MOVIMENTO DELLA TRANSIZIONE

Zompettando nel blog di Jacopo Fo ho trovato un nuovo movimento che spero si fonda e trovi il modo di “fare rete” con l’associazione de “I comuni virtuosi“, col “Movimento della decrescita felice” e con le idee concrete che sto portando avanti col blog riguardo il GAS e il libro sull’autoproduzione.

Un altro movimento che nasce dal basso, dalla gente e per la gente, che si aggiunge a tutti questi di cui vi parlavo qualche mese fa. Un turbine di idee e ideali, un altro movimento di orientamento di sinistra che mi auguro non cada nel nulla, e non alimenti la dispersività che c’è a sinistra. La sinistra ha una vasta casistica di “cose” dell’uomo e per l’uomo da mettere a posto, la destra ha poteri forti da far rispettare, per questo la destra quaglia e la sinistra brancola…

Non esitate a scrivermi, parliamo, discutiamo, costruiamo insieme il mondo che vogliamo!

*** 

Ecco il movimento dei comuni che si danno strumenti concreti per affrontare l’emergenza. IL MOVIMENTO DELLA TRANSIZIONE.
E’ partita dall’Inghilterra l’esperienza concreta della creazione di nuove forme di economia locale.
Un movimento che si pone innanzi tutto il problema di organizzare l’autodifesa economica, energetica e alimentare contro la crisi del sistema petrolio.
E’ necessario che anche in Italia il Movimento metta al primo posto la TRANSIZIONE dal sistema del petrolio al sistema del buon senso. In diversi Paesi industrializzati in molti hanno gia’ fatto questa scelta. Centinaia di piccoli comuni stanno gia’ convertendo la loro economia. In Italia si parla soprattutto di organizzare cortei.

Perche’ abbiamo bisogno subito di un movimento che organizzi la transizione.
Un anno fa il petrolio stava a 70 dollari al barile, oggi il prezzo del petrolio si aggira intorno ai 140 dollari: e’ raddoppiato. Le derrate alimentari sono aumentate del 12-14%.
Sul mercato dei future gia’ si scommette sul prezzo del petrolio a 200 dollari a barile entro la fine del 2008. e’ importante comprendere che la nostra economia, il nostro stesso sistema sociale, non può reggere un prezzo del petrolio a 140 dollari e tantomeno a 200 dollari al barile. L’effetto di questo aumento del petrolio non si e’ ancora visto perche’ il mondo e’ pieno di merci prodotte quando il petrolio era a 18, a 30, a 70 dollari al barile.
Se a questi fatti aggiungiamo la crisi finanziaria e l’aumento dell’inquinamento e del consumo di petrolio in Cina, India, Indonesia e altri paesi emergenti nei prossimi mesi, abbiamo un quadro esplosivo. La crisi economica che, salvo miracoli, dovremo affrontare entro l’inizio del 2009 rischia di mettere in ginocchio l’economia e di colpire brutalmente i lavoratori.
Ascolto il Letta di sinistra su La7 che parla della crisi imminente e non dice nulla di praticamente utile: l’inflazione concordata, sulla quale si muoveranno gli adeguamenti all’inflazione degli stipendi e’ troppo bassa rispetto all’inflazione reale. Parole sante ma affrontiamo un’inondazione con una racchetta da tennis e un secchiello.
In Inghilterra invece e’ nato un movimento che cerca di combinare qualche cosa di concreto per ammonticchiare sacchetti di sabbia cosi’ da rafforzare gli argini dell’economia del popolo contro l’inondazione. L’obiettivo dichiarato e’ quello di creare un ammortizzatore contro una crisi che potrebbe essere violenta come quella del 1929.

Che cosa realizza in concreto il Movimento della TRANSIZIONE.
L’idea essenziale da cui parte questo movimento e’ che le comunita’ locali hanno una grande potenzialita’ di cambiamento: e’ possibile razionalizzando le economie locali in modo da creare benessere.
Questo movimento non ha nella sua agenda l’organizzazione di proteste di piazza, ne’ lo sviluppo di una semplice mobilitazione di opinione. Questo movimento ORGANIZZA LA TRANSIZIONE DI PICCOLE COMUNITA’ su scala comunale o di quartiere. E la cosa incredibile e’ che dopo appena due anni dall’inizio del Movimento sono gia’ centinaia le comunita’ che hanno iniziato la loro TRANSIZIONE.
La strategia della transizione si basa su 5 linee di azione che ogni singola comunita’ mette in pratica adattandole alla sua particolare situazione (che mille fiori fioriscano!).

