Il genocidio invisibile (Parte 3)

A cura di Silvano Agosti tratto da “Diario Azzurro
TERZA PARTE
IL MISTERO DELLE NUOVE TECNOLOGIE.
Ma allora come mai, pur avendo le tecnologie diminuito migliaia di volte i tempi della produzione, l’orario di lavoro è rimasto più o meno inalterato?
Come mai almeno una parte degli immensi profitti accumulati con i “nuovi ritmi tecnologici” non viene investita per dare meno lavoro a chi lavora e un lavoro a chi non ne ha affatto?
Chi ha interesse a mantenere inalterato lo status quo, come se ancora l’agricoltura fruisse dell’aratro trainato dai buoi e le fabbriche fossero legate alla manualità invece che modernizzate con le nuove tecnologie?
La risposta me l’ha data inavvertitamente un industriale del tondino, proprietario di un’immensa acciaieria a Brescia, certo “Busi”.
“Non pensa caro Busi che i suoi operai renderebbero di più lavorando mezza giornata invece che otto ore?
Meno errori,meno incidenti, meno infiacchimento dei ritmi, maggiore entusiasmo produttivo?”
“Sicuramente” risponde lui “ma non sarebbero più operai!”
“Cioè, azzardp io prudentemente, sarebbero degli esseri umani?”
“Con tutto ciò che ne consegue…”
Mi dice con franca ingenuità.
Da allora mi sono chiesto cosa in realtà “ne consegue”, allorché un operaio può finalmente avvertire la propria dimensione di essere umano?
Ne consegue forse il crollo dell’industria farmaceutica, in quanto la serenità e la gioia di vivere sarebbero sufficienti a mantenerlo in buona salute sempre.
O forse ne consegue il crollo dell’industria consumistica in quanto l’”operaio”, lavorando tre o quattro ore al giorno avrebbe un tempo da dedicare alla vita e spunterebbe in lui la pulsione creativa, trovando soddisfazione nella propria laboriosità senza dover recuperare alcuna frustrazione?
O la fine dell’industria basata sullo sfruttamento alla prostituzione, dato che in una comunità liberata dal giogo del lavoro e della necessità, gli incontri sarebbero sufficientemente spontanei da rendere orribile e assurdo un rapporto di meretricio.
O infine, facendo in modo che si lavori tutti una mezza giornata, crollerebbe a sua volta l’industria bellica dato che una condizione equa e serena di vita renderebbe ridicola qualsiasi ipotesi di conflitto?
E perfino il crollo dell’industria culturale, dato che col tempo nascerebbe una “cultura dei comportamenti umani”, assai più attraente di qualsiasi cultura “di evasione”?
Ah ecco dunque, forse, perché coloro che basano il loro potere su queste gigantesche industrie non vedono di buon occhio il progetto di una umanità rispettata e rispettosa della propria preziosità e grandezza, una umanità capace di godere la vita in tutta la sua estensione.
Ma sarà opportuno spiegare a costoro, ai cosiddetti capi del mondo che, impedendo a tutti gli esseri umani di vivere, anche loro, i potenti, debbono accontentarsi di una parodia della vita, anche loro sono costretti al “solo esistere” sia pure nelle penombre di immense e lussuose ville, in cui i silenzi sono solcati dal passo dei servi o di governanti sottomesse o figli inebetiti dai privilegi.
Insomma, è tempo che l’umanità possa finalmente vivere, di mutare le attuali antiquate strutture piramidali dove il vertice di pochi sottomette a vari livelli tutti coloro che soggiacciono , fino al fondo della piramide in cui sono stipati i derelitti, gli infimi, gli emarginati, quelli che “per farsi ascoltare debbono morire, gli assenti dalla storia, i presenti nella miseria,gli eterni bambini,i senza voce, gli abbandonati, i disperati, gli incapaci,quelli che non fanno numero, quelli della pura rabbia, quelli del puro fuoco, quelli del tutto agli altri e niente per loro.”
Insomma è tempo di organizzare la comunità umana non più nella tradizionale struttura piramidale, ma in una nuova struttura sferica, dove ognuno possa essere equidistante dal centro che è, appunto, la vita.
Continua nel prossimo diario.
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