13 MAGGIO 2008: 30 anni dalla legge Basaglia

CINEMA E FOLLIA. INTERVISTA CON SILVANO AGOSTI AMICO DI BASAGLIA E AUTORE DI NUMEROSE OPERE DEDICATE ALLE PERSONE MALATE DI MENTE, TRA CUI “ LA SECONDA OMBRA” ISPIRATO PROPRIO A BASAGLIA

Chi era l’uomo Basaglia, come lo hai conosciuto?
‘’Era una persona serena e, come i fiumi e come la vita, incapace di fermarsi. Era una persona estremamente gradevole da frequentare e si leggevano sul suo volto solo tutte le ammaccature della mediocrità circostante, dell’ambiente, della cultura italiana con quella sua ottusità programmatica, con la sua indifferenza pachidermica , con la sua ipocrita volontà di innovare conservando sempre tutto persino le carte stracce, gli stracci, il passato, con le sue lotterie, i suoi campi di calcio pieni di poveri Cristi. Aveva sul volto soltanto queste tracce, ma per il resto era sicuramente un bambino cresciuto’’.

Un oblio dovuto più alla personalità di Basaglia o alla realtà esterna?
‘’Ho voluto far riemerge dall’oblio il nome di Franco Basaglia. Un oblio dovuto al fatto che questa attuale cultura, la cui ferocia è senza pari non gradisce tutto ciò che si riferisce alla vita. Ciò che è vitale è fastidioso per un territorio economico e quindi Basaglia appartenendo in modo totale alla vita va dimenticato”.

Basaglia non era in fondo un po’ utopista?
‘’Prima di tutto il progetto di Basaglia non era un’utopia perché in parte si è realizzato. Cioè che 148.000 persone che vivevano legate ai letti con le camice di forza e venivano picchiate sistematicamente tutti i giorni, subivano l’elettroshock e morivano a grappoli oggi non sono più recluse’’.

Fino a pochi anni fa era aperto, per fare un esempio, il manicomio di Agrigento un posto terribile, come è stato documentato…
‘’Adesso non esiste più, perché qualsiasi manicomio è fuorilegge. L’originaria legge 180 che poi è stata assimilata dalla riforma sanitaria è in vigore da molti anni ma molti ancora non sanno che non è più possibile come allora che una persona venga presa portata in manicomio e tenuta lì per trent’anni. Ti possono tenere due settimane massimo poi devono dare una diagnosi e farti uscire. Ci sono i cosiddetti Cim, day hospital, quelle ASL che hanno questo compito di ricevere queste persone in zone che si chiamano ‘’di riabilitazione’’ che vengono esaminate, curate, aiutate ma non c’è più la reclusione. Ci sono dei residui di manicomi, qua e là, spesso per i cosiddetti ‘’cronici’’ che sono in genere delle persone molto anziane per cui fra un po’ di tempo questi saranno morti tutti per cui i manicomi saranno completamente vuoti.’’

Il problema è che una volta usciti dai manicomi questi malati si sono ritrovati spesso nel nucleo famigliare d’origine creando talora degli effettivi problemi.
‘’Per prima cosa direi che è la famiglia stessa che molto spesso ha condotto sull’orlo della follia queste persone…”

Tu consideri dunque la follia come un supporto sociale diciamo ‘successivo’ in una persona, non un’anomalia originaria ed innata…
‘’Intanto il numero delle persone che possono essere soggette a delle reali anomalie mentali è talmente esiguo che si risolverebbe con un solo ospedale in tutt’ Italia… Il problema è che negli ex-manicomi ogni malato rendeva ogni giorno l’equivalente di cento euro di oggi, e quindi venivano reclutate il più possibile malati, gente disoccupata, alcolizzati…tutti i manicomi erano stracolmi. Ogni manicomio poteva contenere, mille, duemila talvolta anche più ricoverati…sa basta fare duemila ricoveri per cento euro fa duecento mila euro al giorno. Li liquidavano con una fetta di mortadella e due savoiardi, ed ecco fatto, duecentomila euro al giorno! Era un business.