1- La rilocalizzazione delle risorse fondamentali della comunita’ (cibo, energia, edilizia, sanita’, oggetti d’uso primario).
Si tratta di analizzare le ricchezze della propria comunita’ e costruire un piano di transizione che miri al massimo dell’autonomia. Ad esempio a Totnes, ridente citta’ del sud ovest dell’Inghilterra, sull’estuario del Dart, dove da decenni si sono piazzate alcune comunita’ ecologiste, si e’ riusciti a coinvolgere buona parte della popolazione in un’impresa colossale. Si sono sviluppati orti familiari su terreni pubblici e privati, sono stati piantati un gran numero di alberi fruttiferi (noci, castagni) nei parchi pubblici e nei viali, i balconi delle case sono diventati orti pensili, si sono sviluppate fattorie collettive nelle campagne intorno alla citta’, i contadini, gli artigiani e le piccole imprese sono state incoraggiate a produrre tenendo conto dei consumi locali più che dell’esportazione. Oggi circa il 60% del cibo che si consuma in citta’ e’ ormai prodotto localmente. E contadini, artigiani e imprenditori si sono resi conto di quanto sia vantaggioso sviluppare prodotti che possono essere venduti direttamente sul posto senza dover essere gravati dei costi dei sistemi di distribuzione e trasporto a lungo raggio. Si passa direttamente dal produttore al consumatore saltando gli intermediari e smettendo di bruciare carburanti fossili.
La rilocalizzazione prevede poi di intraprendere una serie di iniziative che valorizzino la ricchezza di merci e di prodotti sul territorio. Le nostre comunita’ sono piene di ricchezze lasciate ammuffire. La semplice organizzazione di mercati dell’usato e del baratto permette di reperire quantita’ enormi di tutti i beni primari. Abbiamo vestiti, forchette, frullatori, scarpe, mobili, lenzuola, pentole e cacciaviti sufficienti per i nostri bisogni per i prossimi 100 anni almeno. Per decenni la societa’ dei consumi ci ha indotto a comprare il superfluo e ad ammassarlo in armadi, cantine e soffitte. Tiriamoli fuori.
Analogo effetto di EMERSIONE DELLA RICCHEZZA lo avrebbe l’organizzazione di piccole imprese che si dedichino alla riparazione in loco degli elettrodomestici e al riciclo di moltissime merci che attualmente ci limitiamo a buttare via, magari solo perche’ hanno un graffio. Chi come me e’ appassionato a fare il giro dei cassonetti e a caricarsi in macchina poltrone e tavolini, ha idea del ben di Dio che la gente butta via insensatamente.
Rilocalizzare la produzione e’ un’azione essenziale nel processo di transizione dall’economia del petrolio all’economia verde. Solo se i beni di prima necessita’ saranno disponibili abbondantemente sul territorio eviteremo che la popolazione possa risentire oltremodo della crisi.

