Buon lunedì dell’Angelo Cristiano a tutte le anime Sante

http://www.youtube.com/watch?v=UzgwF1bTDcQ

La canzone “Padre nostro” è degli “Oro”.

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Da “Il semplice oblio” di Silvano Agosti. Inizia qui.

 

La fiaba dolce del bimbo confortato dal bue e dall’asino, figlio di povera gente, che poco a poco scala la montagna dei secoli fino a divenire Dio in persona, troverebbe qui, nella realtà, fuori dal territoriomisterioso della fede, solo riscontri miseri e deludenti.

Ma non è questoilsenso del mio viaggio. Nulla di questo che vedo mi delude, perché a qualsiasi sentimento religioso preferisco anteporre e tener vivo in me il senso del mistero.

Il mistero che veste e rende prezioso qualsiasi essere, anche il più abbietto, il mistero che nobilita e veste ogni cosa.

Chi ama il mistero vuole soltanto che rimanga isondabile e incomprensibile, incomparabile e indecifrabile, immenso.

Davvero lo sento pulsare ininterrottamente in ogni cosa, il mistero ora che, da solo, vago nel mondo.

Sospetto avesse ragione il monaco greco quando, pocoprima che mi congedassi da lui, alzando la mano destra con l’indice puntato verso l’alto ha detto “Ricordati, le religioni sono forse solo un modo per togliere all’uomo la responsabilità di essere divino”.

Ora avverto in tutta la sua vastità il sentimento d’amore che mi lega al mondo, che m’impedirà di valutare gli esseri umani solo per il comportamento o solo per la loro esteiorità.

Ho compiuto da poco ventun anni, proprio davanti al monte Olimpo e, ora, di fronte al sepolcro attribuito a Cristo, avverto tutta la gracilità del pensiero ebraico occidentale rispetto alla vastità del pensiero greco.

Nella disumanizzazione della divinità, il monoteismo giudaico-cristiano, proprio come Maometto nell’Islam, ha fissato per sempre la sottomissione degli uomini a Dio e conseguentemente dello sciavo al padrone.

La manovra è perfetta. Sottomettiamo il genere umano a Dio e mettiamo il potere (sia pur religioso) a rappresentare dio sulla terra, così, chi crederà in dio sarà di sua volontà sottomesso al potere (sia purreligioso).

Ulisse, spesso vincendo, osava sfidare dei e semidei, il cristiano tutt’al più puo’ trasgredire, peccando nella solitudine e nella vergogna, per poi andare dal sacerdote a chiedere perdono.

All’origine nella figura del Cristo, geniale nomade del pensiero umano, si celebrava la divinazione dell’uomo, tuttavia questa divinazione di un uomo qualsiasi, non nobile, non ricco, non potente, poteva risultare pericolosa, inadatta a legittimare ogni forma di potere dell’uomo sull’uomo.

Era dunque fondamentale capovolgere tutto, interpretando la vicenda di Cristo, non come la divinazione dell’uomo, ma come l’umanizzazione del Dio.

Così, un umile contadino di Nazareth, coi suoi messaggi di riscatto e liberazione per tutti i sotomessi, viene mandato in esilio sul trono della regalità divina, fino a diventare il simbolo dell’Autorià assoluta, e anche oggi, in tempi ormai repubblicani, per la salvezza degli uomini il Cristo-Dio rimane un monarca assoluto.

“Padre nostro che sei nei cieli, venga il tuo regno…”

“Caro Geù Cristo, ti hanno fatto risorgere e diventare Dio, pur di non allontanare il tuo esempio dagli uomini.”

Che fare?

Il solo gesto che mi trovo a desiderare di compiere è infilare nella fessura tra il coperchio e il sepolcro di Cristo, una fotografia di mio padre con questo scritto.

“Caro ppà,

 quello che hai scoperto suli esseri umani, cioé che il loro destino si preordina a loro insaputa durante la gravidanza, è presumibilmente vero e spiega la loro rassegnata sottomissione a chi li opprime.

Tutti sembrano infatti accettare di vivere una vita che non è la loro e che, come tu sostieni, si trovano non a scegliere ma a subire.

