo abitano. Appartiene a loro. Il bosco, il prato, la vista panoramica, un posto per passeggiare o far giocare i propri figli, il parco, i giardini o, anche, un semplice spazio vuoto per vedere l’orizzonte. Chiarito che il territorio è dei cittadini e non del sindaco fasciato a festa e dei suoi assessori che sono SOLO dipendenti comunali facciamoci qualche domanda.
Dove sono finiti i soldi delle licenze edilizie concesse senza più l’obbligo di investimento? Nuovi servizi, asili, piste ciclabili, trasporti pubblici non si sono visti. Farei un’indagine, Comune per Comune.
Quanto ancora si può cementificare il paesaggio italiano? Si può solo tornare indietro, decementificare. Il turismo sta morendo di cemento.
Quali sono le maggiori imprese edili che hanno ottenuto le licenze? I costruttori comandano ormai più del sindaco Moratti e del sindaco Topo Gigio, devono uscire dai consigli comunali. Sono lì, anche se non sono stati eletti.
Il processo infernale messo in moto dal Testo Unico del 2001 va fermato. Bisogna riportare le lancette al 2000. Meno cemento, meno soldi per i partiti, i veri padroni dei Comuni. I cittadini devono presentarsi in consiglio comunale per chiedere i motivi dello scempio edilizio e documentare l’incontro con una telecamera.
Il Bel Paese è nostro, riprendiamocelo.

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Uno la canta e l’altro gliela risponde. Io m’avventuro in un aggiornamento del testo:

Passano gli anni ma trentacinque son lunghi, però quel ragazzo ne ha fatta di strada, ma non si scorda la sua prima casa, ora coi soldi lui puo’ comperarne tre o quattro, torna e non trova gli amici che aveva, solo case su case, catrame e cemento, sempre più in aumento… Lo so, lo so, perché, continuano, a costruire le case, e non lasciano l’erba, non lasciano l’erba… Oh oh ja ja oh oh… Non lasciano l’erba, non venderei i dischi… E’ tutta una catena, la crescita… oh oh ja ja oh oh… è la grande balla, della felicità, del lavoro, del di più, della ricchezza, compreremo anche l’ossigeno, tanto siamo ricchi… Oh oh ja ja oh oh… Ma affrettiamoci ad inventarne la ricetta chimica, perché senza piante… restiamo senza ossigeno… Oh oh ja jaoh oh… Forse quel ragazzo, poteva, avere un sogno diverso, che non fossero i soldi… Oh oh ja ja oh oh… Visto che continuiamo a costruire e crescere solo per i soldi e l’egoismo… E’ una storia vecchia come il mondo… E non la capiamo, e allora estinguiamoci… cantando in allegria! E’ sempre meglio che essere tristi… Oh oh ja ja oh oh… E andiamo avanti così!Presto finira… Oh oh ja ja oh oh…  

Mio fratello è un Genio, e i miracoli esistono! Basta non credere nella cultura del dolore…

http://it.youtube.com/watch?v=15k1ksZl3Hc

Salve paradisei, cercatene il senso sul dizionario se vi dovesse suonare estraneo, è una gran bella parola! Ammesso che esista, non ’sta parola, ma “il dove” svolazzano gli uccelli. E se quel pazzo di Gesù si fosse definito figlio di Dio nella semplice accezione di figlio del creato, di figlio della natura!? E non cioè propriamente figlio “carnale” del supremo!? Non ci avevate mai pensato!? A me è successo di realizzarlo una domenica di un paio d’anni fa mentre scendevo le scale, il prima, cioè quel che possa avermi lanciato l’intuizione però non lo ricordo. Beh, comunque era un gran pazzo, un gran comunista, un gran ecologista e forse anche un bel pezzo di radicale, colla “dc” e con la “chiesa” son sicuro che centrasse ben poco… Approposito, ve la ricordate la mia proposta scaturita da quel geniaccio di mio fratello che era di cattivo umore perché doveva andare in via 11 settembre? La petizione per abbattere la cultura del dolore e soppiantarla con quella del sorriso. Ecco un’iniziativa che fa il paio, che ho letto sul solito blog di Marco Boschini:

Un’invasione di colori e di allegria tra le vie delle nostre città. E’ 100 Strade per Giocare, l’iniziativa del 6 aprile 2008 promossa da Legambiente per salutare l’inizio della Primavera. Continua…

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Faceva talmente “scopa” con la mia proposta che mi son detto, quà faccio anche “Napola e Ori”, propongo la cosa a Marco Boschini, e così ho fatto:

Leggi il seguito di questo post »

Buon lunedì dell’Angelo Cristiano a tutte le anime Sante

http://www.youtube.com/watch?v=UzgwF1bTDcQ

La canzone “Padre nostro” è degli “Oro”.

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Da “Il semplice oblio” di Silvano Agosti. Inizia qui.

 

La fiaba dolce del bimbo confortato dal bue e dall’asino, figlio di povera gente, che poco a poco scala la montagna dei secoli fino a divenire Dio in persona, troverebbe qui, nella realtà, fuori dal territoriomisterioso della fede, solo riscontri miseri e deludenti.

Ma non è questoilsenso del mio viaggio. Nulla di questo che vedo mi delude, perché a qualsiasi sentimento religioso preferisco anteporre e tener vivo in me il senso del mistero.

Il mistero che veste e rende prezioso qualsiasi essere, anche il più abbietto, il mistero che nobilita e veste ogni cosa.

Chi ama il mistero vuole soltanto che rimanga isondabile e incomprensibile, incomparabile e indecifrabile, immenso.