2- La ricostruzione di un florido sistema economico locale (chi gode dei soldi che guadagni?)
La ricchezza delle comunita’ si misura con due criteri: quanti beni autoproduce e come gestisce la propria ricchezza finanziaria.
Consociazione degli acquisti.
Innanzi tutto la semplice consociazione degli acquisti di beni e servizi può incrementare la ricchezza dei cittadini. Comprare tutti insieme cibo e beni essenziali vuol dire risparmiare. Comprare collettivamente auto vuol dire poi poter scegliere di organizzare a livello locale la conversione di auto a benzina in auto elettriche o alimentate dal gas prodotto localmente con biodigestori o gassificatori di scarti vegetali secchi. Comprare insieme telefonia può portare a creare reti wimax locali…
Investire localmente!
Una quota enorme del risparmio delle famiglie e degli utili delle imprese locali viene oggi investito in titoli di stato, fondi investimento o azioni di imprese lontane centinaia o migliaia di chilometri dal luogo dove viviamo.
La prima azione su questo fronte e’ quella di utilizzare il denaro degli abitanti di un comune per arricchire il luogo dove vivono. Investiamo i soldi qui, dove vediamo che uso ne viene fatto e possiamo essere più sicuri di non cadere nella rete dei furbi.
Ad esempio, possiamo creare un sistema nel quale i risparmi dei cittadini vadano a finanziare la costruzione o l’acquisto di case che verranno riscattate dagli inquilini tramite una rata di poco superiore a quella di un semplice affitto. In questo modo i nostri soldi sappiamo esattamente dove sono e a cosa servono. E aiutando tutti i miei concittadini ad avere una casa di proprieta’ do una mano a rendere più florida la mia comunita’, più sicure le economie familiari, meno probabile l’esplodere della violenza legata alla disperazione economica.
Oppure posso investire nello sviluppo di una rete di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che renda autosufficiente il territorio. E ancora posso investire nel miglioramento delle case dal punto di vista del risparmio energetico: isolamento dei tetti, tripli vetri, muri coibentati. Oppure posso ottenere di far risparmiare a tutti somme enormi con il teleriscaldamento (ogni abitazione ha un contatore del calore consumato e paga solo quello). E ancora, consociando i consumi e la produzione di elettricita’, posso creare un sistema nel quale ogni famiglia possa vedere quanto costa l’energia elettrica nelle varie ore del giorno sul mercato nazionale. In questo modo posso vendere l’energia autoprodotta nelle ore nelle quali costa di più e consumarla quando vale di meno. E posso anche dotare le singole case di elettrodomestici intelligenti che entrano in funzione quando l’energia costa meno (la lavapiatti si mette a lavorare di notte per conto suo, dopo aver controllato le quotazioni di mercato).
Un altro aspetto essenziale della creazione di economie locali solide e’ la creazione di monete locali.
Le monete locali permettono di creare meccanismi di doppio prezzo: se spendi denaro locale hai uno sconto sulle merci.
Il sistema del denaro locale può inoltre agire in sinergia con il sistema delle Banche del Tempo, grazie alle quali si può pagare un bene o un servizio tramite ore lavoro che diventano moneta locale che compra altre ore di lavoro. Cosi’ il pasticcere paga le lezioni di matematica per il figlio realizzando una torta per una persona che dipinge la casa di una persona che ripara la lavatrice al professore di matematica.
La potenzialita’ delle banche del tempo e’ stata ampiamente dimostrata durante la crisi economica argentina. Milioni di persone organizzarono la loro economia su queste basi.

3- La riqualificazione delle persone (quante cose sai fare che sono utili alla tua comunita’?)
Si tratta di realizzare un’analisi dei bisogni della comunita’ che potrebbero essere soddisfatti in modo autonomo e vedere in quali settori converrebbe avere più artigiani e professionisti. Quindi bisogna organizzare la formazione di queste professionalita’ riqualificando disoccupati e persone che al momento sono costrette ad andare a cercare lavoro altrove.
Una seconda iniziativa dovrebbe incentrarsi sulla valutazione di quali merci e servizi potrebbero essere prodotti localmente ed esportati nelle immediate vicinanze. Nel caso dei servizi che possono essere offerti via internet questo fattore della distanza diventa irrilevante. Sollecitare e sostenere la creativita’ della gente in questa direzione potrebbe essere una fonte di ricchezza e solidita’ per la comunita’. Oggi in Italia molti servizi non esistono proprio. Ad esempio, sarebbe utile per tutti se esistessero, come accade nei paesi anglofoni, imprese che forniscono informazioni di tutti i tipi a pagamento. Potrebbero poi nascere societa’ che offrano un servizio di assistenza legale, finanziaria, edilizia, culinaria, scolastica e valutazioni sulla qualita’ dei prodotti e i loro prezzi. In Italia esistono associazioni benemerite come Altro Consumo che informano sulla qualita’ dei prodotti ma non esiste un numero di telefono al quale posso chiamare mentre sto comprando un cellulare per avere consigli immediati senza dovermi andare a studiare tutto in rete (c’e’ un problema di interfaccia utente-servizio).
Ci sono decine di professioni che oggi si possono esercitare sul web: grafico, web master, correttore di bozze, insegnante, psicologo, scrittore commerciale, ricercatore, segretario. Ma intraprendere queste attivita’ non e’ possibile per i molti italiani che non hanno dimestichezza con la rete. Costituire portali dei Comuni che aiutano i cittadini a proporre in rete le proprie competenze professionali potrebbe sviluppare la soddisfazione di molti e la solidita’ economica della comunita’.
Si tratta solo di piccoli esempi di quel che si potrebbe fare nel settore del telelavoro che oggi nel mondo impegna milioni di persone mentre in Italia e’ solo agli albori.