A parte Cristo e pochi altri, che ome lui hanno pagato la loro diversità con la vita, nessuno è mai sfuggito al tuo “teorema”.

Anch’io, come loro, voglio sfuggire a un destino preordinato, succeda quel che suceda, e così sia.

Tuttavia, diversamente da Gesù, Gandhi, Luther King, Socrate e pochi altri, non voglio in alcun modo pagare con la vita la scelta di essere me stesso.

L’ultima fotografia che ti rappresenta la metto nel sepolcro di Cristo e spero che questo gesto mi tolga dalla mente l’ossessione di volerti trovare a ogni costo.

Voglio dirti, comunque, caro papà, che qui, davanti al sepolcro più famoso di tutti i tempi, simbolicamente vuoto, ho incominciato a intuire che il tuo allontanamento da me e dalla mamma non sia stato poi tanto arbitrario. Tuo figlio.”

Buona Pasqua Cristiana a tutte le anime Sante

http://www.youtube.com/watch?v=CKtCkOzZIn8

La canzone “Believe” è dei “Savatage”.

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Il viaggio è scoperta, vi regalo questa lettura piena di scoperte, a tema con la ricorrenza odierna.

Da “Il semplice oblio” di Silvano Agosti.

Micro contestualizzazione: il giovane protagonista diciassettenne è partito di casa alla ricerca del padre che anni prima senza dire nulla lasciò il figlio e la moglie alla loro storia, al loro destino. Dopo aver vagato per mezza Europa arriva in medio oriente.

 

Damasco

A Damasco incontro nelle strade solo cavalli, cammelli e automobili, quasi tutte “Mercedes”. Ogni tanto s’intravede qualche europeo, vestito all’occidentale che tra tutti questi barracani e abiti avvolgenti, sembra nudo.

Tutti i greci oltre i vent’anni hanno i baffi, tutti gli arabi oltre i trent’anni hanno la barba e tengono in mano una coroncina gialla, che fanno roteare in giri lenti e sgranano come fosse un rosario.

Un sacerdote comboniano m’invita a pranzo presso la sua congregazione.

Insalata fresca e costolette di pecora alla brace. Un pranzo vero e proprio.

Mi chiede mille “perché” e si stupisce della mia caparbietà nella ricerca del padre.

“Forse è più importante che trovi te stesso, più che continuare a cercare qualcuno che neppure ti vuole.

Più che una necessità la tua, si direbbe quasi una vendetta.

Lo vuoi scovare per dimostrare che tu,come figlio, vali molto più di lui come padre.

Forse se lo lasci in pace, prima o poi sarà lui a cercarti.”

“Lo dice anche mia madre, ma ormai sono nove ani che mio padre tace e si nasconde.”

Il padre comboniano è molto intelligente, parla sette lingue tra cui l’arabo e alcuni dialetti. Ha tradotto le poesie di un poeta analfabeta, di Damasco, che gli ha detteto i suoi versi a memoria.

“Qui l’ombra è una seconda luce

che sdoppia tutto ciò che vedo,

così l’ombra di una rosa

è una rosa più leggera.”

Mi porta a visitare una basilica completamente immersa nell’acqua.

Giriamo il perimetro delle mura afrescate muovendoci su una barca. Sul fondo s’intravedonoi mosaici del pavimento ingigantiti dallo spessore dell’acqua. In un silenzio di secoli il fruscìo della barca sembra un sussurro musicale, portato dal vento.

“Perché l’acqua è rossa?”

E’ frutto di una leggenda.

I turchi avevano assediato Damasco e interrotto ogni possibilità di rifornimento. La città era allo stremo, nell’attesa disperata dell’esrcito egiziano in marcia per portare soccorso agli assediati.

Un bambino di nove anni, per dissetare la sorellina che piangeva con le labbra riarse dalla sete, si era fatto un taglio nella mano e le aveva offerto il suo sangue.

La bambina si era quietata, ma il sangue continuava a sgorgare dalla mano del fratell e il bambino, impaurito, era entrato nella basilica per pregare dio che fermasse il sangue.

