Autostima, Visita Ispettiva, Cabaret. Ho ucciso la madre senza accorgermene… cazzo!

http://www.youtube.com/watch?v=bu6dlKKwBVc
Sabato, sabato si ha tempo per vivere e cercare d’organizzarsi. Stamattina ho fatto il pane con la pasta madre fatta da noi Vaniglia che ha già quattro mesi. Alcuni vecchi panificatori anno delle “madri”, paste madri, vecchie duecento anni. Poi farò un video per spiegarvi cos’è sta cosa che si tiene viva, la pasta acida, e si mangia e fa bene oltre che far risparmiare. Più arzilla di un criceto e più longeva di una testuggine. Una delle iniziative del “mio” blog sarà quella di creare una sezione in cui promuovere l’Autoproduzione, far vedere, spiegare e capire come si fa, per far circolare la cultura del saper fare con le proprie mani, con la propria esperienza e con la propria fantasia. Perché quello che manca al cittadino oltre ad uno spazio vivibile e condivisibile, è proprio l’aver perso l’attitudine e l’abitudine al fare. O meglio si fa qualsiasi cosa ma per guadagnare denaro ma non per crescere come individui, persone, anime, pezzi di ossa, muscoli, liquido e aria fatti di spirito oltre che materia. Ma vi siete mai accorti che naso e orecchie continuano a crescere? Guardate la faccia di una persona anziana, sono le uniche parti della donna e dell’uomo che non smettono mai di crescere! Forse perché son curiose. Curiose di sentire e d’annusare. Allora gli adulti devono prenderle ad esempio perché studiano, fanno sport e giocano da bambini, nell’adolescenza e fino la prima giovinezza ma poi smettono, non afferrando che smettendo cessano d’imparare e diventano vecchi. E l’allungamento del naso e delle orecchie è la manifestazione fisica della primordiale gioia di scoprire, curiosare, sentire, annusare. Non si smette mai di crescere, ricordatevelo! Io adesso me lo segno sul taccuino, così me lo ricordo anche domani!
Poi dal laboratorio dell’autoproduzione scriverò, scriveremo se v’andrà di collaborare, un libro, dal titolo: “Autoproduzione – Nessuno farà per te quel che nemmeno tu vuoi fare”. Ovvero l’uso intelligente della tecnologia e dell’antico buon senso contadino: dal pesto alla genovese, alla corrente elettrica. Dalla felicità passando per internet, alla produzione domestica di birra. Dalla coltivazione di marijuana che sconfigge le mafie, alla costruzione di mobilia e suppellettili. Dal farsi un libro, al girare un film. Dall’incidere un Lp, al portare in scena uno spettacolo teatrale. Dalla coltivazione sinergica di un orto che così diventa quasi autosufficiente alla preparazion di detergenti per l’igiene intima e la casa. Ricette, consigli e motivazioni per cui cimentarsi con le proprie mani in prima persona e non rimaner solo spettatori e acquirenti. Come modificare l’economia partendo dai propri reali consumi e dalle proprie capacità. Creando una rete di scambio che faccia circolare sapere e conoscenza al posto dei soldi. E porti all’estinzione dei ricchi, categoria sociale inferiore ed inutile che non sapendo far nulla se non impartire ordini e rubar vite in cambio di qualche soldo, si auto annientò come i Dodo de “L’era glaciale”. La riscopertà della felicità, se no anche quella ci sembra di poterla comprare.
Prima però devo finire un paio di raccolte di poesie e Glauco Besozzi. Poi apro la mia libreria on line e sarete finalmente liberi di pagare la mia arte, il mio estro ed il mio impegno. Venderò i libri in tre formati… Cazzo vi sto regalando la mia idea… mi dovrete pagare salassi! Poi ci saranno sorprese fantastiche, alcune opere le comprerete recapitandomi una caro… Cazzo vi sto regalando la mia idea… non mi dovrete pagare salassi, come per il GAS si passerà diretti dal consumatore, lettore, al produttore, scrittore, senza intermediari, rincari, spreco di carta, lo sapete che nel prezzo di copertina di quel che leggiamo è già computata la parte di libri che verranno stampati ma non verranno venduti e andranno al macero? Filiera corta! Diretta, sarà la bontà, qualità di quello che scrivo, a tenermi vivo.
Ma non era sabato? Dove sono finito? Mi sono perso, troppe cose per la testa, calma e gesso.
Sì era sabato e poi sono andato al parco a giocare con Papo, che ha preso in prestito i giochi di tutti i bimbi che incontravamo, per la serie l’erba del vicino è sempre più buona! Poi siamo tornati a casa e da bravi ometti ci siamo fatti la pappa mentre Morbidezze, si è presa un paio d’ore di permesso dal lavoro non retribuito più importante del mondo ma considerato poca cosa nella moderna società perché non fa crescere il PIL. Qual’è!!? Essere Mamma!
Oggi è sabato ma voglio parlarvi di martedì. Ci siete ancora? Che post lunghi che scrivo… Martedì ho passato tutta la giornata lavorativa con l’ispettore dell’Iso 9001 per la visita ispettiva annuale. Tutto bene, e voglio anche vedere mi son smazzato scartoffie per tre settimane per mettere tutto in ordine. La sera avevo l’esordio al cabaret. Lo sapevo da una settimana perché avevo preso accordi la settimana precedente. Appena finita la visita sono schizzato a casa, e alle 18.00 dopo averlo cambiato una trentina di volte nell’arco delle ultime ventiquattro ore, ho finito di scrivere il pezzo che avrei portato in scena verso le 22.00, inizio dello spettacolo Democomica al Cicco Simonetta. Il pezzo per le 22.00 io non l’avrei mai imparato, sono l’antitesi in carne ed ossa di Pico della Mirandola, sicché mi son detto: “Tutto ciò che non uccide fortifica! Tu, caro mio stasera farai una fragorosa figura di merda e andrà bene così!” Forse voi non sapete che io ho una paura fottuta del palco, anni fa feci un rocambolesco provino per Zelig che mi ha lasciato un imprinting altro che negativo, drammatico! E così ho fatto, sono uscito di casa tranquillo, conscio e contento d’andarmi a fare azzannare dallo squalo almeno un sogno, quello primordiale, fare il comico, me lo levo dalle palle. Sono uscito coi capelli che doveveno essere quelli di un sessantenne perché portavo in scena un Maestro Siculo Aikidoka sulla sessantina, ma m’è finita la bomboletta a metà delle meches e sembravo il quinto dei Kiss vestito da Geisha. Mi sono messo un cappello