Davvero lo sento pulsare ininterrottamente in ogni cosa, il mistero ora che, da solo, vago nel mondo.

Sospetto avesse ragione il monaco greco quando, pocoprima che mi congedassi da lui, alzando la mano destra con l’indice puntato verso l’alto ha detto “Ricordati, le religioni sono forse solo un modo per togliere all’uomo la responsabilità di essere divino”.

Ora avverto in tutta la sua vastità il sentimento d’amore che mi lega al mondo, che m’impedirà di valutare gli esseri umani solo per il comportamento o solo per la loro esteiorità.

Ho compiuto da poco ventun anni, proprio davanti al monte Olimpo e, ora, di fronte al sepolcro attribuito a Cristo, avverto tutta la gracilità del pensiero ebraico occidentale rispetto alla vastità del pensiero greco.

Nella disumanizzazione della divinità, il monoteismo giudaico-cristiano, proprio come Maometto nell’Islam, ha fissato per sempre la sottomissione degli uomini a Dio e conseguentemente dello sciavo al padrone.

La manovra è perfetta. Sottomettiamo il genere umano a Dio e mettiamo il potere (sia pur religioso) a rappresentare dio sulla terra, così, chi crederà in dio sarà di sua volontà sottomesso al potere (sia purreligioso).

Ulisse, spesso vincendo, osava sfidare dei e semidei, il cristiano tutt’al più puo’ trasgredire, peccando nella solitudine e nella vergogna, per poi andare dal sacerdote a chiedere perdono.

All’origine nella figura del Cristo, geniale nomade del pensiero umano, si celebrava la divinazione dell’uomo, tuttavia questa divinazione di un uomo qualsiasi, non nobile, non ricco, non potente, poteva risultare pericolosa, inadatta a legittimare ogni forma di potere dell’uomo sull’uomo.

Era dunque fondamentale capovolgere tutto, interpretando la vicenda di Cristo, non come la divinazione dell’uomo, ma come l’umanizzazione del Dio.

Così, un umile contadino di Nazareth, coi suoi messaggi di riscatto e liberazione per tutti i sotomessi, viene mandato in esilio sul trono della regalità divina, fino a diventare il simbolo dell’Autorià assoluta, e anche oggi, in tempi ormai repubblicani, per la salvezza degli uomini il Cristo-Dio rimane un monarca assoluto.

“Padre nostro che sei nei cieli, venga il tuo regno…”

“Caro Geù Cristo, ti hanno fatto risorgere e diventare Dio, pur di non allontanare il tuo esempio dagli uomini.”

Che fare?

Il solo gesto che mi trovo a desiderare di compiere è infilare nella fessura tra il coperchio e il sepolcro di Cristo, una fotografia di mio padre con questo scritto.

“Caro ppà,

 quello che hai scoperto suli esseri umani, cioé che il loro destino si preordina a loro insaputa durante la gravidanza, è presumibilmente vero e spiega la loro rassegnata sottomissione a chi li opprime.

Tutti sembrano infatti accettare di vivere una vita che non è la loro e che, come tu sostieni, si trovano non a scegliere ma a subire.

A parte Cristo e pochi altri, che ome lui hanno pagato la loro diversità con la vita, nessuno è mai sfuggito al tuo “teorema”.

Anch’io, come loro, voglio sfuggire a un destino preordinato, succeda quel che suceda, e così sia.

Tuttavia, diversamente da Gesù, Gandhi, Luther King, Socrate e pochi altri, non voglio in alcun modo pagare con la vita la scelta di essere me stesso.

L’ultima fotografia che ti rappresenta la metto nel sepolcro di Cristo e spero che questo gesto mi tolga dalla mente l’ossessione di volerti trovare a ogni costo.

Voglio dirti, comunque, caro papà, che qui, davanti al sepolcro più famoso di tutti i tempi, simbolicamente vuoto, ho incominciato a intuire che il tuo allontanamento da me e dalla mamma non sia stato poi tanto arbitrario. Tuo figlio.”

Buona Pasqua Cristiana a tutte le anime Sante

http://www.youtube.com/watch?v=CKtCkOzZIn8

La canzone “Believe” è dei “Savatage”.

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Il viaggio è scoperta, vi regalo questa lettura piena di scoperte, a tema con la ricorrenza odierna.

Da “Il semplice oblio” di Silvano Agosti.

Micro contestualizzazione: il giovane protagonista diciassettenne è partito di casa alla ricerca del padre che anni prima senza dire nulla lasciò il figlio e la moglie alla loro storia, al loro destino. Dopo aver vagato per mezza Europa arriva in medio oriente.

 

Damasco

A Damasco incontro nelle strade solo cavalli, cammelli e automobili, quasi tutte “Mercedes”. Ogni tanto s’intravede qualche europeo, vestito all’occidentale che tra tutti questi barracani e abiti avvolgenti, sembra nudo.

Tutti i greci oltre i vent’anni hanno i baffi, tutti gli arabi oltre i trent’anni hanno la barba e tengono in mano una coroncina gialla, che fanno roteare in giri lenti e sgranano come fosse un rosario.

Un sacerdote comboniano m’invita a pranzo presso la sua congregazione.

Insalata fresca e costolette di pecora alla brace. Un pranzo vero e proprio.

Mi chiede mille “perché” e si stupisce della mia caparbietà nella ricerca del padre.

“Forse è più importante che trovi te stesso, più che continuare a cercare qualcuno che neppure ti vuole.

Più che una necessità la tua, si direbbe quasi una vendetta.

Lo vuoi scovare per dimostrare che tu,come figlio, vali molto più di lui come padre.