E proprio in risposta alla preghiera, la basilica si era riempita di acqua che, mischiandosi col sangue del ragazzo, si era tinta di rosso.

Tutta la città assediata aveva potuto finalmente dissetarsi e resistere all’assedio dei turchi, fino all’arrivo degli eserciti egiziani.

Da allora, dopo oltre sette secoli, nella basilica l’acqua sgorga ancora di color rosso per ricordare la leggenda.

Poi il sacerdote mi porta a visitare la Moschea degli Ommayadi, dove c’è la tomba di Giovanni Battista, il profeta che Erode ha fatto decapitare il cambio di una notte d’amore con la piccola Salomé.

Dopo la danza dei sette veli, la tredicenne si presenta nuda a Erode e la sua bellezza è così splendente che il re le chiede che dono vuole per accettare di darsi a lui. Qualsiasi cosa.

“La testa del Battista”suggerisce la madre.

Il padre comboniano racconta la storia nei minimi particolari.

La testa del profeta fu portata, come si sa, a Salomé su un vassoio d’argento.

Per volontà della piccola danzatrice, la testa viene messa nella camera da letto regale, perché il santo venga costretto ad assistere alla notte d’amore di Salomé con il re Erode.

Ma ecco il miracolo: a causa di un incontenibile sdegno e pur di non assistere all’amplesso d’amore tra il re e la bambina, la testa, attraverso la finestra, rotola via dalla stanza da letto in Gerusalemme e se ne va a Damasco.

“E’ arrivata proprio qui, vedi? Nel cenotafio detto appunto di San Giovanni Battista” mormora il sacerdote “dove è stata sepolta e da allora giace in pace.”

“Quanto dista Damasco da Gerusalemme?”

“Più di trecento chilometri.”

Guardavo la tomba del profeta e cercavo di immaginare il tragitto che la testa aveva compiuto rotolando tra le vie, i campi, i fiumi, le vaste zone desertiche, fino a fermarsi misteriosamente qui a Damasco, in questo spazio consacrato.

La moschea era stata edificata verso il sesto secolo sulle fondamenta di un tempio cristiano, che a sua volta era stato costruito sulle strutture di un tempio dedicato a Giove.

Da Giove a Gesù, da Gesù ad Allah. Onde e riflussi nel vasto mare della fede.

Dal minaretto di Oayt bey una voce lamentosa canta le preghiere della sera e dell’altro minaretto, detto “della Sposa” un’altra voce ancor più lamentosa risponde a intervalli di silenzio.

E dal terzo detto “minareto bianco” o “di Gesù” uno strumento simile a un flauto intona una musica flessuosa, leggera come una brezza matutina.

In questo viaggio mi sento trascinato da una mano invisibile, verso una meta precisa, che tuttavia non conosco.

L’idea di trovare mio padre mi possiede ancora, anche se il mondo, man mano che mi si rivela, tende a sbiadire i sentimenti relativi, per dar vita a emozioni più vaste.

Ora sono attratto dal mondo arabo, con la sua cultura così particolare e inaccessibile.

Ieri ho viaggiato per la prima volta su un dromedario.

Dalla periferia di Damasco fino alla grande strada che conduce in Giordania.

La prima sensazione era che l’animale soffrisse a causa del mio peso, ma il cammelliere, che parla un francese perfetto perché ha studiato a Parigi, mi ha spiegato che il dromedario può caricare senza fatica fino a tre quintali e che portare me è come per una donna tenere in braccio un neonato.

Il cammelliere dice che in Giordania posso mangiare qualiasi cosa mi offrano, ma non devo bere acqua, mai, solo “ciai”, solo thé.

Il “ciai” è un thé nerastro piuttosto aspro e va bevuto in piccolissime quantità, perché è molto eccitante.

Il cammelliere sostiene che è meglio se dormo sui camion o comunque non per terra, per via degli scorpioni giganti.

Gli ho detto che ho visto un saco di gente dormire per terra, tranquilla.

