Il Gatto verde e le mani sporche

Green cat

Sparita.

No, non persa, spostata, dimenticata, lasciata qua o là. Nemmeno smarrita, trafugata, rotta un po’ si e un po’ no, proprio volatilizzata senza lasciar traccia.

“Ma com’è possibile?”

“Da sola dove può essere andata!?”

“Sì, mo vuoi vedere che cammina…”

Giravano di ste voci in paese il giorno in cui sparì il libro dall’altare. Sì il libro, perché in fondo di quello si trattava.

Tutto successe prima dell’epoca del riscaldamento globale e della conseguente sindrome del diniego. Al bar si sarebbero chiesti “Gazzo è sta sindrome di Diego?” All’epoca non avrei saputo rispondergli che in realtà è una cosa semplicissima: l’impotenza di agire davanti a una cosa che sembra troppo grande, il clima che cambia. Allora si parlava solo di buco nell’ozono. Bastò sostituire il freon dentro i frigoriferi, le bombolette spray per i capelli e qualche altro gas. E in pochi anni ci dissero che era tornato quasi tutto a posto.

“Apposto un gazzo! Gesu’ aveva sette fratelli ed era negro.” Così aveva esordito Totus, al secolo Salvatore Alfonso Cafusto – per tutti al bar solo Totus – la mattina in cui la Bibbia perse il suo posto all’osteria – per tutti la chiesa grande – l’osteria dei credenti. Il posto dove insigni bevitori di fede settimanalmente andavano a trincare la parola del loro dio.

“Ma che stragazzo stai dicento!!? Gesu’ figlio unico era!” ribatté Stilino.

“Ma l’hai mai visto bene da vicino il crocifisso te? Ti sembra un negro quello!!?” incalzò Totus.

“Negro… adesso se facciamo passare qualche anno diventa negro pure Einstein… con sta moda dei negri m’avete proprio scassato la minchia!” fece seccato Stlino – Lino Attilio Pelvice, per tutti al bar dopo un paio di Stravecchi solo Stlino.

“Di quello che dicono in giro ammé non me ne frega un gran gazzo. Io voglio le mie risposte e vafanculo me le vado a prendere! Ma non l’hai ancora capita che quella lì è la più grande organizzazione politica che esiste?” chiosò Totus.

Tutto successe prima de “Il codice da Vinci”, di internet, del casco per andare in bici, del ritorno al Bio, di Tarantino e “Pulp Fiction”, dell’avvento dell’equo solidale, di Robbie Williams, delle unghie col bordino bianco (French), della depilazione definitiva, dell’euro e del telefonino. Cesare Ragazzi nei consigli per gli acquisti faceva tuffi olimpionici senza perdere lo scalpo ed il numero di tessera 1816 della Loggia Massonica Propaganda Due aveva già cominciato la sua scalata al potere economico, s’era da poco lanciato in quella al potere mediatico e di quello politico all’epoca non si curava perché tutelato dal suo pigmaglione garofanato, così avrebbero detto al bar. Stessamente, come  dicevano al bar, i magistrati Falcone e Borsellino s’avviavano al maxiprocesso.

Il bar si chiamava “Gatto verde” covo di apprendisti uomini, adolescenti sui quindic’anni, ed esperti alcolisti. Per tutti in onore alla nascente internazionalità stelle e strisce: “Green cat”. Poco più in là per restare in tema d’internazionalità anglofona c’era la pizzeria di “Vito Dirty hands”, mani sporche perché era prassi Vito carezzare il cane prima di impastare e farcire le pizze.

Tutto successe con la ruspante naturalità delle disavventure di inizio degli anni ottanta. Quando non ti potevi allontanare colla bici oltre il campo di grano vicino alla stazione che mamma affacciandosi al balcone della cucina con un semplice sguardo era in grado di scandagliare meglio di un apache nel deserto iracheno ogni millimetro quadrato. E se venivi colto in fragrante reato e non t’eri fatto niente prendevi pure uno schiaffo, anzi due. Uno per aver disobbedito e l’altro per aver confuso l’odore soave e vivo di una rosa con lo stato di chiunque sia colto nell’atto di commettere un reato. Se s’aggiungeva l’aggravante d’esserti fatto male pagavi pegno prendendo mazzate serie o peggio ancora venivi folgorato dalla minaccia delle minacce: “quando torna tuo padre…” e ho detto tutto!

Quanti appelli passati in giudicato e quanti reati passati in prescrizione, ma così era. Si viveva, gli economisti dei nostri giorni direbbero che si vivacchiava, ma si stava bene. Bastava che andasse a lavorare solo papà, fossero stati più lungimiranti avrebbero potuto fare part time tutti e due, e si faceva tutto. Anche un mese di chiuso per ferie in agosto. Certo gli americani c’avevano già liberato da quarant’anni a suon di sigarette, caramelle, cioccolato e coca cola lanciati giù dai carri armati. Liberato si fa per dire… ci avevano una volta per tutte conquistati legandoci a doppio filo al loro sistema economico produttivo. Ma questa è un’altra storia.

18 maggio 1984 ore 17.35 Longo chierichetto di don Germano entrava in sacrestia per il solito controllo prima della messa. Rabboccava il vino, apriva un nuovo pacchetto di ostie e le disponeva nella pisside, saliva le scale per prendere la tonaca del prete, scendeva, incenso e bibbia, la bibbia non c’era.

Panico

“No dai sarà uno scherzo!” fece Longo.

“Sì, scherzo da prete…” rispose Vismara.

Così ebbe inizio l’indagine nota a tutti in paese come “Nanca de credegh, ma l’è tuta roba vera!”. Inchiesta che non passò mai alle autorità preposte. Certe cose sciure e picciotti se le sanno sbrigare da soli. Le voci cominciarono a girare ma sempre solo e rigorosamente per cenni, bisbigli, occhiolini all’angolo prima di riprendere la via di casa. Il colpevole era a portata di mano e proprio per quello era insospettabile. Le ronde e le pattuglie ignoravano l’accaduto, fu proprio quello il motivo per cui vennero a galla dettagli, particolari e colori che solo in un piccolo paese con piccoli abitanti operosi si possono assaporare.

Arcano Pennazzi – Il Gatto verde e le mani sporche – Editrice “Non c’è ancora”…

Mani sporche
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Una Risposta to “Il Gatto verde e le mani sporche”

  1. L’arancio? Il mio colore preferito! Una volta… « L’Eco Blog Decrescente a tutto G.a.s. di Arcano Sobrio Equo Felice Bio Pennazzi Says:

    […] il resto delle persone comuni e soprattutto quei popoli sventurati che non erano ancora stati liberati dagli USA, dalla NATO, dall’ONU e dalle Nazioni Unite in coro. Insomma i vari deportatori […]


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