Forse se lo lasci in pace, prima o poi sarà lui a cercarti.”

“Lo dice anche mia madre, ma ormai sono nove ani che mio padre tace e si nasconde.”

Il padre comboniano è molto intelligente, parla sette lingue tra cui l’arabo e alcuni dialetti. Ha tradotto le poesie di un poeta analfabeta, di Damasco, che gli ha detteto i suoi versi a memoria.

“Qui l’ombra è una seconda luce

che sdoppia tutto ciò che vedo,

così l’ombra di una rosa

è una rosa più leggera.”

Mi porta a visitare una basilica completamente immersa nell’acqua.

Giriamo il perimetro delle mura afrescate muovendoci su una barca. Sul fondo s’intravedonoi mosaici del pavimento ingigantiti dallo spessore dell’acqua. In un silenzio di secoli il fruscìo della barca sembra un sussurro musicale, portato dal vento.

“Perché l’acqua è rossa?”

E’ frutto di una leggenda.

I turchi avevano assediato Damasco e interrotto ogni possibilità di rifornimento. La città era allo stremo, nell’attesa disperata dell’esrcito egiziano in marcia per portare soccorso agli assediati.

Un bambino di nove anni, per dissetare la sorellina che piangeva con le labbra riarse dalla sete, si era fatto un taglio nella mano e le aveva offerto il suo sangue.

La bambina si era quietata, ma il sangue continuava a sgorgare dalla mano del fratell e il bambino, impaurito, era entrato nella basilica per pregare dio che fermasse il sangue.

E proprio in risposta alla preghiera, la basilica si era riempita di acqua che, mischiandosi col sangue del ragazzo, si era tinta di rosso.

Tutta la città assediata aveva potuto finalmente dissetarsi e resistere all’assedio dei turchi, fino all’arrivo degli eserciti egiziani.

Da allora, dopo oltre sette secoli, nella basilica l’acqua sgorga ancora di color rosso per ricordare la leggenda.

Poi il sacerdote mi porta a visitare la Moschea degli Ommayadi, dove c’è la tomba di Giovanni Battista, il profeta che Erode ha fatto decapitare il cambio di una notte d’amore con la piccola Salomé.

Dopo la danza dei sette veli, la tredicenne si presenta nuda a Erode e la sua bellezza è così splendente che il re le chiede che dono vuole per accettare di darsi a lui. Qualsiasi cosa.

“La testa del Battista”suggerisce la madre.

Il padre comboniano racconta la storia nei minimi particolari.

La testa del profeta fu portata, come si sa, a Salomé su un vassoio d’argento.

Per volontà della piccola danzatrice, la testa viene messa nella camera da letto regale, perché il santo venga costretto ad assistere alla notte d’amore di Salomé con il re Erode.

Ma ecco il miracolo: a causa di un incontenibile sdegno e pur di non assistere all’amplesso d’amore tra il re e la bambina, la testa, attraverso la finestra, rotola via dalla stanza da letto in Gerusalemme e se ne va a Damasco.

“E’ arrivata proprio qui, vedi? Nel cenotafio detto appunto di San Giovanni Battista” mormora il sacerdote “dove è stata sepolta e da allora giace in pace.”

“Quanto dista Damasco da Gerusalemme?”

“Più di trecento chilometri.”

Guardavo la tomba del profeta e cercavo di immaginare il tragitto che la testa aveva compiuto rotolando tra le vie, i campi, i fiumi, le vaste zone desertiche, fino a fermarsi misteriosamente qui a Damasco, in questo spazio consacrato.

La moschea era stata edificata verso il sesto secolo sulle fondamenta di un tempio cristiano, che a sua volta era stato costruito sulle strutture di un tempio dedicato a Giove.

Da Giove a Gesù, da Gesù ad Allah. Onde e riflussi nel vasto mare della fede.

Dal minaretto di Oayt bey una voce lamentosa canta le preghiere della sera e dell’altro minaretto, detto “della Sposa” un’altra voce ancor più lamentosa risponde a intervalli di silenzio.

E dal terzo detto “minareto bianco” o “di Gesù” uno strumento simile a un flauto intona una musica flessuosa, leggera come una brezza matutina.

In questo viaggio mi sento trascinato da una mano invisibile, verso una meta precisa, che tuttavia non conosco.

L’idea di trovare mio padre mi possiede ancora, anche se il mondo, man mano che mi si rivela, tende a sbiadire i sentimenti relativi, per dar vita a emozioni più vaste.

Ora sono attratto dal mondo arabo, con la sua cultura così particolare e inaccessibile.

Ieri ho viaggiato per la prima volta su un dromedario.

Dalla periferia di Damasco fino alla grande strada che conduce in Giordania.

La prima sensazione era che l’animale soffrisse a causa del mio peso, ma il cammelliere, che parla un francese perfetto perché ha studiato a Parigi, mi ha spiegato che il dromedario può caricare senza fatica fino a tre quintali e che portare me è come per una donna tenere in braccio un neonato.

Il cammelliere dice che in Giordania posso mangiare qualiasi cosa mi offrano, ma non devo bere acqua, mai, solo “ciai”, solo thé.

Il “ciai” è un thé nerastro piuttosto aspro e va bevuto in piccolissime quantità, perché è molto eccitante.

Il cammelliere sostiene che è meglio se dormo sui camion o comunque non per terra, per via degli scorpioni giganti.

Gli ho detto che ho visto un saco di gente dormire per terra, tranquilla.

“Per noi è diverso, l’odore del nostro corpo, tiene lontani gli scorpioni, ma tu sei burro e miele, se dormi per terra gli scorpioni ti mangiano in un boccone.”