“Per noi è diverso, l’odore del nostro corpo, tiene lontani gli scorpioni, ma tu sei burro e miele, se dormi per terra gli scorpioni ti mangiano in un boccone.”

Ha fatto una gran risata e mi ha aiutato a scendere dal dromedario.

In due giorni sono arrivato a Gerusalemme.

Il centro del mondo occidentale.

La città è divisa in due parti, araba ed ebrea.

Alcuni muratori italiani stanno restaurando la moschea di Omar. M’invitano a mangiare una pastasciutta.

Hanno fatto arrivare pasta e formaggio in aereo dall’Italia.

La moschea ha la upola ricoperta d’oro zecchino.

Il sole, quando cala a picco, sembra incendiarla.

Ora cammino nel Sinedrio, un cortile, piuttosto comune, dove si dice Pilato abbia decretato la sorte di Cristo.

Proprio lì in quell’angolo della loggiail burocrate Pilato si è lavato le mani, consegnando un innocente ai carnefici.

La “folla”, anche se riempiva questo cortile, non poteva comunque superare una trentina di persone.

Dunque il destino di Gesù Cristo e di tutto l’Occidente è stato determinato dall’aggressività sfrenata di poche decine di esseri umani, probabilmente prezzolati.

E ancor più sconcertante appare il fatto che dal Sinedrio al Golgota, la pendenza della strada è quasi inesistente e misura solo poche centinaia di metri.

E poi nella basilica il santo sepolcro, si trova a qualche a qualche metro dal buco della croce.

In una grotta la superficie del sepolcro è divisa in molti quadrati, ognuno dei quali ospita una diversa professione religiosa, formando così vari altari.

Insomma, un luogo di fede.

ede purissima, in quanto nessuno dei luoghi “sacri” corrisponde minimamente alle descrizioni dei testi e comunque nessuno di essi esprime una qualche solennità.

La fiaba dolce del bimbo confortato dal bue e dall’asino, figlio di povera gente, che poco a poco scala la montagna dei secoli fino a divenire Dio in persona, troverebbe qui, nella realtà, fuori dal territorio misterioso della fede, solo…

A DOMANI, BUONA PASQUA! E NON MOLESTATE TROPPO GLI AGNELLI… LE UOVA SI’, QUELLE DICONO CADREBBERO UGUALMENTE DALLA GALLINA.

Il debutto di MDF

Clicca sull’immagine per leggere la presentazione del libro.

Dal blog del Migliore Amico dell’uomo Marco Boschini

Il 23 febbraio si è svolto a Roma, presso il Caffè Letterario di via Ostiense, l’incontro di presentazione alla stampa del MDF. Il presidente Maurizio Pallante: “Non è un partito ma una presa di coscienza”. Visita del ministro Pecoraro Scanio.

La conferenza stampa è stata molto partecipata. Il Movimento che nasce da un’idea dello scrittore Maurizio Pallante ha fatto la sua comparsa ufficiale sulla scena pubblica e propone una drastica riduzione dei consumi attraverso l’autoproduzione, il passaggio dall’acquisto di merci all’uso di beni, l’introduzione di innovazioni tecnologiche che incrementino l’efficienza nell’uso di risorse naturali e l’adozione di buone pratiche amministrative per il governo del territorio. I suoi aderenti non possono candidarsi ad alcuna elezione politica ed operano mediante l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini. Sono già una cinquantina i Circoli Territoriali nati in questi due mesi del 2008 dalla costituzione del Movimento nazionale.

Oltre a Maurizio Pallante, sono intervenuti Mario Palazzetti, responsabile del comitato tecnico-scientifico che ha parlato delle tecnologie che riducono il consumo di risorse, la produzione dei rifiuti e l’inquinamento ambientale; Bruno Ricca, responsabile dell’area “cultura” e direttore degli Editori Riuniti ha informato l’uditorio sui quattro filoni di ricerca della collana di libri “Movimento per la decrescita felice” e sulla cultura che ispira il Movimento per la Decrescita Felice; Francesco Ermani della Solvis italiana ha illustrato la posizione degli imprenditori e dei professionisti per la decrescita felice; Nello De Padova, responsabile dell’area “stili di vita”, ha spiegato come possono cambiare felicemente gli stili di vita animandoli con azioni che ci fanno star bene; Paolo Ermani, vicepresidente MDF, ha spiegato come funzionano i centri europei per l’energia e l’ambiente, modelli da importare in Italia; Massimo De Maio, responsabile dei circoli territoriali: ha puntato sull’importanza della presenza del MDF sul territorio nazionale e sui suoi rapporti con la società civile.

