Transizione: Programma Incontri Monteveglio 2009

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dal Migliore Amico dell’uomo Cristiano Bottone

 

Ciao a tutti,

 il 2009 sarà probabilmente un anno di svolta per tutto il mondo e speriamo che veda il movimento di Transizione estendersi e produrre gradevoli cambiamenti anche in Italia.

A Monteveglio abbiamo intenzione di lavorare molto e cominciamo con questo programma di incontri che ci accompagnerà nella prima parte del 2009.

Segnatevi gli appuntamenti ricordando che il primo, quello di sabato 17, è in qualche modo una premessa a tutti gli altri, sarebbe quindi meglio non perderlo.

 

C A L E N D A R I O

 

17 gennaio 2009
UGO BARDI
Presidente ASSPO Italia – Prof. UniFi

Il futuro dell’energia, il nostro futuro
L’energia fossile si sta esaurendo, il clima si sta modificando, il sistema economico annaspa, le conseguenze sono già tutte qui e cominciano a influire pesantemente sulle nostre vite: possiamo comunque immaginarci un futuro felice? E come potrebbe essere?

ore 17:00 – 19:00
Monteveglio – Centro S. Teodoro

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31 gennaio 2009
SERGIO PALMIERI e FILIPPO MARINI

Monteveglio e il suo giacimento di energia
Possiamo ricavare energia pulita e rinnovabile dal bosco? Immaginiamo un primo passo verso una felice e sostenibile autonomia energetica.

ore 17:00 – 19:00
Monteveglio – Centro S. Teodoro

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Febbraio (data da definire*)
GIORGIO CELLI
Etologo e Entomologo – Prof. UniBo – Divulgatore

Biodiversità: la nostra polizza di garanzia sul futuro
Un patrimonio inestimabile che dobbiamo riscoprire e imparare a proteggere per garantirci sicurezza e futuro.

orario da definire
Monteveglio – Centro S. Teodoro

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21 febbraio 2009
MARIA LUISA BISOGNIN
Architetto – Accademia italiana di Permacultura

Un altro modo i pensare il mondo: la permacultura
Possiamo vivere in modo sostenibile riconoscendo finalmente di essere parte della natura? C’è un modo per riprogettare le nostre città e le nostre abitudini smettendo di distruggere l’ambiente?

ore 15:00 – 19:00
Monteveglio – Centro S. Teodoro

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27/28/29 Marzo 2009
GERARDO DE LUZEMBERGER
Scuola Superiore di Facilitazione di Milano

Training per facilitatori di Open Space Technology
Corso specialistico Transition Italia.

Fino a 30 partecipanti. Iniziativa con quota di iscrizione*

Monteveglio – Centro S. Teodoro

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21 marzo 2009
MARILIA ZAPPALA’
Associazione Basilico – Accademia italiana di Permacultura

L’orto sinergico
Coltivare con meno fatica, senza disturbare il terreno e rispettando la natura.

17:00 – 19:00
Monteveglio – Centro S. Teodoro

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Giugno (data da definire*)
LUCA MERCALLI
Climatologo – Presidente della Società di Metereologica Italiana

Che tempo farà?
Stiamo cambiando il clima, cosa è già cambiato e cosa cambierà.

Orario da definire
Monteveglio – Centro S. Teodoro

Negli incontri cercheremo di lasciare ampio spazio al dialogo tra gli ospiti e il pubblico per arrivare al cuore dei temi trattati. Il filo conduttore sarà comunque il nostro futuro di comunità, i problemi che dovremo affrontare e il modo di trasformare questi problemi in opportunità di cambiamento.

Abbiamo poco tempo, vorremmo quindi chiedere l’aiuto di tutti per diffondere il calendario delle iniziative.

Passate parola!

 

* Per gli aggiornamenti e le puntualizzazioni sui vari incontri restate “sintonizzati” sui nostri blog:

http://transitionitalia.wordpress.com

http://ioelatransizione.wordpress.com

http://montevegliotransizione.wordpress.com

 

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Parola al Petrolio

Ne abbiamo sentite tante sul picco del petrolio: “Finisce tra sei mesi… no, un anno… due… venti… non finisce ma sarà così caro estrarlo che non lo si estrarrà più.” Nessuno lo sa con certezza, perché viviamo in una realtà fatta di tanti sistemi complessi che si condizionano vicendevolmente. Ma tutti sanno che quel giorno arriverà perché il pianeta terra è un sistema finito, e le risorse fossili non si rigenerano alla svelta.