Ha fatto una gran risata e mi ha aiutato a scendere dal dromedario.

In due giorni sono arrivato a Gerusalemme.

Il centro del mondo occidentale.

La città è divisa in due parti, araba ed ebrea.

Alcuni muratori italiani stanno restaurando la moschea di Omar. M’invitano a mangiare una pastasciutta.

Hanno fatto arrivare pasta e formaggio in aereo dall’Italia.

La moschea ha la upola ricoperta d’oro zecchino.

Il sole, quando cala a picco, sembra incendiarla.

Ora cammino nel Sinedrio, un cortile, piuttosto comune, dove si dice Pilato abbia decretato la sorte di Cristo.

Proprio lì in quell’angolo della loggiail burocrate Pilato si è lavato le mani, consegnando un innocente ai carnefici.

La “folla”, anche se riempiva questo cortile, non poteva comunque superare una trentina di persone.

Dunque il destino di Gesù Cristo e di tutto l’Occidente è stato determinato dall’aggressività sfrenata di poche decine di esseri umani, probabilmente prezzolati.

E ancor più sconcertante appare il fatto che dal Sinedrio al Golgota, la pendenza della strada è quasi inesistente e misura solo poche centinaia di metri.

E poi nella basilica il santo sepolcro, si trova a qualche a qualche metro dal buco della croce.

In una grotta la superficie del sepolcro è divisa in molti quadrati, ognuno dei quali ospita una diversa professione religiosa, formando così vari altari.

Insomma, un luogo di fede.

ede purissima, in quanto nessuno dei luoghi “sacri” corrisponde minimamente alle descrizioni dei testi e comunque nessuno di essi esprime una qualche solennità.

La fiaba dolce del bimbo confortato dal bue e dall’asino, figlio di povera gente, che poco a poco scala la montagna dei secoli fino a divenire Dio in persona, troverebbe qui, nella realtà, fuori dal territorio misterioso della fede, solo…

A DOMANI, BUONA PASQUA! E NON MOLESTATE TROPPO GLI AGNELLI… LE UOVA SI’, QUELLE DICONO CADREBBERO UGUALMENTE DALLA GALLINA.

Perché non è il sogno di tutti!!?

Realtà, immaginazione, incantesimi, razionalità, utopia, poi m’addormento e sogno. E l’altra notte ho fatto un sogno che somigliava a questo:

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Sogno o son desto? Dal blog di Marco Boschini.

Stamattina ho fatto un sogno. Mi ero da poco trasferito in una grande città del nord, piena di auto, e inquinamento, capannoni e cemento. La prima cosa che mi aveva colpito era stata la difficoltà nel trovare casa, considerando le centinaia di gru che svettavano sui tetti delle case e degli altrettanti cantieri aperti. Ma come, mi sono chiesto, con tutta questa apparente disponibilità di alloggi e di edifici da occupare perché si continua a costruire, occupando e inaridendo suolo all’infinito?

Non appena ottenuta la residenza, mi sono ritrovato nel bel mezzo delle elezioni amministrative per incoronare il nuovo sindaco. Mi sono letto i programmi, ho raccolto qualche volantino dai banchetti incrociati alle fermate dell’autobus, ho pure visitato i blog elettorali delle liste in campo. E devo dire che il quadro di insieme mi ha un po’ impressionato, in negativo. Le stesse parole e concetti, con qualche leggera sfumatura giusto per distinguere destre e sinistre, una totale e indiscutibile accondiscendenza per sua maestà Sviluppo e la consorte Crescita.

In mezzo a questa carovana di politica da avanspettacolo ho partecipato alla festa finale del Partito dei Clown, al cui centro del programma c’era la qualità della vita delle persone, insomma lo star bene. La festa consisteva in una grande folla di clown che si abbracciavano, con il candidato sindaco e gli altri in lista che, accompagnati dai/dalle rispettive/i consorti, spendevano il comizio conclusivo in un lungo bacio collettivo. La cosa assurda, ma in fondo siamo dentro a un sogno, è che hanno vinto le elezioni.

Il primo giorno da sindaco il nuovo sindaco ha organizzato una festa per tutti i dipendenti pubblici, in cui oltre a mangiare insieme ha raccontato il nuovo spirito al governo della città: prima di essere dipendenti e amministratori siamo persone, quindi d’ora in poi le persone hanno la priorità sulla targhetta appiccicata all’ufficio. Cominciamo a venire al lavoro insieme, al mattino, così eliminiamo un po’ di smog e traffico dalle strade e impariamo a conoscerci, e se qualche giorno non riusciamo a venire al lavoro o abbiamo la testa altrove i sindacati non servono, basta dirlo e qualcun altro mi sostituirà. Ovviamente il nuovo clima di fiducia e rispetto creatosi ha raddoppiato l’efficienza e la produttività degli uffici comunali a favore dei dipendenti stessi e dell’intera cittadinanza.

Poi l’amministrazione ha cambiato il regolamento edilizio del Comune, inserendo l’obbligo della certificazione energetica delle case, imponendo l’installazione dei pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua, incentivando il recupero dell’acqua piovana e la coibentazione degli edifici, le tecnologie ecologiche e l’abbattimento degli sprechi. In più ha lavorato splendidamente per il recupero degli edifici inutilizzati e ha abbellito la città, arricchendola di colori e spazi aperti, piste ciclabili e verde.

Il passo successivo è stato quello di “fare le pulizie in casa“, e ha commissionato un piano di ristrutturazione energetica degli edifici pubblici e della pubblica illuminazione, questo ha consentito alla città un taglio significativo delle emissioni di Co2 in atmosfera e di risparmiare milioni di euro sulla bolletta energetica del Comune.