4- La riduzione del fabbisogno energetico e l’uso attento delle risorse.
Razionalizzare la produzione e il riciclaggio dei rifiuti. Ad esempio, organizzando che nei negozi siano disponibili prodotti sfusi e alla spina.
La gestione razionale dell’immondizia e’ in molte citta’, anche grandi, una fonte di guadagno. Alimenta imprese che si dedicano al riciclaggio e permette di produrre energia elettrica e calore dal gas.  Questa soluzione sfrutta l’esistenza di meravigliosi batteri che si mangiano con volutta’ il pattume biologico e gli escrementi umani e animali all’interno di grandi silos. I batteri dopo aver mangiato scoreggiano in modo selvaggio e le loro scoregge, adeguatamente filtrate, diventano gas combustibile che alimenta generatori di corrente. Il calore che viene prodotto in questo processo serve poi per alimentare sistemi di teleriscaldamento. Esistono ormai migliaia di digestori di biogas realizzati in tutto il mondo. In Italia pochissimi.
Razionalizzazione dei consumi energetici: organizzare il risparmio energetico casa per casa (abbiamo gia’ accennato all’autoproduzione di energia e all’isolamento termico) e’ una fonte enorme di denaro risparmiato e migliora la qualita’ della vita e dell’aria. E da’ un maggiore confort: ad esempio, siamo abituati ad aprire l’acqua calda per farci la doccia e poi dobbiamo brigare per aprire al punto giusto anche la fredda per evitare di scottarci perche’ i sistemi domestici di produzione di acqua calda alimentati a gas o elettricita’ non permettono una regolazione efficiente della temperatura dell’acqua in uscita. I sistemi di teleriscaldamento e di produzione di acqua calda con pannelli solari termici invece permettono di avere acqua calda esattamente alla temperatura che si preferisce.
Un altro settore riguarda la costruzione di servizi di condivisione e consociazione. Mille famiglie che oggi possiedono mille lavatrici potrebbero risparmiare un pozzo di soldi creando centri dove si può lavare, asciugare e stirare collettivamente. Otterrebbero tecnologie più efficienti e veloci a costi dimezzati. Vestiti e biancheria più pulita a minor prezzo e più rapidamente. In tutto il nord Europa la maggioranza delle famiglie usa da decenni lavanderie di caseggiato o di strada.
Ma affrontare la programmazione ecologica del territorio di una comunita’ permette anche un’analisi dettagliata delle risorse disponibili, delle aree da bonificare, delle zone da convertire a bosco, a culture alimentari ed energetiche (biomasse) in modo che i cittadini ottengano un ambiente migliore dal punto di vista della salute, del benessere, dello svago e dell’autosufficienza.

5- Ma l’effetto combinato di tutte queste iniziative e di altre che la fantasia popolare sapra’ elaborare, va oltre i singoli risultati. Mettere in pratica queste misure sociali ed economiche non crea solo benessere. Innesca anche una rivoluzione culturale. Come dice Cristiano Bottone, uno degli alfieri del movimento della transizione in Italia, quello che cerchiamo e’: “Una rivoluzione che nasce dal basso, un percorso in cui la comunita’ individua e attua le soluzioni che ritiene più efficaci e progetta il proprio futuro partendo da piccoli gruppi di cittadini”.

