Cosa fare quando l’economia crolla e tu sei ancora vivo.

 

Il video che hai appena visto è stato girato dagli eroici amici di Qui Lecco Libera. L’articolo che segue è di Jacopo Fo.

Ogni volta che sento parlare Tremonti mi viene in mente l’imitazione di Corrado Guzzanti, con lui che dice: “Povvca puttana, povvca puttana!” e non riesce a far tornare i conti.
Da un po’ di giorni Tremonti ulula che i conti non gli tornano a livello mondiale. Modestamente, alcune cime dell’economia come me e’ da tempo che si sono accorti che qualche cosa non funziona. E proprio non capisco come sia riuscito a battere insigni economisti, io che non ho ancora capito le equazioni di primo grado e non sono laureato neanche in storia del mio ombelico.
La crisi economica e’ da mo’ che e’ qualche cosa di grosso. Grosso come diciotto transatlantici messi uno sull’altro tipo pila di transatlantici in mezzo a Piazza Duomo a Milano. Cioe’, una cosa che, non vedenti esclusi, si dovrebbe scorgere a occhio nudo.
Devo dire però che se Tremonti e’ lento, la sinistra italiana, da Waterloo al Movimento, passando per l’Arcobaleno (cimitero della gioventù), e’ mentalmente paralizzata.
Di fronte alla crisi ormai in avanzato stato di deflagrazione, le reazioni sono a livello “girino morto”. Il massimo che si sente dire e’ che il governo Berlusconi dovrebbe diminuire le tasse sui salari. Grande idea. Se tutto va bene riusciremo a ottenere una defiscalizzazione di quanto? 300 euro all’anno? Fantastico.
Ma questo liberera’ dall’assillo di arrivare a fine mese per quei 20 milioni di italiani che la crisi sta impoverendo? No. 300 euro all’anno spostano poco. Inoltre questi 300 euro andranno ai dipendenti in regola che sono la fascia media dei lavoratori. Quelli che stanno peggio, chi lavora in nero, i disoccupati, i pensionati, non vedranno una lira.
E pensare che la sinistra (tutta) potrebbe cogliere l’occasione di compiere azioni che veramente sono in grado di incidere sul livello di vita delle fasce più colpite dalla crisi economica mondiale e, in particolare, dal tracollo del sistema Italia.
Esistono gia’ esperienze (rare) che hanno dimostrato che si può ottenere un corposo miglioramento del tenore di vita di chi e’ in difficolta’. Esistono ormai centinaia di gruppi di acquisto e banche del tempo, che funzionano bene e (come dimostrano i dati raccolti dai Bilanci di Giustizia, http://www.bilancidigiustizia.it/, gruppo d’acquisto di ispirazione cattolica) fanno risparmiare ai partecipanti un intero stipendio all’anno. Esistono cooperative per l’autocostruzione delle case. Queste esperienze trasformano il denaro speso per l’affitto in una forma di risparmio: con gli stessi soldi che pagavi per la pigione ti paghi la proprieta’ della casa che abiti. Parliamo della differenza tra spendere 4-5 mila euro all’anno per l’affitto e mettere da parte questi stessi soldi.
Esistono gruppi che ottengono vantaggi sostanziosi comprando collettivamente anche auto e elettrodomestici, contratti assicurativi e bancari. Gruppi che consociano il proprio risparmio. Altri utilizzano forme di gestione avanzata dei risparmi attraverso sistemi innovativi come il prestito diretto sostenuto da Beppe Grillo (http://www.zopa.it/ZopaWeb/) che attualmente remunera al 7,2% il denaro prestato.
Esistono poi gruppi che organizzano mercatini dell’usato e del baratto che permettono di comprare senza spendere denaro ma liberandosi di tutto quel che non ti serve.
Ci sono esperienze di scambio di vestiti per bambini, carrozzine eccetera. Gruppi che insegnano a non buttare denaro per i detersivi industriali, producendone da soli di migliori, e gruppi che insegnano a risolvere meglio, spendendo meno, decine di problemi.
Potremmo avere contratti collettivi per affittare auto (car sharing) e lavatrici invece di comprarle pagando magari in funzione dell’uso che se ne fa: esperienze del genere esistono gia’ anche in Italia ma sono poco diffuse.
E poi esistono migliaia di esperienze di persone che hanno ridotto del 60% le loro spese per riscaldamento, acqua, energia elettrica migliorando al contempo il confort della loro abitazione. E sono migliaia le famiglie che stanno installando pannelli fotovoltaici e smetteranno tra poco di pagare l’energia elettrica (http://www.jacopofo.com/pannelli-solari).
