Essere italiani è un’attenuante!

Oggi lascio il post ad una persona che metto di diritto traI Migliori Amici dell’uomo“. Perché il post che ha scritto sul suo blog è la diretta conseguenza applicata del mio primo post (Inno al qualunquismo…). Scrive il post uno di quelli che ha scavalcato da oltre venticinque anni il gap dell’immobilità di dire come sarebbe bello per costruire colle proprie mani la fattività di un mondo migliore.
Gruppi d'acquisto energie rinnovabili
Mi piace questa nazione.
E mi piace ancor di piu’ pensare che posso andare a far danni in Germania e poi chiedere una riduzione di pena perche’ sono italiano.
Con un bravo avvocato posso dimostrare che in fondo anch’io sono sardo.
Siamo tutti sardi, chi piu’, chi meno.
Anche Veltroni.
Come fa a essere candidabile per la presidenza del nuovo Partito Democratico un sindaco che non ha ridotto la criminalita’ e l’inquinamento e non ha tagliato le spese energetiche e lo spreco (spaventoso) del suo comune?
Puo’ farlo grazie al fatto di essere simpatico e italiano.
Se sei italiano nessun giornalista pretende che tu gli parli di quanto costano i pranzi delle mense, i tram a chilometro, lo smaltimento dell’immondizia a tonnellata. E confrontare questi dati con quelli di una qualsiasi citta’ tedesca sarebbe ingiusto: noi siamo italiani, non si puo’ mica pretendere.
L’efficienza e’ una roba che si succhia con il latte materno… se non ce l’hai, cosa ci vuoi fare? E’ un handicap! Vogliamo prendercela con i disabili?
E non e’ che nel movimento ribelle la situazione sia molto migliore.
Da quando abbiamo fatto partire il gruppo d’acquisto dei pannelli solari fotovoltaici sono in tanti a telefonarci per proporci altre iniziative.
Generalmente idee molto belle e completamente sprovviste di costrutto e fattibilita’.
E’ bello pensare che da domani possiamo smettere di usare l’euro e sostituirlo con il GRILLO, banconota autogestita da un gruppo di precari di Brindisi.
E anche fare una banca indipendente e’ una genialata, possiamo iniziare con 28 euro che ci presta Sandrone di Mirafiori.
E perche’ non realizzare un sito dove 50 milioni di persone possono scambiarsi tutte le informazioni che conoscono, tutti gli oggetti che non usano, tutte le capacita’ professionali e sfottere cosi’ quel furbastro di Montezemolo e tutta la Confcommercio?
Alcuni si stupiscono perche’ il nostro gruppo di acquisto avanza lentamente: “Perche’ non avete ancora costruito i primi 100 impianti?”
Sicuramente non scrivero’ mai un libro su tutte le difficolta’ e gli intoppi che abbiamo incontrato per arrivare, finalmente, alle prime installazioni: sarebbe un romanzo di una noia mortale. Ed e’ difficile rendere l’idea di cosa significhi costruire da zero un sistema di acquisti garantiti, certificati e convenienti.
In Italia esistono proverbi tipo: “La gatta frettolosa fa i gattini ciechi”. Ma sono cose che diciamo per far bella figura con i turisti.
E da noi non si riesce a capire che un grande progetto deve tener conto di un mucchio enorme di varianti, una di queste e’ il tempo.
Abbiamo davanti un anno e 9 mesi per costruire gli impianti finanziati al 100%, poi il finanziamento dello Stato sara’ ridotto.
Perche’ avremmo dovuto scapicollarci col rischio di far danni?
Il nostro obiettivo non e’ arrivare primi, il premio del governo dura comunque 20 anni, a partire dal primo giorno dell’allacciamento all’Enel.
Se avessimo iniziato a costruire impianti dopo 3 mesi, accettando la prima offerta decente che ci veniva fatta, non avremmo ottenuto le condizioni che abbiamo oggi. Sarebbe stato conveniente solo per noi incassare subito e poter pagare chi aveva lavorato alla realizzazione del progetto. Ma tutti quelli che hanno dato vita a questa iniziativa preferiscono tener duro cercare sempre il miglior risultato possibile.
E tra l’altro abbiamo dovuto adattarci ai tempi del mercato, che solo ora si sta attrezzando per affrontare la rivoluzione solare.