Messaggi molto significativi e vibranti sono dunque partiti per raggiungere l’opinione pubblica, se ci sarà la collaborazione dei giornali e della televisione. A chiusura dell’incontro la visita imprevista e gradita del ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio col suo addetto stampa. “È da 40 anni, ha detto il ministro, che si parla di come far crescere il prodotto interno lordo italiano, senza comprendere che tale crescita crea solo i disastri che oggi ci ritroviamo a verificare ovunque. Se non si tiene conto dell’autoproduzione dei beni e del risparmio energetico, dell’uso di energie alternative e rinnovabili non si vuole bene alla gente e al pianeta. Gli spot pubblicitari che tempestano l’attenzione e la sensibilità del cittadino, ha aggiunto Pecoraro Scanio, hanno nelle mani certi organi di informazione. Un Paese dove il dibattito si svolge sulla moda del copiato e sulla gara di chi dice per primo ciò che farà per ultimo o niente affatto va in declino”.

Il ministro ha ringraziato il Movimento per la Decrescita Felice per quanto sta facendo per un reale cambiamento della cultura consumistica verso la sobrietà e un benessere diverso che reca salute umana e del pianeta.

 

www.decrescitafelice.it

Ballando nudi nel campo della mente

 

Un estratto dal libro:

E perché abbiamo paura del buio o della morte che ci sentiamo costretti a farci grandi, e a sentirci re della creazione, padroni di tutte le cose, protettori del pianeta? Come possiamo pensare di esserne i padroni, quando le pile delle nostre torce elettriche continuano a scaricarsi, lasciandoci al buio? Che dire della paura provocata dall’improvvisa impossibilita di vedere? Sembra il tipo di sentimento che proverebbe qualcuno che fosse davvero il signore del pianeta? Se sommassimo tutte le fonti di energia del pianeta, con tutte le informazioni che ciascuna di esse contiene, moltissime di queste risulterebbero ancora indecifrabili, e la maggior parte di queste fonti sarebbero ancora invisibili. Quando la torcia si spegne non ci perdiamo niente di fondamentale. Se cosi c’e buio, era buio anche con la torcia accesa. Stiamo guadando solo un paio di canali, sui milioni esistenti. La stragrande maggioranza del mondo ci risulta invisibile, a prescindere dalla brillantezza delle nostre luci; le nostre orecchie non percepiscono più di una frazione dei suoni che esso produce, ne riusciamo ad avvertirne, con le nostre dita, il tessuto sottile. Anche con tutti gli strumenti di cui disponiamo, lunghi tubi piazzati sulle montagne, e un telescopio Hubble nello spazio, siamo ciechi alla miriade di complesse energie che ruotano, vibrano e pulsano intorno a noi giorno e notte, anno dopo anno, millennio dopo millennio. Il comportamento più adeguato per un essere umano è quello di sentirsi fortunato di essere vivo, umile di fronte all’immensità del tutto. Magari facendosi una birra. Rilassatevi, e siate i benvenuti sulla terra. All’inizio le cose possono sembrarvi un po’ confuse. È per questo che dovrete tornare più e più volte, per imparare a divertirvi veramente. Il cielo non sta cadendo.

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Chi è il Dottor Mullis?