e travestito da persona apparentemente normale e sono andato al locale. Ho salutato con garbo esercente, aventori, direttore artistico, comici e mi son messo quieto dietro il pianoforte a cambiarmi. Applausi! Comincia lo spettacolo, risate, sono il quarto in scaletta. S’affaccia come un moccioso in punta di piedi che non arriva alla finestra la tachicardia. La controllo. Comici, risate divertimento, applausi, frizzi, lazzi, tra poco a me, cazzo son cazzi! Rafael suona il suo pezzo, Germano fa il suo monologo, sale Veronica, l’adrenalina dà una botta al mio cuore che si comprime contro la gabbia toracica, cazzo, non ce la faccio, getto la spugna, mi butto per terra, chiameranno un’ambulanza. Respiro, è passato, stessa identica sensazione di quando in moto tiri una “chioda” e ti vedi passare ad un millimetro dalle orecchie che si son fatte piccole picole, il pneumatico del camion che t’avrebbe asfaltato. Ma perché il mio sogno primordiale ha il potere di trasformarsi in una supposta dalle proporzioni esagerate? Perché la mega supposta vuol proprio fendere le mie terga? Perché la supposta è proprio in mano alla signora Luisa che si muove decisa verso me dicendo “arrivo, presto, finisco presto e di solito non adopero vasella”?
Veronica è un battutista che mi spappola le reni dal ridere, comincia, il fragore delle risate mi impone di tappare forte le orecchie, la tromba di Eustacchi s’ingoia per intero la prima falange dei miei pollici. Cerco la concentrazione per ricordare almeno i tre punti cardine per cominciare il mio pezzo e non brancolare completamente nel buio. Applauso sentitissimo per Veronica che lascia il proscenio e mi passa davanti ma io ormai non ci vedo più. Sono all’angolo pesto come Balboa al quindicesimo round dopo che Apollo Creed gli ha spalmato sugli zigomi marmellata di epistassi e mulinellato sugli occhi pesci siluro. La paura mi farebbe invocare Adriana prima ancora di metter piede sul ring ma da dentro mi si palesa il vecchio Mickey che prima ancora di batter becco mi gira il collo con uno schiaffone. Fisso dritto ed intenso il vuoto, non sono più io, non sono qui, sono solo un contenitore che porta in scena uno spassosissimo Maestro Siculo Aikidoka, per altro un uomo vero in carne ed ossa, uno di quei capolavori di originalità che la quotidianità è così generosa da regalarci. Fisso il vuoto e non bado nemmeno più a non entrare nel campo visivo di qualche spettatore, non ho più paura. Che “La paura abbia bussato alla mia porta, il coraggio sia andato ad aprire, e non abbia trovato nessuno?” Il pubblico rumoreggia timidamente, comincia ridere, batte le mani, Rafael e Germano mi aiutano alzandomi battute che riesco a schiacciare il faccia al pubblico, non piangono, ridono! Entro ed esco dal personaggio perché mi sto divertendo, se mi diverto, diverto. Non ricordo niente, mi lascio andare, improvviso tutto, mi asciugo mani e faccia sul canovaccio che quelli che la sanno lunga chiamerebbero la valigia dell’attore, l’ingombrante bagaglio di minchiate che mi porto appresso da una vita e finalmente stasera posso aprire. Dopo un po’ finisce, mi preparo anche la chiusa e la dico che sembra pensata.
Da fuori sarò anche sembrato un carciofo, ma sono riuscito a fare quello di cui avevo bisogno, lanciarmi senza paracadute, per il resto c’è tempo, talento e tecnica, ma se stai appoggiato al palo a guardare gli altri che giocano, hai voglia a pensare che un giorno anche tu… sì quando avrò una protesi all’anca verrò a provare se ero capace… Mi fanno i complimenti, mi sembrano sinceri, sto bene, mi scorre l’idraulico liquido nell’intestino perché mi sento come se avessi digerito un incudine. Mi risiedo tranquillo, occhiolini da parte degli altri comici, “bravo, è andata bene!”. Il pezzo dopo il mio mi alzo per andare a fare pipì e passando tra il pubblico per andare in bagno mi battono pacche e mi fanno i complimenti. Saranno veri o si sono accorti che ho rischiato l’infarto?
Boh, quasi quasi ci ritorno…
Era martedì, oggi è sabato, poi c’è stato mercoledì, giovedì, venerdì, il lavoro… cosa c’è che non va nel mio lavoro? Cosa c’è che non va del lavoro, direi meglio! Il fatto che non esista il minimo principio creativo, quello che invece c’è nell’ arte non è detto che il cabaret sia arte. A Zelig c’è pochissima arte, c’è grande bravura, preparazione, matematica, risate, ma l’arte è un altra cosa. E’ quella roba informe e spontanea che fa il bimbo mentre gioca, e perdonatemi la presunzione, non vi siete persi niente a non vedermi nel mio esordio, vi siete risparmiati un carciofo in maschera che sparava cazzate e faceva versacci, ma un pizzico di quella cosa che forse non è arte, ma slancio, leggerezza, follia mi ha preso per mano e mi ha fatto proprio un bel viaggio. Non c’erano luci, mostrine e paillettes, mondo visione, c’era una luce soffusa, la gente giusta per riempire il locale che è molto piccolo e puzza di palco, di ring, di palestra dove si suda. E’ durato sette o otto minuti, non di più, un viaggio che sognavo da quando avevo sedici anni, mezza vita fa. Ci voleva tanto!!? Evidentemente sì!
Una per volta, con calma, perché crescendo impari ad apprezzare e gestire il tempo, faccio tutte le cose che voglio fare. Prima di tutte, avere il tempo per vivere, avere il tempo per farle. Ma oggi è sabato, Papo sta male da qualche ora, nella sua infinita saggezza di bimbo quando sta male non si turba troppo, si mette quieto e lascia fare al suo corpo quello che deve, quello che sa. Non ha masticato il tacchino, nella sua infinita minchionaggine di bimbo, e lo sta rimettendo intero, che impressione quando è uscita l’ala con piume e motoread elica…
Poi di punto in bianco senza dargli niente, solo qualche cucchiaino di tisana al finocchio, s’è ripreso alla grande. Ha scolato pian piano il finocchio e mangiato il brodino vegetale. Poi ha mangiato qualche pezzetto di pane, cazzo la madre! Non ho tenuto via un pezzetto, ho ucciso la madre senza accorgermene… cazzo!
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7 Risposte to “Autostima, Visita Ispettiva, Cabaret. Ho ucciso la madre senza accorgermene… cazzo!”