Ma forme di economia alternativa possono anche offrirti vacanze di sogno a prezzi stracciati. Con http://www.servas.org/, un’associazione internazionale (vedi storia e consigli su http://www.utopie.it/nonviolenza/servas.htm) che organizza lo scambio di case. Lo scambio avviene in modo circolare: tu presti la tua casa a Milano a uno che presta la sua casa a Praga a un altro che presta la sua casa a Londra a un altro che ti presta la sua casa a Ibiza. E puoi anche far precipitare i costi dei tuoi viaggi utilizzando servizi per la condivisione delle automobili, trovando un passaggio per la tua meta in cambio di un contributo per il carburante (http://www.viavai.com/autostop/) poi ci sono siti tramite i quali i pendolari possono condividere le spese quotidiane per andare al lavoro (http://www.autostop.it/).
Ma se improvvisamente Bertinotti vedesse la Madonna (che adora la razionalizzazione e la consociazione dei consumi) e Veltroni diventasse buddista (che Budda era un fan delle coop) cosa potrebbe succedere?
Ad esempio, le Coop potrebbero vendere generi primari non rapidamente deperibili (pasta, conserve, olio, pagliette, biancheria, eccetera) con consegne a scatoloni per le famiglie di uno stesso palazzo che fanno ordinazioni collettive.
E potresti investire i tuoi soldi nella banca della Coop e avere interessi altissimi in alimenti o altri prodotti invece che in denaro (la Coop potrebbe darti interessi doppi in merce).
Ma l’elenco delle forme di risparmio e consociazione in realta’ sarebbe interminabile se si usasse un po’ di creativita’ spinti dal desiderio di non farsi più fregare dal consumismo obbligatorio e sprecone.
Molti disoccupati potrebbero specializzarsi nella riparazione di piccoli elettrodomestici. 
Oggi le ditte produttrici impediscono che questo avvenga, ad esempio utilizzando viti che richiedono cacciaviti particolari che non sono in commercio.
Cosi’ quando il frullatore si rompe lo butti perche’ spedirlo alla ditta produttrice per una riparazione costerebbe più di un frullatore nuovo.
Se qualche cosa di simile succedesse su larga scala ci troveremmo a ottenere realmente un risparmio per le famiglie che supererebbe i 3 stipendi mensili all’anno. E oltretutto avremmo un gradevole intensificarsi dei rapporti umani.
I gruppi di acquisto non sono solo un modo per risparmiare ottenendo prodotti e servizi di qualita’ superiore e con maggiori garanzie. Perche’ poi finisce che il contadino che vende la frutta al gruppo di acquisto invita tutti a una festa in fattoria, si canta, si balla, i bambini giocano nel verde tutti assieme e si divertono da pazzi e tu conosci nuove persone, nascono amicizie, amori, collaborazioni, eccetera. Migliora la qualita’ della vita e lo stile di vita cambia in meglio. Tutta roba che abbassa il PIL ma alza l’allegria.
Di fronte a un tracollo economico probabilissimo, la sinistra dovrebbe iniziare ad ammonticchiare i sacchi di sabbia della consociazione dei consumi per alzare gli argini contro i disastri della globalizzazione degli speculatori che colpiranno il popolo.
Ma, ahime’, il massimo che possiamo aspettarci nei prossimi mesi e’ qualche corteo di protesta contro il cavaliere mascherato. D’altra parte se non c’avevamo i progressisti catatonici non ci trovavamo col Berlusconi tre. Tocca farsene una ragione. Il Barbarossa era peggio.
State quindi certi che nessuno tra quelli che potrebbero muoversi fattivamente, coinvolgendo centinaia di migliaia di persone, fara’ di più di qualche timido passetto (se lo fara’).
La buona notizia e’ che se il lavoro faticoso non sei capace di farlo tu, alla fine lo fa la storia.
Se fra sei mesi la situazione sara’ come penso, vedrete che la gente non aspettera’ le proposte della sinistra. Lo si e’ gia’ visto in Argentina.
Quando il sistema economico e’ saltato e la gente si e’ trovata con l’acqua alla gola, da un giorno all’altro i gruppi di acquisto, le banche del tempo e i mercati del baratto sono diventati lo strumento che faceva mangiare milioni di argentini.
Folle enormi di persone si ritrovavano nelle piazze e potevi pagare un taglio di capelli (li’ in piazza, su una panchina) con uova, una lezione di matematica con i calzoni di papa’ e la riparazione del tubo del lavandino con una torta o una lezione di tango sulla pubblica via. E c’erano gli operai che mandavano avanti le fabbriche fallite in autogestione, dopo averle occupate, che andavano a barattare in piazza i loro prodotti e i contadini che venivano da fuori citta’ che scambiavano cipolle con gasolio per i trattori.
Certo, se partivamo a farlo 30 anni fa era meglio. Ma che ci vuoi fare… Comunque noi italiani siamo lenti ma quando ci svegliamo andiamo di corsa. Guarda cos’e’ successo con i telefonini. Eravamo gli ultimi in Europa e adesso ne abbiamo poco meno dei Finlandesi (che ne hanno 3 a testa, uno lo usano per depilarsi o farsi la barba).