Nobel per la chimica nel 1993, Kary Mullis è divenuto una leggenda per la scoperta della PCR (Polymerase Chain Reaction), una tecnica che ha rivoluzionato il mondo della chimica e della genetica. Esperto surfista e contestatore nella Berkeley negli anni Sessanta, Mullis è l’unico Nobel ad aver descritto un possibile incontro con gli alieni.
Scienziato dalle curiosità senza limiti, Mullis si è spesso scontrato con le posizioni «ortodosse» della scienza, rifiutando di accettare qualsiasi teorema fondato su prove di seconda mano o testimonianze indirette, come mostrano gli aneddoti curiosi qui narrati in tono ironico e brillante.
In Ballando nudi nel campo della mente Mullis spazia dal metodo scientifico alla parapsicologia, dai ragni velenosi al virus HIV e all’AIDS, dall’effetto serra all’astrologia, dal processo a O.J. Simpson alla possibilità di accendere una lampadina con i poteri della mente.
Simile a un esplosivo laboratorio di idee, questo libro ci sfida a mettere in discussione l’autorità della scienza dogmatica, mostrando pagina dopo pagina come vive, lavora (e si diverte) una delle menti più brillanti dell’ultimo secolo.

L’arte di amare

Incredibili individui bussano di continuo alla mia porta, oggi è tornato a trovarmi il Signor Fromm. Quando gli presto orecchio vorrei che non me le restituisse più… tanto semplice, vero e potenete è quel che ci sussurra dentro.
Un piccolo ometto che è tra i capostipiti de “I Migliori Amici dell’uomo
Auguro anche alle vostre orecchie di rallegrarsi!

Il principio che anima la società capitalistica e il principio dell’amore sono incompatibili. Ma la società moderna, vista in maniera concreta, è un fenomeno complesso. Un commerciante di merci inutili, per esempio, non può funzionare economicamente senza mentire; un tecnico specializzato, un chimico o un fisico, può farlo. Così pure un fattore, un contadino, un maestro e molti uomini d’affari possono tentare di praticare l’amore senza cessare di funzionare dal punto di vista economico. Pur riconoscendo il principio che il capitalismo è incompatibile col principio dell’amore, si deve ammettere che il «capitalismo» è in se stesso una struttura complessa e in continua evoluzione, che permette ancora una certa dose di anticonformismo e di giudizio critico. Dicendo ciò, tuttavia, non voglio dire che ci aspettiamo che l’attuale sistema sociale continui indefinitamente e nello stesso tempo sperare nella realizz azione dell’ideale d’amore per il proprio fratello. La gente capace d’amare, nel sistema attuale, è l’eccezione; l’amore è per necessita un fenomeno marginale nella società occidentale moderna. Non tanto perché molte occupazioni non permettono un’attitudine ad amare, ma perché lo spirito della società basata sulla produzione è tale, che solo l’anticonformista può difendersi con efficacia contro di essa. Coloro che credono veramente nell’amore come nell’unica soluzione razionale al problema dell’esistenza umana devono, allora, arrivare alla conclusione che certi cambiamenti importanti e radicali nella nostra struttura sociale sono necessari, se l’amore deve diventare un fenomeno sociale e non un fenomeno marginale e individuale. La direzione di tali cambiamenti può, nello scopo di questo libro, essere solo accennata. La nostra società è regolata da una burocrazia direzionale, da politici di professione; la gente è spinta da suggerimenti di massa, il suo scopo è di produrre di più e di consumare di più come fine a se stesso. Tutte le attività sono subordinate a scopi economici, i mezzi sono diventati i fini; l’uomo è un automa, ben nutrito, ben vestito, ma senza un vero interesse per quella che è la sua particolare qualità e funzione umana. Se l’uomo è capace d’amare, deve essere messo nel suo posto supremo. La macchina economica deve servirgli, anziché lui servire ad essa. Egli deve essere in grado di partecipare all’esperienza e al lavoro, anziché ai profitti. La società deve essere organizzata in modo tale che la natura sociale e amante dell’uomo non sia separata dalla sua esistenza sociale, ma diventi un’unica cosa con essa. Se e vero, come ho cercato di spiegare, che l’amore è l’unica soluzione valida al problema dell’esistenza umana, allora qualunque società che escluda lo sviluppo dell’amore deve, a lungo andare, perire per le proprie contraddizioni con le fondamentali necessita della natura umana. In realtà, parlare di amore non significa «predicare», per la semplice ragione che significa parlare dell’unico, vero bisogno di ogni essere umano. Che questo bisogno sia stato oscurato, non significa che non esista. Analizzare la natura dell’amore significa scoprire la sua attuale assenza totale e criticare le condizioni sociali che sono la causa di tale assenza. Aver fede nelle possibilità dell’amore come fenomeno sociale, oltre che individuale, e fede razionale che si fonda sull’essenza intima dell’uomo.
Tratto da The art of loving del 1956 (traduzione italiana: L’arte di amare, Milano, 1963)