Ma lui il petrolio, proprio lui non ci ha mai detto niente, lui proprio lui in persona, non un esperto o un economista, proprio lui, il petrolio! Che dice? Dite che non parla? Sentite un po’ che m’è successo…

Sonno disturbato stanotte. Un magma nerastro me ne diceva di cotte e di crude. Mi poneva di fronte ai miei sbagli e ai miei limiti. Un magma nerastro? Mentre mi rigiravo nel letto col giogo dell’angoscia al collo, mi son definitivamente svegliato, alzato. Era presto, molto presto. Tra le 4.30 e le 5 meno 1/4. Andando in bagno a far pipì ho poggiato i piedi in una strana cosa molliccia e appiccicosa. Non ho fatto in tempo ad accendere la luce che s’è come compattata parandosi verticale dinnazi a me. Me ne ha dette quattro e così come era apparsa s’è dissolta. Io basito non ho potuto che chinare il capo e far quel che dovevo, pipì.
Cosa mi ha detto?

Ecco:
Sto finendo, non ti preoccupare.
Dopo di che indietro dovrai tornareo solo guerre avrai da fare.
Ma tu non ti turbare continua a lavorare
e mettiti musica nelle orecchie per non stare a pensare.
Tra un po’ la tua vita tornerà normale, naturale.
Sempre che tu non ti ostini a pensare
che è questo il mondo reale.
Fabbriche, auto, guerre, rifiuti, scorregge di vacca,
nucleare, bombe, energia, tecnologia
non c’è niente di giusto e niente di sbagliato,
alla lunga è l’utilizzo che fa la differenza.
E tu avevi un dono, la tua intelligenza e la mia potenza.
Certo mi hai anche usato bene,
tanto benessere non sarebbe mai stato possibile,
ma lo hai impiegato solo per un quarto del creato.
L’agricoltura industriale, il mito del cibo per tutti.
Miraggi, bugie, utopie,
possibilità reali che tu uomo hai voluto sprecare
per la tua brama di superarti e diventare immortale.
“È Mio” il grande male!
Raggiunto il picco siamo in discesa,
Hubbert l’aveva detto. Buon Hubbert non mente…
E allora ci sarà una grande, ennesima guerra,
e sta volta sarà per davvero globale.
A cosa serve altrimenti lo scudo spaziale,
davvero a difenderci dal turista interstellare?
Indietro non si torna, avanti si deve andare,
lo dice il politico e l’industriale.
Gaia è un colabrodo questa è la verità.
Se ti preparerai per tempo potrai fare a meno di me senza alcun tradimento.
Ma se continuerai la tua folle corsa verso l’oro demolirai ogni punto di ristoro.
Chi ero? Chi sono?
Il fluido denso color pece che ti ha cambiato la vita.
Quello che impasti ed hai un bicchiere di plastica tra le dita.
Quello che raffini e lasci scuro per andare in giro,
al mare, a pescare, dove cazzo meglio ti pare.
Sono quella melma che ha cancellato dalla storia la canapa.
Sono quella pozza sporca che si sparge nel maree non lascia scampo a nessun animale.
Sono il liquido nero che finalmente ti poteva liberare
ma la corsa a farti dio supremo e punitore
solo al mio monopolio ti ha fatto pensare.
La soluzione sta nel piccolo, nella felicità non indotta,
nel diversificare energia, nel sapere e far circolare,
nel condividere e amare.
Tuo fratello muore e non lo stai ad ascoltare.
Presto sul mio Suv, è tardi devo andare.

Arcano Pennazzi – Mi cascano Poesie che non trattengo – Editrice “non c’è ancora”…

Cos’è la Transizione?

Dal Blog di Cristiano Bottone:

Cerco di descriverla in poche parole: la Transizione è un movimento culturale impegnato nel traghettare la nostra società industrializzata dall’attuale modello economico profondamente basato su una vasta disponibilità di petrolio a basso costo e sulla logica di consumo delle risorse a un nuovo modello sostenibile non dipendente dal petrolio e caratterizzato da un alto livello di resilienza.

Analizzando più a fondo i metodi e i percorsi che la Transizione propone, si apre un universo che va ben oltre questa prima definizione e fa della Transizione una meravigliosa e articolatissima macchina di ricostruzione del sistema di rapporti tra gli uomini e gli uomini e tra gli uomini e il pianeta che abitano.

Sotto un’apparenza semplice e pragmatica si nasconde un formidabile strumento terapeutico dei tanti mali che affliggono il mondo industrializzato, uno strumento che ho appena iniziato ad esplorare e che mi sembra tra i più promettenti a nostra disposizione.

ROB HOPKINS

Transition è un movimento culturale nato non più di due anni fa in Inghilterra dalle intuizioni e dal lavoro di Rob Hopkins, un guru davvero improbabile.

