L’abito fa il monaco…

Quando ad uno, me, le risposte gli cadono sulla testa anche se tutt’intorno è difficile trovarle…

Tratto dal Diario Azzurro di Silvano Agosti

Si è conclusa la più curiosa delle avventure iniziata alcuni anni fa nel piccolo spazio del Cinema che programmo a Roma, il cinema Azzurro Scipioni. Una sorta di “braccio di ferro psicologico” tra uno spettatore e me. Per i primi sei mesi questo giovane di circa trent’anni, simpatico, dopo aver girato l’Europa in autostop e imparato non solo le lingue, ma soprattutto a vivere, frequenta il cinema in normale abito giovanile, della serie jeans e maglietta. Poi un bel giorno appare vestito da frate e io, per riservatezza, evito di informarmi sul suo radicale cambiamento di aspetto. Il fatto è che lo stile nel gesticolare e il tono della voce non sono più di un ragazzo, ma proprio di un frate, di un religioso nato. E così per qualche mese lo accolgo con un reverente “Buongiorno Padre.” Con mia divertita sorpresa un giorno lo vedo arrivare col fazzoletto rosso al collo e un distintivo inequivocabile con una fiammante falce e martello. Ormai mi è impossibile infrangere il muro della curiosità e nel porgergli il biglietto mormoro solo un gentile “buongiorno”. Il confronto doveva riservare dopo qualche mese nuove sorprese. Infatti un giorno il ragazzo appare vestito da cavallerizzo, tenendo addirittura in mano uno di quei cappelletti che indossano i fantini. Ormai il suo comportamento sfiora la sfida aperta. Non avrei mai potuto concludere la faccenda semplicemente informandomi se era sempre la stessa persona o si trattava di sosia o di qualche misteriosa obbligatorietà. Ma quando, allo scadere del terzo anno di frequentazione il personaggio, dopo essersi vestito da vigile urbano, poi da alpino e da magistrato, si è ripresentato vestito da frate, mi sono abbandonato al piacere dell’ironia e gli ho detto. “Buon giorno Padre, era da molto che non veniva.” Lui ha fatto una bella squillante risata liberatoria. Al che ho osato chiedere. “Ma perché?” “Perché a seconda del vestito che indosso vengo invitato a questa o quella ricorrenza. Guardo il giornale e quando vedo che è in corso una festa dei pompieri mi presento vestito da pompiere e posso nutrirmi a volontà. Solo così riesco ad avere il tempo per vivere e non buttarlo tutto in un qualsiasi insignificante lavoro che mi proporrebbe meno beneficio del mio gioco. Ora è cominciato l’Anno Santo e con questo abito sono a posto almeno per dodici mesi. La società, per ora, non riesce a rispettare le persone, ma solo le divise.” “Si accomodi padre”.

Ma ciò che più conta, sembra dire il nostro fraticello è liberarsi a qualsiasi costo dell’ossessione che il denaro sia un percorso inesorabile, come dimostra il bel film “Into the wilde”, che consiglio a tutti di vedere almeno una volta. In realtà, se ci si procura il tempo per vivere, si scopre ben presto che i soldi sono una risposta quasi sempre a necessità nevrotiche, dovute alla negazione sistematica di costruirsi un proprio destino. Le perversioni alle quali si giunge dando importanza assoluta e prioritaria al denaro in quanto tale sono infinite. Intanto legittimano le restrizioni arbitrariamente imposte da ogni gruppo di potere sulla società. Ed esempio l’idea che col denaro si possa comprare la disponibilità sessuale di una donna, legittima il tragico equivoco innestato nel profondo della personalità femminile che la castità coincida con l’astinenza. E’ naturale che chi ha interesse a mantenere funzionante l’industria della prostituzione (pare produca oltre duecentomila miliardi delle vecchie lire l’anno), si premuri di diffondere la certezza che l’astinenza sia una virtù e non un tormento.

Il collegare tutto al denaro produce mostri, ad esempio e perfino con gli organi per il trapianto. Il commercio di organi è anch’esso parte integrante della nuova economia. Ha le sue borse mondiali. La più nota è quella di Mosca: 3000 dollari per un rene, 8000 dollari per il fegato ed altri organi interni. Da 15000 a 20000 dollari per il cuore. In questo paese si cerca di far fronte alla crescente domanda ricorrendo al rifornimento in serie dei pezzi di ricambio. Durante la guerra in Cecenia, ad esempio, esistevano “reparti speciali” che seguivano le truppe per effettuare il prelievo di organi dai giovani caduti, forse morti, chissà.

Ecco

Non chiedo alle pietre

Di tramutarsi in oro,

ma alle persone

di essere se stesse.

Conoscere i desideri,

perdersi nei sogni

guarire da ogni oscurità

e con delicato nitore

“rivedere” il mondo,

vera e sola dimora

dello sguardo umano.

 

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