DePILiamoci

Pensavi che depilarsi servisse solo ad aver cosce vellutate eh!!?

Ed invece serve a viver meglio!

Senza restare incarniti nella logica dello spreco e del superfluo che richiedono tempo ed energie da togliere al proprio B.I.L. (Benessere Interno Lordo) che anche come suono è senz’altro meglio di P.I.L. (Prodotto Interno Lordo) che sa un pò di cloaca…

Se vuoi capire come dePILarti: www.depiliamoci.it

Se sei curioso e vuoi guardare altri video dePILatori:

http://www.youtube.com/watch?v=-AF13ej-vDg

Buona dePILazione a tutti!!

 

Châlons sur Marne, 1971, inverno.

Caserma della Scuola di Applicazione di Artiglieria.

All’assegnazione mattutina delle corvé, il soldato di seconda classe Tizio (Matricola 14672/1, ben noto ai nostri reparti) si offre sistematicamente volontario per la corvé meno popolare, più ingrata, assegnata spesso a titolo di punizione, vero oltraggio agli onori più temprati: la leggendaria, infamante, innominabile corvé delle latrine. Tutte le mattine. Con lo stesso sorriso. (Interiore.) “Corvé delle latrine?” Fa un passo avanti: “Tizio!” Con la gravita estrema che precede l’assalto, egli afferra lo spazzolone da cui pende lo strofinaccio come se si trattasse dell’insegna della compagnia, e scompare, con gran sollievo della truppa. È un coraggioso: nessuno lo segue. L’intera armata rimane trincerata al sicuro fra le corvé rispettabili. Le ore passano. È dato per perso. È quasi dimenticato. È dimenticato. Ma a fine mattina riappare, battendo i tacchi per il rapporto al maresciallo della compagnia: “Latrine im-peccabili, mio signor maresciallo!” Il maresciallo recupera spazzolone e straccio con negli occhi un interrogativo profondo che non formula mai. (Rispetto umano impedisce.) Il soldato saluta, fa mezzo giro e si ritira, portando con se il suo segreto. Il segreto pesa un bel po’ nella tasca destra della tuta mimetica: 2900 pagine del volume che la Pleiade dedica alle opere complete di Nicolas Gogol’. Un quarto d’ora di strofinaccio per una mattinata di Gogol’… Ogni mattina da due mesi di inverno, comodamente seduto sul trono nella ritirata chiusa a doppia mandata, il soldato Tizio vola ben al di sopra delle contingenze militari. Tutto Gogol’! Dalle nostalgiche Veglie, agli esilaranti Racconti di Pietroburgo, passando per il terribile Tarns Bul’ba, e il riso nero delle Anime morte, senza dimenticare il teatro e la corrispondenza di Gogol’, quell’incredibile Tartufo. Perche Gogol’ è come un Moliere inventato da Tartufo – cosa che il soldato Tizio non avrebbe mai capito se avesse passato ad altri quella corvé. L’esercito ama celebrare i fatti d’armi. Di questo non restano che due alessandrini, incisi molto in alto sulla ghisa di uno sciacquone e che sono da considerarsi fra i più eccelsi della poesia francese: Non mento se dico, sedete, maestrine,che tutto Gogol’ io lessi nelle latrine (Dal canto suo, il vecchio Clemenceau, “il Tigre”, famoso soldato anche lui, era grato a una cronica stitichezza senza la quale, affermava, non avrebbe mai avuto la fortuna di leggere le Memorie di Saint-Simon.)

Daniel Pennac – Come un romanzo – Feltrinelli Editore