Romanzo per un A4

Una notte

Una delle tante notti cui capita d’esser notte un tale scalò un grattacielo, vi ci rimase un istante in piedi barcollante e prima d’abbattersi al suolo gridò a squarciagola: “Una dottrina, un insegnamento è giusto, corretto e vincente solo quando porta l’uomo ad imparare ad esser libero, non a dipendere. Ecco perché Gesù aveva ragione ma chiesa cattolica e islam falliscono passo dopo passo, SVEGLIATEVI SPORCO IL VOSTRO DIO!!” S’accalcarono su ciò che rimaneva della figura di quel tale vigili, fotografi, carabinieri, poliziotti, giornalisti, passanti e turisti. Misurarono la lunghezza del volo, la velocità e la violenza dell’impatto, i parametri acustici del tonfo, dalla telecamera posta su un semaforo riuscirono persino a ricostruire il labiale, ma ciò che colse nel segno fu solo la bestemmia. Scrissero quindi sui giornali che si trattava dell’ennesimo gesto folle di un picchiatello – sciroccato – maniaco – pervertito – segaiolo arrapato, morto col cazzo in tiro ed il sorriso sulle labbra con insanabili smanie di megalomania. Chissà… Chissà se lo dissero perché quel tale diceva a tutti di fare spesso l’amore e di farlo bene, di carezzarsi e parlarsi, chissà se lo dissero perché scoprirono che alle volte voleva baciare i suoi amici maschi e far l’amore colle sue amiche femmine, perché aveva capito che miglior ricompensa proprio non esiste. Chissà!? Chissà se era passato invano!? Questo era il cruccio che rimase al barista che aveva bevuto con quel tale l’ultimo caffè ed aveva ascoltato le sue strane intenzioni con aria di compatimento, così come si fa con quelli un po’ troppo strani. Non resistette però a lungo la curiosità del barista e non sapendo dove cercare qualcosa che somigliasse ad una risposta, attraversò la strada e fissò intensamente l’asfalto ancora macchiato delle frattaglie di quel tale. Mentre con gli occhi scavava nel nero dell’asfalto che risposte non aveva, un barbone lo urtò. Riconobbe qualcosa di familiare nel volto del senza tetto e senza nulla aggiungere gli domandò “Ma qualche d’uno l’ha sentito!?” Il barbone come se nulla fosse passò dritto per la sua strada sghemba ed al barista non rimase che tornare dietro al bancone. Ma mentre si avvicinava alla macchinetta del caffè vide un foglio spiegazzato tra le tazzine, lo afferrò e ci si tuffò tutto d’un fiato. Scoprì deluso che era solo la relazione del tecnico antincendio. Quella giornata passò al passo di qualsiasi altra giornata gli fosse capitato di trascorrere in quel periodo, fredda come una granita e amara come un chicco di caffè. Finalmente senza nemmeno troppo bramarla si ritrovò dentro casa, la sua casa, che lo accolse col tepore che sa aver la propria casa quando si ha voglia di tornarci. Era un tipo abitudinario il nostro barista e come tutte le sere prima di salutare la sua famiglia ripose il cappotto, ne svuotò le tasche e si scoprì trovare un foglietto. Con mano tremulante lesse quel che una mano ferma gli volle donare “quel tale non se ne andò triste, e nemmeno si domandò se qualcuno avesse sentito le sue parole, perché era sicuro che anche se tra il suo popolo non c’era nessuno che voleva ascoltarle, il vento, sicuramente il vento, come a lui le aveva portate, il vento, sicuramente il vento, a chi le aspettava le avrebbe regalate”. Non esitò un istante, diede un bacio alla moglie, salutò e giocò coi suoi figli, cenò, stette coi suoi cari sul divano a guardare un film, uno di quei film così che danno spesso alla tivù che però ai bimbi piace, poi li portò a nanna, prese sua moglie per mano e l’amò, ancora una volta, come fosse la prima volta.

                                                                   Arcano, uno che passava di lì…

– Una notte – Arcano Pennazzi – Editrice “Non c’è ancora”…

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