E’ cambiata la tua idea di malattia mentale dai tempi di ‘’Matti da slegare’’?
‘’Io non credo che la malattia mentale sia diversa dal raffreddore, o dalla peritonite. La malattia mentale ha la dignità di qualsiasi altra malattia, certo ci può essere una follia squallida ed una ricca, saggia. Ma, invece, quando la malattia diventa un mercato probabilmente è molto importante che ci siano milioni di persone che prendono l’influenza e allora magari le case farmaceutiche studiano un virus dell’influenza che mettono forse in qualche cibo in modo che così hanno un mercato, capisce… perché dopo potranno produrre il vaccino contro l’influenza. Siccome io non mi fido per niente di questi regimi che in questo momento governano il mondo, immagino che possano fare qualsiasi cosa pur di creare dei mercati e a suo tempo anche la malattia mentale è stata un mercato perché in un centro urbano tutta la città viveva economicamente sul manicomio… duemila persone a cui dar da mangiare, per esempio i negozianti facevano affari d’oro…

Cosa è cambiato nella società rispetto al rapporto con la malattia mentale dai tempi di “Matti da slegare” (’75) a “La seconda ombra” (2000)?
“La situazione è molto cambiata. Ai quei tempi il rapporto con la malattia mentale praticamente non esisteva. Oggi esiste una cultura diversa, il rapporto c’è anche se c’è il terrore di guardare se stessi di tanti- l’assurdità di tanti comportamenti e situazioni della propria vita scoprirsi un po’ insani di mente, dallo stress semicronico alla frequente e triste audodistruttività della propria vita quotidiana. E’ chiaro allora che la persona con un disturbo mentale può venire allontanata ‘da sé’, anche solo come idea, non dico ricerca; o stigmatizzato, isolato, come forma di autodifesa, scarico, rimozione. E’ un confronto con sé stessi, prima che con una persona che possono risultare difficili e problematici anche se spesso vitali”.

Perché si è parlato molto di questo film ma lo si è visto poco? Perché non ci sono come all’estero delle sale pubbliche anche per un cinema come il suo?
‘’Io amo molto l’idea di rappresentare sempre di più la vergogna di questa cultura. Mi piace molto l’idea di andare avanti a creare delle opere e di lasciar pure che questa società non ne fruisca così come si lascia sbagliare un figlio. Probabilmente gli aggregati sociali hanno bisogno di trascurare gli aspetti forse più importanti che sono la creatività e la poesia e quindi io ho fatto un film come espressione massima della mia vitalità sicuro che se non è adesso sarà tra cinquant’anni tra duecento anni, sicuro che sto dialogando con una parte vitale dell’umanità. Che poi i regimi attuali si frappongono fra la mia voce e l’ascolto di questa parte vitale dell’umanità questo non è problema mia però io sono sicuro che il mio dire, il mio rappresentare , le mie immagini arriveranno allo sguardo di milioni di persone non so quando e non so neanche come, però lo sento. Questo non mi emozione di più di quanto quell’albero lì sappia ogni giorno milioni di persone lo vedono, non è che per questo lui si esalta, dice tanto peggio per chi non mi guarda. Quindi non è che io mi esalto al pensiero che milioni di persone possano vedere i miei films , lo trovo assolutamente naturale, semmai mi sconcerta il fatto che milioni di persone oggi non possano vedere i miei films , grazie anche a dei guardiani molto ferrei del regime’’

Che cosa è stato il ‘dopo Basaglia’?
‘’Esattamente quello che è un set quando si sono spente le luci. Una volta sparita la luce Basaglia il set della psichiatria è altrettanto malinconico di qualsiasi set quando vengono spente le luci . Per questo io uso il sole, perché il sole non si può spegnere, allora il mio set rimane sempre illuminato.’’