  1. Erro Says:

    E bbravo Androcchio, finalmente in scena, ma non ci prendere troppo gusto, che c’è tanto da zappare!
    Fortuna che nell’agricoltura sinergica non si zappa…
    Erro

  2. Lara Says:

    dddaaai!
    fantastico! quasi quasi ti ho visto al tuo esordio senza averti visto…… ma la prossima volta ti voglio vedere dal vero vero, eh!
    bravo!!!
    🙂

  3. michele Says:

    che ca&&o vuol dire che hai ucciso la madre senza accorgetene?? sono solo io che non ci arrivo?

  4. Arcano Pennazzi Says:

    Per Lara:

    La prossima volta… speriamo non sia un incontro di boxe come la prima!

  5. Arcano Pennazzi Says:

    Per Michele:
    Il post è lungo e balza sovente di palo in mazza, la pasta madre compariva nel comincio e tornava in auge nel finale. Hai letto tutto? Non hai colto per la fretta? Comunqu se non hai colto, avrò sabagliato di certo io qualcosa.
    Prima regola dello scrittore:
    NON CERCARE MOTIVAZIONI E SPIEGAZIONI AGLI APPUNTI CHE TI VENGONO MOSSI, PERCHE’ SE CHI LEGGE NON C’ E’ ARRIVATO, S’ E’ PERSO, CRITICA, APPUNTA, VUOL DIRE CHE MANCAVA QUALCOSA IN QUELLO CHE TU HAI SCRITTO.

  6. Il Cane « L’Eco Blog Decrescente a tutto G.a.s. di Arcano Sobrio Equo Felice Bio Pennazzi Says:

    […] Autostima, Visita Ispettiva, Cabaret. Ho ucciso la madre senza accorgermene… cazzo! […]

  7. Proseguiamo sempre più lanciati a spacciare frutta e verdura a tutto GAS! « L’Eco Blog Decrescente a tutto G.a.s. di Arcano Sobrio Equo Felice Bio Pennazzi Says:

    […] Presto ve ne riparlerò. Sta prendendo forma l’idea, (passare dal dire al fare, per costruire Piccoli spazi di Felicità) di qui vi parlavo qualche settimana fa: […]


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