Tutto nasce quasi per caso nel 2003. In quel periodo Rob insegnava a Kinsale e con i suoi studenti creò il Kinsale Energy Descent Plan un progetto strategico che indicava come la piccola città avrebbe dovuto riorganizzare la propria esistenza in un mondo in cui il petrolio non fosse stato più economico e largamente disponibile.

Voleva essere un’esercitazione scolastica, ma quasi subito tutti si resero conto del potenziale rivoluzionario di quella iniziativa. Quello era il seme della Transizione, il progetto consapevole del passaggio dallo scenario attuale a quello del prossimo futuro.

COM’È IL NOSTRO MONDO

L’economia del mondo industrializzato è stata sviluppata negli ultimi 150 anni sulla base di una grande disponibilità di energia a basso prezzo ottenuta dalle fonti fossili, prima fra tutte il petrolio. Più in generale il nostro sistema di consumo si fonda sull’assunto paradossale che le risorse a disposizione siano infinite.

Le conseguenze più evidenti di questa politica sono il Global Warming e il picco delle risorse, prime tra tutte il petrolio, una combinazione di eventi dalle ricadute di portata epocale sulla vita di tutti noi. Ci sono molti altri effetti che si sommano a questi, inquinamento, distruzione della biodiversità, iniquità sociale, mancata ridistribuzione della ricchezza, ecc.

La crisi petrolifera appare però la minaccia più immediata e facilmente percepibile dalle persone. Rob intuisce che è più semplice partire da questo punto e arrivare agli altri di conseguenza, un’intuizione che è probabilmente alla base della fulminea diffusione del suo movimento.

RISCOPRIRE LA RESILIENZA

Ma Rob è anche e soprattutto un ecologista e ha passato anni a insegnare i principi della Permacultura. Da questo suo background deriva la sua seconda intuizione: applicare alla logica della sua Transizione il concetto di resilienza.

Resilienza non è un termine molto conosciuto, esprime una caratteristica tipica dei sistemi naturali. La resilienza è la capacità di un certo sistema, di una certa specie, di una certa organizzazione di adattarsi ai cambiamenti, anche traumatici, che provengono dall’esterno senza degenerare, una sorta di flessibilità rispetto alle sollecitazioni.

La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.

È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.

I progetti di Transizione mirano invece a creare comunità libere dalla dipendenza dal petrolio e fortemente resilienti attraverso la ripianificazione energetica e la rilocalizzazione delle risorse di base della comunità (produzione del cibo, dei beni e dei servizi fondamentali).

Lo fa con proposte e progetti incredibilmente pratici, fattivi e basati sul buon senso. Prevedono processi governati dal basso e la costruzione di una rete sociale e solidale molto forte tra gli abitanti delle comunità. La dimensione locale non preclude però l’esistenza di altri livelli di relazione, scambio e mercato regionale, nazionale, internazionale e globale.

LE TRANSITION TOWNS

Nascono così le Transition Towns (oramai centinaia), città e comunità che sulla spinta dei propri cittadini decidono di prendere la via della transizione.

Qui si evidenzia il terzo elemento di forza del progetto di Rob Hopkins, quello che lui ha creato è un metodo che si può facilmente imparare, riprodurre e rielaborare. Questo lo rende piacevolmente contagioso, anche grazie alla forza della visione che contiene, un’energia che attiva le persone e le rende protagoniste consapevoli di qualcosa di semplice e al contempo epico.

Possediamo tutte le tecnologie e le competenze necessarie per costruire in pochi anni un mondo profondamente diverso da quello attuale, più bello e più giusto. La crisi profonda che stiamo attraversando è in realtà una grande opportunità che va colta e valorizzata. Il movimento di Transizione è lo strumento per farlo.

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Per un ulteriore approfondimento leggi in ordine questi post:

Devo darvi due notizie

Si comincia dalla testa

Picco del Petrolio e Riscaldamento Globale

Dei se e dei ma

Verso il cuore

Rilocalizzazione delle risorse

Economia e moneta locale

Riqualificazione delle persone

Riduzione del fabbisogno energetico

Jacopo Fo interviene all’Incontro di Transizione

Cos’é la Transizione?

Pigia qui!

Un resoconto dell’incontro di Transizione tenutosi ad Alcatraz?

Pigia qui!

Cronaca di un tranquillo week end di paura: la transizione è qui!