Quindi diciamo l’evoluzione dell’idea di Basaglia a che punto è arrivata..?
“E’ molto meglio accorgersi che questa società è contro l’essere umano e cercare di costruire un’altra società dove il pensiero di Basaglia sia non solo normale ma ovvio .’’

UMBERTO RONDI

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2 Risposte to “13 MAGGIO 2008: 30 anni dalla legge Basaglia”

  1. Erro Says:

    Lo so, sono il peggior cacacazzo che ti poteva capitare, ma mi vedo costretto a criticare Silvano Agosti! É la quarta volta che vedo sto video e finalmente ho un po’ di tempo per commentarlo.
    1-Tanto per incominciare, l’attività umana é imprescindibile per la sopravvivenza umana, pensa ad un felino che non voglia cacciare perché gli costa lavoro e non si può godere la vita: morirebbe! Ora, noi siamo esseri molto fragili, a differenza degli altri animali che meglio si adattano all’ambiente, ma abbiamo la capacità di adattare l’ambiente alle nostre esigenze.
    Unica pecca é che questo costa lavoro, tempo e fatica. (oltre che intelligenza, ma quella ci è fornita di serie e senza sovrapprezzo ed è pure gratis usarla, ma non divaghiamo…)
    Poi sul fatto che stiamo sprecando risorse, che abbiamo necessità che non sono vere necessità, ma servono ad alimentare la spirale del commercio, sono d’accordo, ma va specificato, non basta dire no al lavoro, diamo soluzioni alternative! Anch’io sono contrario al lavoro salariato e ripetitivo, ma allora diamo valore all’artigianato o parliamo di metodi diversi per produrre industrialmente, perché, ricordo, senza il lavoro, ora non starei qui a scrivere su questo computer e tu non saresti li a leggere sul tuo.
    E’ un po’ come quando lo stesso Agosti, in “Lettere dalla Kirghisia” dice che al compimento della maggior età ogni cittadino dovrebbe ricevere una casa gratis. Bello, forse anche realizzabile, ma come? Per fare una casa ci vogliono materiali e lavoro umano, chi ce li mette?
    2-Paragonare il fare all’amore 8 ore al giorno col lavorare è un non senso, fare all’amore non ti da di che vivere (almeno che non ti prostituisca ovviamente), lavorare per procurarti cibo, riparo ecc., si.
    3-Il concetto di non mettere fiori alla finestra del carcere è molto poetico, ma forse anche fuorviante, ciò che non ci fa lasciare il lavoro (o il sistema) è la paura, la fottuta paura di ciò che ci aspetta e non conosciamo, perché non abbiamo esempi differenti ai quali attingere e perché ci manca la capacità di immaginare un mondo diverso.
    In realtà il lavoro lo cerchiamo proprio per poterci permettere di comprare quei fiori che poi mettiamo alla finestra e non ci fanno sentire tristi e vuoti. (ma il percorso è inverso)
    4-In fine, il discorso dei 30 dentifrici o dei 3 dentifrici, non mi pare stia in piedi. Non è tanto il numero dei prodotti che fa la differenza (anche se incide), quanto il fatto che vengano venduti come merci con la pubblicità che gli attribuisce un valore aggiunto, falso e fuorviante per alimentare il commercio. Se le persone avessero la libertà di scegliere il prodotto migliore, senza influenza pubblicitaria, sceglierebbero sicuramente un prodotto migliore e forse anche locale perché costerebbe meno a parità di qualità. Anche in questo caso, cerchiamo di focalizzare il problema e di trovare soluzioni alternative…

    Questa volta mi ci sono messo d’impegno a rompere le balle, anche perché ammiro molto Silvano e la sua poesia, ma in quanto poesia, a volte è un po’ inconsistente ed imprecisa e mi dà da pensare….