Hanno poi lavorato sui rifiuti, introducendo il sistema di raccolta differenziata porta a porta arrivando a differenziarne oltre l’80 per cento. Al tempo stesso hanno avviato corsi di formazione e informazione per ridurre la produzione dei rifiuti alla fonte, regalando a tutti i residenti uno stock di borse per la spesa ecologiche, incentivando l’acquisto dei pannolini riutilizzabili, promuovendo mercatini dell’usato e del baratto in ogni quartiere della città e attivando un progetto nelle stazioni ecologiche del posto, in cui i cittadini tramite una “carta di credito dei rifiuti” acquisiscono crediti conferendo oggetti che non ritengono più di utilizzare.

Alla stazione ecologica un gruppo di ragazzi di una cooperativa sociale recuperano e riparano gli oggetti (biciclette, computer, mobili, giocattoli, vestiti, ecc.) e li rimettono in circolazione, allungandogli la vita. Lo stesso cittadino, a sua volta, può spendere i propri crediti portandosi a casa cose di suo gradimento.

Questo nuovo approccio ha permesso e favorito la nascita di decine di gruppi di acquisto solidale, di banche del tempo, di associazioni locali che hanno ridato slancio e ali ad un’idea di Comunità diversa, collettiva. Insieme, siamo stati travolti da un’ondata di buon senso e ottimismo che ha portato noi cittadini a seguire l’esempio virtuoso del comune, sperimentando nuovi stili di vita.

Negli anni i progetti sono proseguiti con grande entusiasmo. Sono nati i condomini sostenibili nell’edilizia residenziale pubblica, a scuola dirigenti scolastici illuminati hanno messo “guardiani della luce” in tutte le aule, abbattendo così il 60 per cento dei consumi energetici, il Comune ha introdotto gli acquisti verdi nella pubblica amministrazione e da allora si beve solo caffè del commercio equo e solidale, alle mense scolastiche è tutta roba biologica e comunque locale, i detersivi per le pulizie sono ecologici e la carta negli uffici è ovviamente riciclata.

I cittadini si sono messi a comprare i pannelli solari e per farlo non devono perdere la testa su internet alla ricerca infinita della ditta giusta: si rivolgono all’ufficio ambiente del comune che gli fornisce ditta, sconto del 50 per cento e nome dell’idraulico certificato, oltre alla banca sotto casa pronta a finanziarti il piccolo investimento che hai deciso di fare.

I bambini hanno riconquistato la città, che non è più delle automobili. Girano liberi e indisturbati con le loro biciclette e a scuola ci vanno da soli, con il piedibus. Gli unici mezzi che girano per strada sono i pulmini ecologici del comune e i taxi collettivi. Le sole auto private autorizzate a muoversi sono quelle di una ditta del posto che ha attivato il car-sharing e il car-pooling, a vantaggio di quelli che proprio non riescono a conciliare gli orari con il trasporto pubblico, in questi anni potenziato per davvero.

Poi è suonata la sveglia e ho fatto colazione. Mi sono subito reso conto che mi piacerebbe vivere in un posto così, e che le cose che si sono andate a incastrare nel mio sogno in realtà non sono fantasie, accadono davvero, sparse in decine di territori e amministrazioni locali. Io dico che il sogno vero sarebbe provare a metterle in fila tutte, queste straordinarie esperienze, e tentare di sperimentarle in un unica realtà.

C’è un qualche sindaco disposto a fare da cavia? Telefonateci, sognate insieme a noi…

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Poi mi sono svegliato e ho guardato fuori dalla finestra, grigio. E nella finestra del pc ho trovato due mappe questa è quella degli inceneritori, abito a non più di 6 o 7 km in linea d’aria dall’inceneritore di Pero.

E questa è quella dove “Il popolo della libertà” vuol piazzare le centrali nucleari:

Mi domando nella mia infinita ingenuità, ma Report, loro, l’anno visto?

Mi domando nella mia infinità ingenuità: ma dove vogliono arrivare? Ma cosa vogliono fare? Ma chi sono? Ma dove sono? Ho intorno gente così? Davvero!!?

Oggi ho un po’ perso tutta la forza, il grigio fa male. I “miei” progetti reggono, il Tibet è esportabile ovunque! Le forze economiche sono più potenti e subdole di quelle occulte, e si palesano, cazzo se si palesano! Prendono forma col sogno di far diventare ricco pure me, anche te, e tutti dietro a inseguire il sogno sbagliato…

E’ meglio che mi riaddormenti, domani sicuramente avro’ fatto un altro sogno ed avrò tutta la voglia, il coraggio e la combattività per realizzarlo.

Ventanas

http://www.youtube.com/watch?v=NIqnnNgJ8Rs

…che poi io mica sono tassativamente contro play station ed affini. A me non piace giocarci perché non mi ci diverto, sono contro scatole di plastica, cavi elettrici, rame e tutto ciò con cui sono assemblate che ogni tre anni diventa rifiuto e va comprato nuovo. Sono contro i giochi che ogni anno vengono aggiornati e via con dischetti da buttare e da ricomprare. Aggiornarli tramite il web? Ci sono i falchi in agguato…

Sono contro le cartelle dei bimbi delle elementari che pesano oltre 10 kg. Ma non possono studiare sui pc a scuola? Usare internet, stampare solo quello che è utile stampare? Quanta carta, quanto inchiostro, quanta fatica risparmieremmo? Eh, già e le tipografie? E chi stampa i libri? Chi produce inchiostri? Il problema non ha soluzione nella logica della crescita economica, della proprietà privata, del consumismo, del liberismo e anche del comunismo. Ma in una società che si organizza per migliorare per davvero la vita delle persone le soluzioni si trovano! Ma vallo a dire a Montezuma e ai vari presidenti delle squadre di calcio…

Il nostro sistema economico si basa sullo spreco e sull’asservimento dell’individuo al lavoro e dovrei essere felice? Sono felice di capire le cose e di dirtelo perché magari riusciamo a slegarci mani e piedi.

