Nazionale, tra empatia, retorica e sano populismo

Salute popolo,
 non ho complicatissime disamine tecnico tattiche da fare, se non che quando tutto deve andare male, tutto va esattamente storto: ti salvano un gol sulla linea, ti annullano un gol per fuorigioco millimetrico e da solo a tu per tu col portiere, all’ultimo secondo, con una bella palla con su scritto “sfonda la porta”, non sei nemmeno in grado di colpire la sfera. La palla mesta scivola a bordo campo come la tua avventura mondiale.
Probabilmente nel 2006 gli azzurri non erano i più forti di tutti, come nel 2010 non sono i più scarsi di tutti. Nelle imprese umane e sportive che ci si prefigge di realizzare ciò che fa la differenza è l’empatia, sommata alla capacità di sognare ed alla determinazione nel voler raggiungere l’obiettivo. Ciò detto nel 2006 gli azzurri avevano palle pesanti, le palle che farciscono il sacchettino riproduttivo nel mezzo delle gambe, non il nuovo pallone mondiale che svulazza. Arcigni zebedei nonostante l’attacco, che anche allora era da lavanda gastrica: Toni, Totti e Del Piero a fargli un complimento furono deludenti, si escluda il gol di Pinturicchio contro i tedeschi, ma la differenza l’aveva già fatta bello, grande e soprattutto Grosso. Di gomito in gomito l’imperfetta sfericità degli attributi dei gregari e del loro Mister fecero gioire un’intera nazione da sempre divisa tra nord e sud, don Camillo e Peppone, Coppi e Bartali, Rivera e Mazzola. Noi italiani ci piace la fazione, remare un po’ verso ed un po’ contro, nell’unicità della bestia umana siamo tra gli esemplari più unici che esistano, così dalle stelle alle stalle in quattro anni, dall’inimmaginabile vittoria, alla più cocente delle sconfitte. La vita va avanti, è solo un gioco, costosissimo ma è un gioco.
La cosa che mi solletica evidenziare è perché ci si affezioni e si soffra tanto? Probabilmente per quel baco, in quanto falla e non da seta, atavicamente insito nella cultura patriarcale che si chiama “senso di appartenenza”. Prima c’è l’inno di Mameli, che sentendolo dalla nascita ti ci affezioni e ti piace, anzi ti esalta, anche se i concetti espressi risalgono al 1847, ed una cozzaglia di miliardari che canta con la mano sul petto non fa il paio con chi lo scrisse, un giovane morto a 22 anni per le sue idee patriottiche, questa purtroppo non è retorica, è verità. Quando gli undici azzurri si apprestano a fare scorribande sul prato verde, tutti noi si torna bambini, si sogna che quel non so cosa che colora la vita ed i sogni dei giovani torni a splendere, largo ai giovani quindi!
Non sono contro Lippi né contro la sua catastrofica nazionale, s’è chiusa una parentesi dolce e amara, così come sta nel gusto della vita. Siccome la vendetta va servita fredda, se gallina vecchia fa buon brodo, la minestra riscaldata, è risaputo, non è un gran gustare. Comunque le mie belle urla me le sono fatte, a tra quattro anni da capo “Forza azzurri!”. Sono a favore dell’allegria e dell’entusiasmo che si porta appresso la gioventù. Che il denaro venga investito in servizi e strutture per i giovani, il grigio dei capelli consigli a chi ha le tasche già gonfie di farsi da parte. Però se l’Internazionale che vince tutto non ha manco un italiano in campo, Lippi o non Lippi te le vai a cercare le complicazioni. L’unico italiano che di tanto in tanto c’ha bazzicato nella compagine nerazzurra è nero come il carbone. Non è razzismo, semplice constatazione dei fatti, viva l’Africa! A proposito con tutti i soldi stanziati per organizzare questa manifestazione sportiva quanti problemi si sarebbero risolti in tutto il continente culla dell’umanità e serbatoio del mondo?
La gazzella si sveglia tutte le mattine gazzella, cazzo vuoi che pensi una gazzella!!? Arriva il leone e la gazzella corre! Troppo facile la vita da gazzella… L’uomo sì che ha i suoi bei casini ad essere di ragione munito. Troppo facile svegliarsi e correre! Voglio vederti te gazzella a non saper né cosa, né perché sei venuto al mondo. Voglio vederti gazzella a non saper scegliere se studiare, andare in bottega, in fabbrica o credere in un una carriera ed un sogno mondiale. Gazzella è inutile che te la meni tanto con ‘sta storia del leone che ogni mattina… Gazzella prova una mattina a svegliarti uomo e a non sapere cosa sei tenuto a fare nel tuo percorso terreno, biologicamente slegato dal senso della vita. Prova tu gazzella ad aggrapparti solo all’etica per riconciliarti con ciò che è vero e fa parte della vita.
Italia sì, Italia no, la palla è tonda, il mondo gira e la vita è un giuoco, continuiamo a giocare, arriveranno tempi migliori per tutti, anche per la gazzella, l’importante è crederci!

Buona fortuna per qualsiasi cosa vogliate fare della vostra vita!
Andrea aka Arcano Pennazzi

P.S. Per chi gli piace il gioco della palla percossa coi piedi mi permetto di consigliarvi ‘sto pezzo, tratto dal mio primo libello che raccontava di imprese calcistiche, che sviscera l’essenza del gioco: 11 teste 1 testa http://www.youtube.com/watch?v=nj17hC-hVLE