    Erro

  2. Arcano Pennazzi Says:

    Ciao Erro,
    come darti torto…
    Tu approfondisci e cerchi soluzioni, lui, Agosti, solleva problemi.
    Concordo sul fatto che sembri banale e superficiale, ma non lo è in quanto il suo “mestiere” di essere umano lo svolge con perizia. E quello di poeta, scrittore e regista anche, ha come faro la libertà dalle costrizioni sociali limitanti, è questa la sua visione e il suo credo.
    Lui parla di un intera organizzazione del vivere che non è fatta per Vivere ma per dominare, per lavorare, per produrre, per creare ricchezza condivisa da pochi. Lui non starebbe mai in un ecovillaggio, sarebbe limitante, stretto, chiuso. Il problema è che il mondo dovrebbe essere un ecovillaggio. Per lui il mondo è quello che è, così fantastico e maraviglioso se solo fosse libero. Lui non è ecologista. Lui, lui… che ne so io di lui!!? Ho visto qualche film e letto una decina di suoi libri.
    Perché l’unico che si lancia nello stravolgimento delle cose è Beppe Grillo? Ma anche lui restando in linea con la costituzione, con il PIL… con tutto quello su cui si fonda questa società. Perché nessuno investe di tasca sua per cambiare le cose? Perché la nostra società è già impostata così come deve funzionare, così come deve andare avanti.
    Tutti vogliamo di più, di qualsiasi cosa sia, ma vogliamo di più.
    Concludendo credo siamo arrivati alla massima espressione possibile di egoismo, e il problema è vecchio come la storia dell’uomo.
    O stai al gioco, o fai l’eremita. Il problema è che non esiste quasi più il valore dello sforzo, della condivisione, del conoscere, dello studiare, dell’arrivarci passo passo. Da questo punto di vista il trentennio Berlusconiano ha distrutto le coscienze. Tutti vogliamo di più senza fare niente.
    Perciò ben venga chi come Agosti pare superficiale ma comunque solleva problemi. Le soluzioni spettano ai governi. Ma se il poeta resta poeta e il governante, governante ognuno difenderà la sua causa e i suoi interessi…
    Urge un nuovo modo di organizzarci socialmente in cui tutti collaborino, abbiano voce, che siano le liste civiche?
    Il povero e l’ignorante non hanno più da stare a rimorchio, devono svegliarsi! Federalismo fiscale urla il nuovo governo.
    Crescita!
    E il lavoro resta l’unico modo per emanciparsi socialmente. E se invece nel mezzo della vita ci fosse l’uomo e le sue esigenze anziché il “capitale”? Comunismo, fascismo, nazzismo, liberismo, capitalismo, tutte visioni socialiste che hanno preso strade che estromettono l’uomo dal centro della sua vita per assoggettarlo prima all’ideologia, poi al profitto.
    Come se non bastasse i soldi non hanno valore, per davvero! E’ dal 1973 che le riserve auree non corrispondono all’effetiva quantità di denaro che viene fatta circolare. Chi lo sa? A chi interessa? Ah, le riserve auree poi si sono sempre create con guerra, colonialismo, sfruttamento delle risorse (natura e schiavismo). Le banche sono delle associazioni a delinquere legalmente riconosciute, altro che mafia! Ma a quante persone danno da lavorare, e a quante regalano sogni con interessi sempre più alti da pagare…
    Il terzo mondo, la fame nel mondo, l’agricoltura, Fukuoka e i metodi naturali, a chi interessano?
    Anche Yunus ha salvato migliaia di persone mettendole nella condizione di vendere e lavorare. Agosti dice cazzate!!? No, esiste un organizzazione molto forte che si adopera contro la vita del genere umano ed il ciclo naturale delle cose. Siamo dentro Matrix e i “buoni” non “vinceranno” mai perché il cattivo è il proprio vicino e le sue scelte, la sua libertà. E se abbracci un ideologia… abbiam già visto cosa hanno combinato le varie forme di “…ismo”.
    Io ci penso, rifletto, vivo, agisco, ne parlo, propongo spunti, decresco felicemente perché sto meglio: peso meno all’ambiente e spendo meno soldi, tento di condividere perché la felicità è vana senza qualcuno con cui spartirla.
    Sicuramente sbaglio qualcosa, ma che cazzo…


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