Spesso dico le stesse cose che pensi tu, solo che io ci credo per davvero e le metto in pratica. A volte mi sforzo, più spesso sono solo la diretta conseguenza del pensiero di maturazione e non c’è nessuno sforzo. Io, Pennazzi, non sono un Guru e nemmeno un Asceta, sono solo un semplice pirla qualsiasi, sono solo un simpatico coglione col sogno di scrivere e fare il comico che però annusa la puzza che c’è intorno alle cose. Ed invece di tapparsi il naso e andare avanti imperterrito cerca soluzioni migliori.

Stiamo facendo la Rivoluzione senza ghigliottina ma a colpi di VAFFANCULO!

Domani se sono gradito ti racconto dell’ economia alla Bubka.

Ci vuole un’altra vita!

http://www.youtube.com/watch?v=l3lyQB9pSTA

Prendo in prestito le parole del Maestro Franco Battiato per giocare a metter insieme immagini e pensieri. Mi son dato pochi minuti per farlo, era un gioco, spero di non esser stato blasfemo. Non era mia intenzione asservire la Musica alle immagini, ascoltatela ad occhi chiusi che è meglio!

Il fatto è che abbiamo le risposte! Circolano Movimenti che hanno la risposta al cambiamento che vogliamo, all’altra vita che ci attende! Non si delega, si fa! Hai capito!!? Non sei solo tu che ti spulci o ti tocchi in un angolino e ti metti via il tuo gruzzoletto. Partecipi, condividi, fai rete, hai amici! Se lo capisci alla svelta il tuo vicino non è più il pezzo di facocero ruba ghiande a tradimento da insultare ma il tuo condivisore d’intenti! Perché la differenza è tutta lì, nello scegliere la cura, ad ognuno la sua misura e non è detto che per ognuno sia la stessa. La cura comincia già per metà a farti effetto se sei convinto che funzioni. Ogni cura che rispetta l’uomo e non lo inquina o schiavizza è rispettabile, ci sono tante strade, ancor più percorsi ed il bello è che non esiste l’arrivo!

Cosa siamo a fare da ste parti se non per darci una vicendevole mano? Non siamo tutti nello stesso incredibile gioco? Destra, sinistra, centro… basta!

Sconfitto il re, ci s’è messa ogni casta a frapporsi tra l’uomo e la sua felicità. Abbiamo provato anche il sogno della crescita del PIL ad ogni costo, ma dopo nemmeno due secoli è finito il petrolio e con lui la società dell’homo scemens. Estintosi perché era tutto suo, perché senza luce, senza guerra, senza nozioni per sfamarsi, senza benza nel Cayenne, in mezzo ad uno strano mondo abitato da piante, insetti, animali, fiori, e frutta. Da prima aveva provato a riprodursi ingollando tutto il viagra che gli era rimasto in tasca, poi aveva tirato pure una pippata dietro l’altra con le ultime scorte di coca, ma la tribù delle donne dalle sisine all’insù senza silicone aveva sviluppato un nuova mappatura genetica e non poteva essere fecondata da questi scempi della natura. Fu il tempo delle Madri, dei Padri e dei Figli che finalmente scoprirono il nuovo mondo che non è dall’altra parte dell’oceano, ma proprio sotto i loro piedi. Dentro la loro terra. E come in ogni buona favola che si racconti, vissero tutti felici e contenti!

 

FINE

 

Col bio razzo alla vaniglia! E’ solo l’inizio…

Tu non lo vedi? Hai ragione, alla tv non hanno detto niente… le casalinghe di Voghera hanno sempre meno soldi per fare la spesa, questo l’ho sentito anch’io! Governo che va’, governo che viene se la giocano sempre questa…

Aspetta domani che se ti sei perso qualche pezzo ti dico quel che stiamo facendo costruendo dal basso!

 

Hoka hey

http://www.youtube.com/watch?v=3cnHObisRD8

  

…ai macachi in faccia bianca

gli abbiam fatto una domanda

non ci hanno mai dato una risposta

e si sono portati via anche la domanda.

Stai attento ai faccia bianca!

Quello che volevano…

dopo l’ho capito!

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Hoka hey è la canzone preferita di Papo.

Into the Wild

http://it.youtube.com/watch?v=UDorNilxPUY&feature=related

Tra poco anche questo film uscirà dalle sale, ma è proprio lì, vista anche la fantastica fotografia, che andrebbe guardato, 7.5 € permettendo… 

Tanti amici mi hanno consigliato di vederlo perché il protagonista, dicono, mi assomiglia. Mi sono fidato del consiglio e sono andato a vederlo. Ora non voglio fare quello che si piace troppo, ma le somiglianze sono molte. La passione per la lettura, il bisogno di scrivere, il parlare coi propri scrittori, il viaggio, la critica alla società dei soldi e dei consumi. Oltre ad essermici rivisto, ho proprio vissuto la storia come “mia”. Un percorso che poteva essere il “mio”, quello di qualsiasi giovane che ha cuore ed occhi aperti, ed è forte della sua gioventù e dei suoi ideali.

Colonna sonora emozionante, sottotitolata in italiano per chi come me non è troppo ferrato nella lingua dei coloni.