Abbiamo dovuto attendere che la situazione maturasse e che i prezzi cominciassero a scendere.
E stiamo formando persone che ci affianchino nel gestire questa macchina, via via che la si inventa.
Oggi possiamo finalmente mostrare qual e’ l’offerta che abbiamo costruito per i nostri associati. Un’offerta confermata da iter contrattuali che si stanno concludendo, non da ipotesi sulla carta. Sono due cose diverse.
Quello che faremo nel prossimo mese e’ confezionare la nostra offerta sulla base dei primi impianti andati a buon fine. E per la soddisfazione di chi fin dal primo giorno ci ha attaccato, accusandoci di ogni infamia, faremo anche un po’ di comparazioni.
(A questo proposito chiediamo a tutti coloro che sono in possesso di preventivi definitivi per un impianto di pannelli solari fotovoltaici di inviarcene copia o via mail a alcatrazecotech@gmail.com o a Merci Dolci Srl Frazione Santa Cristina 06020 Scritto Gubbio Perugia.)
Troppo spesso in Italia grandi progetti sono affondati di fronte alla difficolta’ di concretizzare.
Il movimento ecopacifista, come il governo\1, risente di una mancanza di cultura dell’impresa. Si crede che le buone idee bastino.
Sotto sotto siamo tutti cattolici, per noi l’importante e’ agire senza peccato, fare il bene. Se poi non funziona e non riusciamo a combinare niente diamo la colpa al Diavolo che ci ha messo i bastoni tra le ruote: “Io non ho colpe, non ho peccato”.
I calvinisti invece credono che saper far tesoro delle opportunita’ sia un dovere di fronte a Dio. Non e’ sufficiente fare qualche cosa di buono. Bisogna anche che la buona azione dia buoni frutti.
Ma per arrivare a questo dobbiamo costruire un progetto ben studiato e poi faticosamente trasformare le parole in accordi firmati, in lavori realizzati, in oggetti reali. E facendolo ti accorgi che il tuo piano era solo un appunto di viaggio e che tutto richiede ore di dialogo solo per capirsi, e che poi dopo gli accordi verbali tocca arrivare alla firma dei contratti e poi tocca vedere se la controparte e’ in grado di mantener fede agli impegni presi.
E allora emergono nuovi criteri per valutare le persone. E iniziamo a usare parole che nel movimento ecopacifista sono difficili da pronunciare: professionalita’, affidabilita’, onore.
Onore. Una parola che abbiamo lasciato in mano della mafia.
Dobbiamo riprendercela.
Ci sono i pacifisti, gli incazzati con il sistema, i ribelli. Solo alcuni di questi sono professionisti e uomini d’onore.
Banalita’ per chiunque abbia esperienza di impresa.
IMPRESA: per la sinistra e’ un’altra brutta parola.
Ma cambiare in meglio il mondo non e’ un’impresa?
Qui tocca rendersi conto che solo se sapremo sviluppare questa capacita’ di costruire l’alternativa concretamente, potremo cambiare la situazione.
Voti ogni volta che fai la spesa. Ma se il prodotto che vuoi votare non esiste cosa fai? Voti per il nemico? No, te lo devi fare da te.
La situazione del movimento italiano rasenta l’assurdo: 300mila persone hanno fatto la fila per firmare al Vaffanculo Day.
Mi spiegate perche’ non si riesce a metterne insieme 50mila che comprino l’auto portata da Grillo davanti ai cancelli di Mirafiori? (Quella che fa 100 chilometri con 3 litri di benzina).
Potremmo farlo a partire da domani mattina, volendo.
Non serve convincere nessuno, ne’ sacrificare le domeniche per distribuire volantini ecologici alle casalinghe. Basterebbe che un decimo di quelli che sono gia’ convinti e straconvinti iniziassero a concretizzare le loro idee e a commissionare tutti assieme a qualche fabbrica l’auto che desiderano…
Le manifestazioni di piazza possono molto ma hanno solo la capacita’ di smuovere gli animi e i pensieri.
Poi bisogna costruire.
In Danimarca, all’inizio degli anni ottanta un gruppo comunista lancio’ una campagna per diffondere le fonti di energia rinnovabile. Poi realizzarono uno studio che coinvolse centinaia di danesi che, muniti di misuratori del vento, determinarono in un anno di rilevazioni quali fossero i siti piu’ idonei alla costruzione di mulini eolici.