Costruiamo in Italia il movimento della Transizione!
L’Italia, che verra’ colpita da una crisi economica ancor più grave che altrove grazie al dominio di una casta di politici irresponsabili, ha urgente bisogno che si sviluppi un movimento di comunita’ che inizino a realizzare un percorso di transizione verso l’economia verde.
L’organizzazione di un simile movimento pone problemi ben differenti dall’organizzazione di un comitato locale di difesa dell’ambiente o per l’organizzazione di attivita’ politiche o culturali.
La cosa che mi piace in particolare del Movimento per la Transizione e’ che gli inglesi lo hanno organizzato come una vera e propria impresa che forma quadri in grado di replicare le esperienze consolidate e idearne altre. La formazione tecnica e’ indispensabile per poter affrontare i problemi complessi che i 5 punti del programma della Transizione prevedono. Rendere più autosufficiente, razionale, solidale ed efficiente una comunita’ non e’ una questione che si affronta con le tradizionali chiacchiere da sede politica.
Bisogna avere capacita’ di comunicare, organizzare, progettare strutture economiche che poi stiano in piedi.
Vogliamo quindi muoverci in due direzioni: un convegno nazionale che permetta l’incontro di tutti coloro che in Italia si stanno interessando alla Transizione e un primo corso per OPERATORI DELLA TRANSIZIONE.

Convegno a Alcatraz (26-28 settembre). In questo convegno vorremmo confrontarci con le comunita’ locali che hanno gia’ intrapreso percorsi analoghi (comuni Virtuosi, gruppi di gestione di monete locali, gruppi di acquisto, Gas, eccetera) e con singoli che vogliono dar vita a esperienze simili.

Si trattera’ non di un semplice dibattito ma di un incontro di formazione nel quale i singoli gruppi porteranno l’esperienza pratica realizzata fornendo le chiavi tecniche per replicarla.

Dal venerdi’ alle ore 21,30 alla domenica alle ore 16. Il costo e’ di euro 250 in sistemazione base (camera a più letti).

Corso per Operatori della Transizione
Il 18/19 ottobre stiamo invece organizzando il primo Training per la Transizione in territorio italiano. Un corso riservato a sole 22 persone. Il corso verra’ tenuto da formatori provenienti dal Transition Network inglese e sara’ in lingua inglese. Lo scopo e’ di formare dal punto di vista tecnico e organizzativo coloro che hanno intenzione di dar vita a iniziative locali di Transizione. Si svolgera’ presso la Libera Universita’ di Alcatraz. 
Il costo, dal venerdi’ alle ore 21,30 alla domenica alle ore 16 e’ di euro 376 in sistemazione base (camera a più letti).

Jacopo Fo

PER APPROFONDIRE:

Visita il blog di Cristiano Bottone sulla Transizione
http://ioelatransizione.wordpress.com/

Video sulla transizione
http://ioelatransizione.wordpress.com/filmati/

Cos’e’ la transizione
http://ioelatransizione.wordpress.com/cose-la-transizione/

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3 Risposte to “MOVIMENTO DELLA TRANSIZIONE”

  1. Marco Says:

    Ciao! Ti va di partecipare? Come hai scritto tu si tratta di riuscire a creare una rete, nello specifico tra persone interessate ai temi del post picco e dell’inquinamento.
    “Essere di transizione” non ha dietro un ideologia, quindi non si qualifica come di sinistra piuttosto che di destra. Si tratta solo di riadattare le comunità a un minor utilizzo energetico. Sebbene la sinistra sia più attenta a queste tematiche c’è una parte di destra che lo è altrettanto (vedi signoraggio, tanto per dirne una…)

    Ovviamente, quando passi da noi sei sempre il benvenuto.

    Ciao
    M.

  2. Broccolare… e broccoleremo! « L’Eco Blog Decrescente a tutto G.a.s. di Arcano Sobrio Equo Felice Bio Pennazzi Says:

    […] a qualcuno? Potrebbero essere appoggiati e integrarsi col Movimento della decrescita felice e col Movimento della transizione! Fondiamo un nostro circolo con attività che vanno a fondarsi con la spesa comune? Perché non […]

  3. WE ARE ONE « ArcanoPennazzi DecrescitaFelice Transition GAS EquoSolidal Bio Energia Allegria! Says:

    […]  sono sceso fresco dalle colline umbre ove ho partecipato presso la Libera Università di Alcatraz al primo congresso italiano sulla Transizione. […]


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