Storia che ha per inizio la morte e per fine quello che la genera: cercare il proprio posto su ’sta terra. Storia che parte dal rifiuto di continuare a sentire bugie, dai propri genitori all’organizzazione sociale, e prosegue nello scappare da tutto per trovare se stesso. Storia che ha epilogo nella realizzazione che non esiste felicità senza condivisione.  

Posso consigliarvelo? Ve lo consiglio: vedetevelo!

Poco o tanto ci troverete dentro un pezzettino di voi stessi e del vostro viaggio.

Problemi, parlare o sparare?

http://youtube.com/watch?v=aznmbLLacfY

Quando capitano proprio a me, i problemi, son Problemi!
Veri, propri, solidi cazzi da cagare duro.
(La desrizione poetica credo renda bene l’idea).
Tanto sodi e pregni che qualcuno scrisse “Non c’è cazzo più duro della vita”.
Cyrano li risolveva con una penna.
Guccini con una canzone.
Io che son piccolo e sto crescendo penso che senza problemi non ci sarebbero soluzioni,
perciò ne scrivo un ode:
“Ai problemi,
perché senza di loro
non ci sarebbe storia da raccontare”
Si è scomodato addirittura Einstein per darmi risposta, dicendo:
“I problemi non possono essere risolti dallo stesso atteggiamento mentale che li ha creati”.
I problemi? Quanti problemi…
Ma ci saranno davvero tutti sti problemi?
Forse ce ne sono molti più di quelli che mi pongo…
La soluzione però è tanto semplice, si parla e si risolvono!
Se no è ancora più semplice: si spara.
Chi trascina la nostra società, la nostra economia, la nostra politica, la nostra vita religiosa, spara!
E risolve tutti i fottutissimi problemi che essa stessa crea!
Sono disfattista? Pessimista? Polemista?
Io mi sento realista, desideroso di risolvere i problemi.

Uh, Mammà… tutto torna!

http://it.youtube.com/watch?v=dzDBB3iWLA0&feature=related

Tutto torna!

Colombo, Cristoforo, salpa. Attracca. Pensa d’essere arrivato dove voleva arrivare ma è da tutt’altra parte. “Tessuti cavernosi (cazzo!) la terra allora non è piatta!” “E questi chi minchia sono?” Sbotta la ciurma. “I nativi americani”. Fa il più sbronzo di tutti. “E che cazzo ci fanno qui? Come minchia si sono permessi di abitare già qui? Con tutta la strada che ci siamo fatti!”. Quattro secoli di guerre e pian piano i Pellerossa vengono sterminati. Cancellati dalla storia. La loro cultura resta buona per qualche spettacolo al circo e qualche film di Hollywood. John Wayne ringrazia, Ronald Reagan addirittura diventa presidente.

Una terra sterminata, in tutte le valenze che la parola sterminata racchiude, humus su cui costruire il nuovo mondo, ma serve Manodopera. “Manodopera, serve manodopera! Sti cazzi di indiani sempre fumati non hanno voglia di fare proprio un cazzo, minchia!” Non ci crederete ma parlavano proprio così gli scopritori del nuovo mondo. “E dove cazzo minchia culo rotto andiamo a prenderla sta manodopera? Credi che da casa qualcuno attraversi l’oceano per venire qui a rompersi le terga?” “I negri! L’Africa è piena di negri che non sanno che cazzo farsene di una vita!”. Gli africani vengono deportati in massa in America per produrre ricchezza.

Re, Borboni, Regno delle due Sicilie, Ducato D’Aosta, Savoia, tacco punta, tocca a Garibaldi che unisce la penisola italica. Passa qualche lustro e Mussolini la illumina, andiamo a sfaciar crani in Libia e in Eritrea per fondare il Grande Impero. Torna il sogno di Roma. Hitler, che va anche lui ad incandescenza, s’illumina anch’esso, ammaliato dalla prepotenza del Duce. Ma i tedeschi si sa son cazzuti, se fanno una cosa la fanno per bene mica come noi italiani, artisti, scopritori, scopatori, santi, navigati, poeti.

Gli abomini del baffeto germanico e di un intero popolo mietono sangue, sterminio, merda, che la storia moderna non può e non vuole dimenticare. Gli italiani? Garibaldi li aveva uniti, ma gli italiani già si sapeva, son dissociati anche da loro stessi come singoli, sono fascisti convinti, sono eroici partigiani. Gli italiani cosa sono? Sono un popolo? Unico, unito, alleato? Cos’è un popolo? San Paolo lo ha unito con una menzogna, deformando la figura e le parole di Gesù. “Cazzo ma allora è proprio un vizio!” Direbbero i primi conquistatori delle Antille occidentali, noi no, siamo educati!

Ma torniamo a bomba: il Re se la da a gambe. La resistenza resiste. Sono arrivati gli americani e questi si ricordano che in realtà non sono americani, perché l’America non esiste più, è confinata in un piccolo ranch. Tornano nel vecchio mondo e ci liberano. Ci regalano sigarette e gomme da masticare, siamo schiavi per sempre. Benito Amilcare Andrea Mussolini da Predappio viene catturato, ucciso e appeso a testa in giù in piazza come un insaccato. Per alcuni il giusto destino di un porco, per altri la fine del più grande statista che il bel paese ricordi. Divisi eravamo, divisi restiamo. Ma la storia è fatta! I tedeschi sono i cattivoni, le peggio creature che abbiano messo piede sulla terra, prima de “I Visitors”, agli italiani la palma di coglioncelli e bamboccioni, gli ebrei i perseguitati, gli americani diventano per sempre i liberatori. Da lì in avanti si impegnano ad asportare ovunque la democrazia.