Il picco del petrolio è alle porte, il pianeta allo stremo. Di fronte alle crisi finanziare, al continuo aumento dei prezzi del cibo e dell’energia e alla nostra totale dipendenza da una sostanza in via di esaurimento le alternative sono due: deprimersi o reagire. Il movimento della transizione cerca di guidare le città verso un mondo indipendente dal petrolio. In Inghilterra e nel resto del mondo sono già sorte cento “transition towns”. Lo scorso week end qualcosa ha cominciato a muoversi anche in Italia. Terranauta non poteva mancare e in questo articolo vi propone la cronaca di un inizio. L’inizio della transizione italiana.

di Daniel Tarozzi

Mi dicono che anche in Italia è tempo di “transizione”, anzi mi precisano che è già cominciata. Mi convincono che è una cosa grossa. Obiettivo? Far diffondere anche in Italia i principi su cui si basano le “transition town” britanniche. Decido quindi di partecipare al primo incontro italiano che si è tenuto lo scorso week end ad Alcatraz, “la libera università” di Jacopo Fo.

Ma che cos’è questa transizione? È un tentativo di guidare il passaggio della nostra economia e del nostro sistema socio-culturare da un modello basato sulla dipendenza dal petrolio, sull’usa e getta, sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta e sulla distruzione delle relazioni sociali, ad un sistema basato su energie alternative, auto-produzione del cibo, filiera corta, solidarietà, rispetto, nuove relazioni, ma sopratutto consapevolezza e tanto tanto divertimento.

…continua qui!

Training per la Transizione 18/19 ottobre

18/19 ottobre 2008
Parco Regionale Abbazia di Monteveglio
Monteveglio – Bologna

Il primo Training italiano per la Transizione è confermato e si terrà a Monteveglio.
Si tratta del Training base che si consiglia di seguire a tutti coloro che vogliono far partire un’iniziativa di Transizione nella propria comunità (città, quartiere, comprensorio).
La partecipazione al corso è uno dei requisiti perché un’iniziativa locale di Transizione possa essere riconosciuta ufficialmente dal Transition Network internazionale. Ma soprattutto è un’occasione per prendere confidenza con i concetti, la filosofia e i metodi che la Transizione propone.
Gli istruttori saranno Sophy Banks (che parla abbastanza bene italiano) e Naresh Giangrande (che con l’italiano si arrangia) del Transition Network, tra i fondatori del movimento in Inghilterra e sviluppatori del percorso didattico che viene proposto durante il Training.
Saranno comunque affiancati da me e da Ellen Bermann (o comunque da qualcuno in grado di tradurre) per rendere le cose più semplici quando i temi si fanno complessi.
Entra qui per ulteriori informazioni.

 

 

WE ARE ONE

Sambuchi,

 sono sceso fresco dalle colline umbre ove ho partecipato presso la Libera Università di Alcatraz al primo congresso italiano sulla Transizione.

Di che si tratta!!? Siamo al picco, a breve sarà finito il petrolio, anzi, sarà altamente anti economico estrarlo, un altra fonte energetica che pronti via lo sostituisca non c’è, la crisi petrolifera a cascata farà crollare trasporti, commerci ed economia (questa già dà le prime avvisaglie di caduta libera), come se non bastasse Gaia è sempre più cagionevole, cosa facciamo noi piccole zanzarine per non cadere tutte stecchite?

Da due anni in Inghilterra e poi via via nel mondo si stanno propagando le Transition town, città in transizione, persone, comuni, città che ripensano i loro bisogni e attuano fattivamente strategie per tenere botta al picco. A furia di tener botta hanno scoperto che vivono meglio! Autoproducono cibo ed energia, consociano acquisti, sviluppano commercio locale agevolato da monete locali, organizzano mercati dell’usato, riscoprono la manualità, il fare prima del comprare, non paghi organizzano feste divertenti, mettono in circolo solidarietà, aiuto reciproco, socialità, rispetto ed ecologia. In buona sostanza vivono di più come cazzo natura comanda… e si rendono immuni al crash.

Incontro davvero fico, ampio, semplice e complesso nel contempo, disarmante anche. Lungo tutto il periodo del congresso sovente un pensiero si stagliava nel mio flebile comprendonio intento ad assimilare come una spugna “Ma di che cazzo stiamo parlando? Hanno trovato il modo per mettere insieme tutti i meglio saperi e non paghi li mettono pure in pratica!!? Davvero!!? Il mondo diventa un ecovillaggio!!? Costruiamo la Kirghisia colle nostre mani!!? Dai!! Da dove cazzo si comincia!!?” Nei prossimi giorni vedo di darmi e darvi risposta! Intanto il Movimento per la Transizione è nato anche in Italia.

Sicuramente è stato detto questo:

Per saperne di più:

Visita il blog di Cristiano Bottone sulla Transizione
http://ioelatransizione.wordpress.com/

Video sulla transizione
http://ioelatransizione.wordpress.com/filmati/

Cos’e’ la transizione
http://ioelatransizione.wordpress.com/cose-la-transizione/