Parola al Petrolio

Sonno disturbato stanotte. Un magma nerastro me ne diceva di cotte e di crude. Mi poneva di fronte ai miei sbagli e ai miei limiti. Un magma nerastro? Mentre mi rigiravo nel letto col giogo dell’angoscia al collo, mi son definitivamente svegliato, alzato. Era presto, molto presto. Tra le 4.30 e le 5 meno 1/4. Andando in bagno a far pipì ho poggiato i piedi in una strana cosa molliccia e appiccicosa. Non ho fatto in tempo ad accendere la luce che s’è come compattata parandosi verticale dinnazi a me. Me ne ha dette quattro e così come era apparsa s’è dissolta. Io basito non ho potuto che chinare il capo e far quel che dovevo, pipì.
Cosa mi ha detto?
Ecco:
Sto finendo, non ti preoccupare.
Dopo di che indietro dovrai tornareo solo guerre avrai da fare.
Ma tu non ti turbare continua a lavorare
e mettiti musica nelle orecchie per non stare a pensare.
Tra un po’ la tua vita tornerà normale, naturale.
Sempre che tu non ti ostini a pensare
che è questo il mondo reale.
Fabbriche, auto, guerre, rifiuti, scorregge di vacca,
nucleare, bombe, energia, tecnologia
non c’è niente di giusto e niente di sbagliato,
alla lunga è l’utilizzo che fa la differenza.
E tu avevi un dono, la tua intelligenza e la mia potenza.
Certo mi hai anche usato bene,
tanto benessere non sarebbe mai stato possibile,
ma lo hai impiegato solo per un quarto del creato.
L’agricoltura industriale, il mito del cibo per tutti.
Miraggi, bugie, utopie,
possibilità reali che tu uomo hai voluto sprecare
per la tua brama di superarti e diventare immortale.
“È Mio” il grande male!
Raggiunto il picco siamo in discesa,
Hubbert l’aveva detto. Buon Hubbert non mente…
E allora ci sarà una grande, ennesima guerra,
e sta volta sarà per davvero globale.
A cosa serve altrimenti lo scudo spaziale,
davvero a difenderci dal turista interstellare?
Indietro non si torna, avanti si deve andare,
lo dice il politico e l’industriale.
Gaia è un colabrodo questa è la verità.
Se ti preparerai per tempo potrai fare a meno di me senza alcun tradimento.
Ma se continuerai la tua folle corsa verso l’oro demolirai ogni punto di ristoro.
Chi ero? Chi sono?
Il fluido denso color pece che ti ha cambiato la vita.
Quello che impasti ed hai un bicchiere di plastica tra le dita.
Quello che raffini e lasci scuro per andare in giro,
al mare, a pescare, dove cazzo meglio ti pare.
Sono quella melma che ha cancellato dalla storia la canapa.
Sono quella pozza sporca che si sparge nel maree non lascia scampo a nessun animale.
Sono il liquido nero che finalmente ti poteva liberare
ma la corsa a farti dio supremo e punitore
solo al mio monopolio ti ha fatto pensare.
La soluzione sta nel piccolo, nella felicità non indotta,
nel diversificare energia, nel sapere e far circolare,
nel condividere e amare.
Tuo fratello muore e non lo stai ad ascoltare.
Presto sul mio Suv, è tardi devo andare.
Arcano Pennazzi – Mi cascano Poesie che non trattengo – Editrice “non c’è ancora”…
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Una Risposta to “Parola al Petrolio”

  1. brushes Says:

    I could not agree with you more


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