Siano Beati gli indiani d’america ed il loro massacro, perché col senno del poi non si fa la storia ma ci si leva dai guai! Un olocausto poco famoso servito tre secoli dopo a liberarci dal nazi-fascismo. E gli schiavi d’Africa? Uguale! “Ma che cazzo, secondo voi avevano qualcosa di meglio da fare? Ma non lo vedete che sono arretrati! Esiste la razza, e la nostra è la migliore!” l’idole dei primi coloni si propaga di generazione in generazione, alla genetica non si sfugge! Bisogna castrarli da piccoli! E’ la risposta di una parte della Scienza. Hammurabi, e tutti i “taglioni” si leccano i baffi! Dopo 3700 anni hanno ancora ragione loro…

La torta è spartita: in brasile si parla portoghese, in realtà genovese, ma non perdiamoci nei dettagli. In tutto il resto del sud America si parla spagnolo. In nord America inglese. In Australia inglese, anche lì gli aborigeni vengono sterminati, “Ma che diamine, per la corona, non si sanno proprio integrare! Bevono e basta, stanno nel loro ghetto, ma si vogliono dare una svegliata o no?”. In buona parte dell’africa si parla francese. Non so se rendo l’idea, se cancelli le parole, la lingua, cosa resta?

In india un piccolo ometto se la prende a male per un pò di sale. La fa cacare talmente dura agli inglesi con la sua pratica della non violenza che se ne tornano mesti dalla Regina, non prima d’aver dimezzato la popolazione, s’intende!

Fine anni sessanta, piombo, tanto piombo, troppo piombo o sei un fascio o sei rosso, guardate il mappamondo, le linee dritte che delimitano gli stati africani. Non è proprio lì l’errore? Sembrano disegnate col righello da un bambino con smanie di megalomania. Cos’è altrimenti un uomo potente, un ricco uomo d’affari. Cosa gli hanno fatto da piccolo?

Scusate l’ovvio non si racconta, l’ovvio lo sanno tutti…

Tutto, torna. Tutto normale, homo homini lupus, diceva quello che la sapeva.

Solo una cosa non mi torna, è peggio il forno o comprare di continuo scarpe nuove?

Federico, Salvatore, Gennaro… i comici spaventati guerrieri stanno per tornare!

http://it.youtube.com/watch?v=xJ-U2Bzz7cs&feature=related

http://it.youtube.com/watch?v=o_duU0tmF2A&feature=related

Il giullare diverte e si rivolta perché è conscio di quel che vede, del potere insito nella svolta. Ma lo sponsor, detentore del potere di dargli voce, decide di non farlo parlare. O di fargli dire quel che è meglio dica, gli lega l’indice e tutte le dita. Accidenti è sempre il solito mare, quant’è difficile non annegare… Merda fino al collo, gli stronzi si sa galleggiano, ma questi amano veleggiare!

Perché non si riesce a cambiare? Perché il giullare non sa cooperare? Una massoneria di giullari? Una cooperativa di comici? Cosa ci dobbiamo auspicare? Di certo che il cane non si morda più la coda, e che il circolo dei viziosi cominci ad evere meno associati. Sleghiamoci!

Perché il comico è comico, il politico è politico e l’imprenditore è imprenditore? Perché un ruolo? Perché un copione? Basta canovaccio, andiamo un pò a braccio!

Dove sono gli Uomini?

Il Capo comico continua a dare scossoni, perché non ci si mette insieme? In fondo non è stato lui ad unirci contro la mondezza?

Ve la immaginate una tv con Dario Fo, Franca Rame, Stefano Benni, Beppe Grillo, Lella Costa, Jacopo Fo, Sabina Guzzanti, Corrado Guzzanti, Daniele Luttazzi, Paolo Rossi, e un sacco di giovani cazzuti a imparare, crescere e collaborare?

Ve la immaginate una risata vera, grassa, incontenibile, che non è figlia della matematica della battuta ma dell’estemporaneità, cioé dell’arte!

Ve la immaginate una tv senza pubblicità o con la pubblicità solo di quelli che fanno qualcosa che meriti d’essere reclamizzato? Ve l’immaginate con l’informazione e la cultura libera di Silvano Agosti, Massimo Fini, Gabbanelli, Santoro, Travaglio, Gomez, Corrias, Ricca, Boschini e un sacco di giovani cazzuti a imparare crescere e collaborare?

Sogno. Cazzo, sognare è gratis! E sogno con impegno!

Ve lo immaginate che chi ci lavora ci crede veramente e non lo fa per comprarsi l’ultimo capo alla moda o per andare al bilionaire?

Sogno di sfasciare tutto e ricominciare.

Voglio fare il comico, che c’è di male? Un tentativo goffo capita a tutti…

Voglio fare il comico web, il comico satellitare, il comico di europa sette.

C’è di male chi ti paga e come ti paga per fartelo fare.

C’è di male dove trova i soldi ed il fegato per avere tv abusive, giornali e case editrici rubate.

C’è di male che a lui importa solo che tu continui a comprare.

Questa televisione già esiste ed è nel web, è il lavoro quotidiano di tanti giovani appassionati che oltre al lavoro che gli serve per campare, studiano, si applicano e trovano il modo di fare, collaborare, inventare. Questa televisione già esiste, è pronta, forte, combattiva, creativa, perché nasce dal bisogno di fare. Questa televisione ha bisogno di stare accesa e staccare la spina a quell’altra che non si riesce più a guardare.

Buttate via il telecomando e mettetevi a navigare!