PS
Ho scritto che i gruppi di acquisto, le banche del tempo e i mercati del baratto non fanno crescere il Pil. Il che e’ vero ma relativamente. Il Pil (Prodotto interno lordo) e’ la somma di tutti i soldi che sono stati spesi in una nazione. Quindi se scambio un calzino con un lecca lecca non faccio crescere il Pil perche’ non c’e’ scambio di denaro.
Ma se vogliamo essere pignoli, gli strumenti della razionalizzazione dei consumi hanno indirettamente effetti positivi sull’economia e quindi anche sul Pil.
Tanto per fare un esempio, la famiglia che oggi non riesce a risparmiare nulla potrebbe, con un bilancio arricchito dall’abbattimento dei costi, risparmiare e investire in fondi etici dedicati alle fonti di energia rinnovabile (che offrono ottimi tassi intorno al 6% annuo e livelli di rischio nulli) e quindi finanziare uno sviluppo in questa direzione che a sua volta diminuirebbe la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero, quindi agirebbe da una parte sulla Bilancia dei pagamenti con l’estero e dall’altra sul costo energetico dei prodotti italiani e quindi renderebbe più competitivi i nostri prodotti portando a un rafforzamento delle esportazioni e infine a un aumento del Pil. Quindi se e’ vero che direttamente la razionalizzazione e la consociazione dei consumi non fa alzare il Pil e’ anche vero che libera risorse. Se diminuisco dell’80% i miei consumi energetici creando un sistema di quartiere di teleriscaldamento, ho più denaro per acquistare prodotti e servizi.
I combustibili fossili sono un prodotto che genera una filiera di vantaggi molto corta: guadagnano i petrolieri che usano il denaro ottenuto per speculare in borsa. Solo una piccola quota del denaro rientra in circolo nell’economia produttiva. Ben diversa e’ la lunghezza della ricaduta di prodotti come patate, scarpe, musica che generano ricchezza che viene reinvestita maggiormente nella produzione e meno nella speculazione.

Jacopo Fo

Per commentare questo articolo http://www.jacopofo.com/sopravvivere-crisi-economica-tremonti

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Una Risposta to “Cosa fare quando l’economia crolla e tu sei ancora vivo.”

  1. Sistema economico e sistema respiratorio « Le cittá sono la ricchezza delle nazioni Says:

    […] meccanismi di controllo funzionano indipendentemente alle nostre preferenze. Ad esempio, quando un governo stampa troppa moneta l’informazione arriva al sistema e fa scattare il meccanismo di controllo […]


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