E poi, con 500 volontari che si alternarono per 6 mesi, costruirono un mulino alto 20 metri, con 30 metri di fondamenta. E i volontari frequentarono tutti un corso per imparare come lavorare.
Impressionante. Loro hanno l’handicap di essere calvinisti e di aver conosciuto il movimento cooperativo fin dagli inizi dell’800…
E durante il nazismo il re riusci’ a organizzare in una sola notte la fuga via mare, in Svezia, di tutti gli ebrei. Che erano circa 10mila…
E ci riusci’.
Immaginatevi cosa ha voluto dire prelevare diecimila persone a casa loro e farle espatriare sotto il naso delle truppe naziste, senza che un solo danese facesse la spia…
Sono i miracoli dell’azione concreta, della capacita’ di organizzarsi e di progettare.
Miracoli da professionisti e da uomini e donne d’onore.
Da questo punto di vista noi vorremmo diventare un po’ danesi.
Per questo ci siamo messi al lavoro su questo progetto dei gruppi di acquisto.
Per questo stiamo da mesi formando installatori, progettisti e informatori ecotecnologici.
Per questo Alcatraz in questi giorni sta funzionando come una Universita’ ecotecnologica e del benessere.
Stiamo tentando di costruire il nuovo. Ed e’ cosi’ difficile che ci sono momenti in cui ci sentiamo inadatti.
Perche’ e’ proprio maledettamente difficile documentarsi, capire, capirsi, collaborare, avere fiducia, insistere.
Ma questa e’ l’unica strada, non ne conosciamo un’altra.
In queste prime settimane di laboratori ad Alcatraz abbiamo misurato la difficolta’ che si incontra a organizzare un gruppo di lavoro.
Anche questa e’ una grande scommessa.
Abbiamo ottenuto grandi risultati riuscendo in queste settimane a organizzare da zero assemblee di paese sul fotovoltaico, riprese e montaggi video di lezioni e attivita’ (che abbiamo pubblicato in rete http://www.jacopofo.com/alcatrazlab). Abbiamo costruito mobili, realizzato dipinti, portato fuori dal bosco tonnellate di legna, spazzato, lavato piatti e sgorgato wc.
Abbiamo realizzato massaggi, resoconti delle attivita’, discussioni (http://www.jacopofo.com/alcatrazlab).
Alla Marcia della Pace di Assisi il gruppo dei laboratori ha dipinto di rosso migliaia di nasi e abbracciato  migliaia di persone dando vita a una performance dell’ormai mondiale movimento degli ABBRACCI GRATIS!
Ma anche qui e’ stata una sfida continua, ognuno di noi ha dovuto capire dove sbagliava a comunicare, come si poteva collaborare, come essere tolleranti e come mettere insieme idee e procedure mentali diverse.
Anche in questo caso la posta in gioco e’ alta: verificare se e’ possibile formare in un tempo relativamente corto una capacita’ di autoimpresa.
Offrire la possibilita’ di assimilare una metodologia di lavoro basata sulla filosofia dei piccoli passi e dei risultati minimi ma immediati.
Nei prossimi mesi vedremo se questo esperimento portera’ alla nascita di un gruppo di imprese individuali indipendenti ma collegate in rete tra loro.
E vedremo se la pubblicazione sul web dei materiali prodotti da questa esperienza sapra’ sollecitare interesse e altri esperimenti.
Intanto, abbiamo ottenuto gia’ parecchi piccoli risultati. Soprattutto quello di vedere Alcatraz come sarebbe nei nostri sogni migliori: un operoso centro dove decine di persone collaborano creando progetti e poi concretizzandoli.
Dopo l’amore e la nascita dei figli non c’e’ nulla di piu’ emozionante che vedere un gruppo di esseri umani che cercano di realizzare qualche cosa di buono insieme. Qualche cosa di buono che ti dia anche la soddisfazione di funzionare e produrre buoni frutti e gratificazione personale.
E’ talmente bello che sono convinto che prima o poi diventera’ anche di moda.
Intanto se avete tempo passate ad Alcatraz a dare un’occhiata. C’e’ una gran bell’aria.
Jacopo Fo
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