Acqua: ne consumiamo di meno?

Dal Cacao delle buone notizie!

Spulciando nei nostri archivi e’ spuntata fuori una breve inchiesta sull’acqua che abbiamo condotto qualche anno fa:

(http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=1770).

Come nelle trasmissioni di Report, cogliamo l’occasione di questo Cacao del sabato per aggiornare le cifre e vedere come e’ andata a finire.
La risposta alla domanda nel titolo dell’articolo e’ piu’ o meno “Si’, no, dipende…”Nel maggio del 2003 scrivevamo che in Italia si consumavano mediamente 250 litri di acqua pro capite all’anno e che solo l’1% veniva utilizzata per bere.
Piu’ di 40 litri se ne vanno per una doccia, altri 30 se ci si lava i denti o ci si fa la barba senza chiudere il rubinetto, dai 10 ai 12 litri ogni tiro di sciacquone.
Un rubinetto che perde 90 gocce al minuto spreca piu’ di 4mila litri di oro blu all’anno.
Oggi le cose sembrano essere migliorate: il Rapporto 2007 Ecosistema Urbano Europa dell’Istituto Ambiente Italia-Dexia mostra una riduzione dei consumi, arrivati a 170-215 litri a testa all’anno.
Fra le citta’ piu’ virtuose Palermo con 166 litri, Firenze 155, Bari 154, Bologna 149 e Nicosia, la piu’ risparmiosa con 143 litri.
Fra le citta’ sprecone ci sono invece Torino, 243 litri pro capite all’anno, Roma 221, Catania 214, Napoli 207, Verona 199 e Milano 191.
Non siamo neanche piu’ fra i peggiori d’Europa: a Parigi si consumano 287 litri di acqua, Bristol detiene il record europeo di 294, Stoccolma 210 e Patrasso (Grecia) 285.In realta’ oggi queste cifre hanno ben poco valore in quanto il sistema di valutazione dell’impatto idrico degli abitanti e’ cambiato: i 210 litri si riferiscono infatti all’acqua “reale” consumata, ma ne esiste anche un notevole quantitativo “virtuale”, cioe’ l’acqua contenuta nei cibi e nei prodotti che consumiamo.
Ogni volta che beviamo un bicchiere di vino consumiamo 120 litri d’acqua, quella utilizzata per innaffiare la vite. Se mangiamo un uovo, i litri di acqua diventano 135, quelli per nutrire la gallina, e si raggiungono i 2.400 litri per un hamburger di 150 grammi (allevamento, per tre anni, di un vitello). Indossare una maglietta di cotone “costa” 2.000 litri.
Gli scienziati hanno battezzato questo nuovo sistema di misurazione “Impronta” e i calcoli riguardanti l’Italia sono una vera e propria tragedia: consumiamo 6.500 litri a testa, ogni giorno. Il valore piu’ alto al mondo dopo quello degli Stati Uniti. E solo il 30% di quell’acqua proviene da risorse italiane. La gran parte (70%) arriva dall’estero, incorporata nei prodotti che viaggiano sulle rotte del commercio internazionale.
Il nostro Paese e’ il quinto importatore d’acqua del pianeta. (Fonte: Corriere.it)L’ultimo capitolo di questa storia non puo’ che essere dedicato all’industria dell’acqua minerale confezionata in bottiglia. In Italia nel 2006 erano attive 189 fonti e 304 marche di acque minerali in grado di generare un volume di affari di 2,84 miliardi di euro, grazie all’imbottigliamento di 12 miliardi di litri di acqua.
Per rendere meglio l’idea delle cifre, un metro cubo di acqua potabile del sindaco costa circa 43 centesimi di euro, un metro cubo di minerale tra i 300 e i 500 euro.
Se cio’ non bastasse a dare scandalo, la legislazione italiana in materia di concessioni di sfruttamento delle fonti e’ un colabrodo, al pari della rete idrica nazionale (perdite fino al 30%, con punte del 50%).
Nonostante il giro miliardario di affari, le aziende pagano canoni per l’uso delle fonti che sono irrisori e vengono calcolati in base agli ettari di territorio concessi o ai litri imbottigliati, lasciando fuori milioni di litri prelevati per le varie fasi di lavorazione.
La Campania, ad esempio, chiede 30 centesimi di euro ogni mille litri imbottigliati, la Basilicata 5 centesimi, il Lazio 2 euro e il Veneto, il piu’ caro, 3 euro.
Sapete quale sarebbe la spiegazione, ufficiale, del mancato aumento dei canoni di sfruttamento?
Ce lo spiega un articolo di AltreNotizie.org: “In virtu’ dell’interesse pubblico delle risorse idriche e della necessita’ che queste siano accessibili a tutti, i canoni di concessione non possono essere aumentati in modo indiscriminato.”
Per lo stesso motivo il ministro Tremonti, il 5 agosto 2008, ha consegnato in mano alle multinazionali la gestione della nostra acqua pubblica.
Lui si’ che e’ un no-global!

A proposito di acqua minerale in bottiglia e pubblicita’ (200 milioni di euro all’anno) vi segnaliamo la campagna di Altreconomia “Mettiamola fuori legge, la pubblicita’ non l’acqua”
http://www.altreconomia.it/acqua/
Firmate!!!

Le tecnologie per risparmiare acqua

 
 

 

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